Entanglement
Entanglement: tra fisica, metafisica e deismo.
Sono da sempre indirizzato sulla convinzione che la fisica, per la realtà materiale, la filosofia, con la metafisica, e il deismo, per l’esistenza di Dio e per la coscienza, avessero un substrato condiviso e che, inevitabilmente, alla fine dovessero ritrovare il punto comune da cui erano originate. Una soluzione unica per tutti i nostri problemi esistenziali da quelli della realtà materiale a quelli della coscienza. Una singolarità iniziale che, a seguito del big bang, si era dissociata. L’aspetto più facilmente esaminabile, più facilmente solo per il fatto che ci sono riscontri sperimentali, era ed è quello prettamente della fisica, che passo dopo passo, da quella classica di Galilei e Newton, a quella relativistica di Einstein e a quella quantistica di Planck, ha percorso a ritroso la strada verso l’origine. Per la filosofia e la teologia solo discorsi, solo ipotesi non verificabili, brillanti intuizioni, ma foriere di inconcludenti discussioni, nel migliore dei casi, e, nel il peggiore, di dogmi. Sappiamo molto, anche se non tutto, sull’espansione dell’ universo, ma non conosciamo pressoché niente di come si siano potute propagare la presenza di Dio e della coscienza nell’universo. Quando dico “Dio” intendo un “Quid” non necessariamente identificabile con il concetto classico di divinità religiosa.
La scoperta di una proprietà di alcune particelle, che pur essendo separate fisicamente nello spazio, si autoinfluenzano, cioè modificando lo status di una anche l’altra istantaneamente si modifica, apre nuove prospettive e nuovi orizzonti.
La scoperta era sensazionale, come facevano due particelle, in alcuni esperimenti distanziate anche più di 10 km, ma concettualmente situate in qualsiasi parte dell’universo, a rimanere collegate al punto di reagire istantaneamente alle modificazioni apportate su una sola? Perché questo avvenga l’unica condizione è che siano state generate insieme e poi separate.
Da questo fenomeno è nato il principio di non-località, ossia due particelle, generate contemporaneamente nel solito evento e, in seguito, separate spazialmente, non lo sono per tutte le loro proprietà, ma sono “entangled” tra loro. Entanglement, che potremmo tradurre come intrecciato, è il nome che i fisici danno a questo tipo di fenomeno.
La conseguenza dell’entanglement è che la realtà non è affatto come pensavamo che fosse, noi conoscevamo solo l’ordine espletato e non quello impletato, per usare il linguaggio del fisico Bhom. Le isole di un arcipelago ci appaiono separate in superficie (ordine espletato), ma nella profondità marina appartengono tutte alla stessa piattaforma sommersa (ordine impletato). Noi vediamo la realtà al di sopra della superficie, ma non cosa ci sia sotto.
La spiegazione di questo fenomeno si può capire considerando che le due particelle, ma vale per qualsiasi numero, siano immerse in un campo potenziale la cui caratteristica è l’informazione, ossia ogni elemento appartenente al campo “conosce” la posizione degli altri elementi ed è con essi correlato indipendentemente dalla sua localizzazione. Se consideriamo che, perché ci sia entanglement, occorre che gli elementi siano stati generati insieme e se riteniamo vero che l’universo sia nato con il Big Bang, ne segue che tutto l’universo è entangled. Un enorme campo potenziale in cui tutto è correlato e non localizzato, noi compresi, e quella, che consideriamo la realtà, non è altro che una proiezione visibile di un mondo sommerso. Lo strato più profondo che governerebbe l’universo sarebbe il vuoto quantistico, ossia al di sotto della lunghezza di Planck, in una totale non-località, dove sussiste la base di tutto l’esistente, quello che da Bohm è stato chiamato “prespazio”. Una matrice, atemporale ed aspaziale dove energia e materia si compenetrano in un processo ciclico di collasso ed espanzione.
Questa in sintesi e semplificata al massimo. la teoria di Bohm, fisico e filosofo statunitense padre della teoria dell’ipotesi olografica, le cui argomentazioni permettono di ricondurre il tutto ad un Uno ed intrecciano in modo affascinante fisica, metafisica e deismo.
Il fascino di un’ipotesi.
Avendo come input questa teoria, basata su riscontri fisici sperimentali, non si può non pensare all’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung.
« [..Gli archetipi..] al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei »
L’inconscio collettivo è un contenitore universale, cioè la parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. In Esso, sono contenuti gli archetipi, cioè le forme o i simboli, che si riscontano in tutte le culture dell’umanità,e quindi potrebbe essere non la mente razionale individuale, ma la Mente Cosmica.
Ed Einstein:
“….E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po’ delicato si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso.Questa convinzione legata al sentimento profondo della esistenza di una Mente Superiore che si manifesta nel mondo della esperienza, costituisce per me l’idea di Dio; in linguaggio corrente si può chiamarla <<panteismo>>”. (Come io vedo il mondo)
Interessante questo passo di John Henry Newman (Londra, 1801 – Edgbaston 1890, teologo, filosofo e cardinale inglese.)
“Non c’è vero allargamento dello spirito se non quando vi è la possibilità di considerare una molteplicità di oggetti da un solo punto di vista e come un tutto; di accordare a ciascuno il suo vero posto in un sistema universale, di comprendere il valore rispettivo di ciascuno e di stabilire i suoi rapporti di differenza nei confronti degli altri(…)
L’intelletto che possiede questa illuminazione autentica non considera mai una porzione dell’immenso oggetto del sapere, senza tener presente che essa ne è solo una piccola parte e senza fare i raccordi e stabilire le relazioni che sono necessarie. Esso fa in modo che ogni dato certo conduca a tutti gli altri. Cerca di comunicare ad ogni parte un riflesso del tutto, a tal punto che questo tutto diviene nel pensiero come una forma che si insinua e si inserisce all’interno delle parti che lo costituiscono e dona a ciascuna il suo significato ben definito”. (Dal blog di Anna http://annavercors.splinder.com/) .
Alla luce di quanto su esposto si potrebbe concludere, che nel substrato dell’universo, il campo potenziale, albergano e coincidono tra loro l’energia, la coscienza universale e la Mente Creatrice, ossia il Tutto.
Capisco che, sia per i cattolici, a causa del latente panteismo, che per i laicisti atei , a causa dell’ammissione di una possibile Mente Creatrice, sia una conclusione difficile da metabolizzare, ma a mio parere è un’ipotesi affascinante.
L’investitura di cavaliere di S.Stefano
Dal blog
http://narrare-dimammi.blogspot.com/2009/10/la-procedura-per-linvestitura-di.html
La procedura per l’investitura di cavaliere di S.Stefano.
Dal libro “ I cavalieri di Arezzo Cortona e Sansepolcro membri del Sacro Militare Ordine di S. Stefano Papa e Martire “ (edito da ETS) del prof. Bruno Casini che ha esaminato la documentazione dell’archivio di stato di Pisa e dall’archivio dell’ordine di S.Stefano.
“Giovanni Battista Lambardi di Arezzo, discese da parte del padre, da Fabiano figlio di Bernardino Lambardi e di M. Camilla di Girolamo Bacci e, da parte di madre, da M. Beatrice, figlia di Guasparri di Alessandro Tondinelli e di M. Marietta di Marco Fierabracci.
Il detto Giovanni Battista comparve davanti al vicario generale del vescovo di Arezzo e, per fare chiarezza sulla nobiltà dei suoi antenati produsse i capitoli, gli attestati e gli stemmi a colori, e designò come testimoni da esaminarsi le seguenti persone: Giovanni Battista Riccomanni, Donato di Gregorio Chiaromanni (ndr. seguono altri 7 testimoni)
Il 9 febbraio 1597,si svolse il processo per le provanze di nobiltà davanti al detto vicario generale e al cavaliere Angelo Mannini di Arezzo; redasse l’istrumento Valentino di Andrea Subbiano,notaio della Religione di S. Stefano.
I Dodici cavalieri del consiglio, nell’informazione inviata al granduca il 25 febbraio 1597,esposero che il Consiglio aveva veduto e considerato quanto il supplicante aveva prodotto e aveva trovato che egli,con il deposto dei testimoni e con fede pubblica aveva provato che discendeva, per padre madre e ava paterna dai Lambardi,dai Tondinelli e dai Bacci di Arezzo,tutte casate nobili e abili ai sommi onori fino al gonfalierato, per ava materna, dai Fierabracci, casata già ammessa al priorato e allora estinta;che egli supplicante aveva l’età di 20 anni.
Con un rescritto granducale del 16 dicembre del 1598 fu disposto: “Diaseli l’habito con questo che navighi”
Il 21 dicembre 1598, il detto Giovanni Battista prese l’abito di cavaliere milite dell’ Ordine di S.Stefano , in Pisa, all’età di 20 anni, per mano del cavaliere Silvio Piccolimini, gran contestabile. Le sue esequie furono celebrate il 19 agosto 1650.”
Marco d’Aviano parte 2°
Secondo post dell’amico Marshal
Il suo Barbarossa è nelle sale, e Renzo Martinelli è già da tempo impegnato alla preparazione del suo prossimo film: Marco d’Aviano . Dovrebbe essere un film ancor più spettacolare del Barbarossa; infatti, se in questo ha dovuto ricostruire la Milano del XII secolo, nel Marco d’Aviano dovrà ricostruire la Vienna di fine ‘600. A rendere colossale il film, poi, ci dovrebbe essere la scena principale, la quale dovrebbe riguardare l’assedio di Vienna, iniziato il 12 luglio 1683 con l’arrivo delle prime avanguardie turche nei sobborghi di Vienna. La consistenza dell’esercito turco, al completo, è stata variamente valutata in 200.000 – 300.000 uomini, ma è più verosimile fossero all’incirca 140.000. Ammettendo per buono questo dato, sarebbero comunque stati il doppio rispetto alla coalizione formata da forze austriache, sveve, bavaresi, sassone, francone assommanti a 70.000 uomini, di cui 30.000, ben addestrati, provenivano dalla sola Polonia, comandati da re Giovanni Sobieski. I preparativi per la battaglia furono intrapresi la sera dell’11 settembre; l’indomani, domenica 12 settembre 1683, ebbe luogo quella che viene ricordata come la battaglia di Vienna ; una battaglia dal cui esito sarebbe dipeso il futuro corso della storia europea. In caso di vittoria ottomana, infatti, l’Europa sarebbe stata islamizzata di forza. E secondo il terribile progetto del gran visir Kara Mustafà, progetto che in Europa si credeva o si pensava di conoscere, questi aveva in mente di “espugnare Vienna e Praga, frantumare le forze di Luigi XIV sul Reno, e marciare su Roma per fare di San Pietro le scuderie del sultano”.
Con un impiego di forze di quella proporzione, Vienna – assediata e parzialmente svuotata da suoi abitanti, datisi a precipitosa fuga nell’imminenza del pericolo – secondo quel progetto turco, sarebbe dovuta capitolare in pochi giorni. Invece resistette ad oltranza, dando così modo alla coalizione amica di organizzare gli aiuti. I viennesi sentivano che la posta in gioco era troppo grande: Vienna era considerata l’ultimo baluardo contro l’avanzata irrefrenabile dell’islam, che era culminata nel 1453 con la conquista di Costantinopoli (ora Istanbul) da parte dei turchi ottomani; impresa che aveva posto fine all’Impero Romano d’Oriente, o Impero Bizantino.
Il regista dovrà anche saper rappresentare il terrore patito dal popolo viennese durante i tremendi due mesi dell’assedio: “i bastioni non erano fortificati e muniti, i cannoni scarseggiavano, mentre dall’alto delle mura gli assediati potevano vedere le tende mussulmane che si stendevano a perdita d’occhio nei dintorni”. Il terrore dei viennesi veniva anche alimentato dai racconti di quanto avvenuto 112 anni prima, nel 1571, nell’isola di Cipro, presa ai veneziani dall’assalto dei turchi. Era successo un fatto terrificante, di bestialità e crudeltà inaudita, oggi minimizzato e quasi trascurato dalla storia; una storia di cui rimando la lettura attraverso Wikipedia, riguardante l’assedio di Famagosta e l’orribile assassinio del suo Capitano Generale Marcantonio Bragadin , nonchè Governatore di Cipro (il fatto è descritto molto bene nel libro di Catherwood Christopher, “La follia di Churchill, l’invenzione dell’Iraq”. Questi, con dovizia di particolari, ha descritto le atrocità compiute dai turchi ottomani che occuparono l’isola, e l’orribile fine cui fu sottoposta la numerosa scorta di Bragadin, andata là con lui in pompa magna, come fossero andati ad una festa, per firmare la resa e consegnare le chiavi della città. Erano completamente disarmati, in segno di pace). Tale fatto dovrebbe essere ricordato nel futuro film di Martinelli su Marco d’Aviano, per far capire agli spettatori la ragione di così grande paura nei confronti dei turchi ottomani. Famagosta, dopo 22 anni di ininterrotto assedio – forse il più lungo della storia – dovette capitolare, per stenti e fame; nè i residenti potettero contare su aiuti di esterni, o della madre patria Venezia, perchè impegnati nei preparativi per quella che sarebbe poi stata la battaglia che tanto ha influito sul successivo corso della storia: la battaglia di Lepanto , avvenuta il 7 ottobre 1571.
A padre Marco d’Aviano andrebbe riconosciuto il merito maggiore per la vittoria delle forze cristiane su quelle islamiche nello scontro decisivo di Vienna; lo si può intuire anche leggendo la sua biografia, unita agli atti per il processo di canonizzazione ( biografia di padre Marco d’Aviano ) . Eppure, nelle enciclopedie, nei libri di storia delle scuole superiori, almeno quelli più retrodatati, Marco d’Aviano non viene nemmeno citato. Completamente trascurato. Ne è riprova il fatto che, chiedendo in giro chi sia Marco d’Aviano, pochi o nessuno saprà rispondere; dovrebbe essere almeno conosciuto in Polonia e in Austria, sua patria adottiva, e soprattutto a Vienna, dove è sepolto, vicino ai reali d’Austria. Una rivalutazione, una riscoperta del beato, da quelle parti, pare sia però avvenuta solo di recente; prima, sembra sia stato dimenticato anche là. Infatti, quando nel 1883 “si celebrò solennemente il secondo centenario della liberazione di Vienna, nei discorsi e nelle commemorazioni di circostanza non ci si ricordò nemmeno di un certo padre Marco d’Aviano, il quale era stato, vedi combinazione! – una delle cause determinanti della grande vittoria che aveva salvato Vienna, l’impero, l’Europa. Dato il tempo e il luogo, non si può certo dire che si trattasse di un silenzio casuale”. E sarà forse stato anche per la probabile venerazione di cui dovrebbe godere in Polonia, che papa Wojtyla, il papa polacco, prima di morire, ha voluto beatificarlo, domenica 27 aprile 2003, chiudendo il lungo processo di beatificazione e canonizzazione . Durato 300 anni, era iniziato nel 1703, dopo appena 4 anni dalla morte di padre Marco d’Aviano (beatificazione di padre Marco d’Aviano).
Marco d’Aviano, una vita da santo eroico, tutta spesa per la conservazione dell’indipendenza politica e religiosa dell’Europa dall’invadenza islamica turca ottomana. Santa, la prima parte della vita, anche per i miracoli documentati, che gli sono stati attribuiti; defatigante la seconda, per i numerosi viaggi – molto disagevoli per quell’epoca – compiuti per raggiungere le corti d’Europa, ove era molto richiesta la presenza di un frate già in odore di santità; santa ed eroica la terza ed ultima parte della vita, per la sua onnipresenza sui campi di battaglia, da Vienna, Buda, Belgrado, per sostenere e incoraggiare i soldati, spronandoli a combattere eroicamente per la salvezza del cristianesimo, e, con esso, dell’Europa.
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Lettera al Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus
Lettera al Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus

La ratifica del Trattato di Lisbona dipende e pende dalla punta del pennino della stilografica del presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus. Non tutti quelli che dicono SI hanno ragione anche se sono la maggioranza. La storia ci ha dimostrato anche troppe volte che non è vero che la maggioranza ha sempre ragione. Che la maggioranza può essere comprata, zittita, cooptata e intimidita come nel caso dell’Irlanda, magari anche ricattata economicamente. Spesso le sorti del mondo ( in questo caso, dell’Europa), possono dipendere da quei pochi, da quei rari, forse da quegli unici che sanno dire NO. Basta anche una sola persona nell’universo. Pubblico la lettera che Ida Magli ha scritto su Il Giornale in data 21 ottobre allo scopo di dare un piccolo aiuto morale ad un uomo cui spetta una decisione cruciale per tutti noi. Chiunque è d’accordo, diffonda questa lettera nel proprio blog.
Signor Presidente,
la libertà e l’indipendenza di oltre 500 milioni di cittadini degli Stati europei sono affidate a Lei. Noi, “Italiani Liberi”, piccola associazione di innamorati della Patria che si batte fin dall’inizio contro il progetto di unificazione europea, La preghiamo di non porre la Sua firma al trattato di Lisbona, firma che proclamerebbe, per il fatto stesso che tale Costituzione non è stata sottoposta al giudizio di coloro che saranno costretti ad obbedirle, l’inizio di un Impero antidemocratico.
Noi siamo certi, nel porgerLe la nostra supplica e nell’assicurarLe il consenso e il sostegno di una vastissima opinione pubblica in tutta l’Europa, di interpretare il desiderio e la speranza dei tanti che Le somigliano, gentile Presidente, nel diffidare dell’instaurazione dell’ennesimo Impero in Europa, nonostante le tante e drammatiche esperienze del passato.
Noi ci rendiamo anche conto del peso di una tale decisione da parte Sua, ma Lei non deve temere nulla in questo senso, caro Presidente, perché la Sua rimarrà sempre, agli occhi del Suo Popolo, con il quale tutti noi in questo momento c’identifichiamo, ma soprattutto agli occhi della Storia, la scelta giusta, la scelta della libertà.
Ida Magli
dal blog
http://sauraplesio.blogspot.com/2009/10/lettera-aperta-vaclav-klaus.html
Il Sacro Militare Ordine di S.Stefano
dal blog di Marcello di Mammi http://narrare-dimammi.blogspot.com/2009/10/primo-ottobre-1561-il-sacro-militare.html
Primo ottobre 1561
Il Sacro Militare Ordine di S.Stefano viene istituito da Cosimo I dei Medici Granduca di Toscana.
Lo scopo principale era costituire una flotta navale e da sbarco, per la difesa delle coste e dei territori toscani ed in generale italici, dai pirati barbareschi, turchi, mori e quindi dall’Islam.
“..ad Dei laudem et gloriam ac fidei Catholicae defensionem marisque Mediterranei ab infedelibus custodiam et tuitionem…” .
Il papa Pio IV con la solenne Bolla “His, quae Pro Religionis Propagatione” del 1 febbraio 1562 ne decretò la costituzione “perpetuo erigimus ac instituimus“ e ne approvò lo statuto “statuimus ac ordinamus“.
L’Ordine fu successivamente consacrato, il 15 marzo 1562 nella Primaziale di Pisa, dal nunzio apostolico monsignor Cornaro.Inizialmente la sede doveva essere a Cosmopoli, l’attuale Portoferraio all’Isola d’Elba. Per questioni logistiche gli venne preferita Pisa ed il porto di Livorno per la flotta.
L’ordine fu intitolato a S. Stefano papa e martire (254-257 d.c.) e fu posto sotto la regola benedettina, la scelta di questo santo è riconducibile al fatto che, il due agosto, ricorrenza della sua festa, Cosimo I ottenne due importanti vittorie a Montemurlo nel 1537 (contro gli Strozzi) e a Scannagallo nel 1554 contro i senesi.
Le principali cariche dell’ordine erano e il Gran Maestro, che era il granduca, i dodici cavalieri del consiglio supremo, il commendatore maggiore, alter ego del duca, il gran contestabile che comandava le truppe da sbarco e gli assalti, l’ammiraglio generale delle galere che era il comandante della flotta e la conduceva in battaglia, il grande ospitaliere e il priore conventuale.
L’ordine comprendeva tre specie di cavalieri: i militi, gli ecclesiastici e serventi.
L’accesso all’ordine era altamente selettivo ed elitario, occorreva inviare una “supplica” al Gran Maestro e superare un processo di nobiltà, con tanto di notaio e cavalieri in qualità di testimoni. Il supplicante, ossia l’aspirante cavaliere, doveva documentare la nascita da genitori uniti da giuste nozze ed in luoghi riconosciuti come città nobili, avere più di 17 anni, l’appartenenza di tutti e quattro gli avi al ceto nobile, avere un patrimonio consistente, non essere stato condannato a pene detentive ed avere sempre avuto, avi compresi, una condotta esemplare. Costituivano titoli di merito le cariche onorifiche e pubbliche, sue proprie e della famiglia.
Una volta superato il processo si procedeva alla vestizione del neocavaliere, il dignitario incaricato dall’ordine si recava nella chiesa scelta per la cerimonia, gli “percuoteva l’un e l’altra spalla” e gli consegnava l’insegna, un altro cavaliere gli offriva la spada ed altri due gli sproni dorati a simboleggiare che l’abito militare doveva essere suo per sempre, fino alle esequie, dopodiché veniva tagliato da due cavalieri.
I cavalieri dovevano professare tre voti: la carità, la fedeltà coniugale e l’ubbidienza ai superiori. Dovevano sottoporsi ad una rigida disciplina ed ad un duro addestramento, in quanto si dovevano comportare da valorosi a costo di sacrificare la loro stessa vita.
Le campagne militari videro l’Ordine schierato a fianco della Spagna contro gli ottomani, con la difesa di Malta (1565).
Partecipò con la Lega Santa alla battaglia di Lepanto (1571) con dodici galee sotto le insegne papali.
Contribuì alla presa di Bona in Algeria e, dopo il riconoscimento delle capacità militaresche, l’Ordine fu impiegato contro turchi e barbareschi lungo le coste del Mediterraneo.
Risalgono a questo periodo una serie di incursioni sulle isole del mar Egeo, tenute dai turchi, le campagne in Dalmazia e Negroponte e la guerra di Corfù.
In seguito Ferdinando III di Lorena riorganizzò l’Ordine dando la prevalenza alla diplomazia ed agli accordi commerciali piuttosto che alle azioni militari, queste vennero limitate alla difesa della costa. Risale, comunque, a questo periodo un aiuto ai veneziani contro gli ottomani.
Nel 1809 l’Ordine fu soppresso dal governo napoleonico e ripristinato nel 1817.
Fu nuovamente soppresso nel 1859 da Bettino Ricasoli, presidente del consiglio dei ministri del regno d’Italia.
Tuttavia questa soppressione non fu accettata dalla dinastia dei Lorena in quanto, trattandosi di un ordine religioso consacrato dal papato, solo il papa poteva scioglierlo.
Oggi esiste ancora e l’attuale Gran Maestro è S.A.I. Sigismondo d’Asburgo Lorena, arciduca d’Austria, granduca titolare di Toscana dal 1993.
Piazza dei Cavalieri a Pisa

(Continua)
Marco d’Aviano
Dal blog del mio amico Marshall
Marco d’Aviano: chi era costui? Confesso la mia ignoranza, fino a ieri. Conoscevo quel nome, perchè a Milano, in zona Loreto-Padova, c’è una via a lui intitolata. Ma tutto lì. C’è voluto un imput da parte di Renzo Martinelli, per far si che iniziassi ad interessarmene. Renzo Martinelli è il regista brianzolo di Cesano Maderno, estimatore di Umberto Bossi. Nè dalla Rai, nè da altre reti televisive ne avevo mai sentito parlare prima, eppure, Marco D’Aviano è stato un personaggio di grande importanza per gli assetti dell’Europa moderna; al quale deve molto. Non se ne comprende, pertanto, la trascuratezza e la dimenticanza cui è stato fatto oggetto. Ed è sempre l’ardimentoso regista a ricordarci che Marco D’Aviano è stato, per l’Europa, un personaggio di gran lunga più importante, rispetto a quello che Giovanna d’Arco è stata, e rappresenta per la Francia. Proclamata santa nel 1920 da Papa Benedetto XV, per Marco D’Aviano, al quale, tra l’altro, sono stati attribuiti miracoli ancor lui vivente, c’è voluto invece l’arrivo alla soglia pontificia di un papa straniero, polacco, Papa Giovanni Paolo II, per far si che, a 304 anni dalla sua morte, Marco D’Aviano fosse stato proclamato beato, nel 2003.
L’Europa, oggi, non sarebbe stata la stessa, senza la comparsa sulla scena europea del XVII secolo, di Marco D’Aviano. Le donne europee sarebbero costrette ad abbigliarsi secondo la legge coranica; il Vaticano sarebbe la grande moschea islamica, di importanza superiore a quella che divenne la Basilica di Santa Sofia a Istanbul , perchè Roma sarebbe diventata il centro mondiale dell’islamismo; e tutte le nostre chiese sarebbero ora ridotte a rango di madrase e moschee. Concetti, questi, ricordati da Renzo Martinelli, nel corso del programma televisivo su Rai 2, “Quello che”, di sabato scorso 26 settembre. Era lì per parlare anche del suo film, Barbarossa, di prossima uscita nelle sale, prevista per il 9 ottobre.
E’ stato nel corso di tale programma, che ha anche annunciato la produzione del suo film su Marco D’Aviano, la cui lavorazione inizierà l’anno prossimo, il 2010. L’opera presenterà grandi analogie col film Barbarossa. In quest’ultimo è la minuta popolazione milanese che, coalizzatasi con quella di altre città lombarde, mise in piedi quell’esercito fatto per lo più di contadini e braccianti, tutti volontari, male armati e male equipaggiati, che però, carichi di ardimento e coraggio, sconfissero l’esercito imperiale di Federico Barbarossa. Nel caso della vicenda umana di Marco D’Aviano, emerge la figura di un indomito presbitero, in abito da frate, al secolo Carlo Domenico Cristofori, nato ad Aviano nel 1631 e morto a Vienna nel 1699, che, da solo, accorrendo alle Corti d’Europa, era riuscito a vincere la noncuranza dei potenti nei confronti di Vienna, cinta d’assedio da diversi mesi dall’esercito turco ottomano, accampato fuori le sue mura, aspettando che si arrendesse per fame. Marco D’Aviano riuscì nell’intento di scuotere dal torpore principi e re europei, intenzionati, com’erano, a non fare nessun passo in aiuto di Vienna. Marco D’Aviano fece così coalizzare quegli eserciti, facendo liberare l’Europa dal pericolo di una lunga e tormentosa dominazione ottomana. L’Europa fu salva, e con essa il cristianesimo.
L’odio che gli islamici nutrono nei confronti di europei e occidentali, deriva tutto da quella loro umiliante sconfitta. Nessun’altra ragione, nemmeno quella di ordine religioso: è la tesi di Renzo Martinelli, su tale questione.
Con quella sconfitta, i turchi ottomani, che contavano nel successo su Vienna, per riprendere l’espansione dell’impero ottomano, interrotta da oltre un secolo, dovettero abbandonare ogni ambizione velleitaria. Dopo quella sconfitta, la Turchia Ottomana si trovò impelagata in una crescente e sempre più ingovernabile crisi militare economica e politica. Era così iniziato un periodo, durato oltre due secoli, durante il quale fu costretta ad occuparsi di tutt’altro che non a mire espansionistiche. In seguito, con l’avvento al potere di Mustafa Kemal Ataturk , il padre della Turchia moderna, comparso sulle scene politico-militari all’inizio del ‘900, la Turchia cominciò ad aprirsi alla modernità europea. Con l’avvento di Mustafa Kemal era così iniziato il cammino per quel lento cambiamento di mentalità, che sta tuttora cercando di portare la Turchia verso la modernità, e verso una totale integrazione con l’Europa.
E’ da credere in questo loro proposito di cambiamento?
E’ soprattutto su questa incognita che si scontrano i favorevoli e i contrari all’ingresso della Turchia nella Comunità Europea.
Marshall http://ecopolfinanza.blogspot.com/
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Oggi purtroppo, i nemici li abbiamo in casa e non sono solo gli islamici,ma soprattutto quei cittadini europei che per il loro sporco interesse, vogliono dare loro accoglienza e cittadinanza
Sarc.
il Giorno del Lutto
http://78lupiditoscana.wordpress.com
Associazione “Lupi di Toscana”
In onore dei nostri fratelli caduti
a Kabul 17/09/09
Tenente Antonio Fortunato, originario di Lagonegro (Potenza)
Presente !
Sergente maggiore Roberto Valente, di Napoli
Presente !
Primo caporal maggiore Matteo Mureddu, di Oristano
Presente !
Primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, nativo di Glarus (Svizzera)
Presente !
Primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, di Orvieto
Presente !
Primo caporal maggiore Massimiliano Randino, nato a Pagani (Salerno)
Presente !
Preghiera del Paracadutista
Eterno immenso Iddio,
che creasti gli eterni spazi e ne misurasti le misteriose profondità,
guarda benigno a noi, Paracadutisti d’Italia, che
nell’adempimento del nostro dovere, balzando dai nostri
apparecchi, ci lanciamo nella vastità dei cieli.
Manda l’Arcangelo S. Michele a nostro custode,
guida e proteggi l’ardimentoso volo.
Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede
e indomito il coraggio.
La nostra giovane vita è tua o Signore!
Se è scritto che cadiamo, sia!
Ma da ogni goccia del nostro sangue
sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri,
orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro
immancabile avvenire.
Benedici, o Signore, la Patria, le famiglie, i nostri cari!
Per loro, nell’alba e nel tramonto,
sempre la nostra vita!
E per noi,o Signore,
il tuo glorificante sorriso.
Così sia.
Definire l’indefinibile

Quello è il Tutto. Questo è il Tutto. Da Tutto sorge il Tutto.
Se dal Tutto è preso il Tutto, solo il Tutto rimane.
(Ishavasyopanishad e Brihadaranyakopanishad)
Sono due versetti che esprimono una bellissima e centratissima immagine di Dio e dell’infinito, cioè di quello che non si può definire.
Indubbiamente nell’antica India c’erano dei “pensatori” incredibili l’identificare il concetto di Infinito con Dio e contemporaneamente dare un attuale interpretazione di infinito matematico, non è un impresa semplice. In occidente, sin dal tempo dei greci, passando per tutti i maggiori filosofi e matematici, le interpretazioni sono state e sono tuttora molteplici.
I greci, con Anassimandro, parlavano di “apeiron” che più propriamente vuol dire indefinito, illimitato e che viene identificato con l’ “archè”, il principio primo, il “luogo”da cui tutto proviene e dove tutto ritorna annullandosi.
Nel pensiero cristiano si ha l’identificazione tra Dio ed infinito, in Plotino, s. Anselmo, Cusano ed altri, c’ è la preoccupazione di conciliare il finito con l’infinito, dovuta al fatto che Dio deve essere Infinito, ma è presente nel finito.
Nel pensiero matematico il concetto di infinito assume i suoi contorni propriamente teorici con Cartesio, Newton e Leibniz e più recentemente con Weierstrass (teoria degli insiemi).
Ritengo che nessuna di queste definizioni sia completa come quella dei versetti iniziali.
Se qualcuno mi chiedesse cosa sia, per me, l’infinito, risponderei: un mare senza l’orizzonte
Le bufale degli ambientalisti
Dico subito che gli “scienziati” che fanno politica,come lo stesso Zichichi, Rubbia, Montalcini etc.,non rientrano,a mio giudizio, nel clichè del vero scienziato e su certi premi Nobel sarebbe opportuno approfondire i loro meriti. Infatti il loro principale lavoro è ottenere finanziamenti e favori per le loro equipes e non solo.
Cmq. questo articolo di Z. risulta interessante,anche per il riferimento al Cern e al Big bang. Argomento su cui penso di ritornare, perché un miliardesimo di secondo sembra un tempo vicinissimo al Big Bang, ma in effetti non lo è. La parte più complessa della fisica è ben al di sotto di questo tempo, cioè bisogna scendere ad ordini di grandezza del tempo di Planck.
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Giornata dell’ambiente: Come combattere l’inquinamento dei catastrofisti.
di Antonino Zichichi
Il 5 giugno è per l’Onu la Giornata mondiale dell’ambiente. Siccome imperversano i catastrofisti è necessario che questa giornata sia dedicata a capire sia le origini dell’inquinamento ambientale sia quello dell’inquinamento culturale. Entrambi minacciano il futuro di noi tutti. Il catastrofismo nasce dall’uso di modelli matematici che diventano pericolosi se chi li elabora non dice cosa è veramente prevedibile e cosa ha invece bisogno di verifiche sperimentali. Per fare le quali non servono né i comitati né i salotti, ma solo ed esclusivamente i laboratori e gli scienziati.
Nei laboratori del Cern a Ginevra studieremo com’era il mondo un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. La matematica che noi usiamo è simile a quella necessaria per lo studio del Global Warming e dei problemi meteo-climatologici. Ecco perché io posso parlare di questi problemi, lontani dalla mia attività scientifica, ma che per essere descritti hanno bisogno della stessa matematica usata dai catastrofisti. Loro usano un enorme numero di parametri liberi, noi solo uno. Nonostante la superiorità dei nostri modelli matematici facciamo previsioni dicendo che esse debbono essere sottoposte a verifiche sperimentali. Una delle previsioni è l’esistenza del Supermondo. Ma non diciamo: abbiamo un modello matematico rigoroso e siamo sicuri che esiste il Supermondo. Diciamo invece che è necessario fare una serie di esperimenti per sapere se sono vere le nostre previsioni. Per questo abbiamo costruito strumenti potenti e una pista magnetica circolare lunga 27 km. L’ambientalismo dei catastrofisti vuole far credere al grande pubblico che le previsioni dei modelli matematici sono certezze e che può esistere una Scienza interdisciplinare senza essere specialisti nello studio di determinati problemi. Accade che un individuo, sapendo pochissimo di fisica, di chimica e di matematica, diventi specialista in scienze ambientali. La posta in gioco è altissima e sarebbe necessario dar vita a un Progetto mondiale per salvare il mondo dal pericolo di Olocausto ambientale. Questo progetto dovrebbe avere le dimensioni del «Progetto Manhattan», che nella II Guerra mondiale in appena quattro anni ha permesso al mondo libero e democratico di dotarsi delle più potenti tecnologie.
Quello dell’ambiente e della meteo-climatologia è un problema altamente interdisciplinare in cui sono necessari fisici, chimici, matematici di grande valore. Insegna Enrico Fermi – cervello n. 1 del Progetto Manhattan – che la ricerca interdisciplinare nasce dalla collaborazione tra scienziati specialisti in discipline diverse. L’unica strada per battere l’inquinamento culturale dei catastrofisti è portare lo studio dell’ambiente e della difesa delle caratteristiche vitali della Terra, nel cuore della Scienza. L’inquinamento culturale è da tempo che imperversa. Ricordiamo ai lettori più giovani che un terzo di secolo fa era stata prevista la morte del Mediterraneo entro il 2000. In tempi recentissimi i catastrofisti avevano previsto quest’ultimo inverno «sahariano»; e invece si è rivelato il più piovoso degli ultimi cent’anni, per motivi che abbiamo discusso su queste colonne il 23 aprile scorso.
La Giornata mondiale dell’ambiente dovrebbe servire per far capire ai governi che è urgente affidare alla Scienza i problemi da cui dipende il futuro dei sei miliardi e mezzo di passeggeri imbarcati su questa splendida navicella spaziale che gira attorno al Sole. I problemi da risolvere sono numerosi e di notevole complessità; ne abbiamo più volte parlato su queste colonne.
La riflessione che Berlusconi propose alla Comunità Europea voleva evitare il rischio di perdere miliardi e miliardi di euro adottando decisioni sbagliate. Questo rischio è corroborato dalle novità scientifiche emerse in questi mesi e ignorate dai media. Al prossimo G8 Berlusconi proponga la chiusura della riflessione con un nuovo «Progetto Manhattan» per salvare il mondo dal pericolo di Olocausto ambientale.


