Se Dio esistesse: come vorrei che fosse il “mio” Dio?
A prima vista l’interrogativo sembra insensato, ma se l’ esaminiamo attentamente, vediamo che esso implica, in sé, tutte le domande fondamentali, alle quali nessuno ha potuto dare risposte esaustive e definitive.
Dio non esiste.
E’ l’uomo che ha creato Dio, per dare una spiegazione del mondo, per trovare conforto alla sua insicurezza e alle sue paure. Questa è la posizione atea,ma è molto riduttiva: elude le domande fondamentali “da dove veniamo?, perché siamo qui?,dove andiamo? e, soprattutto, perché esistiamo?”
Questa posizione comporta dover credere,si proprio credere, perché non ci sono prove sicure, che tutto origini da una casualità probabilistica,da uno “scherzo” della meccanica quantistica,una fluttuazione quantica del vuoto.
Chi ci assicura che la meccanica quantistica sia la verità? Il progredire della scienza è sempre stato un avvicinamento alla verità,un’ approssimazione dunque.
Dio esiste.
Questo spiega molte cose, si può rispondere alle domande fondamentali in funzione dell’esistenza di Dio, ma pone altri problemi.
Bisogna credere nella Sua esistenza,credere perché non ne abbiamo le prove, poi bisogna rispondere alla domanda: come Dio interagisca, ammesso che interagisca, con l’universo e con “noi”.
Da qualunque angolazione si affronti il problema e qualunque metodo di analisi – sintesi, scientifico o filosofico, si adopri, non possiamo ragionevolmente dare delle conclusioni finali incontrovertibili: è un percorso escatologico non praticabile. In altre parole bisogna ricorrere a dei postulati.
Postuliamo l’esistenza di Dio, ne consegue che bisogna credere.
”Dove” può avvenire l’incontro con Dio ?
In più di 25 secoli di filosofia ed in più di 60 secoli di religioni,milioni di parole sono state spese sull’essere e sul non essere, sull’ente, sull’essente, sull’ esistente, monadi, noumeni, cosa in sé,percezione in sé, politeismo,monoteismo,ateismo,panteismo,manicheismo,solo per citare alcuni esempi ed il tutto invano.
La maggior parte di queste teorie sono in ottimi trattati, scritti da pensatori illustri, disquisizioni sottilissime ed eleganti, ma risultati concreti ed applicabili? Nessuno.
Parafrasando Einstein, che diceva di non credere che Dio giocasse a dadi con l’universo, penso, che si possa dire, che un dio, realmente esistente, non giochi a “nascondino”con l’uomo, con il suo creato.
Quali sono le condizioni perché due “persone” si possano
incontrare ed interagire?
La risposta, presa a prestito dalla matematica, è abbastanza immediata, le due “persone” devono appartenere allo stesso insieme.
Dunque Dio e gli uomini devono essere nello stesso “spazio” ed essendo l’infinità, l’attributo più importante di Dio, ne consegue che Dio permeando tutto lo spazio è in ogni uomo.
Il tutto in accordo con il biblico :”Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza” (Gen 1, 26-28.31a).dove immagine e somiglianza vanno interpretate, come aspetto spirituale piuttosto che antropomorfico, anche se un’ iconografia secolare, soprattutto greca e cristiana, rappresenta gli dei e Dio in sembianze umane.
Se le cose stessero così, non vi è dubbio che il rapporto Uomo-Dio sarebbe in comunione, ossia un rapporto diretto privo d’ intermediari.
Una vera e propria religione intellettuale, dove lo spirito assume un ruolo dominante sul mondo cosidetto reale fino a farlo scomparire. In filosofia si potrebbe assimilare ad un processo di ipostasi, ossia l’unione dei principi divini ed umani che la quidditas divina crea per emanazione.
Questo è un Dio che potrebbe rispondere alle mie aspettative,un Dio che non si intromette nel complesso umano-materialistico, un Dio che privilegia il cogito, il colloquio con l’ Uomo, che, a sua volta, in questo rapporto non ha bisogno di istanze sociali o di sussidiarietà o comunque materialistiche.
La materia è transeunte, il fine ultimo è l’identificazione dello spirito nello Spirito.
