Zibaldino

L’Uomo,la Natura,Leopardi e Beethoven

Invitato da un blogger a fare un commento sul seguente passo del Leopardi.….

 «Bisogna distinguere tra il fine della natura generale e quella della umana, il fine dell’esistenza universale e quello della esistenza umana, o per meglio dire, il fine naturale dell’uomo e quello della sua esistenza. Il fine naturale dell’uomo e di ogni vivente, in ogni momento della sua esistenza sentita, non è né può essere altro che la felicità, e quindi il piacere suo proprio; e questo è anche il fine unico del vivente, in quanto a tutta la somma della sua vita, azione, pensiero. Ma il fine della sua esistenza, o vogliamo dire il fine della natura nel dargliela e nel modificargliela, come anche nel modificare l’esistenza degli altri enti, e insomma il fine dell’esistenza generale, e di quell’ordine e modo di essere che hanno le cose e per se, e nel loro rapporto alle altre, non è certamente in niun modo la felicità né il piacere dei viventi, […] perché questa felicità è impossibile […]. Dunque la natura, la esistenza non ha in niun modo per fine il piacere né la felicità degli animali; piuttosto al contrario» [Z 4127-4129, 1825].

Ho voluto fare un commento un po’ fuori dagli schemi….

Provate a leggere il Leopardi con il sottofondo della pastorale di Beethoven e fate attenzione ai suoi movimenti , soprattutto agli ultimi tre. La sesta sinfonia è un inno alla natura, dalla gioia del festoso incontro dei contadini, alla paura del temporale e, dopo la tempesta , come ringraziamento, il canto pastorale. Un’immagine ideale della natura, tradotta in sensazioni ed integrata dalla presenza dell’uomo, in una splendida miscellanea di suoni e colori. I contadini,interrompendo le danze, conosceranno la natura come forza funesta ,il temporale,mentre nel canto pastorale s’instaura un’armonia arcadica tra l’uomo e la natura stessa.E’ l’antica dicotomia tra vita e morte, tra gioia e dolore , per Beethoven è trionfante la gioia ,in Leopardi lo è il dolore.

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30/10/2006 - Posted by | , Filosofia e Religioni

26 commenti »

  1. “perché questa felicità è impossibile”
    Dice Leopardi ed è il passaggio che mi è sembrato stonato.
    Ma se la felicità è impossibile perché desideriamo esere felici?
    Oppure sapere che la felicità è impossibile ce la fa forse desiderare di meno?
    Credo che il desiderio di felicità non possa essere liquidato da una affermazione desolata che vorrebbe porre un limite alll’ampiezza del desiderio.
    Anche se sotto la cenere, il desiderio tornerà sempre e con maggior potenza quanto più è stato censurato.
    Allora perché questo desiderio inesorabile?

    Commento di Anna | 02/11/2006

  2. Per darti una risposta sul Leopardi ti riporto un brano estrapolato dalla critica di F.de Sanctis.

    “Il concetto filosofico, che Leopardi ha del mondo e dell’uomo, non gli si presenta solo, ma in contraddizione con l’opinione corrente, ed é questa duplicità nel suo pensiero, che genera la forma del suo dialogo.
    Il suo concetto é che l’uomo é un anello minimo dell’infinita catena degli esseri, di cui gli é impossibile penetrare il mistero; e che così com’è fatto, é necessariamente infelice: una necessità che più l’intelletto é adulto, più cresce la civiltà, e più si manifesta.
    Ora egli non può concepire questo pensiero, che non gli venga innanzi la turba infinita di quelli che fanno dell’uomo il centro e la cima di tutti gli esseri, e della terra il centro immobile intorno a cui si muove l’universo, e credono l’uomo nato a felicità, se non in questa, in un’altra vita, di cui descrivono il “quale” e il “quanto”, come ne avessero avuta esperienza; e pongono virtù, gloria, sapere, a scopi reali della vita e conducenti a felicità. Questa opinione, generata dalla presunzione e dalla ignoranza, consacrata da tradizioni religiose e divenuta volgare, egli non può cacciarla dal cervello, quando gli appare il concetto proprio, la sua filosofia.”

    Un mio commento ,per quel che vale.
    La vera poesia non ammette schemi è un’espressione dell’anima, è contraddittoria,
    come lo sono i sentimenti amore e odio,gioia e tristezza, è vivere nei sogni e risvegliarsi nella realtà. La felicità nell’uomo esiste ma, è come una bella melodia ,presto si dissolve.
    So che il tuo animo si colma di gioia con la fede e con l’amore verso Dio, e, quindi
    ti sembra impossibile, che altri credano, che nella natura non sia insita la felicità anzi il contrario,come dice il Leopardi.
    Il desiderio, di essere felici, è sempre presente nella parte irrazionale di noi ,ma si scontra, quasi quotidianamente, con la razionalità della realtà empirica e quasi sempre soccombe.
    Ciao

    Commento di sarcastycon | 02/11/2006

  3. La mia obiezione nasceva dal fatto che il desiderio della felicità (che non è per nulla a buon mercato per i credenti, solo perchè credenti) rinasce sempre con maggiore forza nei cuori anche dei più disillusi e magari per mascherare l’impotenza ci si costruisce sopra una filosofia.
    Ma io mi chiedevo: se c’è un Logos all’origine di tutto, perché dovrebbe essere così sadico da farci desiderare quello che non ci vuol dare?
    Che logica è mai questa?

    Commento di Anna | 02/11/2006

  4. Da un punto di vista puramente storico,ci sono religioni che credono in un dio “sadico”,che pretende anche sacrifici umani, praticamente un dio “cattivo”.

    Parlando in modo più speculativo, tutto si riduce ad una umile congiunzione grammaticale “se”:
    “se c’è un Logos all’origine di tutto”.
    “se”

    Commento di sarcastycon | 02/11/2006

  5. Parli di “Se”.
    Ma come? mi sembrava che si fosse giunti a riconoscere che nella realtà vi è un Logos riconoscibile dalla ragione umana. La cosa, ribadita da Benedetto XVI ti aveva colpito. O no? ho capito male?
    Sai, una volta acquisito un dato non mi sembra produttivo rimetterlo in discussione.
    Così non si va mai avanti.

    Commento di Anna | 02/11/2006

  6. L’aperture di BenedettoXVI,sia nel campo della scienza che in quelle fideistiche,sono interessanti ,anzi molto interessanti,direi un cambiamento di rotta, e quando provengono da un uomo di elevata cultura, non è ragionevole escluderle a priori,ma, a mio modestissimo giudizio, non conosciamo ancora abbastanza della struttura universale,per una convergenza tra metafisica,fisica e teologia in tempi brevi: al momento è una prospettiva.
    Devi pensare, che io non sono pregiudizialmente contro l’esistenza del Logos, come gli atei,ho semplicemente un ragionevole dubbio.
    ciao

    Commento di sarcastycon | 02/11/2006

  7. Ma capisci che il ragionevole dubbio se è ammesso, solo dalle persone ragionevoli e pensanti, nel caso di un processo per stabilire la colpevolezza di una persona, diventa paralizzante nel caso in cui siano in discussione questioni basilari come la possibilità di dare un senso bello e soddisfacente alla propria vita?

    Pensa alla disperazione di un morente (o di uno che vede la morte da vicino e non spera più di vivere) e che non riesce ad accettarla perché ha il ragionevole dubbio coltivato in tutta la vita. Non sto parlando di questioni tanto lontane da noi: io ho a che fare in questi mesi con una persona in queste condizioni; e per quanto le voglia un gran bene non posso fare altro che starle vicina, senza però poterla consolare s enon con la mia povera presenza.

    Ho compreso questo allora: che le cose non si capiscono, se non per una grazia sconosciuta, nei momenti tragici della vita, ma occorre arrivarci razionalmente quando la mente è lucida e si può capire che, se per un ragionevole dubbio io non prendo l’autobus perchè l’autista potrebbe essersi sbronzato, rischio di non arrivare al lavoro… Per il ragionevole (quanto ragionevole! parlo della mia personale esperienza) dubbio che i medici possano essere stanchi o distratti non mi faccio operare da loro e crepo in un mese…
    Insomma il ragionevole dubbio è ragionevole e doveroso proprio là dove è in gioco l’onorabilità di una persona, non quando sono in gioco questioni di vita o di morte.

    E allora quali possono essere i confini della ragionevolezza del dubbio? chi li pone? una legge? non credo proprio, almeno nel caso in cui sia in ballo il significato delll’esistenza.

    Se non è una legge è il nostro punto di vista quanto mai mutevole e opinabile.

    Ma continuo a dire che non sarà mai il ragionamento a prescindere dalla realtà dei fatti, non sarà mai la speculazione pura a permetterci di raggiungere il vero.

    Te lo dice una che ha smesso di cercare spasmodicamente la verità nei filosofi: 31 anni fa infatti ha scoperto quello che proprio Benedetto XVI dice: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o un agrande idea, ma l’incontro con la Persona di Gesù Cristo, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (Deus caritas est).

    Ecco perchè non mi persuade il tuo ragionevole dubbio.
    Come vedi l’esperienza è sempre lì dietro l’angolo a chiederti di fare i conti senza escluderla. Perché c’è ed è inesorabile.

    Commento di Anna | 03/11/2006

  8. Certamente, quando si avvicina una fine consapevole, una fede aiuta a superare lo sconforto e la paura.
    Storicamente l’ignoto è sempre stato la fonte delle paure dell’uomo ed è per questo motivo che sono nate le religioni ed il culto per la vita eterna.
    Se poi intervengono “eventi” straordinari ad personam,che inducono ad avere una fede,onestamente non ti posso rispondere,perchè di tali eventi non ho conoscenza diretta e le conoscenze indirette sfuggono alla logica e alla conoscenza umana attuale.
    Non pensare che ti critichi ,perchè credi,tutt’altro,le tue certezze assolute,sicuramente costituiscono un punto fermo nella tua vita,un porto dove gettare l’ancora.La mia, invece, è in continuo divenire e,non so, se vivrò abbastanza,per raggiungere una qualche certezza o un qualche porto , ma non ne soffro.
    ciao

    Commento di sarcastycon | 03/11/2006

  9. Nell’attesa che venga ripristinata la funzionalità su blogspot (fermo dalle ore 9, o anche prima) faccio una capatina qua per levarmi una curiosità.
    Mi sono procurato la copia integrale dello ZIBALDONE, e ti chiedo: puoi confermarmi di averlo letto tutto, o hai letto solo qualche passo?
    Qualora la tua risposta fosse affermativa, scusami, ma potrei avere dubbi sulla tua sincerità; perchè leggere un’opera così mastodontica e con fili conduttori sparpagliati mi potrebbe sembrare una lettura da certosino.
    Ad ogni modo, la prima apertura a caso di questo libro è andata al 2582 che parla proprio della satira e sarcasmo. Sarà un caso??
    A proposito, conosco quasi a memoria la Pastorale, e in un momento di predisposizione d’animo, farò quella prova.
    A riproposito. Da quello che ho intuito, Leopardi è stato il precursore dei BLOGGER.

    Commento di marshall | 04/11/2006

  10. A riproposito, un’altra volta,
    vedo che è un duetto unico tra te e Anna.
    Com’è profonda Anna!

    Commento di marshall | 04/11/2006

  11. x marshall
    nella la prima riga del post dico chiaramente che è un commento a “questo” scritto del Leopardi.Non vuol essere una disquisizione sullo Zibaldone, che non ho letto integralmente,anche perchè i miei interessi,pur apprezzando la letteratura,sono diversi.
    Una poesia è come un quadro,se ti suscita emozioni è soggettivamente bella ,se le tue stesse emozioni le suscita
    anche ad altri ,allora è oggettivamente bella.
    “Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
    silenziosa luna?”
    “…Così tra questa immensità s’annega il pensier mio:
    e il naufragar m’è dolce in questo mare.”
    Io “questo” apprezzo del poeta, le disquisizioni filosofiche,sul pensiero del Leopardi lasciano il tempo che trovano,rispetto all'”immensità” della sua poesia.
    Ed è per questo che ho voluto fare un accostamento,con un altro grande,la cui musica mi da le stesse senzazioni di una bella poesia.
    Questo blog porta come sottotitolo,zibaldino, “ino” per ovvi motivi di “statura”, e vuol essere una miscellanea di pensieri,di senzazioni,di idee più o meno giuste, mie e non mie, ed anche,a volte,contradditorie.La coerenza sempre e comunque è difficile da mantenere.
    Caro Marshall
    vedo che dubiti della mia sincerità,ma basta che tu mi chieda: mi hai chiesto se avessi letto tutto lo zibaldone e ti ho risposto di no,anche se al liceo, sicuramente,ora non ricordo,diverse parti (con le buone o con le cattive eheheh) me le hanno fatte studiare.
    Anna è una cara amica di blog,ci scambiamo commenti, impressioni e riflessioni,la sua posizione fideistica è inattacabile,ma io non voglio attaccare ,nè tanto meno convincere alcuno alle mie tesi, mi limito semplicemente ad esporle e da buon agnostico ascolto tutti,faccio le mie considerazioni,aggiorno eventualmente la mia “verità”,che è sempre in divenire.
    ciao
    Marcello

    Commento di sarcastycon | 04/11/2006

  12. x marshall
    ps.
    se vuoi visitare il blog di Anna il link è sulla destra
    ciao

    Commento di sarcastycon | 04/11/2006

  13. Marcello,
    non dubito della tua si ncerità.Ho solo voluto farti presente che qualora avessi letto tutto lo Zibaldone, ti avrei considerato grandioso!
    Ho visitato il blog di Anna.
    E’diverso da quelli che siamo abituati a vedere, e merita veramente passaggi di approfondimento.
    ——-
    Ho scoperto da qualche giorno che qui da me si riceve la filoduffusione via radio MF: trasmettono spesso brani di Beethoven.
    A presto.

    Commento di marshall | 12/11/2006

  14. Marcello
    Ho ascoltato il pezzo.
    Pensavo fosse di Mussorgsky.
    Nel blog di Siro, sei sempre sotto mira!

    Commento di marshall | 16/11/2006

  15. Ciao Sarcas, hai visto cosa è successo?
    I cattolici non possono dire quello che pensano: http://annavercors.splinder.com/post/9957343
    Sono senza parole!
    Anna

    Commento di Anna | 19/11/2006

  16. Marcello
    non intervengo sui temi perchè rischierei di interrompere, a torto, una discussione tra le più interesanti che abbia letto negli ultimi tempi.

    Mi piace Anna, è profonda e intelligente.
    Anche il padrone di casa, of course.

    Mi permetto solo di lasciarti una mia convinzione: per quanto paradossale, si può amare anche la morte.

    Commento di monica | 30/11/2006

  17. x Monica
    sei pregata di intervenire quando vuoi
    Ti ringrazio dei complimenti per di più da una giornalista…
    Per quanto riguarda di amare la morte,
    non mi sento leopardiano e tanto meno islamico.
    La morte,volenti o nolenti,la subiamo si tratta solo di farsene una ragione o di accettarla per fede sperando in una vita “aldilà”.
    ciao

    Commento di sarcastycon | 30/11/2006

  18. Beethoven e Leopardi.
    Sperimentano entrambi il dolore: il primo lo affronta e lo supera trasformandolo in gioia (di vivere sempre), il secondo si arrende ad esso, si arrende all’ineluttabilità del male.

    La natura non insegna la felicità, prova ne sia la moltitudine di cadaveri di creature innocenti di cui il suo cammino evolutivo è disseminato.
    La natura non insegna la felicità ma nell’osservarla io mi sento felice!
    Scopro un sentimento nuovo dentro di me che non avrebbe ragione di essere, scopro e ciecamente perseguo e sperimento e mi adopero perchè anche gli altri siano felici!
    E’un movimento irrazionale?
    Eppure è così ragionevolmente umano voler essere felici!
    Da dove viene la felicità?
    Se non è la natura, da dove?
    Da noi stessi?
    Ma noi siamo natura!
    Allora da dove…se non esiste un Dio?

    Luna

    Commento di Luna | 15/12/2008

  19. x Luna
    “da dove viene la felicità?”
    E’ una bella domanda la tua.
    Faccio un’osservazione:quanto dura la felicità?
    E’un attimo fuggente e sfuggente,non c’è continuità. La vita è un susseguirsi di felicità,infelicità,noia e mediocrità,ma direi quella che compare meno è proprio la felicità.

    Può un Dio infinito darci solo delle gocce di felicità?
    ciao
    Sarc.

    Commento di sarcastycon | 16/12/2008

  20. Quanto dura la felicità?
    Tutto il tempo che le concediamo!
    Prima, però, dobbiamo imparare a riconoscerla, a stanarla, soprattutto nei momenti di difficoltà, noia, mediocrità, insoddisfazione, sofferenza; quando la tentazione di nasconderci dietro il nostro personale muro del pianto, prevale sul desiderio di vivere.

    Qualcuno/qualcosa ci suggerisce che esiste una condizione positiva: sfiorarla per un attimo equivale a desiderarla per sempre.
    Abbiamo a disposizione tutto il tempo della nostra vita per imparare ad essere felici (prima impariamo meglio stiamo:)).
    Felici per sempre?
    L’eternità appartiene ad altri luoghi, quelli dello spirito, i luoghi di Dio.
    Un Dio che spero, sul quale ragiono e infine immagino intento a chiedersi quando e se ha sbagliato a rinunciare alla sua onnipotenza per renderci liberi.
    Un Dio che non sgocciola felicità ma che è Felicità/Amore e nel concederci di presagirli hic et nunc ci spalanca le porte dell’eternità.

    Luna

    Commento di Luna | 17/12/2008

  21. Bentornata Luna
    Volevo farti visita ma lasci solo il link di splinder e nn quello del tuo blog.

    Desiderare la felicità è umano,trovarla in vita non è così facile.
    Anche per i credenti ci sono momenti di sofferenza e di infelicità,che loro chiamano “prove” da superare, mandate da Dio.
    Dio non rinuncia all’onnipotenza,perchè ha concesso all’uomo il libero arbitrio,in quanto, se vuole, può toglierglielo in qualsiasi momento.
    L’onnipotenza è un attributo necessario di Dio,
    secondo il cristianesimo Dio ti da la felicità in un altro “regno”,qui sulla terra,ahimè,solo goccie…
    Secondo me “Goccie di felicità” è una bella allegoria,che si concilia,ottimamnte,con la musica.
    ciao
    Sarc.

    Commento di sarcastycon | 17/12/2008

  22. Sarc,
    Un Dio onnipotente potrebbe annientare il male e quanto di malvagio si agita nel cuore degli uomini.Ciò non accade.
    Non può?
    Non vuole?
    Perché?
    L’unica spiegazione che riesco a darmi è che intervenendo concretamente nelle nostre vite ci ridurrebbe a burattini nelle sue mani,l’uomo è molto di più: l’uomo è la sua libertà.
    In quanto alle “prove” mandate da Dio, credo sia un modo semplice e banale di aggirare il “problema” del male e dell’onnipotenza di Dio.
    Cristo ci dice di “amare il prossimo nostro come noi stessi e ancora di più i nemici”.
    Ci offre la chiave per interpretare e vivere il mondo:
    Mettendo in pratica il suo insegnamento, non pensi che la felicità potrebbe essere, anche, di questo mondo?

    Gocce di felicità è una bella allegoria, concilia ottimamente con la musica anche se, una serenata di Beethoven,più che poche gocce è un fiume in piena di felicità! 🙂

    Luna

    Commento di Luna | 17/12/2008

  23. p.s.dimentico di avere un blog!
    Comunque se vuoi annoiarti un pò: Rejoice.splinder “La luna e l’altra”.
    Ciao

    Commento di Luna | 17/12/2008

  24. Luna
    sono d’accordo su “l’uomo è la sua libertà”

    Invece ho qualche dubbio sul fatto che amando il prossimo ed i nemici si possa essere felici…

    ciao
    Sarc.

    ps
    ho visto il tuo blog,mi è piaciuto: difendi,giustamente le donne, senza per questo essere troppo femminista, o mi sbaglio?
    ti lascio un link,semprechè tu abbia tempo e voglia di leggerlo
    http://narrare.wordpress.com/2007/10/24/anni-%e2%80%9980-dalla-versilia-al-golfo-di-baratti-sulla-costa-degli-etruschi/

    se ti ho capito bene è un genere di post che potrebbe piacerti.

    Commento di sarcastycon | 18/12/2008

  25. …femminista? neanche un pò! 🙂
    Sicuramente leggerò

    Luna

    Commento di Luna | 18/12/2008

  26. Luna
    Infatti ero quasi certo che tu non lo fossi,
    per il resto ti ho scritto privatamente
    ciao
    sarc.
    ps
    sono venuta da te e ho comm sul post
    FULL IMMERSION NELL’UNI-VERSO MASCHILE (IL MULTI-VERSO E’ FEMMINILE)

    Commento di sarcastycon | 18/12/2008


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