Zibaldino

Cultura vera, surrogati e sottoprodotti della cultura



Leggo e sento spesso parlare di cultura, con allegato un aggettivo,che di volta in volta cambia secondo esigenza ,cultura politica ,cultura popolare,cultura religiosa,cultura musicale etc., niente di più lontano dalla vera cultura.
Dal latino colere:    dal significato agricolo del termine “coltivare la terra”, si e passati al termine astratto di “coltivare l’anima”. E’ la storia occidentale che sviluppa il concetto di “cultura” che, in  una visione umanistica e classica ,concorre alla formazione dell’uomo inteso come individuo.La cultura ,la  paidéia di Platone e Aristotele ,o la ciceroniana humanitas, deve tendere  alla realizzazione degli uomini liberi, culturalmente liberi, spiritualmente liberi.
L’ insieme delle conoscenze acquisite da una persona ha come  risultato l’ approssimazione al modello di uomo culturalmente realizzato. La sola acquisizione statica delle conoscenze,però,  non è sufficiente  al completamento della formazione culturale, occorre aggiungere l’apprendimento del metodo di ragionamento ,la logica.
Nessuna filosofia, nessuna religione,nessuna scienza, pur facendo parte del bagaglio culturale, deve prevaricare la libertà dell’individuo. La cultura l’ha creata l’uomo,  rappresenta  l’uomo, appartiene all’uomo. Questa è la vera Cultura con la “C” maiuscola.
Oggi parliamo, quasi sempre a sproposito ,di ”cultura”  attribuendole significati di volta in volta  “aggiustati” secondo l’esigenza del tema discusso e si confonde quello che tedeschi chiamano  con la parola Kultur, cioè  l’espressione della natura umana ,i  valori naturali e istintivi  autentici dell’individuo,  con la parola Zivilisation un complesso di norme e di valori soprattutto esteriori e convenzionali.L’insieme composito di costumi,credenze,abitudini,politica o società, non è cultura ma il  surrogato della cultura ,adoperando il linguaggio di Kant è: Z
civilisation.
Parliamo anche di cultura di sinistra e di destra, ma che culture sono? La cultura è una sola, attarcarle un etichetta equivale portarla al rango di borsa taroccata, venduta dagli extracomunitari.Si tratta di subculture.
Si giunge,anche, all’aberrazione culturale di parlare di “cultura di massa”!
La cosiddetta “cultura di massa” è una produzione industriale  
pseudoculturale indirizzata  ad uno pubblico vasto e indifferenziato, la massa, e viene “propinata” per via cartacea ,fumetti e giornali o peggio ancora attraverso programmi televisi. Normalmente serve per indirizzare il pubblico verso “prodotti” politici o mercantili.  E’ come produrre polli surgelati.
Anche alla parola cultura,come a molte altre parole,  è stato modificato il significato originario,  creando una confusione, spesso voluta, per vendere un ingannevole “ prodotto cultura”.
Anna    il 10 Ottobre 2006 alle 15:10

Cara Anna
ehm dissento(e ti pareva..)
La Cultura nell’accezione classica del termine paidéia o humanitas è strettamente individuale e nel contempo si rivolge ad una conoscenza universale.
Mentre quello che dici tu,mi sembra più appropriato legarlo al concetto di civiltà.
La civiltà di un popolo è tramandare ai posteri anche la cultura,ma la cultura è “procreata” dai singoli uomini.
La cultura proviene dai grandi Uomini
da Platone,da Copernico,da Leonardo,da Galilei,da Cartesio, da Kant,da S.Agostino,da Dante,da Leopardi,da Beethoven, solo per citarne alcuni ,
non certo dai popoli loro contemporanei.
Il merito dei popoli è quello di aver costudito la cultura contribuendo a costruire la Civiltà.
Andrò all’inferno ,ma sono un individualista congenito….
Ciaolink Ciao!
Leggo con piacere il post (addolcito anche dall’aver intravisto il meraviglioso crocifisso di Brunelleschi scorrendo il tuo blog) e trovo interessante il parallelo cultura di massa – polli surgelati. Vorrei capire meglio a cosa tu ti riferisca, se cioè alla sub-cultura da salotto del soqueltantochebastaperdareun’opinioneedarfiatoallalingua (nel qual caso mi vedresti d’accordissimo) o all’idea generale che la conoscenza possa essere diffusa tra la massa (Leopardi, se ben ricordo, nelle Operette Morali aborriva proprio quest’idea).
In un’epoca e soprattutto in un Paese dove l’ignoranza diffusa si traduce nello sfregio a un patrimonio storico-artistico-culturale strabiliante quanto martoriato, mi sembra infatti che coloro (pochissimi) che tentano una divulgazione seria e autentica anche via etere o carta stampata debbano considerarsi sostenitori, e non affettatrici della Cultura…
Saluti
Francesco x francesco
intanto grazie della visita e del comm.
Hai ragione di dire che il ns.immenso patrimonio artistico (credo che il 60% delle opere d’arte mondiali sia in Italia) sia trascurato e negletto.
E ben venga chi fa della divulgazione seria ,ma non è cultura:è insegnamento ed apprendimento,erudizione se vuoi.Serve alla “conservazione” della cultura ,che è uno degli scopi della civiltà: è ciò che si deve tramandare ai posteri.Ed anche questa erudizione , pur rivolgendosi ad un pubblico più vasto non è per tutti.La cultura di massa è quello che dici anche tu: chiacchere da salotto ,tv spazzatura.Dove si sparano parole allucinanti,in un “italiano” alla di pietro,frammiste ad un orrido inglese, e dove tutti fanno finta di capire.Ma è quella che va per la maggiore……..purtroppo.
ciao Forse hai ragione. Non avevo pensato a questo accostamento tra cultura e civiltà, semplicemente perché inconsapevolmente per me cultura e civiltà vanno di pari passo.
Però vedi la definizione che ti ho dato io era conseguente alla mia esperienza personale: per me è colto non chi ha molte informazioni relative a un determinato periodo storico o argomento o popolo, ma colui che riesce a cogliere( nota il verbo cogliere! ha la stesa radice di cultura!!! me ne accorgo solo ora!), colui che riesce a cogliere il nesso tra se stesso e la realtà e tra la realtà e il tutto. Per questo la persona colta è anche una persona estremamente curiosa: perché sa che la realtà è una fonte inesauribile di conoscenza in tutti i sensi e favorisce l’avventura dell’interpretazione che, per quel che mi riguarda, trovo affascinante. Cara Anna
lo vedi che, se non parliamo di religione, qualcosa di convergente si trova!!! Mi è piaciuta la tua considerazione :”una persona colta è anche curiosa” e condivido anche le tue conclusioni.
ciao
a presto

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16/10/2006 - Posted by | Filosofia e Religioni

2 commenti »

  1. purtroppo dissento: è solo una leggenda auoerotica quella che in italia ci sia oltre la metà delle opere d’arte del mondo. sarebbe già incredibile se ne avessimo il 10%.pensaci bene, Sarc: considera tutta l’europa, i paesi bassi, la francia ecc ecc, tristemente ecc.
    poi passiamo all’asia, che non è da meno.
    questa vanagloria accettata dai più senza pensarci riduce il concetto stesso di cultura e di civiltà. siamo stati grandi, grandissimi, ma non abbiamo nessun primato. se mi dici che i più grandi geni del rinascimento erano molti italiani, d’accordo. ma non possiamo fare i conti senza un oste come Albrecht Durer. ecc nuovamente.

    quanto poi al tuo concetto di cultura derivata/prodotta dal singolo, non posso non concordare in toto.
    e te pareva……..

    Commento di stealth | 16/10/2006

  2. x stealth
    forse sarà un pò esagerato il 60%, ma indubbiamente
    se si tiene conto che moltissime opere d’arte italiane sono fuori dai nostri confini e tenendo presente che molti
    capolavori “stranieri” sono stati fatti da italiani….
    In ogni angolo d’Italia c’è un capolavoro grande o piccolo che sia.Ti faccio un esempio:in una frazione del comune di Vinci, sperduta in un bosco, c’è una piccola chiesa romanica,un gioiellino.
    Per quanto riguarda la cultura il significato originale classico è “ad personam”, che poi,il termine, sia stato imbastardito questo è assolutamente vero.La parola cultura suona bene e, pertanto, viene associata anche a stupidaggini ,per dare lustro…a delle cose insulse ma politicamente corrette….
    ciao

    Commento di sarcastycon | 17/10/2006


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