Zibaldino

Utopia

19 Giugno 2006


Ci sono diversi  modi di pensare il futuro:utopie,profezie, previsioni,fantascienza, progettualità.
L’”eu topos” o regione della perfezione e della felicità,valorizza l’immaginario, l’immaginazione derivandoli dalla frustrazione del contingente; ma è anche l’”ou topos” la regione inesistente.
L’utopia  è il sogno ricorrente dell’uomo insoddisfatto della  realtà in cui vive, pertanto ha radici lontane nel tempo.
La”Repubblica”, l’utopia politica platonica è l’oggetto del dialogo, a  cui prendono parte Socrate, Polemarco ,Glaucone,  Adimanto, Trasimaco e Cefalo nel quale viene ipotizzata la perfetta comunità politica e sociale. La tesi fondamentale è la necessità che a governare siano i filosofi, o che  i governanti siano filosofi. Su queste basi, Platone descrive il suo modello ideale di stato. La comunità dovrà essere divisa in tre classi: governanti , guerrieri e cittadini-lavoratori. L’appartenenza ad una o ad un’altra classe è definita da fattori sia antropologici ,che psicologici, cioè la prevalenza nella psiche della parte razionale per i governanti, della parte concupiscibile per i lavoratori o della parte irascibile per i guerrieri, cioè dalle specifiche qualità  dell’individuo.
Uno aspetto  dello stato idealizzato da Platone è l’eliminazione della proprietà privata, limitatamente alla classe dei governanti, che avranno in comune anche le donne, completamente eguagliate agli uomini; i matrimoni saranno temporanei ed  i figli,sottratti neonati ai loro genitori, saranno della “comunità”. L’essenzialità del “comunismo” platonico consiste, per la parte economica, nell’eliminazione della proprietà privata e per la sfera sessuale nell’eliminazione della famiglia e nell’eguaglianza dei sessi. La finalità, di questi assunti, è la totale dedizione al bene  comune e della “repubblica”.
In una sintesi estrema, si può affermare che, in questo contesto del pensiero platonico ,ci siano tutti quei germi,che pur con poliedriche evoluzioni ,daranno vita alle utopie future.
Le critiche, salvo rare eccezioni,sono nel complesso negative sia ,ovviamente ,da parte di quella linea di pensiero che si ispira al liberalismo,  che  respinge in toto la sua visione politica ed economica,  sia  da quella che si ispira al socialismo, che pur apprezzandone alcuni  assiomi ,non gli “perdona” la ferrea  divisione in classi.
Nei secoli, le utopie sono ricorrenti, citerò solo alcune opere, come “La città del sole” di Tommaso Campanella ,il  “De Pace Fidei “di Niccolò Cusano,un’utopia religiosa., “Sul migliore assetto dello Stato”, ovvero “L’isola di Utopia” di Tommaso Moro, le cui idee troveranno un terreno fecondo nel socialismo populistico del XVIII secolo e in quello del comunismo utopistico del XIX secolo.

L’utopia comunista e la fine dell’utopia.
Dalla ” Critica al programma di Gotha”(  K. Marx):
«In una fase più avanzata della società comunista, dopo che la subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche l’opposizione tra lavoro manuale e lavoro spirituale, si saranno dissolte, dopo che il lavoro sarà diventato non solo un mezzo per la vita, ma anche il primo bisogno della vita, dopo che, con lo sviluppo multilaterale degli individui, si saranno accresciute anche le loro forze produttive e tutte le fonti della ricchezza cooperativa zampilleranno più di prima, solo allora l’angusto orizzonte del diritto borghese potrà essere superato del tutto e la società potrà scrivere sulla sua bandiera: ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni!» Ma le fontane non hanno zampillato e non zampilleranno.
Per  realizzare questo passaggio, occorre   un “agente”, il proletariato, e di un periodo, la “dittatura del proletariato”, insostituibile momento di transizione che porta al superamento di qualsiasi forma di Stato.
Come questo avvenga e con quali metodi si raggiunga il superamento della società interclassista  è chiarito da Marx ed Engels nel “Manifesto” del 1848.
I comunisti sprezzano l’idea di nascondere le proprie opinioni e intenzioni. Essi dichiarano apertamente di poter raggiungere i loro obiettivi solo con il rovesciamento violento di ogni ordinamento sociale finora esistente. Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo.
Un mondo che, a quel punto, sarà privo di contenuti e ricolmo di sangue.
La fine dell’utopia avviene nel momento stesso della sua realizzazione o meglio nel  tentativo della sua realizzazione. La prova di rivoluzione del 1968, in cui si sosteneva la fine dell’utopia socialista in quanto realizzata o realizzanda a breve, è fallita in toto. Successivamente, la caduta del muro di Berlino, rappresenta il crollo, per implosione, del socialismo reale, cioè la prima fase della transizione, la dittatura del proletariato,  non ha funzionato. Non solo non ha funzionato, ma  lascia, dietro di sé, una lunga  scia di sangue .
Un’ utopia, che pensata per il benessere dell’uomo, si rivolta contro l’Uomo in quanto essere,in quanto ratio, in quanto pensiero, in quanto libero.
L’uguaglianza non esiste, ogni uomo è un “individuo” unico ed irripetibile, con una propria anima, non amalgamabile in una massa amorfa, pertanto la ricerca della perfezione sociale, basata sul livellamento egualitario, è viziata, ab inizio, da un errore oggettivo: non si tiene conto della natura e della disegualità degli uomini.
Ogni tentativo di realizzare una  società perfetta, in senso egualitario, è destinato a fallire: è un utopia. Le “utopie” sono belle esteticamente e fanno sognare un mondo migliore, ma sono esclusivamente  sogni che, quando si cerca di realizzarli, possono avere conseguenze drammatiche. 
La cosa migliore è che l’utopia rimanga solo e soltanto UTOPIA.

 31 commenti  |  buono ottimo eccellente  segnala ]

Commenti

 commento lasciato da softconnection     il 19 Giugno 2006 alle 23:41
Insomma non vuoi nemmeno provare a costruire qualcosa di quantomeno vicino all’utopia. Finchè le persone continuano a ragionare così, hai pienamente ragione.Riepilogando: siamo tutti diversi, quindi è giusto che la legge del nostro stato democratico ci tratti in modi diversi?
link
 commento lasciato da sarcastycon2    il 20 Giugno 2006 alle 0:18
L’essere diseguali non significa che si debba “partire” diseguali, ma dopo ognuno per la sua strada.
È chiaro che ci deve essere un minimo comune denominatore ,ma deve essere proprio minimo non voglio che lo stato, oltre a mettermi le mani nelle tasche, interferisca sul mio modo di vivere,di lavorare ,di pensare. Voglio essere libero di credere o di non credere ,di essere agnostico,
di formarmi una famiglia oppure no.
Non voglio oppio né religioso né ideologico, i miei giudizi devono essere scevri da qualsiasi condizionamento religioso,politico o comunque dogmatico.
Non c’è niente di peggio che giudicare, non secondo giustizia, ma secondo le proprie idee politiche,con questo metro difficilmente verrà fuori la verità.
In sintesi adoperare il proprio cervello e non quello altrui.
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 commento lasciato da softconnection    il 20 Giugno 2006 alle 9:2
La mia “utopia” è proprio questa libertà, principalmente morale, di cui parli. Nei partiti di destra e nella parte moderata della sinistra (leggasi udeur e margherita) non mi riconosco minimamente per via di questa imposizione di regole rigide e opprimenti mascherate dalla parola “etica” a cui tanti si appellano. Per carità, un conto è l’etica “sociale” (regole di convivenza comuni), ma l’etica puramente “religiosa” (dettata da un ammasso contraddittorio e mal interpretato di libri scritti 2000 anni fa) non la sopporto. Poi per quanto concerne l’economia o altri ambiti più “pratici” ognuno ha le sue soluzioni, alcune valide altre no, ma se sto da questa parte è perchè non sopporto l’arroganza di chi impone le proprie idee senza valide argomentazioni condivisibili.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 20 Giugno 2006 alle 13:29
Non pretendo di convincere nessuno con le mie parole,mi limito a riportare fatti oggettivi ed il mio giudizio, sulla politica in generale, è estremamente negativo.
Gli uomini, politicamente si dividono in tre categorie:
La prima ,quella dei furbi, che fa politica per i propri interessi e per gli interessi degli “amici”.
La seconda, quella degli stolti ,che segue la politica dei primi, pensando che questi facciano anche i loro interessi.
La terza è quella di coloro che hanno capito il gioco, ma non l’accettano.Per quanto riguarda “non sopporto l’arroganza di chi impone le proprie idee senza valide argomentazioni condivisibili.” Penso che crederai alle parole di un personaggio che, certamente,di destra non era.
Pasolini doveva intervenire al Congresso radicale fu ucciso pochi giorni prima. Le sue parole furono lette da Vincenzo Cerani:
«Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre parole libertarie per creare un nuovo potere omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo e i suoi chierici saranno chierici di sinistra”
Temo che sia arrivata quest’ epoca.link
 commento lasciato da softconnection    il 20 Giugno 2006 alle 14:6
Non era una frase rivolta direttamente a te, quanto invece a diverse ideologie di destra (ce ne sono anche a sinistra così, per carità).Beh, può darsi che tu abbia ragione a pensare che quell’era sia giunta, ma io non posso condividere. Quello che intendo è che generalmente ognuno, politicamente o ideologicamente parlando, mira a creare un minimo di omologazione secondo il proprio modello ideale, quindi sia a destra che a sinistra in fondo si è tutti “chierici”. Poi c’è chi vuole imporre uno stile di vita e chi invece vuole lasciare il libero arbitrio all’individuo.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 20 Giugno 2006 alle 15:13
io sono per il libero arbitrio….
se non si fosse capito………..
link
 commento lasciato da softconnection    il 20 Giugno 2006 alle 15:58
Anche io, ma in chi riconosci il libero arbitrio nella politica italiana attuale?
 commento lasciato da Sarcastycon     il 20 Giugno 2006 alle 17:40
Nemo
link
 commento lasciato da stealth    il 20 Giugno 2006 alle 18:1
**In sintesi adoperare il proprio cervello e non quello altrui.**:
datosi che, oggettivamente, di persone con un cervello adibito anche al pensiero non ce ne sono poi tante, direi che la tua frase è inequivocabilmente utopica. basta aggirarsi per certi blog per capire quanta poca materia grigia ci sia al mondo: encefalogramma piatto.
benchè pacifico convinto, non posso non essere contento che esistano anche le armi “da difesa”.per fortuna.
quando la nostra anima è in pericolo, dobbiamo avere la forza necessaria per difenderla: Pasolini è stato profetico e quel momento è arrivato, è GIA’ qui.
homo homini lupus: qualunque altra cosa è da considerarsi una illusione falsa.
mala tempora sunt: il tutto stà precipitando velocemente e domattina stessa potremmo ripiombare nel baratro dal quale non siamo mai usciti completamente.
il punto è sempre quello: qualcuno vuole sempre vederci sottomessi e annichiliti: e noi spiriti liberi dobbiamo in continuazione cercare di arginare le orde assassine.
a 20 o a 80 anni, non importa, dobbiamo ancora alzare la spada
 commento lasciato da softconnection     il 20 Giugno 2006 alle 18:5
Nemo?
link
 commento lasciato da Sarcastycon     il 20 Giugno 2006 alle 20:18
Nemo cioè nessuno.
scusami ma su questo blog non voglio scivolare nella trita politica.
Preferisco rimanere in un campo speculativo,opinioni diverse sono ben accette ,ma sempre in ambito generale.
La politica e gli uomini politici italiani,in toto,non solo non sono di serie B ma neanche di serie Z.
Non è un discorso qualunquista,ma purtroppo una realtà oggettiva.se vuoi parlare di serie Z lasciami un commento su
sarcastycon.ilcannocchiale.itlink
 commento lasciato da Sarcastycon2    il 20 Giugno 2006 alle 20:27
x stealth
non essere così pessimista,magari ci sono diverse persone che potrebbero ragionare con il proprio cervello,ma non lo fanno per opportunismo politico ed economico.
L’opportunismo italiano ha radici lontane….
link
 commento lasciato da lisistrata    il 21 Giugno 2006 alle 14:57
eppure rispettare semplicemente la libertà altrui, tenendo fede alle proprie idee, non è così difficile.
Basta mettersi anche solo per un attimo nella condizione dell’ipotetico avversario e cercare di capire dove si invadono i suoi diritti, perché in fondo non sono così diversi dai nostri.
Di diverso semmai c’è proprio l’espressione il modo, il metodo ed è ovvio che per evitare che certi metodi travalichino un confine, che è molto sottile al punto di essere a volte invisibile, è necessario mettere dei paletti che sono le regole o le leggi.Noi non possiamo semplicemente perché siamo unici ed irripetibili non comprendere che anche gli altri lo sono.Questa è l’unica uguaglianza in natura e in società, siamo tutti diversi ed è giusto vengano rispettate e valorizzate le nostre diversità.

L’uguaglianza è stato il danno peggiore che è stato fatto contro l’umanità, perché ha appiattito tutti attraverso una brutalizzazione spaventosa, negando i diritti individuali e negando perciò i valori della vita. L’etica in questo caso non è mai entrata nemmeno nella considerazione e purtroppo 2/3 del mondo vivono ancora così, si tratti di dittature teologiche, che politiche.

Troppi ragazzi oggi non lo hanno capito e i grandi vecchi che li trascinano con sé verso queste ideologie lo fanno con l’intenzione di avere dei perfetti scendiletto su cui poggiare i loro sporchi piedi.
link

 commento lasciato da sarcastycon2     il 21 Giugno 2006 alle 17:32
grazie lisistratalink
 commento lasciato da stealth    il 22 Giugno 2006 alle 19:16
domanda la cui risposta esatta verrà premiata con un gelato monumentale:
qual’è l’utopia di oggi, di questi ultimissimi tempi?
è talmente facile che aiutini proprio nisba.
tempo per rispondere: poco, molto poco…………
 commento lasciato da Sarcastycon     il 22 Giugno 2006 alle 19:33
niente politica trita….
please
link
 commento lasciato da Gboggero-Germanynews    il 28 Giugno 2006 alle 0:5
Scrivi qualcosa anche su Bergson..
link
 commento lasciato da Lady RoseNoire    il 2 Luglio 2006 alle 14:17
Concordo con te quando dici che ogni individuo è unico, con i suoi talenti e le sue capacità, ma questo non può e non deve giustificare in nessun modo la diseguaglianza sociale, anzi dovrebbe promuovere il libero scambio e la libera cooperazione. Ti faccio un esempio, poniamo il caso che A abbia il dono dell’intelletto e B della manualità. E’volgare che A si ritenga superiore a B, è osceno che socialmente A sia superiore a B: in una società giusta A servirà B, così come B servirà A.
Gli uomini sono diseguali, ma nessuno è superiore all’altro …
link
 commento lasciato da Sarcastycon     il 3 Luglio 2006 alle 21:42
Grazie. mi togli un atroce dubbio: ero convinto di essere inferiore a Leonardo da Vinci.
Dunque mi posso vantare di essere uguale a Leonardo,oppure è un’utopia?
link
 commento lasciato da Lady RoseNoire    il 4 Luglio 2006 alle 16:17
Leggo dell’ironia …link
 commento lasciato da Sarcastycon     il 4 Luglio 2006 alle 19:44
non sbagli d’altronde sono…sarcastycon
link
 commento lasciato da teologia     il 5 Luglio 2006 alle 18:43
!
link
 commento lasciato da Anna    il 16 Luglio 2006 alle 17:50
Beh… l’utopia, per definizione, è qualcosa che non ha luogo in cui realizzarsi… solo nei pensieri di qualche sedicente filosofo che prescinde dalla realtà per giudicarla.
In realtà, per poter manipolare la realtà senza che questa ci si rivolti contro, occorre fare un uso adeguato della ragione.
E si usa adeguatamente la ragione quando la si fa dipendere dalla realtà così com’è; non quando la si vuole forzare assoggettandola alle proprie costruzioni mentali.
Comunque vedo che hai sottolineato in grassetto l’uso della forza per imporre le utopie (che si fanno chiamare ideologie, quasi che il succo cambiasse!).
Ebbene tutto ciò che si impone con la forza e con lo spargimento di sangue, quando non sia difesa reale del proprio diritto a sopravvivere, è, come dici tu, contro l’uomo.
E allora a che servono le utopie?
link
 commento lasciato da sarcastycon2    il 17 Luglio 2006 alle 9:11
x anna
servono a sognare….
 commento lasciato da Anna    il 17 Luglio 2006 alle 10:52
Ma dai sogni ci si sveglia. E spesso in modo tragico.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 18 Luglio 2006 alle 9:37
ed è proprio così.
capisco cosa sottintendi che la fede…
ma ci sono anche le utopie religiose
e quando ci si sveglia?
link
 commento lasciato da Anna    il 18 Luglio 2006 alle 15:14
So che il Cristianesimo può diventare un’utopia se lo si vive a livello di ideologia da contrapporre a delle altre.
Ma la realtà è inesorabile e… si vendica sempre.
Perchè il Cristianesimo diventi utopia è vivere inconsapevolmente la massima di cui parlava C. Fabro il secolo scorso: “Dio, se c’è, non c’entra”.Per vivere il Cristianesimo come utopia basta chiedergli cose che non può dare, perchè non ha intenzione di dare (pensa a come è finito Giuda che si aspettava ch Gesù fosse come lo voleva lui e l’ha tradito)…E ci sono moltissimi rischi anche per noi cristiani di vivere in un sogno se non ci confrontiamo seriamente con la realtà.
 commento lasciato da sarcastycon2     il 19 Luglio 2006 alle 22:1
io sono agnostico,però mi sono chiesto: e se credessi come vorrei che fosse la mia religione? Essenzialmente spirituale: dall”Io” al “Dio”
—-
Su questo argomento potrebbe venirne fuori un bel post.link
 commento lasciato da Anna    il 20 Luglio 2006 alle 8:36
Se la tua religione fosse solo spirituale elimineresti un fattore inscindibile del tu io: il corpo, la fisicità.
E di una religione che mette da parte una cosa così essenziale del tuo io che te ne faresti?
Potrebbe nutrire il tuo orgoglio spirituale, ma non il tuo spirito che è strettamente legato alla fisicità.
E al primo fallimento per l’incapcità di far coincidere la tua materialità con il tuo spirito (il che tutti desideriamo) finiresti per capire che una religione solo spirituale è un inganno.
Anna
Ps:Ti ho fatto una domanda nel mio blog sul nichilismo
link
 commento lasciato da sarcastycon2    il 20 Luglio 2006 alle 13:22
x
Anna
e se la materia non esistesse?se hai voglia leggi il post l’agnostico
(14 post sotto)ps ho risposto alla domanda sul tuo blog.
ciao
 commento lasciato da anna    il 20 Luglio 2006 alle 15:37
Ho letto il post “l’agnostico” e… ehm.. ho tentato di rispondere là!
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16/10/2006 - Posted by | Filosofia e Religioni, Varie

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