Sarcastycon 3

zibaldino

No europa

Chi teme un simbolo non è un laico

Crocifissoligneo

da un vero laico

04/11/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 9 Commenti

L’investitura di cavaliere di S.Stefano

Dal blog

http://narrare-dimammi.blogspot.com/2009/10/la-procedura-per-linvestitura-di.html

La procedura per l’investitura di cavaliere di S.Stefano.
Dal libro “ I cavalieri di Arezzo Cortona e Sansepolcro membri del Sacro Militare Ordine di S. Stefano Papa e Martire “ (edito da ETS) del prof. Bruno Casini che ha esaminato la documentazione dell’archivio di stato di Pisa e dall’archivio dell’ordine di S.Stefano.

stemmalam1 “Giovanni Battista Lambardi di Arezzo, discese da parte del padre, da Fabiano figlio di Bernardino Lambardi e di M. Camilla di Girolamo Bacci e, da parte di madre, da M. Beatrice, figlia di Guasparri di Alessandro Tondinelli e di M. Marietta di Marco Fierabracci.
Il detto Giovanni Battista comparve davanti al vicario generale del vescovo di Arezzo e, per fare chiarezza sulla nobiltà dei suoi antenati produsse i capitoli, gli attestati e gli stemmi a colori, e designò come testimoni da esaminarsi le seguenti persone: Giovanni Battista Riccomanni, Donato di Gregorio Chiaromanni (ndr. seguono altri 7 testimoni)
Il 9 febbraio 1597,si svolse il processo per le provanze di nobiltà davanti al detto vicario generale e al cavaliere Angelo Mannini di Arezzo; redasse l’istrumento Valentino di Andrea Subbiano,notaio della Religione di S. Stefano.
I Dodici cavalieri del consiglio, nell’informazione inviata al granduca il 25 febbraio 1597,esposero che il Consiglio aveva veduto e considerato quanto il supplicante aveva prodotto e aveva trovato che egli,con il deposto dei testimoni e con fede pubblica aveva provato che discendeva, per padre madre e ava paterna dai Lambardi,dai Tondinelli e dai Bacci di Arezzo,tutte casate nobili e abili ai sommi onori fino al gonfalierato, per ava materna, dai Fierabracci, casata già ammessa al priorato e allora estinta;che egli supplicante aveva l’età di 20 anni.
Con un rescritto granducale del 16 dicembre del 1598 fu disposto: “Diaseli l’habito con questo che navighi”
Il 21 dicembre 1598, il detto Giovanni Battista prese l’abito di cavaliere milite dell’ Ordine di S.Stefano , in Pisa, all’età di 20 anni, per mano del cavaliere Silvio Piccolimini, gran contestabile. Le sue esequie furono celebrate il 19 agosto 1650.”

28/10/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 4 Commenti

Marco d’Aviano parte 2°

Secondo post dell’amico Marshal

Il suo Barbarossa è nelle sale, e Renzo Martinelli è già da tempo impegnato alla preparazione del suo prossimo film: Marco d’Aviano . Dovrebbe essere un film ancor più spettacolare del Barbarossa; infatti, se in questo ha dovuto ricostruire la Milano del XII secolo, nel Marco d’Aviano dovrà ricostruire la Vienna di fine ‘600. A rendere colossale il film, poi, ci dovrebbe essere la scena principale, la quale dovrebbe riguardare l’assedio di Vienna, iniziato il 12 luglio 1683 con l’arrivo delle prime avanguardie turche nei sobborghi di Vienna. La consistenza dell’esercito turco, al completo, è stata variamente valutata in 200.000 – 300.000 uomini, ma è più verosimile fossero all’incirca 140.000. Ammettendo per buono questo dato, sarebbero comunque stati il doppio rispetto alla coalizione formata da forze austriache, sveve, bavaresi, sassone, francone assommanti a 70.000 uomini, di cui 30.000, ben addestrati, provenivano dalla sola Polonia, comandati da re Giovanni Sobieski. I preparativi per la battaglia furono intrapresi la sera dell’11 settembre; l’indomani, domenica 12 settembre 1683, ebbe luogo quella che viene ricordata come la battaglia di Vienna ; una battaglia dal cui esito sarebbe dipeso il futuro corso della storia europea. In caso di vittoria ottomana, infatti, l’Europa sarebbe stata islamizzata di forza. E secondo il terribile progetto del gran visir Kara Mustafà, progetto che in Europa si credeva o si pensava di conoscere, questi aveva in mente di “espugnare Vienna e Praga, frantumare le forze di Luigi XIV sul Reno, e marciare su Roma per fare di San Pietro le scuderie del sultano”.
Con un impiego di forze di quella proporzione, Vienna – assediata e parzialmente svuotata da suoi abitanti, datisi a precipitosa fuga nell’imminenza del pericolo – secondo quel progetto turco, sarebbe dovuta capitolare in pochi giorni. Invece resistette ad oltranza, dando così modo alla coalizione amica di organizzare gli aiuti. I viennesi sentivano che la posta in gioco era troppo grande: Vienna era considerata l’ultimo baluardo contro l’avanzata irrefrenabile dell’islam, che era culminata nel 1453 con la conquista di Costantinopoli (ora Istanbul) da parte dei turchi ottomani; impresa che aveva posto fine all’Impero Romano d’Oriente, o Impero Bizantino.
Il regista dovrà anche saper rappresentare il terrore patito dal popolo viennese durante i tremendi due mesi dell’assedio: “i bastioni non erano fortificati e muniti, i cannoni scarseggiavano, mentre dall’alto delle mura gli assediati potevano vedere le tende mussulmane che si stendevano a perdita d’occhio nei dintorni”. Il terrore dei viennesi veniva anche alimentato dai racconti di quanto avvenuto 112 anni prima, nel 1571, nell’isola di Cipro, presa ai veneziani dall’assalto dei turchi. Era successo un fatto terrificante, di bestialità e crudeltà inaudita, oggi minimizzato e quasi trascurato dalla storia; una storia di cui rimando la lettura attraverso Wikipedia, riguardante l’assedio di Famagosta e l’orribile assassinio del suo Capitano Generale Marcantonio Bragadin , nonchè Governatore di Cipro (il fatto è descritto molto bene nel libro di Catherwood Christopher, “La follia di Churchill, l’invenzione dell’Iraq”. Questi, con dovizia di particolari, ha descritto le atrocità compiute dai turchi ottomani che occuparono l’isola, e l’orribile fine cui fu sottoposta la numerosa scorta di Bragadin, andata là con lui in pompa magna, come fossero andati ad una festa, per firmare la resa e consegnare le chiavi della città. Erano completamente disarmati, in segno di pace). Tale fatto dovrebbe essere ricordato nel futuro film di Martinelli su Marco d’Aviano, per far capire agli spettatori la ragione di così grande paura nei confronti dei turchi ottomani. Famagosta, dopo 22 anni di ininterrotto assedio – forse il più lungo della storia – dovette capitolare, per stenti e fame; nè i residenti potettero contare su aiuti di esterni, o della madre patria Venezia, perchè impegnati nei preparativi per quella che sarebbe poi stata la battaglia che tanto ha influito sul successivo corso della storia: la battaglia di Lepanto , avvenuta il 7 ottobre 1571.
A padre Marco d’Aviano andrebbe riconosciuto il merito maggiore per la vittoria delle forze cristiane su quelle islamiche nello scontro decisivo di Vienna; lo si può intuire anche leggendo la sua biografia, unita agli atti per il processo di canonizzazione ( biografia di padre Marco d’Aviano ) . Eppure, nelle enciclopedie, nei libri di storia delle scuole superiori, almeno quelli più retrodatati, Marco d’Aviano non viene nemmeno citato. Completamente trascurato. Ne è riprova il fatto che, chiedendo in giro chi sia Marco d’Aviano, pochi o nessuno saprà rispondere; dovrebbe essere almeno conosciuto in Polonia e in Austria, sua patria adottiva, e soprattutto a Vienna, dove è sepolto, vicino ai reali d’Austria. Una rivalutazione, una riscoperta del beato, da quelle parti, pare sia però avvenuta solo di recente; prima, sembra sia stato dimenticato anche là. Infatti, quando nel 1883 “si celebrò solennemente il secondo centenario della liberazione di Vienna, nei discorsi e nelle commemorazioni di circostanza non ci si ricordò nemmeno di un certo padre Marco d’Aviano, il quale era stato, vedi combinazione! – una delle cause determinanti della grande vittoria che aveva salvato Vienna, l’impero, l’Europa. Dato il tempo e il luogo, non si può certo dire che si trattasse di un silenzio casuale”. E sarà forse stato anche per la probabile venerazione di cui dovrebbe godere in Polonia, che papa Wojtyla, il papa polacco, prima di morire, ha voluto beatificarlo, domenica 27 aprile 2003, chiudendo il lungo processo di beatificazione e canonizzazione . Durato 300 anni, era iniziato nel 1703, dopo appena 4 anni dalla morte di padre Marco d’Aviano (beatificazione di padre Marco d’Aviano).

Marco d’Aviano, una vita da santo eroico, tutta spesa per la conservazione dell’indipendenza politica e religiosa dell’Europa dall’invadenza islamica turca ottomana. Santa, la prima parte della vita, anche per i miracoli documentati, che gli sono stati attribuiti; defatigante la seconda, per i numerosi viaggi – molto disagevoli per quell’epoca – compiuti per raggiungere le corti d’Europa, ove era molto richiesta la presenza di un frate già in odore di santità; santa ed eroica la terza ed ultima parte della vita, per la sua onnipresenza sui campi di battaglia, da Vienna, Buda, Belgrado, per sostenere e incoraggiare i soldati, spronandoli a combattere eroicamente per la salvezza del cristianesimo, e, con esso, dell’Europa.

Post correlati: Marcantonio Bragadin , Marco d’Aviano , Cavalieri di santo Stefano

25/10/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 2 Commenti

Lettera al Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus

Lettera al Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus
A-Czech-flag-waves-behind-001

La ratifica del Trattato di Lisbona dipende e pende dalla punta del pennino della stilografica del presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus. Non tutti quelli che dicono SI hanno ragione anche se sono la maggioranza. La storia ci ha dimostrato anche troppe volte che non è vero che la maggioranza ha sempre ragione. Che la maggioranza può essere comprata, zittita, cooptata e intimidita come nel caso dell’Irlanda, magari anche ricattata economicamente. Spesso le sorti del mondo ( in questo caso, dell’Europa), possono dipendere da quei pochi, da quei rari, forse da quegli unici che sanno dire NO. Basta anche una sola persona nell’universo. Pubblico la lettera che Ida Magli ha scritto su Il Giornale in data 21 ottobre allo scopo di dare un piccolo aiuto morale ad un uomo cui spetta una decisione cruciale per tutti noi. Chiunque è d’accordo, diffonda questa lettera nel proprio blog.

Signor Presidente,

la libertà e l’indipendenza di oltre 500 milioni di cittadini degli Stati europei sono affidate a Lei. Noi, “Italiani Liberi”, piccola associazione di innamorati della Patria che si batte fin dall’inizio contro il progetto di unificazione europea, La preghiamo di non porre la Sua firma al trattato di Lisbona, firma che proclamerebbe, per il fatto stesso che tale Costituzione non è stata sottoposta al giudizio di coloro che saranno costretti ad obbedirle, l’inizio di un Impero antidemocratico.

Noi siamo certi, nel porgerLe la nostra supplica e nell’assicurarLe il consenso e il sostegno di una vastissima opinione pubblica in tutta l’Europa, di interpretare il desiderio e la speranza dei tanti che Le somigliano, gentile Presidente, nel diffidare dell’instaurazione dell’ennesimo Impero in Europa, nonostante le tante e drammatiche esperienze del passato.

Noi ci rendiamo anche conto del peso di una tale decisione da parte Sua, ma Lei non deve temere nulla in questo senso, caro Presidente, perché la Sua rimarrà sempre, agli occhi del Suo Popolo, con il quale tutti noi in questo momento c’identifichiamo, ma soprattutto agli occhi della Storia, la scelta giusta, la scelta della libertà.

Ida Magli
 

dal blog
http://sauraplesio.blogspot.com/2009/10/lettera-aperta-vaclav-klaus.html

24/10/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 3 Commenti

Il Sacro Militare Ordine di S.Stefano

dal blog di Marcello di Mammi http://narrare-dimammi.blogspot.com/2009/10/primo-ottobre-1561-il-sacro-militare.html

Primo ottobre 1561

Il Sacro Militare Ordine di S.Stefano  viene istituito da Cosimo I dei Medici Granduca di Toscana.stemmamed
                     Lo scopo principale era costituire una flotta navale e da sbarco, per la difesa delle coste e dei territori toscani ed in generale italici, dai pirati barbareschi, turchi, mori e quindi dall’Islam.
                   “..ad Dei laudem et gloriam ac fidei Catholicae defensionem marisque Mediterranei ab infedelibus custodiam et tuitionem…” .
                  Il papa Pio IV con la solenne Bolla “His, quae Pro Religionis Propagatione” del 1 febbraio 1562 ne decretò la costituzione perpetuo erigimus ac instituimus e ne approvò lo statuto statuimus ac ordinamus“.sigillo
                   L’Ordine fu successivamente consacrato, il 15 marzo 1562 nella Primaziale di Pisa, dal nunzio apostolico monsignor Cornaro.Inizialmente la sede doveva essere a Cosmopoli, l’attuale Portoferraio  all’Isola d’Elba. Per questioni logistiche gli venne preferita Pisa ed il porto di Livorno per la flotta.
                    L’ordine fu intitolato a S. Stefano papa e martire (254-257 d.c.) e fu posto sotto la regola benedettina, la scelta di questo santo è riconducibile al fatto che, il due agosto, ricorrenza della sua festa, Cosimo I ottenne due importanti vittorie a Montemurlo nel 1537 (contro gli Strozzi) e a Scannagallo nel 1554 contro i senesi.bandiera1
                   Le principali cariche dell’ordine erano e il Gran Maestro, che era il granduca, i dodici cavalieri del consiglio supremo, il commendatore maggiore, alter ego del duca, il gran contestabile che comandava le truppe da sbarco e gli assalti, l’ammiraglio generale delle galere che era il comandante della flotta e la conduceva in battaglia, il grande ospitaliere e il priore conventuale.
                   L’ordine comprendeva tre specie di cavalieri: i militi, gli ecclesiastici e serventi.
                  L’accesso all’ordine era altamente selettivo ed elitario, occorreva inviare una “supplica” al Gran Maestro e superare un processo di nobiltà, con tanto di notaio e cavalieri in qualità di testimoni. Il supplicante, ossia l’aspirante cavaliere, doveva documentare la nascita da genitori uniti da giuste nozze ed in luoghi riconosciuti come città nobili, avere più di 17 anni, l’appartenenza di tutti e quattro gli avi al ceto nobile, avere un patrimonio consistente, non essere stato condannato a pene detentive ed avere sempre avuto, avi compresi, una condotta esemplare. Costituivano titoli di merito le cariche onorifiche e pubbliche, sue proprie e della famiglia.
                 insegneUna volta superato il processo si procedeva alla vestizione del neocavaliere, il dignitario incaricato dall’ordine si recava nella chiesa scelta per la cerimonia, gli “percuoteva l’un e l’altra spalla” e gli consegnava l’insegna, un altro cavaliere gli offriva la spada ed altri due gli sproni dorati a simboleggiare che l’abito militare doveva essere suo per sempre, fino alle esequie, dopodiché veniva tagliato da due cavalieri.
                  I cavalieri dovevano professare tre voti: la carità, la fedeltà coniugale e l’ubbidienza ai superiori. Dovevano sottoporsi ad una rigida disciplina ed ad un duro addestramento, in quanto si dovevano comportare da valorosi a costo di sacrificare la loro stessa vita.

                  Le campagne militari videro l’Ordine schierato a fianco della Spagna contro gli ottomani, con la difesa di Malta (1565).galera1
                 Partecipò con la Lega Santa alla battaglia di Lepanto (1571)  con dodici galee sotto le insegne papali.
               Contribuì alla presa di Bona in Algeria e, dopo il riconoscimento delle capacità militaresche, l’Ordine fu impiegato contro turchi e barbareschi lungo le coste del Mediterraneo.
                Risalgono a questo periodo una serie di incursioni sulle isole del mar Egeo, tenute dai turchi, le campagne in Dalmazia e Negroponte e la guerra di Corfù.cavalieris1

                  In seguito Ferdinando III di Lorena riorganizzò  l’Ordine dando la prevalenza alla diplomazia ed agli accordi commerciali piuttosto che alle azioni militari, queste vennero limitate alla difesa della costa. Risale, comunque, a questo periodo un aiuto ai veneziani contro gli ottomani.
               Nel 1809 l’Ordine fu soppresso dal governo napoleonico e ripristinato nel 1817.
                Fu nuovamente soppresso nel 1859 da Bettino Ricasoli, presidente del consiglio dei ministri del regno d’Italia.
                 Tuttavia questa soppressione non fu accettata dalla dinastia dei Lorena in quanto, trattandosi di un ordine religioso consacrato dal papato, solo il papa poteva scioglierlo.

              Oggi esiste ancora e l’attuale Gran Maestro è S.A.I. Sigismondo d’Asburgo Lorena, arciduca d’Austria, granduca titolare di Toscana dal 1993.stefgds1

 

Piazza dei Cavalieri a Pisa

normale

 

(Continua)

18/10/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | Ancora nessun commento.

Marco d’Aviano

Dal blog del mio amico Marshall

Marco d’Aviano: chi era costui? Confesso la mia ignoranza, fino a ieri. Conoscevo quel nome, perchè a Milano, in zona Loreto-Padova, c’è una via a lui intitolata. Ma tutto lì. C’è voluto un imput da parte di Renzo Martinelli, per far si che iniziassi ad interessarmene. Renzo Martinelli è il regista brianzolo di Cesano Maderno, estimatore di Umberto Bossi. Nè dalla Rai, nè da altre reti televisive ne avevo mai sentito parlare prima, eppure, Marco D’Aviano è stato un personaggio di grande importanza per gli assetti dell’Europa moderna; al quale deve molto. Non se ne comprende, pertanto, la trascuratezza e la dimenticanza cui è stato fatto oggetto. Ed è sempre l’ardimentoso regista a ricordarci che Marco D’Aviano è stato, per l’Europa, un personaggio di gran lunga più importante, rispetto a quello che Giovanna d’Arco è stata, e rappresenta per la Francia. Proclamata santa nel 1920 da Papa Benedetto XV, per Marco D’Aviano, al quale, tra l’altro, sono stati attribuiti miracoli ancor lui vivente, c’è voluto invece l’arrivo alla soglia pontificia di un papa straniero, polacco, Papa Giovanni Paolo II, per far si che, a 304 anni dalla sua morte, Marco D’Aviano fosse stato proclamato beato, nel 2003.
L’Europa, oggi, non sarebbe stata la stessa, senza la comparsa sulla scena europea del XVII secolo, di Marco D’Aviano. Le donne europee sarebbero costrette ad abbigliarsi secondo la legge coranica; il Vaticano sarebbe la grande moschea islamica, di importanza superiore a quella che divenne la Basilica di Santa Sofia a Istanbul , perchè Roma sarebbe diventata il centro mondiale dell’islamismo; e tutte le nostre chiese sarebbero ora ridotte a rango di madrase e moschee. Concetti, questi, ricordati da Renzo Martinelli, nel corso del programma televisivo su Rai 2, “Quello che”, di sabato scorso 26 settembre. Era lì per parlare anche del suo film, Barbarossa, di prossima uscita nelle sale, prevista per il 9 ottobre.

E’ stato nel corso di tale programma, che ha anche annunciato la produzione del suo film su Marco D’Aviano, la cui lavorazione inizierà l’anno prossimo, il 2010. L’opera presenterà grandi analogie col film Barbarossa. In quest’ultimo è la minuta popolazione milanese che, coalizzatasi con quella di altre città lombarde, mise in piedi quell’esercito fatto per lo più di contadini e braccianti, tutti volontari, male armati e male equipaggiati, che però, carichi di ardimento e coraggio, sconfissero l’esercito imperiale di Federico Barbarossa. Nel caso della vicenda umana di Marco D’Aviano, emerge la figura di un indomito presbitero, in abito da frate, al secolo Carlo Domenico Cristofori, nato ad Aviano nel 1631 e morto a Vienna nel 1699, che, da solo, accorrendo alle Corti d’Europa, era riuscito a vincere la noncuranza dei potenti nei confronti di Vienna, cinta d’assedio da diversi mesi dall’esercito turco ottomano, accampato fuori le sue mura, aspettando che si arrendesse per fame. Marco D’Aviano riuscì nell’intento di scuotere dal torpore principi e re europei, intenzionati, com’erano, a non fare nessun passo in aiuto di Vienna. Marco D’Aviano fece così coalizzare quegli eserciti, facendo liberare l’Europa dal pericolo di una lunga e tormentosa dominazione ottomana. L’Europa fu salva, e con essa il cristianesimo.

L’odio che gli islamici nutrono nei confronti di europei e occidentali, deriva tutto da quella loro umiliante sconfitta. Nessun’altra ragione, nemmeno quella di ordine religioso: è la tesi di Renzo Martinelli, su tale questione.

Con quella sconfitta, i turchi ottomani, che contavano nel successo su Vienna, per riprendere l’espansione dell’impero ottomano, interrotta da oltre un secolo, dovettero abbandonare ogni ambizione velleitaria. Dopo quella sconfitta, la Turchia Ottomana si trovò impelagata in una crescente e sempre più ingovernabile crisi militare economica e politica. Era così iniziato un periodo, durato oltre due secoli, durante il quale fu costretta ad occuparsi di tutt’altro che non a mire espansionistiche. In seguito, con l’avvento al potere di Mustafa Kemal Ataturk , il padre della Turchia moderna, comparso sulle scene politico-militari all’inizio del ‘900, la Turchia cominciò ad aprirsi alla modernità europea. Con l’avvento di Mustafa Kemal era così iniziato il cammino per quel lento cambiamento di mentalità, che sta tuttora cercando di portare la Turchia verso la modernità, e verso una totale integrazione con l’Europa.

E’ da credere in questo loro proposito di cambiamento?

E’ soprattutto su questa incognita che si scontrano i favorevoli e i contrari all’ingresso della Turchia nella Comunità Europea.

Marshall http://ecopolfinanza.blogspot.com/

—————————————————————————————–

Oggi purtroppo, i nemici li abbiamo in casa e non sono solo gli islamici,ma soprattutto quei cittadini europei che per il loro sporco interesse, vogliono dare loro accoglienza e cittadinanza

Sarc.

 

 

03/10/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie, storia | | 2 Commenti

il Giorno del Lutto

http://78lupiditoscana.wordpress.com

Associazione “Lupi di Toscana”

In onore dei nostri fratelli caduti

a Kabul 17/09/09

logofolgore

Tenente Antonio Fortunato, originario di Lagonegro (Potenza)

Presente !

Sergente maggiore Roberto  Valente, di Napoli

Presente !

Primo caporal maggiore Matteo Mureddu, di Oristano

Presente !

Primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, nativo di Glarus (Svizzera)

Presente !

Primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, di Orvieto

Presente !

Primo caporal maggiore Massimiliano Randino, nato a Pagani (Salerno)

Presente !

Preghiera del Paracadutista 

Eterno immenso Iddio,
che creasti gli eterni spazi e ne misurasti le misteriose profondità,
guarda benigno a noi, Paracadutisti d’Italia, che
nell’adempimento del nostro dovere, balzando dai nostri
apparecchi, ci lanciamo nella vastità dei cieli.
Manda l’Arcangelo S. Michele a nostro custode,
guida e proteggi l’ardimentoso volo.
Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede
e indomito il coraggio.
La nostra giovane vita è tua o Signore!
Se è scritto che cadiamo, sia!

Ma da ogni goccia del nostro sangue

sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri,
orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro
immancabile avvenire.
Benedici, o Signore, la Patria, le famiglie, i nostri cari!

Per loro, nell’alba e nel tramonto,
sempre la nostra vita!

E per noi,o Signore,
il tuo glorificante sorriso.
                                                           Così sia.

17/09/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 2 Commenti

Definire l’indefinibile

Golden_Aum

Quello è il Tutto. Questo è il Tutto. Da Tutto sorge il Tutto.
Se dal Tutto è preso il Tutto, solo il Tutto rimane.

              (Ishavasyopanishad e Brihadaranyakopanishad)

Sono due versetti che esprimono una bellissima e centratissima immagine di Dio e dell’infinito, cioè di quello che non si può definire.

Indubbiamente nell’antica India c’erano dei “pensatori” incredibili l’identificare il concetto di Infinito con Dio e contemporaneamente dare un attuale interpretazione di infinito matematico, non è un impresa semplice. In occidente, sin dal tempo dei greci, passando per tutti i maggiori filosofi e matematici, le interpretazioni sono state e sono tuttora molteplici.

I greci, con Anassimandro, parlavano di “apeiron” che più propriamente vuol dire indefinito, illimitato e che viene identificato con l’ “archè”, il principio primo, il “luogo”da cui tutto proviene e dove tutto ritorna annullandosi.

Nel pensiero cristiano si ha l’identificazione tra Dio ed infinito, in Plotino, s. Anselmo, Cusano ed altri, c’ è la preoccupazione di conciliare il finito con l’infinito, dovuta al fatto che Dio deve essere Infinito, ma è presente nel finito.

Nel pensiero matematico il concetto di infinito assume i suoi contorni propriamente teorici con Cartesio, Newton e Leibniz e più recentemente con Weierstrass (teoria degli insiemi).

Ritengo che nessuna di queste definizioni sia completa come quella dei versetti iniziali.

Se qualcuno mi chiedesse cosa sia, per me, l’infinito, risponderei: un mare senza l’orizzonte

11/06/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 2 Commenti

Le bufale degli ambientalisti

Riporto l’articolo del prof. Antonino Zichichi a proposito della giornata mondiale dell’ambiente.
Dico subito che gli “scienziati” che fanno politica,come lo stesso Zichichi, Rubbia, Montalcini etc.,non rientrano,a mio giudizio, nel clichè del vero scienziato e su certi premi Nobel sarebbe opportuno approfondire i loro meriti. Infatti il loro principale lavoro è ottenere finanziamenti e favori per le loro equipes e non solo.
Cmq. questo articolo di Z. risulta interessante,anche per il riferimento al Cern e al Big bang. Argomento su cui penso di ritornare, perché un miliardesimo di secondo sembra un tempo vicinissimo al Big Bang, ma in effetti non lo è. La parte più complessa della fisica è ben al di sotto di questo tempo, cioè bisogna scendere ad ordini di grandezza del tempo di Planck.

—————————————————-
Giornata dell’ambiente: Come combattere l’inquinamento dei catastrofisti.
di Antonino Zichichi

Il 5 giugno è per l’Onu la Giornata mondiale dell’ambiente. Siccome imperversano i catastrofisti è necessario che questa giornata sia dedicata a capire sia le origini dell’inquinamento ambientale sia quello dell’inquinamento culturale. Entrambi minacciano il futuro di noi tutti. Il catastrofismo nasce dall’uso di modelli matematici che diventano pericolosi se chi li elabora non dice cosa è veramente prevedibile e cosa ha invece bisogno di verifiche sperimentali. Per fare le quali non servono né i comitati né i salotti, ma solo ed esclusivamente i laboratori e gli scienziati.

Nei laboratori del Cern a Ginevra studieremo com’era il mondo un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. La matematica che noi usiamo è simile a quella necessaria per lo studio del Global Warming e dei problemi meteo-climatologici. Ecco perché io posso parlare di questi problemi, lontani dalla mia attività scientifica, ma che per essere descritti hanno bisogno della stessa matematica usata dai catastrofisti. Loro usano un enorme numero di parametri liberi, noi solo uno. Nonostante la superiorità dei nostri modelli matematici facciamo previsioni dicendo che esse debbono essere sottoposte a verifiche sperimentali. Una delle previsioni è l’esistenza del Supermondo. Ma non diciamo: abbiamo un modello matematico rigoroso e siamo sicuri che esiste il Supermondo. Diciamo invece che è necessario fare una serie di esperimenti per sapere se sono vere le nostre previsioni. Per questo abbiamo costruito strumenti potenti e una pista magnetica circolare lunga 27 km. L’ambientalismo dei catastrofisti vuole far credere al grande pubblico che le previsioni dei modelli matematici sono certezze e che può esistere una Scienza interdisciplinare senza essere specialisti nello studio di determinati problemi. Accade che un individuo, sapendo pochissimo di fisica, di chimica e di matematica, diventi specialista in scienze ambientali. La posta in gioco è altissima e sarebbe necessario dar vita a un Progetto mondiale per salvare il mondo dal pericolo di Olocausto ambientale. Questo progetto dovrebbe avere le dimensioni del «Progetto Manhattan», che nella II Guerra mondiale in appena quattro anni ha permesso al mondo libero e democratico di dotarsi delle più potenti tecnologie.

Quello dell’ambiente e della meteo-climatologia è un problema altamente interdisciplinare in cui sono necessari fisici, chimici, matematici di grande valore. Insegna Enrico Fermi – cervello n. 1 del Progetto Manhattan – che la ricerca interdisciplinare nasce dalla collaborazione tra scienziati specialisti in discipline diverse. L’unica strada per battere l’inquinamento culturale dei catastrofisti è portare lo studio dell’ambiente e della difesa delle caratteristiche vitali della Terra, nel cuore della Scienza. L’inquinamento culturale è da tempo che imperversa. Ricordiamo ai lettori più giovani che un terzo di secolo fa era stata prevista la morte del Mediterraneo entro il 2000. In tempi recentissimi i catastrofisti avevano previsto quest’ultimo inverno «sahariano»; e invece si è rivelato il più piovoso degli ultimi cent’anni, per motivi che abbiamo discusso su queste colonne il 23 aprile scorso.

La Giornata mondiale dell’ambiente dovrebbe servire per far capire ai governi che è urgente affidare alla Scienza i problemi da cui dipende il futuro dei sei miliardi e mezzo di passeggeri imbarcati su questa splendida navicella spaziale che gira attorno al Sole. I problemi da risolvere sono numerosi e di notevole complessità; ne abbiamo più volte parlato su queste colonne.

La riflessione che Berlusconi propose alla Comunità Europea voleva evitare il rischio di perdere miliardi e miliardi di euro adottando decisioni sbagliate. Questo rischio è corroborato dalle novità scientifiche emerse in questi mesi e ignorate dai media. Al prossimo G8 Berlusconi proponga la chiusura della riflessione con un nuovo «Progetto Manhattan» per salvare il mondo dal pericolo di Olocausto ambientale.

05/06/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | Ancora nessun commento.

No Islam

CRITICA DELLA DOTTRINA CORANICA – ISLAMICA
Anni addietro, ho assistito ad alcuni dibattiti ecumenici ove esponenti del clero cattolico affermarono essere l’Islam la religione del Dio comune. Data la mia ignoranza in materia a quel tempo, ho creduto vera l’affer-mazione, vista l’autorevolezza dei proponenti. Tuttavia poiché non si è data alcuna dimostrazione, rimuginavo tra me, ipotesi giustificative: sarà forse per la similitudine tra le opere di Cristo e quelle di Maometto, per la sintonia tra ciò che dice il Vangelo e quanto sta scritto nel Corano. La pigrizia m’impediva di metter mano alla biografia di Maometto e al Corano, archetipi Islamici, per fare un confronto con il Cristo ed il Vangelo, modelli Cristiani, e verificare se esiste un’equivalenza tra il magistero dei due, tanto da poter supporre un’ispi-razione, un sentire, una fonte comune, da giustificare l’asserzione: Islam religione del Dio comune.

L’attacco compiuto dai terroristi islamici, agli Stati Uniti d’America, l’undici settembre duemilauno, gli avvenimenti correlati che lo precedettero e quelli che ne seguirono, mi portò ad informarmi sulla vita di Maometto e sul contenuto del Corano, archetipi islamici, per sottoporli a critica e capire il fenomeno Bin Laden e relativo terrorismo Islamico fondato sull’insegnamento Coranico-Maomettano. Premessa necessaria alla comprensione delle conclusioni che seguono sono i versetti campione estratti dal Corano, raggruppati per argomento, ove si manifesta la natura del pensiero e dell’azione politico-religiosa di Maometto e di chi a lui s’ispira, nei confronti degli infedeli, degli islamici e delle scritture bibliche.

Nel Corano, tra l’altro, sta scritto (versetto, commento):

A) Come maltrattare gli infedeli (i non islamici), ossia dell’intolleranza religiosa:

2/191: ammazzateli ovunque essi s’incontrino! Fateli uscire da dove essi vi hanno cacciato! La persecuzione è più forte della strage. Non combatteteli presso la moschea, a meno che essi ci diano battaglia in quei paraggi: ché se in verità vi attaccano, uccideteli! Questa è la fine degli infedeli.

L’incalzare dei termini violenti (ammazzateli, persecuzione, strage, uccideteli e la chiusura) è chiara espressione del disprezzo di Maometto per gli infedeli; il disprezzo è la base della sua dottrina.

2/193: combatteteli fino a che non vi sia più ribellione, e che la religione sia quella del Dio. …

L’obiettivo? Costruire l’Islam sulla rovina fisica degli infedeli, non sulla loro libera e volontaria adesione.

Nella disposizione c’è un sottofondo imperialistico.

4/89: vorrebbero far di voi degli infedeli, come loro, vorrebbero che voi vi abbassaste al loro livello. Fate attenzione a non crearvi tra loro degli amici, se prima non emigrano nel sentiero del Dio. Se si girano indietro, prendeteli, fateli morire ammazzati ovunque essi si trovino, e tra loro non cercate né amico né soccorritore.

L’islamico che cambia fede è avvertito: sarà ammazzato. La libertà è di scandalo nell’Islam.

4/91: … Se non si mantengono in neutralità nei vostri riguardi, né vi offrono la pace, né abbassano le armi, assaliteli, ammazzateli là dov’essi si trovano: su di loro vi concediamo pieni poteri.

La vita degli infedeli è messa a disposizione degli islamici. Gli islamici possono fare ciò che vogliono degli infedeli: ammazzarli può non essere sufficiente a soddisfarne l’alterigia.

5/33: quella sarà la ricompensa dovuta a coloro che fanno guerra al Dio e al suo profeta e che ce la mettono tutta per creare disordini sulla terra. Moriranno di morte violenta. Saranno crocefissi. Gli sarà tagliatala una mano, gli sarà amputata la gamba della parte opposta a quella della mano. Saranno cacciati dal loro territorio. Destino crudele! Vergogna qui in terra, castigo tremendo nell’aldilà.

Maometto confessa di praticare la tortura e lo scempio dei corpi degli infedeli mentre li ammazza e sollecita gli islamici a fare altrettanto. Immaginate la scena.

8/7: allorquando il Dio vi faceva promessa di concedervi una delle fazioni in arresa voi bramavate di impadronirvi di quella che era disarmata, mentre il Dio intendeva manifestare la verità per mezzo del suo verbo e sterminare gli infedeli fino all’ultimo.

Maometto tramite il suo dio sollecita lo sterminio degli infedeli. E’ una ripetizione rafforzativa. Immaginate lo sterminio.

8/12: … Ecco, sto per lanciare l’angoscia nel cuore degli infedeli. Picchiateli sul collo, picchiateli su tutte le giunture delle dita.

Maometto scende nel dettaglio sul tipo di violenza da infliggere agli infedeli: è molto preciso nei comandi.

8/17: non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha uccisi. …

Maometto lascia l’omicidio a carico del suo dio, sollevando l’islamico dalla responsabilità dell’azione malvagia. Allah diventa così il Malvagio.

8/67: non compete ad un inviato catturare prigionieri fino a che non avrà debellato in terra tutti gli infedeli. …

Maometto si ripete: non lascia alcuno scampo agli infedeli, che vuole debellati. La ripetizione è una conferma e un rafforzamento della disposizione. L’ambizione imperialistica è manifesta.

8/71: … Su di loro vi ha concesso il Dio potere assoluto. …

Disposizione già espressa prima e qui ribadita inequivocabilmente: difficile essere più chiari di così. Il disprezzo islamico per gli infedeli si manifesta pienamente con tutte le sue tragiche conseguenze.

9/5: terminati che siano i mesi haram, ammazzate i fabbricatori di condivinità dovunque li troviate; catturate, assediate, fateli cadere nelle imboscate. Se si pentono, però, e se pregano, se fanno elemosina, lasciateli liberi di andare per la loro strada. …

Maometto lascia all’infedele due sole alternative: la conversione all’islam o la morte. Immaginate come si svolge l’azione.

9/14: combatteteli andiamo. Li castigherà il Dio per mezzo delle vostre mani, li riempirà di vergogna, vi renderà vittoriosi su di loro e guarirà i cuori dei credenti

Gli atti malvagi degli islamici verso gli infedeli sono il castigo di dio per gli infedeli. Gli islamici sono irresponsabili. Allah è il Malvagio.

9/111: ha acquistato il Dio le persone e i beni dei credenti per regalare loro in cambio il paradiso. Combattono nel sentiero del Dio, ammazzano e sono ammazzati. E’ promessa di verità …

E’ l’omicidio–suicidio del kamikaze islamico, qui sollecitato.

47/4: se incontrate gli infedeli colpiteli alla nuca fino a domarli, poi serrate bene i ceppi, in seguito delibererete se gli dovrete concedere la grazia o se dovrete esigere il riscatto, fino a che …

Maometto insegna il maltrattamento degli infedeli fin nei dettagli, e ottimizzare il bottino con il riscatto. Immaginate la scena.

51/10: muoiono ammazzati coloro che formulano vane ipotesi.

Per gli infedeli non c’è scampo. L’intolleranza religiosa è manifesta.

B) Come ottenere la cieca obbedienza degli islamici, cioè la loro schiavitù ideologica:

2/196: … E abbiate paura del Dio. E ricordate che il Dio ha la mano pesante nel perseguitare.

Attraverso il terrore e la paura si soggiogano gli islamici.

2/207: c’è un altro, fra gli uomini, che ha venduto l’anima sua per piacere al Dio. Il Dio è amorevole con gli schiavi suoi.

Non servi, che suppone una certa libertà, ma schiavi senza libertà alcuna devono essere gli islamici.

3/32: insisti, siate obbedienti al Dio, siate obbedienti al suo profeta, ché se vi allontanate da lui, il Dio non ama gli infedeli.

Sollecitazione dell’obbedienza: chi non obbedisce diventa infedele, con tutte le conseguenze del caso (A).

4/144: o voi, o voi che credete! non fatevi degli amici tra gli infedeli, ma scegliete i credenti. Volete proprio concedere al Dio prova evidente contro di voi?

E’ proibito un rapporto d’amicizia con gli infedeli. L’amicizia con un infedele è prova di colpevolezza.

5/55: padrone per voi non c’è se non il Dio e il profeta suo: …

Siamo alle solite: l’islamico non ha dignità alcuna, se non quella dello schiavo. La ripetizione ne rafforza l’importanza e n’è una conferma. Nell’Islam non c’è libertà.

7/204: quando è recitato il Corano, ascoltate e tacete. Forse vi sarà usata misericordia.

Si ascolta tacendo, quando si recita il Corano; ciò può non essere sufficiente per aver pietà dal dio: quel “forse vi sarà usata misericordia” è terribile e disumano.

8/1: ti faranno domande sulle prede conquistate in battaglia e tu risponderai: le prede al Dio appartengono e al profeta. Il Dio temete … Al Dio obbedite e al profeta: questo proverà se siete credenti.

Le prede appunto. La preda, come il bottino, è il frutto di furti, rapine, razzie, saccheggi, cui segue, frequentemente l’omicidio del depredato. Allah e Maometto sono predoni omicidi. E’ un’esplicita confessione della professione di Maometto e dei suoi seguaci: predoni omicidi.

8/41: sappiate dunque che d’ogni cosa catturata come preda di guerra, la quinta parte appartiene al Dio e al profeta, ai suoi parenti prossimi, agli orfani, ai poveri al figlio della strada. …

La guerra è finalizzata alla predazione, il loro mestiere, di cui il 20% va a Maometto.

33/36: quando il Dio ha deciso qualcosa e il suo profeta pure, non si addice al credente, maschio o femmina, di avere un parere personale. Chi non obbedisce …

Siamo alle solite: l’islamico non ha dignità personale: non può avere un parere personale; tacere ubbidire e via andare, come uno schiavo appunto. Non c’è libertà alcuna nell’islam. L’”e” congiuntivo che lega Maometto al suo dio e il ” pure”, fa di Maometto il superiore di Allah; fa capolino la megalomania psicopatica di Maometto.

33/57: chi addolora il Dio e il suo profeta, è maledetto dal Dio in questa vita; e nell’altra troverà un castigo ignominioso

Terrificare e spaventare per soggiogare gli islamici. Ripetizione rafforzativa.

59/6: ciò che Dio ha elargito come bottino al profeta (prelevato agli avversari) non è costato a voi, per arraffarlo, né prestazioni di cammelli né d’animali da soma. Il Dio concede il potere ai suoi profeti, sopra a chi vuole: il Dio è infatti onnipotente.

Il bottino, frutto di furti, rapine e omicidi, è il dono di Allah. Visti i precedenti, qui il potere è da intendersi in senso assoluto, perciò Maometto può disporre secondo il suo capriccio.

59/7: … Ciò che il profeta vi regala, prendetelo. Ciò che non vi regala, astenetevi dal toccarlo. E abbiate terrore del Dio, violento nel castigo.

Maometto si premura di salvare la sua parte del bottino, dalla mano lesta, che in un altro versetto vuole amputata, dei suoi seguaci.

72/23: … A coloro che disobbediscono al Dio e al profeta, è riservato in sorte il fuoco dell’inferno, dove resteranno a bruciare eternamente…

Siamo alle solite: terrificare i seguaci e spaventarli con minacce sospese a mezz’aria per rafforzare il terrore e tenere a bada gli schiavi riottosi e mansueti. La ripetizione è una conferma e un rafforzamento della disposizione.

C) Sul Cristo ed il cristianesimo, vale a dire dell’avversione al Cristianesimo:

4/116: non perdona il Dio il fatto che gli siano associate condivinità: …

Posizione fortemente polemica verso il Cristianesimo Trinitario da lui osteggiato.

4/157: e per aver ripetutamente asserito: abbiamo ammazzato il Messia profeta del Dio! Orbene: essi non lo hanno affatto ammazzato, non lo hanno crocefisso, ché fu apportato qualcuno che gli assomigliava come una goccia d’acqua. … In realtà non lo hanno affatto ucciso.

Questo versione, fantasiosa e senza una prova documentale, della passione e morte del Cristo, rappresenta la negazione del fondamento del credo cristiano; fa del Cristo e degli apostoli degli imbroglioni; e ci va di mezzo un povero cristo. Nessuna morte del Cristo e quindi nessuna resurrezione.

4/171: …Smettetela di dire tre. Smettetela! sarà meglio per voi. Il Dio è un Dio solo. Ché? si sarebbe fatto un figlio? …

Ripetizione che conferma l’astio di Maometto al Cristianesimo.

5/17: sono infedeli coloro che affermano con sicumera che il Dio è il Messia! …

I cristiani sono definiti infedeli: le conseguenze sono drammatiche se non tragiche visto i precedenti (A).

19/35: certo è cosa sconveniente al Dio fare un figlio, ma gloria gli sia resa. …

Qui l’onnipotenza di dio va in frantumi, ma serve a ribadire la viscerale avversione al Cristianesimo.

61/6: Gesù annunciò: o popolo d’Israele, in verità io sono un profeta del Dio. Sono venuto per confermare ciò che era stato rivelato prima di me nel Testamento Antico. Sono venuto per apportare il lieto annuncio di un profeta che giungerà dopo di me: il suo nome sarà Maometto. Purtroppo quando quello arrivò, portando prove evidentissime, si scandalizzarono: è stregoneria evidente.

Qui Maometto si serve del Cristo come profeta che annuncia la buona novella della venuta di Maometto, mentre poco sopra (4/157) sembra che il Cristo sia un imbroglione. La megalomania psicopatica di Maometto si manifesta nuovamente ed il pensiero va alle sue tragiche conseguenze.

D) Le azioni di Maometto, ossia della sua qualifica:

33/50: oh tu, inviato! Abbiamo reso lecite per te, proprio per te, le donne alle quali avevi pagato quanto era loro dovuto; le schiave che il Dio ti ha concesso come bottino di guerra ; le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie dal lato paterno, le figlie di tuo zio e le figlie delle tue zie dal lato materno, emigrate con te. In più, ti abbiamo reso lecita la donna credente che si sia dedicata completamente all’inviato, a condizione che l’inviato la voglia prendere in moglie. E’ un privilegio che accordiamo a te, ad esclusione degli altri credenti. …

Esegesi del versetto:

1) … Abbiamo reso lecite per te … le donne …, le schiave …, le figlie …, implica la lussuria;

2) … bottino di guerra .., implica razzie, saccheggi, rapine, omicidi;

3) … le schiave…, implica la pratica della schiavitù;

4) … Abbiamo reso lecite per te … le figlie di tuo zio e … delle tue zie …, implica l’incesto;

5) … Abbiamo reso lecite per te… E’ un privilegio che accordiamo a te ad esclusione degli altri credenti…, implica l’esercizio cosciente della menzogna supponendo sciocchi gli altri.

Maometto confessa che praticò abitudinariamente: la lussuria, l’incesto, la rapina, il saccheggio, l’omicidio, la schiavitù, la menzogna. Sono azioni che bocciano Maometto come profeta, e lo nominano predone omicida.

E) L’essenza del Corano, l’Islam in sintesi:

48/29: Maometto è il profeta del Dio. Coloro che sono dalla sua parte sono duri con gli infedeli, ma pieni di bontà e compassione tra loro. …

In codesto versetto è condensata tutta l’ideologia coranica, chiaramente di stampo mafioso: duri con gli altri, pieni di bontà e compassione tra noi. Allah è il mandante, Maometto il suo braccio destro, gli altri i mandatari in quanto ai ruoli; gli infedeli, i non islamici, sono da depredare e mazziare, come s’è visto sopra (A).

Fin qui il Corano; l’estratto è un campione minimo che vuole essere rappresentativo della dottrina coranica, anche se non esaurisce il testo a cui si rimanda.

Seguono: prima una critica laica, con una lettura della storia di Maometto e del Corano fuori dal mito islamico, poi una teologica nel contesto del mito, con un confronto Cristo-Maometto, sulla base d’alcuni canoni religiosi, indi la conclusione.

1) Critica secondo il pensiero laico.

La lettura e la meditazione del Corano, nonché della biografia di Maometto mi porta alle seguenti conclusioni:

1) L’insegnamento coranico si può riassumere così: voi islamici vogliatevi bene e comportatevi bene tra voi, ma disprezzate, maltrattate, perseguitate e uccidete gli infedeli (i non islamici), perché Allah disprezza gli infedeli e li vuole debellare dalla faccia della terra;

2) Il testo coranico, insegna la violenza e l’intolleranza verso gli infedeli, e fa degli islamici, seguaci acritici, senza libertà, pronti a compiere qualsiasi atto criminale nei confronti degli infedeli. Ciò che Maometto scrive nel Corano di fare agli infedeli, egli lo ha messo in pratica sui suoi contemporanei, rei di non pensarla come lui. Maometto nei suoi comandi è chiaro, esplicito, inequivocabile e inappellabile, come ogni tiranno; egli usa la malia di Allah, per soggiogare gli accoliti e fargli compiere qualsiasi atto malvagio verso gli infedeli, come atto dovuto al culto del loro dio: una divinità malefica;

3) La moderazione non ha spazio nel Corano: l’islamico moderato è visto come colui che sta dalla parte degli infedeli e va trattato come infedele. La libertà è di scandalo nell’Islam e va conculcata.

4) L’intolleranza religiosa coranica è espressa in modo chiaro, esplicito, ed è pericolosa per la comunità umana. Maometto, dividendo l’umanità in due categorie – fedeli ed infedeli – violentemente contrapposte, crea la premessa per un conflittualità permanente a volte latente altre manifesta. Maometto ha elaborato una dottrina che genera masse fanatiche: le masse islamiche armate, imbandierate, agitate e vocianti, triste spettacolo di fanatismo endemico già visto, ricordano quelle comuniste e naziste con il loro tragico epilogo. L’intolleranza religiosa islamica precede, nel tempo, l’intolleranza di classe comunista e quella razziale nazista. Islam, Comunismo e Nazismo sono nei loro fondamenti simili: li accomuna l’intolleranza e la violenza ideologica e pratica;

5) Dalla realtà storica e dal Corano, Maometto emerge come un predone omicida che realizzò oltre misura i progetti; le sue azioni sono descritte dai termini propri del predone: bottino, prede, schiavi, razzie, imboscate, ammazzate, ammazzati, uccisi, battaglie, guerre. Egli usa la religione come mezzo, strumento, per raggiungere il proprio obiettivo politico: sottomettere l’Arabia al suo potere. La religione, scopiazzata sostanzialmente dall’Ebraismo e marginalmente dal Cristianesimo e riadattata ai suoi fini, è il mezzo per fomentare i propri seguaci e ottenere cieca obbedienza. I personaggi biblici che Maometto nomina nel Corano, sono finalizzati al serrare i ranghi, ad ottenere obbedienza, ad usurpare un’ascendenza;

6) Maometto ha ammazzato con le sue mani alcune persone, e ne ha fatto ammazzare altre a migliaia dai suoi seguaci; ha incominciato a far guerre d’aggressione a quarant’anni, ed ha smesso perché lo ha colto la morte: egli è una figura pluri omicida, violenta;

7) Allah è un’invenzione di Maometto, un artificio a giustificazione dei suoi crimini e di quelli degli accoliti. Preso da megalomania psicopatica, Maometto proietta su Allah il suo pensiero criminogeno, per farlo poi ridiscendere sui seguaci come rivelazione. Nessuna rivelazione. Allah e Maometto sono la stessa persona: Allah rappresenta il pensiero divinizzato di Maometto; Maometto chi lo attua; entrambi si scambiano reciprocamente la loro essenza criminogena;

8) Il Corano non è un testo profetico, né sacro, né dettato da Dio. Il Corano è un testo criminogeno; è un codice pseudoreligioso per predoni, maldestramente accozzato, ripetitivo e farraginoso, a tratti orrendo e raccapricciante, scritto da Maometto per condurre e amalgamare bande di predoni. Le bande sono così diventate un esercito che Maometto ha usato come unica banda per rapinare e saccheggiare alla grande, in nome e per conto d’Allah, divinità dai tratti criminali, inventata da Maometto a sua immagine e somiglianza.

2) Critica Teologica: confronto Cristo-Maometto

Le tradizioni religiose più diffuse ammettono l’esistenza di Dio e di Satana, a cui sono associati all’uno il bene, all’altro il male. La relazione che lega i due Enti e le rispettive categorie è l’antitesi; essa sottolinea la loro inconciliabilità, o contrapposizione.

Il confronto tra le opere di Maometto e quelle del Cristo, quello tra il Corano ed il Vangelo, manifesta l’antitesi esistente tra le opere ed il magistero di Maometto e quelle del Cristo. I comportamenti di Maometto furono antitetici a quelli del Cristo;

ecco alcuni esempi:

1) Cristo ha ridato la vita ai morti, resuscitando alcune persone; Maometto ha dato la morte ai vivi: ha ammazzato con le sue mani alcune persone e ne ha fatte ammazzare altre a migliaia dai suoi seguaci;

2) Cristo ha raddrizzato gli storpi e ha dato la vista ai cechi; con le sue guerre Maometto ha storpiato i dritti e accecato i vedenti;

3) Cristo s’è circondato di poche persone disarmate e le ha incitate ad amare il prossimo come se stesse, anche i propri nemici; Maometto s’è circondato di bande d’armati, i beduini, spronandoli ad amarsi tra loro, e disprezzare gli infedeli;

4) Maometto ha iniziato a far guerre d’aggressione a quarant’anni e solo la morte lo ha fermato; Cristo ha rifiutato le sollecitazioni alla violenza;

5) Cristo predica l’amore universale tra gli uomini: ha amato tanto gli uomini fino a restituire ad alcuni di loro la vita; Maometto insegna l’intolleranza e la violenza verso gli infedeli: ha disprezzato tanto gli infedeli fino ad ammazzarne migliaia.

6) Cristo sollecita una libera adesione alla sua dottrina, senza coercizione; Maometto sollecita un’adesione da schiavo e forzata dalla violenza.

L’antitesi esistente, in modo evidente, tra l’opera del Cristo e quella di Maometto e tra la parola dell’uno e quella dell’altro, fa sì che l’insegnamento del Cristo non può discendere dallo stesso Ente che ha ispirato Maometto; Dio non può essere in antitesi con se stesso, Dio e Satana si. Chi ispirò Maometto? Non il Dio del Cristo. Il Dio comune presuppone un magistero comune, come tra i profeti della Bibbia, non magisteri antitetici, contrapposti, come quelli di Gesù e Maometto.

L’antitesi rivela l’inconciliabilità eterna ed irrisolvibile tra le due dottrine, la Cristiana e l’Islamica, finché saranno fondate l’una sul binomio Cristo-Vangelo e l’altra su Maometto-Corano; le implicazioni hanno conseguenze drammatiche se non tragiche, sotto l’aspetto pratico, per la dichiarata ostilità dell’insegnamento maomettano al Cristianesimo. Maometto, con i suoi comportamenti opposti a quelli del Cristo, si pone, di fatto, in antitesi al Cristo, assumendo le caratteristiche dell’anti Cristo.

3) Conclusione.

L’Islam, nei suoi fondamenti coranici, è una dottrina politica, pseudoreligiosa, di stampo imperialistico e mafioso, basata sull’intolleranza religiosa, la violenza, la soprafazione, l’acrisia e la menzogna: come il comunismo ed il nazismo, l’Islam è una dottrina criminogena d’impronta malefica, nemica dell’Uomo del quale sollecita il maltrattamento e l’omicidio. Per chi crede nell’esistenza di Dio e di Satana si può dire: l’Islam è una dottrina criminogena d’ispirazione satanica.

Esortazione

E’ accertato che il Corano esprime una dottrina criminogena d’impronta malefica che imbarbarisce l’umanità; prima imbarbarisce gli islamici, poi gli altri che, per reazione, usano la forza per resistere alle loro pretese. La conoscenza della realtà storica e coranica, fuori dal mito, è un mezzo per spezzare l’omertà e l’incantesimo islamico che avvolge milioni di persone d’ogni estrazione: religiosa, politica e sociale.

E’ necessario distinguere il mito dalla realtà. Occorre netta e chiara, senza compromessi, la presa di distanza dalla dottrina islamica. Basta affermazioni fondate sulle nebbie del mito; mai più soggezioni di sorta verso l’Islam. Affermiamo con coraggio e determinazione la realtà: Islam dottrina criminogena d’impronta malefica. La prova è nelle parole e nelle azioni di Maometto, il predone omicida, fondatore dell’Islam. Dopo la lettura della Critica, se ne condivide le finalità ed i contenuti, la diffonda tra i suoi conoscenti; contribuirà a sgretolare il falso mito islamico ed allontanare le masse dalla criminogena dottrina coranica.

In fine chiedo scusa per l’invadenza e l’anonimato, che sarà tolto al verificarsi di circostanze appropriate. Gli islamici condannano a morte con facilità chi critica la loro dottrina, mostrandone gli aspetti negativi; essi ne confermano così, inconsciamente, la natura criminogena.

Grazie per l’attenzione.

01/06/2009 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 11 Commenti