Zibaldino

La carità

      Questo post l’ho scritto dopo aver avuto qualche, salutare, divergenza di opinioni, con due amici di blog. E non poteva essere diversamente, loro ferventi cattolici ed io convinto agnostico.Lo dedico soprattutto ad Anna , che pur onorando le sue posizioni ,accetta un dialogo con un povero miscredente. Anche questa è carità.
Il tema del contendere:
la Politica come la più alta forma di Carità.
             Illustrerò la mia posizione, lasciando ad altri ,se vorranno, il compito di controbattere liberamente.
La carità alle origini.
            Troviamo un embrione di carità, pur con modalità e scopi differenziati, presso gli egizi, gli ebrei, i greci e gli induisti, che potrei definire una specie di soccorso spesso interessato: o per timore di Dio o per acquisire meriti agli occhi di Dio, o per ragioni di opportunità politica.

Gli Egizi

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amoredef.JPG(Amore spirituale verso gli uomini)
 In alcuni geroglifici egizi compaiono frasi, come “ho dato pane a chi aveva fame, bere a chi aveva sete,vestito ai nudi”, ed altre concettualmente simili. “E come scrive L.Lallemand, nella Histoire de
la Charitè, il popolo egiziano ha avuto un’idea umanitaria, improntata ai principi di uguaglianza della giustizia,diritti alle donne,ai bambini, agli schiavi e assistenza dovuta ai miseri. Non bisogna dimenticare che uno dei motivi che ci permette di distinguere la carità degli egizi da quella di altri popoli è l’idea di una risurrezione dopo la morte,destinata a premiare gli uomini che in terra agirono bene.”(
fonte: enciclopedia moderna del cristianesimo a cura di P.R. Raimondo Spiazzi ).  
     Concordo, in tesi generale, sull’indubbia superiorità della civiltà e della cultura egizia, rispetto ad altri popoli loro contemporanei, ma anche a molti popoli di oggi, tuttavia ritengo, che questi geroglifici rinvenuti, in gran parte nelle tombe ,di faraoni, regine e notabili siano  tendenzialmente celebrativi, nei confronti dei defunti anche se il credere in una vita post mortem era molto sentito nell’antico Egitto e la “carità” era un mezzo per conquistarsi il favore degli dei.

Gli Ebrei

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r h mim (carità)
       Per  gli ebrei l’assistenza al povero è considerata un dovere.
        In quel tempo diedi quest’ordine ai vostri giudici: «Ascoltate le cause dei vostri fratelli, e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che abita da lui.
Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali; darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; e le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò».(deuteronomio)
Alla fine di ogni triennio, metterai da parte tutte le decime delle tue entrate di quell’anno e le depositerai dentro le tue città;(Deuteronomio 14:28)
il Levita, che non ha parte né eredità con te, lo straniero, l’orfano e la vedova che abitano nelle tue città verranno, mangeranno e si sazieranno, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in ogni opera a cui porrai mano. (Deuteronomio 14:29)”
      Il formalismo  precettivo  della leggi mosaiche , contribuisce ad una interpretazione assistenziale intesa come dovere verso Dio,  piuttosto che come amore verso il prossimo.

     
 I Greci

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        Penso che, per i greci, sia nelle leggi che nelle usanze, usare la parola carità ,sia perlomeno azzardato, la grande cultura filosofica, letteraria,artistica e scientifica, sovrastava ogni altra forma cognitiva.
       E’ vero che,secondo tradizione, sono gli inventori della democrazia, ma se l’esaminiamo nei dettagli, i riscontri, con quello che noi intendiamo per democrazia, sono ben poca cosa.
       La stessa “Repubblica” di Platone è  un ludus philosophicus ad usum mentis, piuttosto che una forma di stato  possibile da realizzarsi empiricamente. E non dimentichiamo che per Aristotele la democrazia fa parte delle forme corrotte di governo, essendo definita da lui come il “il governo a vantaggio dei poveri”, cioè governo di una parte contro l’altra. Ciò non toglie che Solone ,eletto arconte ,realizzi  un’organizzazione sociale di compromesso fra aristocratici e demos ,detta “polis”, ossia uno spazio comune dove  vigono regole e leggi comuni. La giustizia è di origine divina ,ma non più sotto l’egida di Zeus ma sotto quella di Athena, e nello stesso tempo si identifica con la giustizia della polis.
“Scrissi leggi allo stesso modo (homoios) per il non nobile (kakos) e per il nobile (agathos), adattando a ciascuno retta giustizia”. (Solone, fr. 24 Diels 18-20)
      Qualcosa di più concreto, ma più per fini ed interessi  politici che umanitari, lo fece Pericle, in effetti  tutta l’assistenza ha uno scopo prettamente politico, la povertà non era amata, ma odiata e tenuta ai margini della vita pubblica.

L’induismo

  dhânam (carità)
     Gli induisti credono nella reincarnazione: se un uomo si comporta male in questa vita, dopo la morte, la sua anima torna a vivere in un altro corpo per espiare i peccati commessi : solo chi onora gli dei e si comporta con carità verso gli altri uomini raggiunge la pace eterna. Infatti gli induisti credono che gli dei, in cambio di preghiere e di sacrifici, facciano dono agli uomini del sukhavati, il paradiso di felicità.

 

Dal libro BHAGAVAD GITA

Capitolo 17. Verso 20. La carità fatta per dovere, senza aspettarsi niente in cambio, nelle giuste
condizioni di tempo e di luogo e alla persona che ne è degna, si dice che
appartenga alla virtù.
Verso 21. La carità compiuta con la speranza di una ricompensa o con il desiderio di un
risultato interessato, o fatta a malincuore, appartiene alla passione.
Verso 22.
Infine, la carità fatta in tempi e luoghi inopportuni e a persone che non ne
sono degne, o compiuta in modo irrispettoso e sprezzante, appartiene
all’ignoranza.

Il cristianesimo 

brunelleschirid.JPG

Charitas

 Credo, che da un punto di vista teologico, questi comandamenti siano  la base per ogni discussione ermeneutica della Carità cristiana, anche di quella odierna.
Nell’Antico Testamento la parola carità  si trova tre volte,mentre nel Nuovo Testamento
non compare, cio non toglie che il concetto sia esplicato  nelle numerose parabole pervenuteci attraverso gli evangelisti, come quella del buon samaritano,del ricco Epulone, per citarne alcune.
            Ritengo che, almeno inizialmente, il concetto carità uguale amore sia da considerarsi nel triangolo  coscienza del singolo uomo, prossimo e Dio e sia essenzialmente di natura spirituale,mentre l’assistenza materiale,al prossimo, sia solo un mezzo per dimostrare questo amore. L’organizzazione sistematica della Carità, intesa come assistenzialismo materiale, nasce dalla necessità logistiche delle prime comunità cristiane, il “cibo” buono per l’anima ,andava integrato con un cibo adatto alle necessità  corporali. Il vero organizzatore della chiesa primordiale è stato S. Paolo, con le sue comunità cristiane, in pratica le  polis nello stato. Questo tipo di organizzazione non poteva  essere tollerato,logicamente, dall’autorità romana, in genere molto tollerante verso le religioni dei popoli incorporati nell’impero ed il trasferimento della chiesa a Roma accentuò ulteriormente lo scontro fra comunità cristiane e stato. Più le persecuzioni aumentavano, più cresceva l’organizzazione delle comunità come stato nello stato, quindi  mutuo soccorso fra i cristiani, ossia un maggior assistenzialismo per i bisognosi , in pratica un embrione della charitas odierna.
            Sono dunque negli atti degli apostoli e nelle lettere di  s.Paolo  le fonti dell’organizzazione della chiesa primitiva in comunità cristiane,una necessità di espansione e di sopravvivenza.
           
La Carità come Politica o
la Politica della Carità? Comunque la si voglia intendere è un allontanarsi dal concetto evangelico di amore spirituale, per diventare un’organizzazione parastatale o in diretta concorrenza con lo stato.
La  Carità ,intesa come “la forma più alta di politica”  diventa un involucro privo del suo contenuto più importante, per un credente: l’amore verso Dio che è prevalente ,rispetto all’amore verso il prossimo: 1° e 2° comandamento.(Marco 12,28-31)
           So benissimo di attirarmi le critiche dei cattolici, più impegnati nella dottrina sociale della chiesa, ma, anche leggendo, le encicliche papali ,dobbiamo ammettere una organizzazione materiale nell’ espletazione della Carità, come intesa oggi:”Charitas”.
           Il rapporto “divinità”  “io” e “prossimo”, comune in modo sorprendente con  egizi ,ebrei ed induisti, viene snaturato sostituendo all’”io”
la Chiesa.


commento lasciato da Anna il 27 Settembre 2006 alle 7:36

calma ragazzi
solo discussioni pacate
prego

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16/10/2006 - Posted by | Filosofia e Religioni

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