Sarcastycon 3

zibaldino

S.Pio V

Il Papa Benedetto XVI ha “riabilitato”  ,per motu  proprio, correggendo una interpretazione errata  o volutamente errata,del Vaticano II ,la liturgia di S. Pio V, riammettendo,fra l’altro, la messa in latino e i canti gregoriani  con tutta la loro solennità sacrale.
L’avvenimento si può, idealmente, legare alla la ricorrenza della Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 , e mi piace ricordare quei personaggi che, allora, 
combatterono con la Lega Santa,voluta da S.PioV, per la difesa della nostra Civiltà dall’invadenza e dalla sopraffazione dell’islam.
Certamente il luogo più pertinente è nella stupenda chiesa  dell’ordine dei Cavalieri  di S.Stefano  a Pisa.
L’ambiente austero e solenne invita alla meditazione ed un  pensiero commosso  va a tutti coloro che combatterono quella battaglia.
Grazie San Pio V
Grazie arciduca Don Juan d’Austria
Grazie ammiraglio Barbarigo
Grazie ammiraglio Venier
Grazie ammiraglio Colonna
Grazie ammiraglio Doria
Grazie cavalieri di S.Stefano
Grazie a tutti i combattenti cristiani che persero la vita nella battaglia.
Il loro sacrificio  ha salvato  per più di quattrocento
anni la Nostra Civiltà.
Speriamo che, questo sacrificio, non venga reso vano dagli insulsi e squallidi politici
ed ecclesiastici odierni, che non si accorgono , o peggio ancora fanno finta di non
accorgersi, che è cominciata un’altra battaglia di Lepanto  ma,
che questa volta la stiamo perdendo.

Alcune immagini
della Chiesa dei Cavalieri in Pisa.

mezzo1rid1.JPG

mezzo2rid2.JPG

Molto interessanti: il vessillo (fiamma di combattimento turca)
issato sulla nave ammiraglia di Ali’ Pascia’ alla battaglia di Lepanto,
il 7 ottobre 1571. Fu assalita e conquistata dalla “Capitana” e dalla “Grifona”
che facevano parte del gruppo di dodici galere dell’Ordine Stefaniano,
che parteciparono a quella storica battaglia. Queste immagini sono state
riprese dal sito

www.stilepisano.it/immagini/

Pisa_Chiesa_dei_Cavalieri_di_Santo_Stefano.htm
Dove potrete trovare più ampi dettagli sulla chiesa e sugli arredi.

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Varie, storia | | 5 Commenti

Cultura vera, surrogati e sottoprodotti della cultura



Leggo e sento spesso parlare di cultura, con allegato un aggettivo,che di volta in volta cambia secondo esigenza ,cultura politica ,cultura popolare,cultura religiosa,cultura musicale etc., niente di più lontano dalla vera cultura.
Dal latino colere:    dal significato agricolo del termine “coltivare la terra”, si e passati al termine astratto di “coltivare l’anima”. E’ la storia occidentale che sviluppa il concetto di “cultura” che, in  una visione umanistica e classica ,concorre alla formazione dell’uomo inteso come individuo.La cultura ,la  paidéia di Platone e Aristotele ,o la ciceroniana humanitas, deve tendere  alla realizzazione degli uomini liberi, culturalmente liberi, spiritualmente liberi.
L’ insieme delle conoscenze acquisite da una persona ha come  risultato l’ approssimazione al modello di uomo culturalmente realizzato. La sola acquisizione statica delle conoscenze,però,  non è sufficiente  al completamento della formazione culturale, occorre aggiungere l’apprendimento del metodo di ragionamento ,la logica.
Nessuna filosofia, nessuna religione,nessuna scienza, pur facendo parte del bagaglio culturale, deve prevaricare la libertà dell’individuo. La cultura l’ha creata l’uomo,  rappresenta  l’uomo, appartiene all’uomo. Questa è la vera Cultura con la “C” maiuscola.
Oggi parliamo, quasi sempre a sproposito ,di ”cultura”  attribuendole significati di volta in volta  “aggiustati” secondo l’esigenza del tema discusso e si confonde quello che tedeschi chiamano  con la parola Kultur, cioè  l’espressione della natura umana ,i  valori naturali e istintivi  autentici dell’individuo,  con la parola Zivilisation un complesso di norme e di valori soprattutto esteriori e convenzionali.L’insieme composito di costumi,credenze,abitudini,politica o società, non è cultura ma il  surrogato della cultura ,adoperando il linguaggio di Kant è: Z
civilisation.
Parliamo anche di cultura di sinistra e di destra, ma che culture sono? La cultura è una sola, attarcarle un etichetta equivale portarla al rango di borsa taroccata, venduta dagli extracomunitari.Si tratta di subculture.
Si giunge,anche, all’aberrazione culturale di parlare di “cultura di massa”!
La cosiddetta “cultura di massa” è una produzione industriale  
pseudoculturale indirizzata  ad uno pubblico vasto e indifferenziato, la massa, e viene “propinata” per via cartacea ,fumetti e giornali o peggio ancora attraverso programmi televisi. Normalmente serve per indirizzare il pubblico verso “prodotti” politici o mercantili.  E’ come produrre polli surgelati.
Anche alla parola cultura,come a molte altre parole,  è stato modificato il significato originario,  creando una confusione, spesso voluta, per vendere un ingannevole “ prodotto cultura”.
Anna    il 10 Ottobre 2006 alle 15:10

Cara Anna
ehm dissento(e ti pareva..)
La Cultura nell’accezione classica del termine paidéia o humanitas è strettamente individuale e nel contempo si rivolge ad una conoscenza universale.
Mentre quello che dici tu,mi sembra più appropriato legarlo al concetto di civiltà.
La civiltà di un popolo è tramandare ai posteri anche la cultura,ma la cultura è “procreata” dai singoli uomini.
La cultura proviene dai grandi Uomini
da Platone,da Copernico,da Leonardo,da Galilei,da Cartesio, da Kant,da S.Agostino,da Dante,da Leopardi,da Beethoven, solo per citarne alcuni ,
non certo dai popoli loro contemporanei.
Il merito dei popoli è quello di aver costudito la cultura contribuendo a costruire la Civiltà.
Andrò all’inferno ,ma sono un individualista congenito….
Ciaolink Ciao!
Leggo con piacere il post (addolcito anche dall’aver intravisto il meraviglioso crocifisso di Brunelleschi scorrendo il tuo blog) e trovo interessante il parallelo cultura di massa – polli surgelati. Vorrei capire meglio a cosa tu ti riferisca, se cioè alla sub-cultura da salotto del soqueltantochebastaperdareun’opinioneedarfiatoallalingua (nel qual caso mi vedresti d’accordissimo) o all’idea generale che la conoscenza possa essere diffusa tra la massa (Leopardi, se ben ricordo, nelle Operette Morali aborriva proprio quest’idea).
In un’epoca e soprattutto in un Paese dove l’ignoranza diffusa si traduce nello sfregio a un patrimonio storico-artistico-culturale strabiliante quanto martoriato, mi sembra infatti che coloro (pochissimi) che tentano una divulgazione seria e autentica anche via etere o carta stampata debbano considerarsi sostenitori, e non affettatrici della Cultura…
Saluti
Francesco x francesco
intanto grazie della visita e del comm.
Hai ragione di dire che il ns.immenso patrimonio artistico (credo che il 60% delle opere d’arte mondiali sia in Italia) sia trascurato e negletto.
E ben venga chi fa della divulgazione seria ,ma non è cultura:è insegnamento ed apprendimento,erudizione se vuoi.Serve alla “conservazione” della cultura ,che è uno degli scopi della civiltà: è ciò che si deve tramandare ai posteri.Ed anche questa erudizione , pur rivolgendosi ad un pubblico più vasto non è per tutti.La cultura di massa è quello che dici anche tu: chiacchere da salotto ,tv spazzatura.Dove si sparano parole allucinanti,in un “italiano” alla di pietro,frammiste ad un orrido inglese, e dove tutti fanno finta di capire.Ma è quella che va per la maggiore……..purtroppo.
ciao Forse hai ragione. Non avevo pensato a questo accostamento tra cultura e civiltà, semplicemente perché inconsapevolmente per me cultura e civiltà vanno di pari passo.
Però vedi la definizione che ti ho dato io era conseguente alla mia esperienza personale: per me è colto non chi ha molte informazioni relative a un determinato periodo storico o argomento o popolo, ma colui che riesce a cogliere( nota il verbo cogliere! ha la stesa radice di cultura!!! me ne accorgo solo ora!), colui che riesce a cogliere il nesso tra se stesso e la realtà e tra la realtà e il tutto. Per questo la persona colta è anche una persona estremamente curiosa: perché sa che la realtà è una fonte inesauribile di conoscenza in tutti i sensi e favorisce l’avventura dell’interpretazione che, per quel che mi riguarda, trovo affascinante. Cara Anna
lo vedi che, se non parliamo di religione, qualcosa di convergente si trova!!! Mi è piaciuta la tua considerazione :”una persona colta è anche curiosa” e condivido anche le tue conclusioni.
ciao
a presto

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Filosofia e Religioni | | 2 Commenti

L’inciucio mortale

3 Ottobre 2006>

Ho parafrasato il titolo di un libro del noto filosofofo esistenzialista Kierkegaard  “La malattia mortale”, i cui temi sono l’ angoscia e la disperazione.

Non  voglio fare della filosofia ,ma soltanto riflessioni sull’evolversi   della situazione italiana e mondiale verso una islamizzazione di massa.
Fino ad oggi, il marxismo,  resosi conto della difficoltà di abbattere la chiesa con uno scontro frontale, si era adattato ad infiltrazioni nell’apparto ecclesiastico ,usufruendo di prelati compiacenti e di fedeli sprovveduti, cioè i cattocomunisti; loro si fanno chiamare “cattolici adulti” ,adulti di età, ma non certo di cervello.

 Il compromesso, raggiunto sulla base di un’ attenuazione dell’ateismo e del materialismo storico da una parte ed un accoglimento del socialismo reale dall’altra, ha prodotto una squallida collaborazione protrattasi per anni. In pratica due zoppi ,che si sorreggono l’un l’altro e che insieme hanno portato l’attacco allo stato democratico ,forti di un potere persuasivo e mediatico sulle masse operaie e di fedeli. Malgrado  tutto siamo sopravvissuti, per ora, ai loro sporchi affari.

La progressiva perdita di credibilità della chiesa, grazie anche ai cattocomunismi e il crollo del socialismo reale,  hanno comportato un certo ripensamento, da parte loro, sul rapporto “d’affari”intrapreso, anche alla luce  della nuova emergenza mondiale: il ritorno di una vecchia realtà,il fondamentalismo islamico. La corsa a saltare sul carro dei probabili vincitori si è aperta sia nei marxisti ,che nei cattocomunisti.

Vi sono alcuni filosofi marxisti, tra cui Roger Garaudy ,che si sono convertiti all’islam, con lungimiranza, forse interessata, avendo individuato il punto in comune del comunismo con l’islam : la conquista del potere, in modo anche violento. per la formazione di uno stato dittatoriale. In pratica sostituire la dittatura del proletariato con la sharja.

Ilich Ramírez Sánchez detto Carlos (noto terrorista istruito a Mosca) a tale proposito è molto chiaro.

«L’assenza del sacro ha marcato il limite del marxismo perché l’ha ridotto a una religione dell’uomo. Se il marxismo avesse introdotto una dimensione trascendentale, si sarebbe imposto ovunque».

«il cristianesimo si è sfaldato e la sola barriera contro la decadenza morale resta l’islam», perché «l’islam, accelerato dal venir meno della Chiesa e dallo scacco del socialismo reale, è una chance per l’Europa», perché «l’islam è per gli europei il solo modo di salvaguardare i loro valori», perché «rappresenta l’ultima forza spirituale suscettibile di opporsi con successo all’idolatria mercantile… L’islam conferisce alla via rivoluzionaria una dimensione spirituale e morale, assente nella dottrina marxista-leninista burocratizzata, e per questo oggi costituisce la punta di lancia dell’aspirazione rivoluzionaria, ma il sentimento di rivolta esiste indipendentemente dall’islam, il quale è obiettivo primario del nemico perché è l’élite consapevole impegnata contro il totalitarismo liberale».

A parte che ci dovrebbe spiegare come fa un totalitarismo ad essere liberale, è evidente che, dopo il crollo del comunismo, bisogna cercare nuovi pseudoideali, nuove forme di rivoluzione anche a costo di diventare religiosi! Il fanatici che hanno scelto prima il marxismo e poi l’islamismo per il riscatto della classe proletaria ,non hanno capito che, instaurare un stato dittatoriale teocratico, non è la strada per poter portare il benessere ai popoli e viene il giustificato sospetto, che non si voglia far raggiungere questo benessere .Un popolo che sta bene ed è libero non fa rivoluzioni,ma tutt’al più le subisce.

Speriamo di avere la forza di spezzare questo inciucio, di evitare questa malattia mortale, ma l’angoscia non manca.



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Commenti

 commento lasciato da Anna    il 4 Ottobre 2006 alle 6:42
Molto interessante questa tua analisi che, per certi aspetti mi ricorda le affermazioni del noto padre gesuita esperto di Islam, p.Samir Kalil Samir, quando dice che l’esplosione islamica è stata favorita da un indebolirsi dell’identità cristiana.
Ho qualche dubbio quando identifichi i cattolici adulti alla Prodi o alla Bindi con il cattocomunismo.
Mi pare che i suddetti si siano definiti cattolici adulti solo per sottolineare la lora autonomia rispetto alle posizioni della Chiesa; e quindi più che marxisti o comunisti sono semplicemente persone senza identità cattolica: sono solo persone che hanno come idolo (=dio) il proprio io e il potere.. quindi tutto è funzionale alla conquista e al mantenimento del potere, cui sacrificano lo stesso dio cristiano che dovrebbero invece amare e servire.Ciò è tanto più disonesto in quanto coinvolge molte persone in buona fede.Esistono poi anche i cattocomunisti, o cattopacifinti o cattovattelapesca, che pare adesso siano meno in vista perché contro il comunismo al potere non hanno più da fare girotondi o sventolare bandiere multicolori.Quanto all’angoscia sono perfettamente d’accordo con te, con una piccola differenza: che io so che l’inciucio mortale non sarà l’ultima parola sulla nostra vita e sulla storia. Perché c’è Uno che ci ha salvato e continua a salvare le nostre vite, anche davanti alla sofferenza e alla morte, perchè è risorto e sta sempre con noi fino alla fine del mondo. Basta solo riconoscerlo.
Ciao
link
 commento lasciato da Sarcastycon2    il 4 Ottobre 2006 alle 7:23
Cara Anna la tua analisi sui cattolici adulti mi sembra centrata ,più della mia perchè io non frequento certi ambienti……
Per quanto riguarda la ns sopravvivenza, ammiro la tua fede ,ma ti debbo ricordare le invasioni dei “mori” e il loro dominio secolare su parte dell’europa.
se poi l’”ultimo giorno” tutto ritornerà nella “normalità” e giustizia sarà fatta ,ho paura che ,almeno per me, sia troppo tardi.
ciao a prestolink
 commento lasciato da Anna    il 4 Ottobre 2006 alle 7:42
No, la cosa più importante per un cristiano, cioè seguace di Cristo, non è la sopravvivenza fisica, ma l’amore alla Verità.
Ricordi san Francesco e il cantico delle creature? ricordi sora nostra morte corporale che a nullo omo vivente può far male? (secondo le mie reminiscenze scolastiche)
Il che non toglie che la morte sia dolorosa, ma non è l’ultima parola sulla nostra vita e sul nostro destino.
Anche sulla tua vita e sul tuo destino, perché la Verità non è solo per chi la riconosce, ma per tutti (altrimenti che verità sarebbe?)
 commento lasciato da Anna    il 4 Ottobre 2006 alle 11:31
ps: ho trovato un articolo interessante sul “cattolico adulto”: l’ho postato sul mio blog perché chiarisce le idee anche in relazione a quello che certi ambienti ecclesiali hanno fatto durante il concilio.
 commento lasciato da sarcastycon    il 4 Ottobre 2006 alle 18:48
Cara Anna
dal tuo punto di vista hai sicuramente ragione,ma ti chiedo e se tutti i cristiani “morissero” che fine farebbe il cristianesimo?
ciao
 commento lasciato da Anna    il 4 Ottobre 2006 alle 21:6
Domanda bizzarra…In genere si risponde a delle domande su fatti accaduti non su quelli che potrebbero accadere.
Finora non è mai accaduto che tutti i cristiani morissero.
A meno che… a meno che non vogliamo pensare alla Cina dove a un certo punto ci fu una terribile mattanza di cristiani (non chiedermi l’anno perché non me lo ricordo). Dopo una cinquantina d’anni arrivò un missionario e trovò una piccola comunità sotterranea che era sopravissuta senza preti e strutture: si trattava delle famiglie degli aguzzini degli ultimi cristiani che, colpiti dalla serenità con cui le vittime avevano affrontato il martirio, si erano convertiti.
Comunque finchè ci sarà vita sulla terra resterà sempre un piccolo resto fedele al Cristianesimo, anche se fosse una persona sola.
Poi credo che sarebbe terribile per i sopravvissuti, perché non ci sarebbe più nessuno che comunica la salvezza che il Figlio di Dio è venuto a portare ad ogni uomo.
Ma come ho detto: chi può sapere quello che deve avvenire?
Ciao!
Ps: ho continuato a obiettare alle tue affermazioni nel mio blog… ma se non ne hai più voglia lascia pure perdere (sai, a me piace discutere ad oltranza!!!!!)
 commento lasciato da Sarcastycon     il 4 Ottobre 2006 alle 21:42
discutere ad oltranza…oltre un certo limite potrebbe essere sterile.
resta cmq il fatto che la dialettica mi piace molto ehm, per cui
ti leggo sul tuo blog.
link
 commento lasciato da torietoreri.splinder.com    il 7 Ottobre 2006 alle 18:54
Perchè dobbiamo per forza “etichettarci” a vicenda? cattocomunisti, cattopacifisti, cattolici adulti?. Non sarebbe meglio ritrovare una comune matrice cristiana, che travalica queste chiusure? Anche chi non crede potrebbe ritrovarsi in valori umani, che non siano confinati in pregiudizi. Ciao, apprezzo i tuoi post, anche se non sono d’accordo con la maggior parte di essi.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 7 Ottobre 2006 alle 21:35
x torietoreri
ti ringrazio per il tuo apprezzamento,
io cerco di essere più obbiettivo possibile,compatibilmente con la mia formazione agnostica e di spirito libero(libero nel senso di privo di condizionamenti politici ,religiosi, filosofici ect.)Tutto questo va in contrasto con chi ,invece, parte da una fede religiosa o politica che sia.
Ritengo che, date le circostanze, sarebbe opportuno stringere le fila . Per discutere c’è sempre tempo…..forse, se rimaniamo liberi….link
 commento lasciato da Anna    il 8 Ottobre 2006 alle 11:28
Sono convinta che ci sia un punto di incontro con tutti, che rende possibile il dialogo tra persone di buona volontà.
E si tratta di quelle esigenze originarie ed elementari di giustizia, bellezza, bontà, verità, amore, delle quali la natura (o Dio per i credenti) ci dota per affrontare tutta la realtà.
In questo senso è possibile stringere le fila: se ci stringiamo intorno a ciò che è innegabilmente giusto, vero e buono. Naturalmente non è facile ritrovarlo tra i detriti dei nostri pregiudizi e della nostra istintività non giudicata. Ma con un po’ di impegno è possibile per tutti.
Ciao!
 commento lasciato da sarcastycon    il 9 Ottobre 2006 alle 12:14
Riporto ,per comodità un mio post del 29/03/06.
La destra e la sinistra israeliane non sono paragonabili alle quelle italiane ,miseramente squallide e patetiche. Nel momento del pericolo ,in Israele, sono tutti compatti nella difesa della loro identità di popolo,di civiltà e di religione. Facciamo presto, noi europei, a parlare di pace: non siamo circondati da orde barbariche di fanatici che dicono a chiare lettere :”Vi vogliamo eliminare”.Facciamo,però, molta attenzione ,noi europei , perché, dopo un eventuale crollo di Israele toccherebbe a noi. E’ già in atto un’invasione strisciante, che gli pseudopacifisti nostrani chiamano società multietnica. Invasione auspicata da miopi politici ,che vedono in essa un serbatoio di voti :per meglio fare i loro loschi affari. Non sono ebreo , ma ammiro gli israeliani , la loro fierezza di popolo che crede nei propri valori e che, soprattutto, ha ancora dei valori. La stragrande maggioranza degli europei, pseudocristiani , pseudolaici, pseudointelletuali , ma sicuramente smidollati, non ha più valori ,non ha più fierezza ,che non vuol dire aggressività ma semplicemente la consapevolezza della propria Cultura ,della propria Civiltà. Nel ciclo vichiano siamo in vista del fondo : per colpa nostra .

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | Ancora nessun commento.

La carità

      Questo post l’ho scritto dopo aver avuto qualche, salutare, divergenza di opinioni, con due amici di blog. E non poteva essere diversamente, loro ferventi cattolici ed io convinto agnostico.Lo dedico soprattutto ad Anna , che pur onorando le sue posizioni ,accetta un dialogo con un povero miscredente. Anche questa è carità.
Il tema del contendere:
la Politica come la più alta forma di Carità.
             Illustrerò la mia posizione, lasciando ad altri ,se vorranno, il compito di controbattere liberamente.
La carità alle origini.
            Troviamo un embrione di carità, pur con modalità e scopi differenziati, presso gli egizi, gli ebrei, i greci e gli induisti, che potrei definire una specie di soccorso spesso interessato: o per timore di Dio o per acquisire meriti agli occhi di Dio, o per ragioni di opportunità politica.

Gli Egizi

scarab111.JPG

amoredef.JPG(Amore spirituale verso gli uomini)
 In alcuni geroglifici egizi compaiono frasi, come “ho dato pane a chi aveva fame, bere a chi aveva sete,vestito ai nudi”, ed altre concettualmente simili. “E come scrive L.Lallemand, nella Histoire de
la Charitè, il popolo egiziano ha avuto un’idea umanitaria, improntata ai principi di uguaglianza della giustizia,diritti alle donne,ai bambini, agli schiavi e assistenza dovuta ai miseri. Non bisogna dimenticare che uno dei motivi che ci permette di distinguere la carità degli egizi da quella di altri popoli è l’idea di una risurrezione dopo la morte,destinata a premiare gli uomini che in terra agirono bene.”(
fonte: enciclopedia moderna del cristianesimo a cura di P.R. Raimondo Spiazzi ).  
     Concordo, in tesi generale, sull’indubbia superiorità della civiltà e della cultura egizia, rispetto ad altri popoli loro contemporanei, ma anche a molti popoli di oggi, tuttavia ritengo, che questi geroglifici rinvenuti, in gran parte nelle tombe ,di faraoni, regine e notabili siano  tendenzialmente celebrativi, nei confronti dei defunti anche se il credere in una vita post mortem era molto sentito nell’antico Egitto e la “carità” era un mezzo per conquistarsi il favore degli dei.

Gli Ebrei

ebraismodef.JPG

r h mim (carità)
       Per  gli ebrei l’assistenza al povero è considerata un dovere.
        In quel tempo diedi quest’ordine ai vostri giudici: «Ascoltate le cause dei vostri fratelli, e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che abita da lui.
Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali; darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; e le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò».(deuteronomio)
Alla fine di ogni triennio, metterai da parte tutte le decime delle tue entrate di quell’anno e le depositerai dentro le tue città;(Deuteronomio 14:28)
il Levita, che non ha parte né eredità con te, lo straniero, l’orfano e la vedova che abitano nelle tue città verranno, mangeranno e si sazieranno, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in ogni opera a cui porrai mano. (Deuteronomio 14:29)”
      Il formalismo  precettivo  della leggi mosaiche , contribuisce ad una interpretazione assistenziale intesa come dovere verso Dio,  piuttosto che come amore verso il prossimo.

     
 I Greci

partenonerid.JPG

        Penso che, per i greci, sia nelle leggi che nelle usanze, usare la parola carità ,sia perlomeno azzardato, la grande cultura filosofica, letteraria,artistica e scientifica, sovrastava ogni altra forma cognitiva.
       E’ vero che,secondo tradizione, sono gli inventori della democrazia, ma se l’esaminiamo nei dettagli, i riscontri, con quello che noi intendiamo per democrazia, sono ben poca cosa.
       La stessa “Repubblica” di Platone è  un ludus philosophicus ad usum mentis, piuttosto che una forma di stato  possibile da realizzarsi empiricamente. E non dimentichiamo che per Aristotele la democrazia fa parte delle forme corrotte di governo, essendo definita da lui come il “il governo a vantaggio dei poveri”, cioè governo di una parte contro l’altra. Ciò non toglie che Solone ,eletto arconte ,realizzi  un’organizzazione sociale di compromesso fra aristocratici e demos ,detta “polis”, ossia uno spazio comune dove  vigono regole e leggi comuni. La giustizia è di origine divina ,ma non più sotto l’egida di Zeus ma sotto quella di Athena, e nello stesso tempo si identifica con la giustizia della polis.
“Scrissi leggi allo stesso modo (homoios) per il non nobile (kakos) e per il nobile (agathos), adattando a ciascuno retta giustizia”. (Solone, fr. 24 Diels 18-20)
      Qualcosa di più concreto, ma più per fini ed interessi  politici che umanitari, lo fece Pericle, in effetti  tutta l’assistenza ha uno scopo prettamente politico, la povertà non era amata, ma odiata e tenuta ai margini della vita pubblica.

L’induismo

  dhânam (carità)
     Gli induisti credono nella reincarnazione: se un uomo si comporta male in questa vita, dopo la morte, la sua anima torna a vivere in un altro corpo per espiare i peccati commessi : solo chi onora gli dei e si comporta con carità verso gli altri uomini raggiunge la pace eterna. Infatti gli induisti credono che gli dei, in cambio di preghiere e di sacrifici, facciano dono agli uomini del sukhavati, il paradiso di felicità.

 

Dal libro BHAGAVAD GITA

Capitolo 17. Verso 20. La carità fatta per dovere, senza aspettarsi niente in cambio, nelle giuste
condizioni di tempo e di luogo e alla persona che ne è degna, si dice che
appartenga alla virtù.
Verso 21. La carità compiuta con la speranza di una ricompensa o con il desiderio di un
risultato interessato, o fatta a malincuore, appartiene alla passione.
Verso 22.
Infine, la carità fatta in tempi e luoghi inopportuni e a persone che non ne
sono degne, o compiuta in modo irrispettoso e sprezzante, appartiene
all’ignoranza.

Il cristianesimo 

brunelleschirid.JPG

Charitas

 Credo, che da un punto di vista teologico, questi comandamenti siano  la base per ogni discussione ermeneutica della Carità cristiana, anche di quella odierna.
Nell’Antico Testamento la parola carità  si trova tre volte,mentre nel Nuovo Testamento
non compare, cio non toglie che il concetto sia esplicato  nelle numerose parabole pervenuteci attraverso gli evangelisti, come quella del buon samaritano,del ricco Epulone, per citarne alcune.
            Ritengo che, almeno inizialmente, il concetto carità uguale amore sia da considerarsi nel triangolo  coscienza del singolo uomo, prossimo e Dio e sia essenzialmente di natura spirituale,mentre l’assistenza materiale,al prossimo, sia solo un mezzo per dimostrare questo amore. L’organizzazione sistematica della Carità, intesa come assistenzialismo materiale, nasce dalla necessità logistiche delle prime comunità cristiane, il “cibo” buono per l’anima ,andava integrato con un cibo adatto alle necessità  corporali. Il vero organizzatore della chiesa primordiale è stato S. Paolo, con le sue comunità cristiane, in pratica le  polis nello stato. Questo tipo di organizzazione non poteva  essere tollerato,logicamente, dall’autorità romana, in genere molto tollerante verso le religioni dei popoli incorporati nell’impero ed il trasferimento della chiesa a Roma accentuò ulteriormente lo scontro fra comunità cristiane e stato. Più le persecuzioni aumentavano, più cresceva l’organizzazione delle comunità come stato nello stato, quindi  mutuo soccorso fra i cristiani, ossia un maggior assistenzialismo per i bisognosi , in pratica un embrione della charitas odierna.
            Sono dunque negli atti degli apostoli e nelle lettere di  s.Paolo  le fonti dell’organizzazione della chiesa primitiva in comunità cristiane,una necessità di espansione e di sopravvivenza.
           
La Carità come Politica o
la Politica della Carità? Comunque la si voglia intendere è un allontanarsi dal concetto evangelico di amore spirituale, per diventare un’organizzazione parastatale o in diretta concorrenza con lo stato.
La  Carità ,intesa come “la forma più alta di politica”  diventa un involucro privo del suo contenuto più importante, per un credente: l’amore verso Dio che è prevalente ,rispetto all’amore verso il prossimo: 1° e 2° comandamento.(Marco 12,28-31)
           So benissimo di attirarmi le critiche dei cattolici, più impegnati nella dottrina sociale della chiesa, ma, anche leggendo, le encicliche papali ,dobbiamo ammettere una organizzazione materiale nell’ espletazione della Carità, come intesa oggi:”Charitas”.
           Il rapporto “divinità”  “io” e “prossimo”, comune in modo sorprendente con  egizi ,ebrei ed induisti, viene snaturato sostituendo all’”io”
la Chiesa.


commento lasciato da Anna il 27 Settembre 2006 alle 7:36

calma ragazzi
solo discussioni pacate
prego

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Filosofia e Religioni | | Ancora nessun commento.

Addio Oriana

16 Settembre 2006

Addio Oriana
Ti perdono le tue idee del passato, un passato ormai remoto.
Cercherò di non deluderTi: nel presente e nel futuro.
Addio Oriana, a Dio se Dio esiste.


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Commenti

 commento lasciato da agiamo     il 16 Settembre 2006 alle 19:23
Non credo che lei abbia bisogno di essere perdonata da te: scusa ma mi sembra un po’ presuntuoso da parte tua.
Oriana era Oriana perché era piena di contraddizioni e non era politicamente schierata. La sua passione la portava a dire certe cose, non certo la militanza poltica.
Dovremmo tutti imparare ad essere più critici e meno schierati.
Con simpatia
Monica
link
 commento lasciato da Sarcastycon     il 17 Settembre 2006 alle 11:22
x agiamo
forse devo delle spiegazioni.
Ai tempi della guerra eravamo su posizioni diverse e le sue posizioni
hanno pesantemente condizionato la mia vita. Ero in Istria nel 1944 ed i partigiani titini erano alla caccia degli italiani.
Ed era questa la cosa più difficile,per me,da perdonarLe
:aver coperto insieme alla resistenza italiana lo sterminio degli istriani.
La mia non è presunzione,ma il difficile tentativo di mettere una pietra sopra un doloroso passato:”ormai remoto”
Il presente ed il futuro mi trovano concorde sulle sue posizioni.
La coerenza, per tutta una vita, è difficile da mantenere ed è per questo che termino con: “a Dio se Dio esiste”
interpretando,forse, un dubbio della sua anima orientata al non credere.ciao e grazie per avermi dato la possibilità di fare una doverosa precisazione.link
 commento lasciato da agiamo     il 17 Settembre 2006 alle 11:57
x Sarcastycon 2: ora capisco. Certo essere coerenti non è facile, quando il mondo è pieno di persone che sono mosse solo da opportunismo.
Io mi sento vicino ad Oriana perché lei ha sempre scelto motivata dalla passione.
Anch’ io sono spinta a vedere le cose secondo il mio sentire interiore.
Questo alle volte viene frainteso.
Con amcizia
Monica
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 commento lasciato da sarcastycon2     il 17 Settembre 2006 alle 12:41
spesso è la passione, più che la ragione, la molla che fa “muovere” il mondo.
Ma vale la pena far muovere “questo” mondo??
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 commento lasciato da RadiconED    il 21 Settembre 2006 alle 9:0
Coerenza. Solo le persone intelligenti hanno la forza di saper dire anche ” avevo sbagliato, hai ragione tu”. Non che si debba essere incoerenti, è che si dovrebbe essere abbastanza intelligenti per aver la forza di cambiare anche idea quando ci sono argomenti validi. L’importante è evitare il passaggio da un integralismo all’altro, da un’ingiustizia ad un’altra. Spero che arrivi il giorno in cui anche un politico abbia la forza di dire almeno una volta ” Ho sbagliato, è stata colpa mia: perdonatemi”. Ciao
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 commento lasciato da Sarcastycon     il 21 Settembre 2006 alle 21:36
x radiconed
politici onesti uhmmm
aspetta provo a chiedere a Machiavelli….
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 commento lasciato da no_al_terrorismo    il 21 Settembre 2006 alle 21:55
Capisco cosa hai da perdonarle…sapessi cosa hanno scritto sul mio blog….come commento al tributo…ho fatto perfino un post…e me ne sono già pentita, certa gente sarebbe da lasciar peredere no?
ma mi è salito un nervoso; e così ho risposto. sono una persona impulsiva – purtroppo, o per fortuna? -In ogni caso mi piacerebbe sentirti via mail, è bello parlare con te, anche se ho reiniziato scuola e sono ricoperta di compiti [sighhh :( ]un po’ di tempo per rispondere ce l’ho… ;)
Quindi se vuoi scrivimi pure…a presto
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 commento lasciato da Sarcastycon     il 22 Settembre 2006 alle 14:39
coraggio non bisogna arrendersi
cercherò di commentare in modo adeguato..una mail te l’invio promesso
ciaolink
 commento lasciato da stealth    il 25 Settembre 2006 alle 15:47
dio esiste, ma è meglio confidare in Superman
 commento lasciato da stealthB2    il 25 Settembre 2006 alle 16:57
propongo come successore di OF alcune donne dotate di un arsenale pressochè simile:
Mary/Orpheus, Verbena,
Sauraplesio/Nessie,
DeboraFait,
CeciliaRaba,
Stefania Atzori,
Stefania Lapenna
e…..chi vuole continuare?* * *
a quando Sarcastyca?
 commento lasciato da NoiValdesiforum     il 25 Settembre 2006 alle 18:9
Eutanasia sì, eutanasia no. Chi deve deciderlo? Il mio punto di vista su

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 commento lasciato da DEBORAH FAIT    il 28 Settembre 2006 alle 6:9
Ti ringrazio e sono onorata. Difendere l’Occidente da un suicidio voluto, difendere Israele dall’islam e da quello stesso Occidente che si sta suicidando e’ lo scopo della mia vita.
Il problema e’ che io sono una briciola :)
saluti e buona giornata.
deborah
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 commento lasciato da Sarcastycon     il 28 Settembre 2006 alle 10:58
x deborah
grz della visita. quanto prima scriverò sul forum di hurricane
ciao
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16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | Ancora nessun commento.

Io senza Dio (parte 2°)

Io senza Dio
In risposta ad Anna (http://annavercors.splinder.com/)

riporto un brano dell’intervista rilasciata da Rosa Alberoni
In merito al suo libro “La cacciata di Cristo “
Dal post  su  cui  mi  hai  indirizzato 
http://benedettoilpadre.splinder.com/post/8752389

“…..Sorbi (giornalista)– Perché forse lei professoressa individua l’Occidente come terra del declino. Perché forse c’è un omicida che lei probabilmente individua in Cartesio e Russeau. Perché questi due “omicidi”?
Alberoni – Questi sono gli antenati degli Anticristo, perché Cartesio ha rovesciato tutto: prima l’essere umano era al centro, cioè, “io esisto”… Ma è così, lo si capisce anche con il buon senso, chiunque di noi lo capisce. Noi prima esistiamo, siamo concepiti, veniamo al mondo, nasciamo, poi, quando arriviamo davvero a pensare, a saper ragionare?A vent’anni? Mentre Cartesio, cosa ha fatto? Ha rovesciato. Ha messo prima c’è il pensiero. Al centro c’è il pensiero, perché dici: “Io penso, dunque esisto”… no, in realtà io esisto prima e quindi vengo da… sono stato creato da Dio, e solo dopo penso. Capisce la conseguenza? È uno spostamento. È una sorta di rivoluzione copernicana veramente!Quindi, mettendo al centro il pensiero, Cartesio ha fatto questa equazione. “
Forse  non sono stato abbastanza esaustivo nel post precedente, a cui questo si collega, e me ne scuso.
Nella mia concezione di “io” non esiste un “prima” e un “dopo” (un discorso sul  tempo ci porterebbe molto lontano, per cui in questo contesto mi attengo al concetto di tempo nella sua accezione classica) tra io empirico e io Pensante, ma sono contemporanei  e  complementari : il cogito ergo sum è la presa di coscienza di sé, come io soggetto. Il fatto di essere complementari  non vuol dire che abbiano la stessa valenza: l’io pensante è preminente sull’ io empirico. Cosa rimane di Einstein nella storia? Il “prodotto” del suo io pensante, non certo il suo io empirico.
Il sum ergo cogito, è semplicemente un artificio dialettico in funzione anticartesiana, un voler dar contro dogmaticamente,un residuo di scolastica ,di ipse dixit, a Cartesio, che, oltre tutto, era anche credente. Dicendo,  che  è un “omicida” e  accusarlo di essere il precursore dell’anticristo, quindi della scuola ateo materialistica, siamo fuori dal pensiero cartesiano, dalla filosofia e dalla storia. Se filosofi, successivi hanno usato il razionalismo, per giungere a conclusioni ateo materialistiche, non lo possiamo incolpare di questo.

Cartesio da ben tre dimostrazioni dell’esistenza di Dio, fra cui, nella quinta delle Meditazioni Metafisiche,  la famosa prova ontologica già esposta da  S. Anselmo d’Aosta e, in modo meno esplicito da S.Agostino.(non mi sembra una  compagnia di anticristo!).
L’inquisizione, che aveva colpito duramente il suo contemporaneo Galilei, non condannò le teorie cartesiane e lo vogliamo fare oggi?
Il sum ergo cogito,cioè  ammettere che la materia esista “prima” è in netta antitesi con l’asserzione cattolica che l’”embrione è vita”. L’embrione è embrione di “materia”, ma anche embrione di “pensiero”,o di “anima”.

Dire che si arrivi al “pensare” o alla ratio a vent’anni, spero che sia una sparata a livello giornalistico, altrimenti mi viene qualche dubbio sul “cogito” dell’autrice.

 Inoltre, a titolo personale, dubito che ogni  sum diventi  un cogito, mentre ogni  cogito è certamente un sum.
Vedo, a mio avviso, nell’intervista rilasciata , delle asserzioni  infondate ed incoerenti con la stessa ermeneutica cattolica.


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Commenti

 commento lasciato da importanzadeleparole     il 24 Luglio 2006 alle 17:49
Ciao Sarcastycon2, ti trovo in forma e come al solito ti invito a lasciare il tuo dotto commento al mio ultimo post. Grazie IDP
link
 commento lasciato da Anna    il 24 Luglio 2006 alle 18:0
Caro Sarcasty, sul piano della dialettica e del pensiero certo mi puoi battere sia perché io non ho approfondito la riflessione su questo argomento, sia perché la discussione che si basa su delle idee dimostrabili anche in modo sofistico prescinde completamente dall’evidenza indimostrabile della mia esperienza personale. Mia e di molti miei amici.
Ma forse l’impossibilità di comprenderci deriva da due diversi obbiettivi. A te interessa l’aspetto teorico, mentre a me interessa l’aspetto pratico: personalmente parto sempre dall’esperienza per giungere a convalidare una teoria.
Ho pensato, leggendo le riflessioni suscitate in te dall’intervista alla Alberoni, – non so, forse per associazione di idee – a una frase di sant’Agostino: “si cerca per trovare, non si cerca per cercare”
Ed io credo che se uno crede di aver già trovato non cerca per trovare.
E dove si cerca? In qualcosa di oggettivo, come la realtà in cui siamo immersi; lo definisco oggettivo perché esiste al di fuori di noi e noi non possiamo fare nulla per cambiarlo.(continua)
 commento lasciato da Anna    il 24 Luglio 2006 alle 18:2
In questi giorni ho pensato anche a quanto tu dicevi dell’io Pensante e mi sono detto che il tuo era soprattutto un discorso teorico che metteva in subordine l’io empirico.
Però l’io empirico esiste… e spesso non sopporta di adeguarsi all’io pensante.. oppure c’è una netta separazione sentimentalistica tra i due: da una parte il pensiero puro, dall’altro i sentimenti e le reazioni istintive che vanno per conto loro.
Allora mi è venuto in mente una cosa che diceva un mio amico: per capire chi sei veramente, non pensare per esempio come reagiresti in una determinata situazione, ma chiediti: come ho reagito in una situazione simile?
Insomma per conoscerci, per capire chi veramente siamo e cosa veramente desideriamo occorre guardare l’io in azione: il mio io in azione.
Per conoscere me stessa non bastano tutti i più nobili pensieri che posso avere su di me… occorre che osservi me stessa in azione: solo l’esperienza fatta rivela me a me stessa. E quindi potrò apportare delle correzioni di rotta, se voglio.
(continua)
 commento lasciato da Anna    il 24 Luglio 2006 alle 18:3
Ecco per giudicare e capire me stessa devo partire non dal pensiero, ma dall’esperienza fatta che mi rivela come sono.
E seppure l’ho fatta in modo non consapevole era una mia esperienza e mi aiuta a conoscermi.Se non ci fosse l’esperienza, se non ci fosse l’Essere quindi come si potrebbe pensarlo?
Ma questa’ultima è solo una riflessione legata a quello che dicevi sull’io pensante e mi sembra tanto la storia dell’uovo e la gallina…Mmmm… mi accorgo di aver fatto un minestrone, però penso che quel che è importante per me è essere felice, e trovare la via giusta per esserlo non nel futuro, ma qui e ora, nel presente, cioè sempre.
E penso che sia un desiderio anche per te. Ma con il solo pensiero non credo si arrivi a capire la giusta via. Io per lo meno ci sono arrivata tramite un’esperienza che non avevo preventivato (un imprevisto) e che mi ha costretto a riflettere.
Ciao!
 commento lasciato da Sarcastycon     il 24 Luglio 2006 alle 23:4
x anna
“E dove si cerca? In qualcosa di oggettivo, come la realtà in cui siamo immersi; lo definisco oggettivo perché esiste al di fuori di noi e noi non possiamo fare nulla per cambiarlo.”Dovunque si cerchi: si cerca con il pensiero.E chi ci dice che quella che noi chiamiamo “realtà empirica” non sia una realtà virtuale?
Non voglio mettere troppa carne al fuoco…
Mi accontento di una doverosa difesa di uno dei più grandi “pensatori” di sempre:Cartesio.
link
 commento lasciato da stealth    il 25 Luglio 2006 alle 20:46
nessuno tocchi cartesio.
si rivolta già abbastanza nella tomba a sentire simili sproloqui: masturbationem plebis. null’altro.
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16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Filosofia e Religioni, Varie | | 4 Commenti

La terza via tra credenti ed atei. L’Io Pensante.

22 Luglio 2006
Io  senza Dio

«Questo io, l’io alienato, è un io senza Dio. L’io senza Dio è un io che non può evitare tedio e nausea. Per cui si lascia vivere: si può sentire particella del tutto (panteismo) o è preda della disperazione (il prevalere del male e del nulla: nichilismo)».(don Giussani)  L’io alienato è un io senza Dio, perché è un io che non conosce il suo vero volto: solo in Dio ci potremo conoscere veramente; ma se Dio è estromesso dalla nostra vita attraverso la negazione di Cristo, della Chiesa e della loro presenza nel mondo, come potremo conoscere il suo vero volto e quindi il nostro vero volto?La vita diventa allora noia e nausea (quando le energie per il dimenticarsi di sé nel divertimento vengono meno) ci si lascia andare ad un inerte fatalismo (immersi in un vago panteismo senza misericordia) o si è preda della disperazione del nichilismo (del nulla che ci ingoia nel suo abisso).Commento di Anna .V.
La terza via tra credenti ed atei. L’Io Pensante.
L’ Io senza Dio è un Io alienato, oppure l’Io con Dio è un Io alienato?
Una dicotomia  insanabile tra la posizione  religiosa ed atea, che sono entrambe  permeate di un dogmatismo ,spesso fuori luogo. Le posizioni preconcette di credere per fede e di non credere per fede,a mio giudizio, sono molto riduttive per l’Io  Uomo, che è l’unica realtà oggettiva. Tutti eguali, nella religione, in adorazione di Dio , oppure tutti eguali in un materialismo nichilista, dove l’uomo è scritto con la “u” minuscola ed è materia amorfa, in un egualitarismo che ha massificato l’intelletto, sono posizioni  non molto condivisibili.
L’Io empirico,  deve la sua stessa identità, Io so di essere Io, all’esistenza dell’Io Pensante,la comunione Io empirico ed Io Pensante rappresenta l’Io Soggetto ,cioè l’ Ente-Uomo, l’essere esistente. L’Io empirico è il supporto vitale dell’Io Pensante, ma  è  quest’ultimo che ha il compito della scepsi,cioè l’ esame critico degli oggetti della conoscenza, i cui principi vengono messi sistematicamente in dubbio, escludendo la possibilità di pervenire a una conclusione definitiva .
L’Io Pensante  è agnostico.

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Commenti

 
 commento lasciato da Anna    il 23 Luglio 2006 alle 9:34
Forse non riesco a comprendere il tuo pensiero, ma a me pare che tu parta dal “cogito ergo sum”.
E’ vero che poi fai una sintesi, tutta pensante tra io pensante e io empirico, ma mi pare che l’io empirico sia per te conseguenza dell’io pensante.
Per me invece viene prima l’essere poi il pensare: “Sono, perciò penso”. Se non esistessi non potrei pensare.
Però il dato empirico concreto (non solo pensato) come la vita, la morte, la gioia, la sofferenza fisica e morale, gli amici, gli affetti, le antipatie, e tutto quello che fa parte dell’esperienza di tutti i giorni mi pare che sfugga ad un’analisi che <b>abbia ripercussioni sull’esperienza.</b>
Insomma – se ho capito bene – tu da un lato metti la vita di tutti i giorni, dall’altro il pensiero su di essa. (correggimi se sbaglio)
Per me la vita è una: come cristiana rifuggo dalla concezione dualistica propria della cultura greca che divide l’uomo in anima e corpo.
Per il cristiano, erede della cultura ebraica, esiste un’unità inscindibile tra anima e corpo, che è il cuore dell’uomo, il luogo in cui ragione e affezione hanno la loro sede.Quanto al dogmatismo cristiano volevo precisare che i dogmi o verità di fede sono veramente pochi (Unità e Trinità di Dio, Incarnazione, vita, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, e qualche altro… ma si contano sulle dita)
Che poi si viva il cristianesimo o l’ateismo in modo dogmatico non dipende certo dai dogmi, ma dalle persone che trasformano anche la fede in ideologia e utopia.
Ciaolink
 commento lasciato da Anna    il 23 Luglio 2006 alle 9:50
Ps: interessante questa intervista appena scovata:

http://benedettoilpadre.splinder.com/post/8752389

Spiega molto meglio di me la differenza tra il “cogito ergo sum” e il… “sum ergo cogito”

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | Ancora nessun commento.

Perchè, nella mente, si accende la lampadina come nei fumetti?

“un pensiero viene quando è “lui” a volerlo, e non quando “io”lo voglio”.
                                                                  Friedrich Wilhelm Nietzsche 

Di fronte a un problema, mi  sono chiesto spesso quale sia l’interruttore, che fa accendere l’ ”idea” e perché, a volte, ciò accada in tempo reale ed  altre volte in tempo differito, oppure mai.
Tra mediocrità e genialità.
         Certamente la ragione  esamina tutte l’informazioni associate, cioè indicizzate, che sono presenti nella memoria a lungo termine. estrapolando quelle che ritiene  appartenere allo stesso insieme, in pratica una fase analitica, una preparazione di base.
        Successivamente interviene l’intelletto che rielabora le informazioni scegliendo tra il procedimento euristico e il procedimento algoritmico, cioè  tra intuizione  ed  elaborazione.
        La risoluzione di un problema, con procedimento algoritmico, è un metodo  meccanicistico, è seguire uno schema predefinito, pianificato, un calcolo che può essere laborioso e lungo. L’intervallo temporale tra approccio al problema e risoluzione, rappresenta la quantità di “mediocrità”: più è lungo il tempo maggiore è la quantità di mediocrità.
        La risoluzione di un problema, con il procedimento intuitivo, è la capacità di elaborare tutte le informazioni contemporaneamente ed, usufruendo della conoscenza astrattiva, enucleare il valore associato, valido per la nostra soluzione. Velocità di ricognizione  delle informazioni, capacità astrattiva e intuizione  determinano il tempo di risoluzione, più questo intervallo tende a zero maggiore è la quantità di “genialità”.

Per questo il pensiero viene quando vuole “lui”, perché dipende dalla strada percorsa: mediocre o geniale.

13 commenti lascia un commento |  buono ottimo eccellente  segnala ]

Commenti

 commento lasciato da lisistrata    il 12 Luglio 2006 alle 22:39
vale il vecchio adagio: la notte porta consiglio.
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 commento lasciato da stealth    il 13 Luglio 2006 alle 21:44
Perchè, nella mente, si accende la lampadina come nei fumetti?
per vedere se c’è rimasta un po’ di materia grigia.
sempre più spesso l’enel, dopo aver constatato che ci sono solo ragnatele, sigilla il contatore.
amen
gli stupidi però girano sempre con una pila in tasca.
si, formato stilo, da un volt e mezzo……
ogni tanto mi viene in mente che non sono intelligente.
ma non ricordo più nemmeno come si usa una pietra focaia.
io dipendo in toto da coluicheè.
che si sia dimenticato di pagarmi la bolletta?
e poi: perchè io non sono Nietzsche?
perchè lui e non io?
forse sono in grado di leggerlo bene?
a che ora passa il prossimo treno per l’aldilà?
zarathustra saprà starmi accanto?
non so nemmeno se sono umano…………
 commento lasciato da Carlo    il 14 Luglio 2006 alle 9:19
Il procedimento euristico e quello algoritmico, come li chiami te, sono contemporanei in una persona normale. Noi tutti procediamo nella soluzione dei problemi partendo da un procedimento algoritmico: se devo accentere una lampadina so che devo muovere la mano in un certo modo, un’accendino in un’altro: e questo è procedimento algoritmico.
Se mi trovo davanti un computer in palla, e io non capisco una minchia di computer impallati, procedo per una via algoritmica perchè cerco di trovare un “percorso” che mi conduca alla soluzione, in questa via posso trovare (accadimento “euristico”)una soluzione alternativa a quella che stavo percorrendo.
Riassumendo: non posso scegliere una via piuttosto che un’altra, perchè esse sono contemporanee. Posso però imbattermi, durante un ragionamento per la soluzione di un problema, in una soluzione geniale che è frutto di una scoperta del tutto casuale e creativa.
La base è quindi sempre la meccanica del pensiero.
Per quanto riguarda la mediocrità, non credo si possa misurare: è uno di quei sostantivi non misurabili secondo me. Se non altro dovresti aggiungere alla tua funzione il grado di difficoltà del problema da risolvere… ma non sono d’accordo al misurare la mediocrità.
 commento lasciato da Sarcastycon    il 14 Luglio 2006 alle 13:15
benvenuto Carlo.
Il fatto di sapere come accendere una lampadina è un fatto astrattivo insito nella memoria a lungo termine ,che,a mia opinabilissima opinione, è di competenza dell’intuizione.
Io personalmente,ti faccio un esempio banale, al liceo(scientifico,quello serio dei primi anni 60),i problemi di secondo grado cercavo di risolverli per via giometrica ,cioè per via intuitiva ,ossia quella che mi permetteva di prendere un voto superiore,quando poi non mi riusciva questa via ,passavo alla via analitica e se proprio ero in coma a quella trigonometrica, specie quest’ultima, esempio, a mio vedere, di calcolo farraginoso e mediocre.
Sono quindi più propenso ad un differenziale temporale fra metodo intuitivo ed algoritmico.
Posso darti ragione sulla misura della mediocrità, non facilmente quantificabile dipendendo anche da altri fattori.Il mio commento all’aforisma di FWN è un pò volutamente provocatorio,nella scia del pensiero di Nietzsche, sulla dicotomia mediocrità/genialità in prospettiva di una ennesima discussione su uomo,superuomo e oltreuomo.
grazie dell’intervento
ciaolink
 commento lasciato da sarcastycon2    il 14 Luglio 2006 alle 13:17
x stealth
dici di non sapere se sei umano…
non è che sei “umano troppo umano”?
ciao
link
 commento lasciato da anonimo    il 14 Luglio 2006 alle 13:42
sei sleale, non vale: non ti puoi avvalere del fatto che conosci la mia dipendenza dal cioccolato e da ogni tipo di dolce. uffah!
a sacher-masoch, preferirò sempre e comunque sacher-torte. molto umanamente……….
 commento lasciato da sarcastycon2     il 14 Luglio 2006 alle 14:18
x anonimo stealth
colpito nel punto debole….eheheh
link
 commento lasciato da Anna    il 15 Luglio 2006 alle 7:0
Piccolo OT:
Ho dato uno sguardo al tuo blog: è molto serio il modo con cui affronti gli argomenti e lo trovo interessante.
Appena posso tornerò a trovarti!
Anna
link
 commento lasciato da Sarcastycon2    il 15 Luglio 2006 alle 12:18
grazie Anna
link
 commento lasciato da Sarcastycon2    il 15 Luglio 2006 alle 14:22
sono venuto a trovarti ma non ho potuto lasciarti un comm.
link
 commento lasciato da Anna    il 16 Luglio 2006 alle 16:50
Forse perchè non hai l’account con splinder.
Però adesso ti linko: vediamo se puoi commentare!
Ciao!
link
 commento lasciato da no_al_terrorismo    il 17 Luglio 2006 alle 18:44
e le tue idee di solito nascono per intuizione o per calcolo?
 commento lasciato da sarcastycon2     il 18 Luglio 2006 alle 9:41
E’ una domanda birichina…
Ti confesso,immodestamente,che cerco sempre di usare l’intuizione,a volte non ci riesco…e mi devo adattare.
link

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Varie | | 1 Commento

Utopia

19 Giugno 2006


Ci sono diversi  modi di pensare il futuro:utopie,profezie, previsioni,fantascienza, progettualità.
L’”eu topos” o regione della perfezione e della felicità,valorizza l’immaginario, l’immaginazione derivandoli dalla frustrazione del contingente; ma è anche l’”ou topos” la regione inesistente.
L’utopia  è il sogno ricorrente dell’uomo insoddisfatto della  realtà in cui vive, pertanto ha radici lontane nel tempo.
La”Repubblica”, l’utopia politica platonica è l’oggetto del dialogo, a  cui prendono parte Socrate, Polemarco ,Glaucone,  Adimanto, Trasimaco e Cefalo nel quale viene ipotizzata la perfetta comunità politica e sociale. La tesi fondamentale è la necessità che a governare siano i filosofi, o che  i governanti siano filosofi. Su queste basi, Platone descrive il suo modello ideale di stato. La comunità dovrà essere divisa in tre classi: governanti , guerrieri e cittadini-lavoratori. L’appartenenza ad una o ad un’altra classe è definita da fattori sia antropologici ,che psicologici, cioè la prevalenza nella psiche della parte razionale per i governanti, della parte concupiscibile per i lavoratori o della parte irascibile per i guerrieri, cioè dalle specifiche qualità  dell’individuo.
Uno aspetto  dello stato idealizzato da Platone è l’eliminazione della proprietà privata, limitatamente alla classe dei governanti, che avranno in comune anche le donne, completamente eguagliate agli uomini; i matrimoni saranno temporanei ed  i figli,sottratti neonati ai loro genitori, saranno della “comunità”. L’essenzialità del “comunismo” platonico consiste, per la parte economica, nell’eliminazione della proprietà privata e per la sfera sessuale nell’eliminazione della famiglia e nell’eguaglianza dei sessi. La finalità, di questi assunti, è la totale dedizione al bene  comune e della “repubblica”.
In una sintesi estrema, si può affermare che, in questo contesto del pensiero platonico ,ci siano tutti quei germi,che pur con poliedriche evoluzioni ,daranno vita alle utopie future.
Le critiche, salvo rare eccezioni,sono nel complesso negative sia ,ovviamente ,da parte di quella linea di pensiero che si ispira al liberalismo,  che  respinge in toto la sua visione politica ed economica,  sia  da quella che si ispira al socialismo, che pur apprezzandone alcuni  assiomi ,non gli “perdona” la ferrea  divisione in classi.
Nei secoli, le utopie sono ricorrenti, citerò solo alcune opere, come “La città del sole” di Tommaso Campanella ,il  “De Pace Fidei “di Niccolò Cusano,un’utopia religiosa., “Sul migliore assetto dello Stato”, ovvero “L’isola di Utopia” di Tommaso Moro, le cui idee troveranno un terreno fecondo nel socialismo populistico del XVIII secolo e in quello del comunismo utopistico del XIX secolo.

L’utopia comunista e la fine dell’utopia.
Dalla ” Critica al programma di Gotha”(  K. Marx):
«In una fase più avanzata della società comunista, dopo che la subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche l’opposizione tra lavoro manuale e lavoro spirituale, si saranno dissolte, dopo che il lavoro sarà diventato non solo un mezzo per la vita, ma anche il primo bisogno della vita, dopo che, con lo sviluppo multilaterale degli individui, si saranno accresciute anche le loro forze produttive e tutte le fonti della ricchezza cooperativa zampilleranno più di prima, solo allora l’angusto orizzonte del diritto borghese potrà essere superato del tutto e la società potrà scrivere sulla sua bandiera: ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni!» Ma le fontane non hanno zampillato e non zampilleranno.
Per  realizzare questo passaggio, occorre   un “agente”, il proletariato, e di un periodo, la “dittatura del proletariato”, insostituibile momento di transizione che porta al superamento di qualsiasi forma di Stato.
Come questo avvenga e con quali metodi si raggiunga il superamento della società interclassista  è chiarito da Marx ed Engels nel “Manifesto” del 1848.
I comunisti sprezzano l’idea di nascondere le proprie opinioni e intenzioni. Essi dichiarano apertamente di poter raggiungere i loro obiettivi solo con il rovesciamento violento di ogni ordinamento sociale finora esistente. Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo.
Un mondo che, a quel punto, sarà privo di contenuti e ricolmo di sangue.
La fine dell’utopia avviene nel momento stesso della sua realizzazione o meglio nel  tentativo della sua realizzazione. La prova di rivoluzione del 1968, in cui si sosteneva la fine dell’utopia socialista in quanto realizzata o realizzanda a breve, è fallita in toto. Successivamente, la caduta del muro di Berlino, rappresenta il crollo, per implosione, del socialismo reale, cioè la prima fase della transizione, la dittatura del proletariato,  non ha funzionato. Non solo non ha funzionato, ma  lascia, dietro di sé, una lunga  scia di sangue .
Un’ utopia, che pensata per il benessere dell’uomo, si rivolta contro l’Uomo in quanto essere,in quanto ratio, in quanto pensiero, in quanto libero.
L’uguaglianza non esiste, ogni uomo è un “individuo” unico ed irripetibile, con una propria anima, non amalgamabile in una massa amorfa, pertanto la ricerca della perfezione sociale, basata sul livellamento egualitario, è viziata, ab inizio, da un errore oggettivo: non si tiene conto della natura e della disegualità degli uomini.
Ogni tentativo di realizzare una  società perfetta, in senso egualitario, è destinato a fallire: è un utopia. Le “utopie” sono belle esteticamente e fanno sognare un mondo migliore, ma sono esclusivamente  sogni che, quando si cerca di realizzarli, possono avere conseguenze drammatiche. 
La cosa migliore è che l’utopia rimanga solo e soltanto UTOPIA.

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Commenti

 commento lasciato da softconnection     il 19 Giugno 2006 alle 23:41
Insomma non vuoi nemmeno provare a costruire qualcosa di quantomeno vicino all’utopia. Finchè le persone continuano a ragionare così, hai pienamente ragione.Riepilogando: siamo tutti diversi, quindi è giusto che la legge del nostro stato democratico ci tratti in modi diversi?
link
 commento lasciato da sarcastycon2    il 20 Giugno 2006 alle 0:18
L’essere diseguali non significa che si debba “partire” diseguali, ma dopo ognuno per la sua strada.
È chiaro che ci deve essere un minimo comune denominatore ,ma deve essere proprio minimo non voglio che lo stato, oltre a mettermi le mani nelle tasche, interferisca sul mio modo di vivere,di lavorare ,di pensare. Voglio essere libero di credere o di non credere ,di essere agnostico,
di formarmi una famiglia oppure no.
Non voglio oppio né religioso né ideologico, i miei giudizi devono essere scevri da qualsiasi condizionamento religioso,politico o comunque dogmatico.
Non c’è niente di peggio che giudicare, non secondo giustizia, ma secondo le proprie idee politiche,con questo metro difficilmente verrà fuori la verità.
In sintesi adoperare il proprio cervello e non quello altrui.
link
 commento lasciato da softconnection    il 20 Giugno 2006 alle 9:2
La mia “utopia” è proprio questa libertà, principalmente morale, di cui parli. Nei partiti di destra e nella parte moderata della sinistra (leggasi udeur e margherita) non mi riconosco minimamente per via di questa imposizione di regole rigide e opprimenti mascherate dalla parola “etica” a cui tanti si appellano. Per carità, un conto è l’etica “sociale” (regole di convivenza comuni), ma l’etica puramente “religiosa” (dettata da un ammasso contraddittorio e mal interpretato di libri scritti 2000 anni fa) non la sopporto. Poi per quanto concerne l’economia o altri ambiti più “pratici” ognuno ha le sue soluzioni, alcune valide altre no, ma se sto da questa parte è perchè non sopporto l’arroganza di chi impone le proprie idee senza valide argomentazioni condivisibili.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 20 Giugno 2006 alle 13:29
Non pretendo di convincere nessuno con le mie parole,mi limito a riportare fatti oggettivi ed il mio giudizio, sulla politica in generale, è estremamente negativo.
Gli uomini, politicamente si dividono in tre categorie:
La prima ,quella dei furbi, che fa politica per i propri interessi e per gli interessi degli “amici”.
La seconda, quella degli stolti ,che segue la politica dei primi, pensando che questi facciano anche i loro interessi.
La terza è quella di coloro che hanno capito il gioco, ma non l’accettano.Per quanto riguarda “non sopporto l’arroganza di chi impone le proprie idee senza valide argomentazioni condivisibili.” Penso che crederai alle parole di un personaggio che, certamente,di destra non era.
Pasolini doveva intervenire al Congresso radicale fu ucciso pochi giorni prima. Le sue parole furono lette da Vincenzo Cerani:
«Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre parole libertarie per creare un nuovo potere omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo e i suoi chierici saranno chierici di sinistra”
Temo che sia arrivata quest’ epoca.link
 commento lasciato da softconnection    il 20 Giugno 2006 alle 14:6
Non era una frase rivolta direttamente a te, quanto invece a diverse ideologie di destra (ce ne sono anche a sinistra così, per carità).Beh, può darsi che tu abbia ragione a pensare che quell’era sia giunta, ma io non posso condividere. Quello che intendo è che generalmente ognuno, politicamente o ideologicamente parlando, mira a creare un minimo di omologazione secondo il proprio modello ideale, quindi sia a destra che a sinistra in fondo si è tutti “chierici”. Poi c’è chi vuole imporre uno stile di vita e chi invece vuole lasciare il libero arbitrio all’individuo.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 20 Giugno 2006 alle 15:13
io sono per il libero arbitrio….
se non si fosse capito………..
link
 commento lasciato da softconnection    il 20 Giugno 2006 alle 15:58
Anche io, ma in chi riconosci il libero arbitrio nella politica italiana attuale?
 commento lasciato da Sarcastycon     il 20 Giugno 2006 alle 17:40
Nemo
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 commento lasciato da stealth    il 20 Giugno 2006 alle 18:1
**In sintesi adoperare il proprio cervello e non quello altrui.**:
datosi che, oggettivamente, di persone con un cervello adibito anche al pensiero non ce ne sono poi tante, direi che la tua frase è inequivocabilmente utopica. basta aggirarsi per certi blog per capire quanta poca materia grigia ci sia al mondo: encefalogramma piatto.
benchè pacifico convinto, non posso non essere contento che esistano anche le armi “da difesa”.per fortuna.
quando la nostra anima è in pericolo, dobbiamo avere la forza necessaria per difenderla: Pasolini è stato profetico e quel momento è arrivato, è GIA’ qui.
homo homini lupus: qualunque altra cosa è da considerarsi una illusione falsa.
mala tempora sunt: il tutto stà precipitando velocemente e domattina stessa potremmo ripiombare nel baratro dal quale non siamo mai usciti completamente.
il punto è sempre quello: qualcuno vuole sempre vederci sottomessi e annichiliti: e noi spiriti liberi dobbiamo in continuazione cercare di arginare le orde assassine.
a 20 o a 80 anni, non importa, dobbiamo ancora alzare la spada
 commento lasciato da softconnection     il 20 Giugno 2006 alle 18:5
Nemo?
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 commento lasciato da Sarcastycon     il 20 Giugno 2006 alle 20:18
Nemo cioè nessuno.
scusami ma su questo blog non voglio scivolare nella trita politica.
Preferisco rimanere in un campo speculativo,opinioni diverse sono ben accette ,ma sempre in ambito generale.
La politica e gli uomini politici italiani,in toto,non solo non sono di serie B ma neanche di serie Z.
Non è un discorso qualunquista,ma purtroppo una realtà oggettiva.se vuoi parlare di serie Z lasciami un commento su
sarcastycon.ilcannocchiale.itlink
 commento lasciato da Sarcastycon2    il 20 Giugno 2006 alle 20:27
x stealth
non essere così pessimista,magari ci sono diverse persone che potrebbero ragionare con il proprio cervello,ma non lo fanno per opportunismo politico ed economico.
L’opportunismo italiano ha radici lontane….
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 commento lasciato da lisistrata    il 21 Giugno 2006 alle 14:57
eppure rispettare semplicemente la libertà altrui, tenendo fede alle proprie idee, non è così difficile.
Basta mettersi anche solo per un attimo nella condizione dell’ipotetico avversario e cercare di capire dove si invadono i suoi diritti, perché in fondo non sono così diversi dai nostri.
Di diverso semmai c’è proprio l’espressione il modo, il metodo ed è ovvio che per evitare che certi metodi travalichino un confine, che è molto sottile al punto di essere a volte invisibile, è necessario mettere dei paletti che sono le regole o le leggi.Noi non possiamo semplicemente perché siamo unici ed irripetibili non comprendere che anche gli altri lo sono.Questa è l’unica uguaglianza in natura e in società, siamo tutti diversi ed è giusto vengano rispettate e valorizzate le nostre diversità.

L’uguaglianza è stato il danno peggiore che è stato fatto contro l’umanità, perché ha appiattito tutti attraverso una brutalizzazione spaventosa, negando i diritti individuali e negando perciò i valori della vita. L’etica in questo caso non è mai entrata nemmeno nella considerazione e purtroppo 2/3 del mondo vivono ancora così, si tratti di dittature teologiche, che politiche.

Troppi ragazzi oggi non lo hanno capito e i grandi vecchi che li trascinano con sé verso queste ideologie lo fanno con l’intenzione di avere dei perfetti scendiletto su cui poggiare i loro sporchi piedi.
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 commento lasciato da sarcastycon2     il 21 Giugno 2006 alle 17:32
grazie lisistratalink
 commento lasciato da stealth    il 22 Giugno 2006 alle 19:16
domanda la cui risposta esatta verrà premiata con un gelato monumentale:
qual’è l’utopia di oggi, di questi ultimissimi tempi?
è talmente facile che aiutini proprio nisba.
tempo per rispondere: poco, molto poco…………
 commento lasciato da Sarcastycon     il 22 Giugno 2006 alle 19:33
niente politica trita….
please
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 commento lasciato da Gboggero-Germanynews    il 28 Giugno 2006 alle 0:5
Scrivi qualcosa anche su Bergson..
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 commento lasciato da Lady RoseNoire    il 2 Luglio 2006 alle 14:17
Concordo con te quando dici che ogni individuo è unico, con i suoi talenti e le sue capacità, ma questo non può e non deve giustificare in nessun modo la diseguaglianza sociale, anzi dovrebbe promuovere il libero scambio e la libera cooperazione. Ti faccio un esempio, poniamo il caso che A abbia il dono dell’intelletto e B della manualità. E’volgare che A si ritenga superiore a B, è osceno che socialmente A sia superiore a B: in una società giusta A servirà B, così come B servirà A.
Gli uomini sono diseguali, ma nessuno è superiore all’altro …
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 commento lasciato da Sarcastycon     il 3 Luglio 2006 alle 21:42
Grazie. mi togli un atroce dubbio: ero convinto di essere inferiore a Leonardo da Vinci.
Dunque mi posso vantare di essere uguale a Leonardo,oppure è un’utopia?
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 commento lasciato da Lady RoseNoire    il 4 Luglio 2006 alle 16:17
Leggo dell’ironia …link
 commento lasciato da Sarcastycon     il 4 Luglio 2006 alle 19:44
non sbagli d’altronde sono…sarcastycon
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 commento lasciato da teologia     il 5 Luglio 2006 alle 18:43
!
link
 commento lasciato da Anna    il 16 Luglio 2006 alle 17:50
Beh… l’utopia, per definizione, è qualcosa che non ha luogo in cui realizzarsi… solo nei pensieri di qualche sedicente filosofo che prescinde dalla realtà per giudicarla.
In realtà, per poter manipolare la realtà senza che questa ci si rivolti contro, occorre fare un uso adeguato della ragione.
E si usa adeguatamente la ragione quando la si fa dipendere dalla realtà così com’è; non quando la si vuole forzare assoggettandola alle proprie costruzioni mentali.
Comunque vedo che hai sottolineato in grassetto l’uso della forza per imporre le utopie (che si fanno chiamare ideologie, quasi che il succo cambiasse!).
Ebbene tutto ciò che si impone con la forza e con lo spargimento di sangue, quando non sia difesa reale del proprio diritto a sopravvivere, è, come dici tu, contro l’uomo.
E allora a che servono le utopie?
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 commento lasciato da sarcastycon2    il 17 Luglio 2006 alle 9:11
x anna
servono a sognare….
 commento lasciato da Anna    il 17 Luglio 2006 alle 10:52
Ma dai sogni ci si sveglia. E spesso in modo tragico.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 18 Luglio 2006 alle 9:37
ed è proprio così.
capisco cosa sottintendi che la fede…
ma ci sono anche le utopie religiose
e quando ci si sveglia?
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 commento lasciato da Anna    il 18 Luglio 2006 alle 15:14
So che il Cristianesimo può diventare un’utopia se lo si vive a livello di ideologia da contrapporre a delle altre.
Ma la realtà è inesorabile e… si vendica sempre.
Perchè il Cristianesimo diventi utopia è vivere inconsapevolmente la massima di cui parlava C. Fabro il secolo scorso: “Dio, se c’è, non c’entra”.Per vivere il Cristianesimo come utopia basta chiedergli cose che non può dare, perchè non ha intenzione di dare (pensa a come è finito Giuda che si aspettava ch Gesù fosse come lo voleva lui e l’ha tradito)…E ci sono moltissimi rischi anche per noi cristiani di vivere in un sogno se non ci confrontiamo seriamente con la realtà.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 19 Luglio 2006 alle 22:1
io sono agnostico,però mi sono chiesto: e se credessi come vorrei che fosse la mia religione? Essenzialmente spirituale: dall”Io” al “Dio”
—-
Su questo argomento potrebbe venirne fuori un bel post.link
 commento lasciato da Anna    il 20 Luglio 2006 alle 8:36
Se la tua religione fosse solo spirituale elimineresti un fattore inscindibile del tu io: il corpo, la fisicità.
E di una religione che mette da parte una cosa così essenziale del tuo io che te ne faresti?
Potrebbe nutrire il tuo orgoglio spirituale, ma non il tuo spirito che è strettamente legato alla fisicità.
E al primo fallimento per l’incapcità di far coincidere la tua materialità con il tuo spirito (il che tutti desideriamo) finiresti per capire che una religione solo spirituale è un inganno.
Anna
Ps:Ti ho fatto una domanda nel mio blog sul nichilismo
link
 commento lasciato da sarcastycon2    il 20 Luglio 2006 alle 13:22
x
Anna
e se la materia non esistesse?se hai voglia leggi il post l’agnostico
(14 post sotto)ps ho risposto alla domanda sul tuo blog.
ciao
 commento lasciato da anna    il 20 Luglio 2006 alle 15:37
Ho letto il post “l’agnostico” e… ehm.. ho tentato di rispondere là!

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Filosofia e Religioni, Varie | | Ancora nessun commento.

Accuse a Nietzsche: fondate o false interpretazioni di comodo?

Agli amici di blog Agiamo , Devarim e Radicons.
A Stealth che ringrazio per l’aiuto datomi. I lettori di Nietzsche, debbono evitare questi possibili fraintendimenti:
- sulla volontà di potenza, credere che la volontà di potenza significhi “desiderio  di dominare”, o volere “la potenza”.
- sui forti e deboli credere che i più potenti, in un dato regime sociale, siano per ciò stesso dei forti. 
- sulle opere dell’ultimo periodo, credere che queste opere siano eccessive o già squalificate dalla follia.

Una dell’accuse più frequenti di quelli, che fanno una lettura superficiale, o parziale, dell’opera di Nietzsche è quella di antisemitismo, ma è assolutamente pretestuosa e falsa. Infatti, quando si scaglia contro gli ebrei lo fa nella stessa misura di quando si scaglia contro i cristiani.
Quello che Nietzsche vuole distruggere è la torah, il pentateuco non certo gli ebrei in quanto uomini.
Quello che Nietzsche vuole distruggere è il nuovo testamento, non a caso ,si scaglia contro s. Paolo, che è stato il primo vero apologeta del cristianesimo, ma non di certo, vuol distruggere,i cristiani in quanto uomini.
Quello che Nietzsche vuole distruggere sono tutte le credenze, i falsi dogmi che oscurano la mente dell’uomo che, invece, deve tendere al “meriggio”.
Quello che Nietzsche vuole distruggere sono la scienza, la filosofia, le religioni, il conformismo, ossia fare tabula rasa di 5000 anni di falsi valori, dichiarare la fine del bene e del male,dichiarare la morte di Dio per sostituirlo con l’uomo.
Chi può sostituire degnamente un Dio? Non un uomo qualsiasi, ma l’uomo il cui spirito abbia trasvalutato ogni angoscia, ogni gioia, ogni bene, ogni male e ogni valore convenzionale: il superuomo, che una traduzione dal tedesco, letterariamente meno elegante e di minore impatto scenico, ma certamente più corretta, suona: oltreuomo, al di là dell’uomo.
Per trasvalutare, abbandonare, negare, distruggere tutto lo scibile umano, all’uomo occorre la volontà di potenza, solo con questa può redimersi dall’essere uomo e, dopo un intrinseco travaglio esistenziale, diventare superuomo. Un superuomo spirituale, dunque.
Non si può imputare a Nietzsche, perché vuol distruggere la torah, di essere l’ispiratore
delle teorie nazionalsocialiste o peggio ancora della shoah. Nello stesso modo, in cui non possiamo imputare a Gesù Cristo, le sentenze e le condanne dell’inquisizione.
Nietzsche non è antisemita: è antireligioso, è un laico , che vede nella tradizione religiosa giudaico-cristiana il nemico dell’uomo, come lo vede nella scienza e nella filosofia.
L’uomo si deve evolvere dalla palude verso il superuomo, con le sue forze, con la sua volontà di potenza. Tutti gli uomini hanno ugualmente la possibilità di diventare superuomini, come il funambolo, l’uomo più brutto ,i due re falliti, (“Così parlò Zarathustra”), quindi un’ elevazione verso l’alto della condizione umana.
Al contrario del marxismo, che precipita l’uomo nell’ateismo e nel materialismo sterile di una palude di falsa uguaglianza, l’ateismo di Nietzsche non è anche materialista, ma è l’esaltazione dello spirito dell’uomo e non certo il suo annichilimento nella materia.
Se poi d’Annunzio e il nazismo, a posteriori, hanno voluto usufruire della parola altisonante “superuomo”, per le loro teorie estetiche e biologiche, che colpa ha Nietzsche? Il pensiero di Nietzsche non è teutonicamente sistematico, come quello di Kant o di Hegel,al Nostro piace la provocazione,piace essere un iconoclasta a costo, anche, di sembrare contradditorio. Le sue affermazioni sono sempre e comunque all’opposizione dell’esegesi corrente: è il suo modo di disprezzare tutto ciò che è tradizionale e conformistico. Questo è il suo modo di essere sistematico.
Indubbiamente è un pensiero fuori dagli schemi, direi rivoluzionario, comunque innovativo.A mio parere, è proprio questo il fascino dei suoi scritti, al di là di condividere o meno le sue idee; prendere o lasciare, ma non travisiamo come è stato fatto.
In questa ottica va giudicata la sua opera, ogni tentativo di affibbiargli un’etichetta è destinato a fallire e a non rendergli giustizia.
Quei signori, che scrivendo articoli e libri tendenziosi, spesso contradditori ed inesatti,continuano a travisare l’opera di Nietzsche, lo fanno o per convinzioni politico-ideologiche, che condizionano in modo irreversibile i loro termini di giudizio, o per aver letto in maniera superficiale le sue opere, o per non averle lette affatto. Non si può conoscere veramente il pensiero di un filosofo, di uno scrittore, di un poeta, senza aver letto, in prima persona,i suoi scritti.
L’attenersi solo, a quando detto da altri, significa delegare loro il nostro discernimento, la nostra capacità di giudizio critico, il nostro metodo speculativo, cioè mortificare il proprio io.
Visto, cari amici,che il post di Agiamo verteva anche su Freud così concludo.
Quando nel 1912 Jung mandò a Freud la sua dichiarazione di indipendenza, disse:”lascerò che Zarathustra parli per me”: “si ripaga male un maestro se si rimane sempre scolari”.

commento lasciato da Garbo    il 15 Giugno 2006 alle 11:13
Molto bello il post, spazzi via elegantemente molti pregiudizi e false credenze su uno degli autori più interpretato e frainteso del panorama filosofico. Una cosa però non condivido, nella differenziazione fra Nietzsche e Marx sembri propendere per un Nietzsche spiritualista contro un Marx materialista. Se il secondo è dichiaratamente materialista, il primo fa continui riferimenti al corpo e al richiamo alla terra, agli istinti ancestrali dell’uomo che derivano dal fatto che è un’essere biologico, successivamente snatursti dalle ideologie e dalle religioni. A mio parere Nietzsche non è né esclusivamente spiritualista né tantomeno semplicemente materialista, per lui l’uomo è entrambe le cose e nello stesso tempo è al di la del materialismo e dello spiritualismo.
Un saluto da Garbo
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 commento lasciato da s    il 15 Giugno 2006 alle 12:37
e soprattutto, chiedendo perdono dell’ovvietà della battuta, è al di là del bene e del male: oggi possiamo dire che è anche al di là dello spazio e del tempo: lo scopo della vita di FWN, dunque il significato teleologico della sua Opera, in un’ottica giocoforza trascendentale, è oggi comprensibile grazie alle intuizioni di CG Jung, alle scoperte di Wolfgang Pauli e a tutto ciò che ne è seguito, fino ad arrivare al SuperProtoSincrotone: gli stessi processi che avvengono nell’immensità dell’Inconscio, dove non esistono nè tempo nè spazio, avvengono per via quantistica nell’infinita essenza della Materia. E’ come un pozzo cartesiano: in quell’abisso puoi scrutare fino ad esserne scrutato: a quel punto , Egli/Ella te lo trovi di fronte: se ti porti dietro Aurora, Umanotroppoumano e anche qualcos’altro, forse riesci a tenergli/le testa.
personalmente, mi porterei anche un bel martello. cosmico, possibilmente.

grazie, Fantastycon…..

 commento lasciato da sarcastycon2     il 15 Giugno 2006 alle 13:14
grazie Garbo,per aver esplicitato ulteriormente, quello che è, anche, il mio pensiero,al di là…
In effetti, ho un pò sorvolato, perchè, avendo gettato un sasso nello stagno…dei pesci rossi, qualche lettore avrebbe potuto riaprire l’argomento….
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 commento lasciato da sarcastycon2     il 15 Giugno 2006 alle 13:20
grazie S.
chissà cosa sarebbe successo, se FWN avesse avuto un martello cosmico, anzichè una penna e un calamaio…
a presto
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 commento lasciato da devarim     il 15 Giugno 2006 alle 14:11
Interessante il tuo post, ma non mi convince. N. si scaglia cotro i cristiani in quanto derivano dagli ebrei, e poi ache in quanto il xmo è un platonismo per il popolo. in ogni caso quello che non si può negare è che N sia
- aristocratico
-antidemocratico
-antiegualitarista
-misogino
-antigiudaico
etc
E soprattutto, se è vero, come dice la prefazione d Genealogia, che il pesniero aforistico ha bisogno di una lunga ruminazione per essere compreso, è pur vero che alla fine, deve essere compreso esattamente il pensiero in sesso espresso, visone di un’idea totalitaria della verità tal quale quella che egli vuole distruggere. certo vattimo piace anche a me, ma rimane sempre più persuasivo Ferraris. Inoltre l’idea di eigentlichkeit che Heidegger prende da N., è è la vera marice del totalitarismo (in sesno levinassiano).

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 commento lasciato da sarcastycon2     il 15 Giugno 2006 alle 16:24
Mi sembrava chiaro che non si “scaglia” contro il popolo ma si “scaglia” contro le credenze giudaico-cristiane per le loro conseguenze sull’uomo ed in questo senso è antigiudaico e anticristiano.
Se per aristocratico intendi che appartiene all’aristocrazia della cultura, su questo sono d’accordo, ma non mi sembra un difetto…..se poi intendi che vuole creare un’ aristocrazia della cultura, dice onestamente quello che altri dissimulano.
Non è antidemocratico infatti qualsiasi uomo può diventare un oltreuomo, deve cercare in sé stesso.
L’eguaglianza in sé non esiste,deve esistere una partenza egualitaria e questa non si può negare.
Per chiudere il triangolo Cristo Nietzsche Marx l’eguaglianza non esiste in nessuno di loro.
In Cristo gli uomini partono tutti uguali ma poi “solo pochi sono ammessi al regno dei cieli”:gli eletti.
In Marx il solo fatto della lotta di classe, la prevaricazione di una classe sulle altre, è un’ammissione netta di differenza o se preferisci di disegualità.
In quanto a misogino non era certo un dongiovanni ,se questo che intendi..ma con la sorella che aveva cosa vuoi sperare… d’altronde certi pregiudizi sulle donne mi sembrano che ci siano ancora oggi. Quanti filosofi dell’epoca e, forse, anche di oggi, hanno dato e danno il giusto ruolo alle donne?
Come non possiamo ritenere Hegel “responsabile” delle filosofie degli hegeliani di sinistra o di quelli di destra, che a lui si sono ispirati, così non si può ritenere “responsabile” Nietzsche delle teorie di altri filosofi, che in altra epoca si sono a lui ispirati.
Io per principio diffido sempre degli illustri professori, che hanno una forte valenza politica,qualsiasi politica , come quelli da te citati .Il loro giudizio critico è sempre inficiato dall’ ideologia che professano, che viene avanti a tutto. Loro guardano dal buco della serratura ,non vedono e non vogliono vedere il tutto.
Manca il metodo: Cartesio è passato invano.

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 commento lasciato da devarim     il 15 Giugno 2006 alle 16:45
si, effettivamente “no collimiamo”. ma meglio così. Sai che noia la verità unica?
:-)
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 commento lasciato da sarcastycon2     il 15 Giugno 2006 alle 17:52
se lo dici tu…
non posso che essere d’accordo
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 commento lasciato da agiamo     il 16 Giugno 2006 alle 0:55
letto. ancora non convinta. non parlo delle interpretazioni politiche di una o dell’ altra parte, comunque sempre confutabili. dissento su chi è iconoclasta e spazza via tutto ciò che c’ è stato precedentemente.
nonostante si possa dissentire, credo molto che si debbano mantenere certi pilastri su cui si basa il nostro sapere.
la mia poi era più un’ affermazione riguardo al Nietzsche premonitore ed espressione di un certo modo di sentire che preannuncava quello che sarebbe arrivato da lì a poco.
Per finire che sarebbe Jung senza Freud? Che saremmo noi senza la cultura classica e le nostre radici?
Dubito ancora, però ci penso, promesso.
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 commento lasciato da sarcastycon2    il 16 Giugno 2006 alle 10:55
Premesso che non voglio convincere nessuno,mi limito a descrivere una situazione oggettiva sulle critiche
a FWN e smontare dei luoghi comuni.
In quanto alla nostra cultura classica
è bene che ogni tanto si faccia un’ ampia riflessione, demolendo gli edifici fatiscenti,altrimenti facciamo la fine di Galilei.
Il metodo di FWN è un metodo,come dire…”martellante”,ciò non toglie che prima di distruggere,si “guardi” quello che si vuole distruggere al fine di costuire un nuovo, veramente nuovo.
Dal sistema aristotelico-tolemaico siamo passati al sistema copernicano…ma quanta fatica,
Oggi,purtroppo, ci viene riproposto un sistema di tipo “Ipse dixit” che, sulle ali di un falso egualitarismo,
compromette la capicità intelletiva degli individui,soggiogandoli a teorie antiumane.Ci vorrà un grande “martello”,per ridare dignità
all’Uomo,al suo intelletto ,al suo pensiero.

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 commento lasciato da stealth    il 16 Giugno 2006 alle 12:23
x agiamo: Jung senza Freud sarebbe esattamente JUNG: debbo tristemente notare che sei ancora molto disinformata: Jung quando ha conosciuto Freud aveva già iniziato per conto suo ad investigare l’inconscio. e di Freud nella sua opera non c’è Nulla.
il viaggio in america lo ha fatto insieme a Fd casualmente, in quanto era stato invitato per le conferenze solo ed esclusivamente per meriti suoi personali e non perchè discepolo freudiano.
jung non si avvalse dei “dogmi ” freudiani perchè non portavano da nessuna parte, anzi. e, al contrario di Fd, che pensava che l’inconscio fosse un luogo contenente *vestigia arcaiche*, ossia un cimitero di rovine, J lo ha scoperto per ciò che è:l’assoluto dell’uomo, dove tempo e spazio non esistono, la cosa più potente dell’universo, ben lungi dal poter essere bonificato: è la fonte di tutto, ma proprio tutto ciò che ci fa essere umani. Fd invece era cieco di fronte ai paradossi e all’ambiguità dei contenuti dell’inconscio.e alla sua insondabile profondità.

non è mia intenzione fare lezioni a nessuno, ma ti dico solo questo, cara A.quando Fd annunciò la sua intenzione di identificare teoria e metodo e di trasformarli inn un dogma invalicabile, J non potè che ritirarsi: fu così che ebbero inizio decine e decine di opere incredibili, comprensibili soltanto in un’ottica di secoli.
è stata davvero una fortuna che Fd fosse cieco e sordo a tutto quanto di vivo c’è nell’anima umana, ben oltre al misero e decaduto dogma del pansessualismo. Fd è morto assieme ai suoi tristissimi pensieri.

pr ciò che riguarda FWN, credo che anche sarcastycon sarà lieto di farti dono di alcuni diamanti della sua opera: ci sono aforismi che sono proprio come degli strumenti tangibili, concreti, coi quali scardinare questo mondo così ……….
*imparate a leggermi bene*, è qui uno dei suoi segreti maggiori.
ciao

 commento lasciato da sarcastycon2    il 16 Giugno 2006 alle 16:28
visto che stealth invoca un aforisma..
“Diffido di tutti i sistematici e li evito.La volontà di sistema è una mancanza di onestà”
(Crepuscolo degli idoli)
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 commento lasciato da ilpunto     il 16 Giugno 2006 alle 23:6
Riguardo alle accuse di antisemitismo non ne so abbastanza e quindi mi fido di quelllo che dite. Ma che abbia contribuito al fermento culturale successivo, sia pure senza averne colpa né volontà, mi sembra appurato. Con questo non lo si può automaticamente accusare di tutto quello che è venuto dopo e della strumentalizzazione che ne è stata fatta.
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 commento lasciato da sarcastycon2     il 16 Giugno 2006 alle 23:38
grazie punto

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 commento lasciato da stealth    il 17 Giugno 2006 alle 17:34
grazie anche da me, ma so già che dovremo tornare daccapo. per via di quella mamma sempre…..
 commento lasciato da RadiconsED    il 20 Giugno 2006 alle 9:35
“Anche per me non è ancora venuto il tempo, ci sono uomini che nascono postumi”. FWN
Ad esempio : Aristarco da Samo , centinaia di anni prima di Cristo, scrisse e calcolò quasi tutto ciò che c’era da sapere sul sistema solare effettuando, con soli 1800 anni di anticipo, ciò che poi passò alla storia come “rivoluzione Copernicana”.
E anche Radicons viaggia con discreto anticipo sui contemporanei!! :-) )
Saluti, a presto. RadiconsED
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 commento lasciato da sarcastycon2     il 20 Giugno 2006 alle 15:18
grazie radicons
se poi, vuoi farci il regalo di qualche antipazione dei “tempi”, te ne saremmo grati.
ciao

 

16/10/2006 Pubblicato da sarcastycon | Filosofia e Religioni, Varie | | 20 Commenti