Immagini sulla “Nona” di Beethoven.
Link a tutto schermo: http://www.youtube.com/v/xCuhwyrQiyw
” … se nei primi due movimenti si liberano forze esistenziali poderosamente tese,in quello lento l’io diviene consapevole della forza del ripiegamento interiore e delle tante istanze emotive ,mentre il finale instaura per l’ultima volta nella storia della musica quella armonia tra ordine umano e cosmico divino,quale è resa possibile dalla volontà morale della personalità di Beethoven ,in un’epoca in cui lo straniamento già cominciava a profilarsi all’orizzonte. …Le sinfonie sono atti di autoliberazione ed i toni trionfalistici di alcuni movimenti finali si riconnettono al soggetto affrancato, significano il trionfo dell’io individuale, e non sull’io.” ( Stefan Kunz , (Atene 1933 – Berna 1992) già professore ordinario di musicologia presso l’università di Berna)
Lungi da me la pretesa di vestire i panni del critico musicale,ma alcune considerazioni lasciatemele fare.
Ognuno ha il suo metodo per giudicare un’opera o un artista, chi si attiene alla critica, chi al politicamente corretto,chi alla quotazione venale dell’opera . Io no ,per me l’estetica è il piacere del” bello”di quello che per me è bello.
Un quadro, una musica o uno spettacolo naturale mi devono trasmettere sensazioni vere, affascinanti, una sorta di via di comunicazione con l’autore in una comunione di sentimenti, solo quando si instaura questo rapporto, allora, questo per me è il “bello”.
In via ipotetica,ovviamente, non metterei un Picasso nella mia sala, ma cercherei di scambiarlo con i “Girasoli” di Van Gogh o con “La persistenza della memoria” di Salvador Dalì. Questi due quadri mi danno sensazioni forti, Picasso assolutamente no. Così la musica, che ascolto, deve essere in sintonia con i miei mutevoli stati d’animo, deve accompagnarsi ed integrarsi con loro.
L’interpretazione del direttore d’orchestra è fondamentale , ad esempio la “Nona”, che è nel filmato, è diretta da von Karajan, ho un altro CD dove è diretta da Leonard Bernstein, apprezzabile esecuzione ma non paragonabile alla prima.
La sensazione di potenza, di gioia esplosiva di Beethoven trasmesse dall’interpretazione di Karajan sono irraggiungibili per chiunque e diamo, anche, merito all’orchestra dei Berliner philarmoniker e alla prestigiosa incisione della Deutsche Grammophon.
Questo è il testo della poesia An die Freude (Alla gioia), composta nel 1785 da Friedrich Schiller e usata da Ludwig van Beethoven per il quarto e ultimo movimento ( Presto ) della sua nona sinfonia in Re Minore, op. 125, detta Corale.

