Zibaldino

Evola “No Global”

Il seguente post è stato scritto da Willy Bruschi

Evola “No Global”.

Per Julius Evola,conosciuto a destra come il “Barone” e per mezzo secolo trattato dalla cultura ufficiale come filosofo “maledetto”,la riabilitazione è arrivata in tempi recenti da giornali come “La Repubblica” con un articolo in terza pagina di cultura “Il sogno di Evola” e “Panorama” con “Evola,un fuoco da spegnere”…dove la figura del filosofo tradizionalista veniva evidenziata per il suo “idealismo magico” e in quanto esponente italiano del “dada”.
A mio avviso,l’articolo che riabilita Julius Evola, per l’attualissima attualità del suo messaggio “antimoderno” e “antiprogressista” e quello di Marino Freschi sul Mattino di Napoli intitolato “Evola No global” che c’entra in pieno il bersaglio della sua critica filosofica.
In questo articolo,è evidenziata la super attualità di Evola.
A parte il paragone con il finto ribellismo dei No global…
E credetemi,a leggere l’ultima parte del suo capolavoro “Rivolta contro il mondo moderno”(del 1929!!!) che si conclude con l’ultimo capitolo “Americanismo e bolscevismo” non si può non rimanere di stucco dal suo aspetto profetico.
Con “Rivolta contro il mondo moderno” l’autore fa un’analisi storica dell’umanità attraverso le varie civiltà evidenziando la decadenza del mondo moderno contemporaneo…e attraverso i cicli che hanno portato al contesto attuale
La sua analisi si conclude con ciclo del “Kalì juga” cioe’ il ciclo della di Kalì(dea della distruzione e del caos) identificandola can la civiltà bolscevico-americana.
Per Evola “americanismo e bolscevismo” sono i due volti della stessa medaglia : pur apparendo antagonisti ,essi sono accomunati dallo stesso materialismo,dal primato dell’ economia,in un “benessere materiale da bestiame bovino”
Dopo l’analisi del bolscevismo…c’é la critica alla civiltà USA(che è la globalizzazione attuale !)
Pensiamo al giudizio di Evola sulla società americana :

“Nella grandezza smarrente delle metropoli americane ove il singolo – ‘nomade dell’asfalto’ – realizza la sua infinita nullità dinanzi alla quantità immensa, ai gruppi, ai trusts e agli standard onnipotenti, alle selve tentacolari di grattacieli e di fabbriche… In tutto ciò il collettivo si manifesta ancor di più senza volto che non nella tirannide asiatica del regime sovietico”

Lo “standard” morale corrisponde a quello pratico dell’ americano. Il “confort” alla portata di tutti e la super produzione di consumi che caratterizzano l’America sono stati pagati con il prezzo di milioni ridotti all’automatismo del lavoro,formati secondo una specializzazione ad oltranza che restringe il campo mentale e attenua ogni sensibilità……la STANDARDIZZAZIONE INERENTE AD OGNI PRODOTTO MECCANICO E QUANTITATIVO DETERMINA E IMPONE LA STANDARDIZZAZIONE DI CHI LO CONSUMA,L’UNIFORMITA’ DEI GUSTI,UNA PROGRESSIVA RIDUZIONE A POCHI TIPI,che va incontro a quella che si manifesta direttamente nella mentalità.

La monumentale opera finisce così :

“E anche se non dovesse verificarsi la catastrofe temuta da alcuni in relazione all’uso delle armi atomiche, al compiersi di tale destino,tutta questa civiltà di titani,di metropoli d’acciaio,di cristallo e di cemento,di masse pullulanti,di algebre e macchine incatenanti le forze della materia ,di dominatori di cieli e oceani, apparirà come un mondo che oscilla nella sua orbita e volge a distogliersene per allontanarsi e perdersi definitivamente negli spazi , dove non vi è più nessuna luce , fuor da quella sinistra dall’ accelerazione della sua stessa caduta.”

Queste rivelazioni profetiche Evola le scrisse nel 1929, quando il mondo era un po’ diverso da come lo conosciamo…Non per niente venne definito come il “Marcuse di destra”

Willy Bruschi

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16/12/2006 - Posted by | Filosofia e Religioni

5 commenti »

  1. Non c’è dubbio che Evola sia un personaggio eclettico,dalla pittura,alla poesia,alla filosofia,all’ alchimia,all’esoterismo,ma rimarcherei ed è,forse, la sua attualità:

    Quello attuale è il tempo del ferro, il kali yuga, in cui l’ordine cede al caos, il sacro alla materia, l’uomo all’animale, ove dilaga la demonia delle masse e del sesso, dell’oro e della tecnica scatenata; un’epoca senza pietà, senza luce, senza amore.

    Bisogna convenire che questa parole si adattano molto bene al tempo in cui viviamo.

    Riporto dal sito juluisevola.it

    …già nel 1917, in trincea, aveva iniziato a scrivere Teoria e Fenomenologia dell’individuo assoluto, un’opera che conclude nel 1924 e che viene pubblicata in due volumi, dall’editore Bocca, nel 1927 e nel 1930. In questi due libri Evola associa il suo interesse per la filosofia a quello per le dottrine riguardanti il sovrarazionale, il sacro e la Gnosi. L’obiettivo era tentare il superamento della dualità io/non-io: il soggetto che percepisce il mondo deve sentire che quell’io che ha evocato il mondo è lui stesso, che i confini del suo essere sono più estesi di quelli di cui è cosciente nella esperienza di veglia, deve comprendere che il mondo è una “ipnosi cristallizzata alla quale”, scrive Adriano Romualdi che fu suo discepolo e suo esegeta, “si sfugge svegliandosi dal mondo dei sensi con una disciplina della mente”.

    Nelle teorizzazioni di Evola c’era l’influenza della sapienza tantrica, com’è, noto i Tantra negano ogni dualismo tra dio e natura, tra uomo e mondo: questo mon­do che ci circonda è la divinità stessa e la stessa divinità non è differente dall’io definitivamente liberato: la realtà è celata dal “velo di Maya” che la ispessisce, ma una volta rimosso il velo l’occhio percepirebbe che l’intero universo non è che un’espressione del proprio Sé.

    Caro Willy
    posso capire l’entusiasmo per un autore ,ma non si rende giustizia nè all’autore ,nè alla realtà storica ,se ci si fa prendere la mano dal proprio sentimento e dalle proprie idee.
    Il giudizio deve essere, giustamente e onestamente critico,scevro da convinzioni religiose,filosofiche,politiche,scientifiche,
    e dall’emotività. Ricordati “Il Discorso sul Metodo” di Cartesio.
    Ciao

    Commento di sarcastycon3 | 17/12/2006

  2. Non ho letto il libro di cui parli, però in quanto a libri profetici ce ne sono diversi, tra i quali un altro scritto nel 1903, “Il padrone del mondo” di R. Benson, che a me pare di una straordinaria attualità. Se ti capita dagli uno sguardo: ci sono molti dei temi che rappresentano l’angoscia dei nostri tempi.

    Commento di Anna | 19/12/2006

  3. Davvero interessante, non avevo mai sentito parlare di questo Evola, ma è stato davvero profetico.
    L’unica cosa che mi lascia perplesso riguarda l’ultimo passo che hai riportato. Mi sembra impossibile che si parlasse di armi atomiche già nel ’29, dato che allora non si era neanche ancora scoperto il neutrone!
    Forse qualcuno ha fatto una traduzione un po’ troppo libera…

    Commento di Beren | 19/12/2006

  4. Ecco ragazzi,chi era Evola(il cui pensiero e’ stato distorto e un po’ storpiato…) :

    Julius Evola (Roma, 19 maggio 1898 – 11 giugno 1974), pseudonimo di Giulio Cesare Andrea Evola, fu un pensatore italiano del XX secolo.

    Le sue posizioni, vicine al fascismo e il nazismo, ne espressero una critica nella chiave del tradizionalismo. Mussolini, che ne apprezzò il lavoro, gli preferì in seguito Giovanni Gentile come teorico del fascismo. Le sue critiche, da posizioni ancora più radicali, gli valsero in Italia la sospensione di alcune sue pubblicazioni e in Germania il sospetto delle gerarchie naziste. La complessità del suo pensiero gli procurò, anche dopo la fine della guerra, un grande seguito negli ambienti conservatori italiani ed europei, dai nostalgici del nazifascismo fino a esponenti della destra più moderna.

    Indice
    1 Vita e opere
    1.1 Formazione
    1.2 L’artista
    1.3 Gli anni della Guerra
    1.4 Il filosofo
    1.5 Il dopoguerra
    2 Sintesi del pensiero di Evola
    3 Bibliografia
    4 Collegamenti esterni

    [modifica] Vita e opere

    [modifica] Formazione
    Evola nacque da una famiglia siciliana di nobili origini. Le poche notizie sui suoi anni di formazione si possono ricavare dalla sua autobiografia (Il Cammino del cinabro):

    «Nella prima adolescenza si sviluppò in me un interesse naturale e vivo per le esperienze del pensiero e dell’arte. Da giovinetto, subito dopo il periodo di romanzi d’avventure, mi ero messo in mente di compilare, insieme ad un amico una storia della filosofia, a base di sunti. D’altra parte, se mi ero già sentito attratto da scrittori come Wilde e D’Annunzio, presto il mio interesse si estese, da essi, a tutta la letteratura e l’arte più recenti. Passavo intere giornate in biblioteca, in un regime serrato e libero di letture. In particolare, per me ebbe importanza l’incontro con pensatori come Nietzsche, Michelstaedter e Weininger.»

    [modifica] L’artista
    Si espresse inizialmente nell’arte della pittura, aderendo alle tendenze artistiche più moderne. Entrò in contatto epistolare con Tristan Tzara e divenne uno dei principali esponenti del Dadaismo in Italia. Nell’ambito della poesia entrò in contatto con Gottfried Benn e Filippo Tommaso Marinetti quindi s’interessò al Futurismo.

    Malgrado i suoi contatti con l’ambiente futurista romano, F.T.Marinetti, dopo aver letto uno scritto del giovane Evola pare abbia detto: Le tue idee sono lontane dalle mie più di quelle di un esquimese. Marinetti non era tanto lontano dal vero.

    [modifica] Gli anni della Guerra
    Nel 1917 partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria, pur essendo affascinato dai grandi imperi come quello austro-ungarico contro cui combatteva.

    Rientrato a Roma dopo il conflitto attraversò una profonda crisi esistenziale e lui stesso riporta (sempre in Il cammino di cinabro) di essersi deciso a 23 anni al suicidio:

    «Questa soluzione fu evitata grazie a qualcosa di simile ad una illuminazione, che io ebbi nel leggere un testo del buddhismo delle origini. Fu per me una luce improvvisa: in quel momento deve essersi prodotto in me un mutamento, e il sorgere di una fermezza capace di resistere a qualsiasi crisi.»

    [modifica] Il filosofo
    Questo suicidio mancato fu per Evola il momento di passaggio più significativo: morte all’arte e alla poesia, che infatti abbandonò nel 1921 e nel 1922, e nascita alla filosofia.

    Terminò nel 1924 la Teoria e Fenomenologia dell’individuo assoluto, che aveva iniziato a scrivere già in trincea e che venne pubblicata in due volumi nel 1927 e nel 1930. In questo testo Evola si interessa delle dottrine riguardanti il sovrarazionale, il sacro e la Gnosi, con l’obiettivo di tentare il superamento della dualità io/non-io.

    Il suo interesse verso le tradizioni orientali si manifestò in L’uomo come potenza, pubblicato nel 1926, dove compariva una concezione dell’io ispirata dal Tantrismo: l’io si identifica con il mondo percepito e viceversa; l’attaccamento al mondo sensibile costituisce il “velo di Maya”, che si deve sollevare per fondersi nell'”Unità”.

    In quest’epoca Evola frequentava i circoli esoterici e spiritualisti romani e partecipava alla vita della Roma notturna, intrattenendo un tempestoso rapporto sentimentale con Sibilla Aleramo (narrato nel romanzo della scrittrice Amo dunque sono del 1927).

    Iniziò inoltre a interessarsi di politica: nel 1924 partecipò alla redazione di Lo Stato democratico, un testo contemporaneamente antifascista e antidemocratico, e tra il 1924 e il 1926 collaborò a riviste come Ultra, Bilychnis. Ignis, Atanor. Tra il 1927 e il 1929 fu il coordinatore del “Gruppo di UR” , che si occupava di ricerche sulle tradizioni extra-europee: un’antologia dei fascicoli editi venne più tardi pubblicata in tre volumi nel 1955-1956, con il titolo Introduzione alla Magia quale Scienza dell’Io.

    Nel 1928 pubblicò un libro che gli procurò grande fama, Imperialismo pagano, nel quale attaccava violentemente il Cristianesimo e si rivolgeva verso il Fascismo, al quale lo accomunava la volontà di ritrovare l’antica grandezza della civiltà romana, ma che tacciava di eccessiva democraticità.

    «non ci s’illuda: il fascismo non fa che proclamare tali valori (valori di gerarchia) ma di fatto mantiene una quantità di elementi democratici e borghesi da far paura. Che cosa sia la guerra, la guerra voluta in sé come un valore superiore sia al vincere che al perdere come quella via eroica e sacra di realizzazione spirituale che nella Bhagavadgita si trova esaltata dal dio Krshna, che cosa sia una tale guerra non lo sanno più questi formidabili “attivisti” di Europa che non conoscono guerrieri ma soltanto soldati e che una guerriciola è bastata per terrorizzare e per far tornare alla retorica dell’umanitarismo e del patetismo quando non ancora peggio a quella del nazionalismo fanfarone e del dannunzianismo. La misura della libertà è la potenza: non dovrà essere più l’idea a dar valore e potere all’individuo ma l’individuo a dar valore, potere, giustificazione a un’idea. Volere la libertà è tutt’uno che volere l’impero»

    Influenzato dalla lettura delle opere di René Guénon, abbandonò in seguito le tesi estremiste dell’Imperialismo pagano a favore del concetto della “Tradizione” e fondò la rivista La Torre, destinata a difendere princìpi sovrapolitici e dunque poco accetta al regime fascista: Evola fu costretto a farsi proteggere da una guardia del corpo e la rivista fu bandìta dopo otto numeri pubblicati. In questo periodo furono pubblicati diversi saggi sul simbolismo tradizionale (La Tradizione ermetica, 1931; Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, 1932; Il mistero del Graal, 1937). Nel 1943 fu pubblicato La dottrina del risveglio, uno studio sull’ascesi buddhista.

    Nel 1934 apparve la sua opera fondamentale, Rivolta contro il mondo moderno, nella quale tracciò un affresco della storia letta secondo lo schema ciclico tradizionale delle quattro età (oro, argento, bronzo, ferro, nella tradizione occidentale; satva, treta, dvapara, kali yuga, in quella indù) e in cui descrisse la decadenza del mondo moderno.

    Nelle sue opere Evola pose spesso l’accento sull’unità delle antiche civiltà tedesche e italiane e fece frequenti viaggi in Germania. Per amore verso il mondo germanico cambiò nome da Giulio a Julius. Nel 1938 prese contatto con il nazionalista rumeno Corneliu Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro, per il quale ebbe nei suoi scritti parole di ammirazione.

    Nel 1937 pubblicò Il Mito del Sangue (che ebbe una seconda edizione nel 1942) dove ricostruiva le concezioni sulla razza nelle civiltà antiche e nelle teorie del XVIII secolo, contrapponendole alla versione moderna e biologica del nazismo. Seguì nel 1941 la Sintesi di dottrina della razza.

    In questi testi espresse le sue concezioni antisemite, non basate su una concezione di razzismo biologico (gli Ebrei non potevano infatti essere considerati secondo Evola una razza, per le mescolanze subite nel corso della storia), ma che opponevano ugualmente a livello tradizionale “Giudei” e “Ariani” (da “Arya”, gli antichi Indiani) nel nome di una differenza di “razza spirituale” e propugnavano l’affermazione della razza ariana. Dichiarò che non aveva importanza l’attendibilità storica dei Protocolli dei savi di Sion, il falso opuscolo creato dalla propaganda zarista e largamente diffuso da quella nazista per provare il “complotto giudaico”, visto che comunque raccontava una veridicità secondo lui attendibile sugli effetti ebraici di controllo della società (banche, stampa, mercato, politica) attraverso la dissoluzione culturale dall’interno. L’ebraismo è per Evola una colpa senza redenzione: «nemmeno il battesimo e la crocefissione cambia la natura ebraica».

    Evola non aderì al Partito fascista, e questa mancata adesione gli impedì nel 1940 di arruolarsi come volontario contro l’Unione Sovietica nel corso della Seconda guerra mondiale. Nel 1942 fu pubblicato il suo testo Per un allineamento politico-culturale dell’Italia e della Germania nel quale esprimeva ammirazione per il nazismo tedesco, considerandolo superiore al fascismo, in ragione del coraggio nel risvegliare l’antico spirito ariano e germanico. Critica tuttavia l’incompletezza nell’attuazione di questo programma, non abbastanza radicale e aderente ai principi della “Tradizione”: per esempio una difesa della razza improntata giuridicamente ad una sorta di “igiene razziale” e il potere del Führer derivato dal popolo e non un potere regale di origine divina come nell’ideale società ario-germanica delle origini.

    Si potrebbe definire Evola come un teorico di un tradizionalismo “puro”, ideale e più radicale, che avesse la forza di attuare i propri principi e di far trionfare la cultura romana e pagana delle origini a cui dichiarava di ispirarsi. Nutrito di concetti buddhisti, Evola condivise con Martin Heidegger e Carl Schmitt lo stesso progetto di un risveglio della Germania e di rinascimento della “germanicità”. Tra l’Unione Sovietica comunista e gli Stati Uniti capitalistici il nazionalsocialismo tedesco gli era sembrato proporre una terza via, preferibile dal suo punto di vista: quella di un impero europeo e pagano sotto la guida egemonica della Germania di Hitler.

    Evola aderì più tardi alla Repubblica Sociale e intraprese tentativi di influenza sulle SS e sui nazisti tedeschi, compreso lo stesso Heinrich Himmler. Si scoprì poi, nel dopoguerra, dagli archivi delle SS e della Ahnenherbe, che Evola fu, in Germania ed in Italia, sempre sotto stretta sorveglianza, i suoi libri venivano letti ed analizzati minuziosamente, ed un qualsiasi particolare sgradito era sufficiente ad avversare la pubblicazione o la diffusione dell’opera. Le SS gli permisero di intrattenere ruoli culturali solo nei casi in cui ritennero che questo potesse giovare alla propria causa: il sospetto per il tradizionalismo di Evola derivava dal paragone con movimenti tradizionalisti tedeschi come la Konservative Revolution, la quale fu stroncata dai nazisti come “troppo spiritualista” e troppo poco “attiva”, come sentenziò lo stesso Goebbels nei suoi diari. Nel 1945 Evola si trovava a Vienna, sicuro di essere protetto dagli dei, si avventurò in una passeggiata durante i bombardamenti che colpirono la capitale austriaca. Venne sbalzato da uno spostamento d’aria: una lesione al midollo spinale gli provocò una paralisi permanente agli arti inferiori. Solo nel 1948, grazie alla Croce Rossa Internazionale, fu trasferito a Bologna e nel 1951 poté rientrare nella sua casa di Roma.

    [modifica] Il dopoguerra
    Già nel 1950 aveva pubblicato un opuscolo (Orientamenti) nel quale erano sintetizzate in undici punti le sue idee, poi sviluppate nei libri successivi. Nel 1953 pubblicò Gli uomini e le rovine, che eserciterà grande influenza negli ambienti della destra italiana, nel quale spiegava la decadenza del mondo moderno, in seguito alla distruzione del principio di autorità e di ogni possibilità di trascendenza per l’affermarsi del razionalismo, in contrasto con le antiche civiltà e i valori della Tradizione. Nel 1958 uscì la Metafisica del Sesso sulla forza magica e potentissima del sesso, attraverso lo studio dei simboli esteso a numerose tradizioni. Nel 1961 pubblicò ancora Cavalcare la Tigre, in cui proseguiva la sua critica del mondo moderno, offrendo una guida per coloro che pur non sentendo di appartenere interiormente a questo mondo, avessero intenzione di non cedervi psicologicamente né esistenzialmente.

    Negli ultimi anni visse con una pensione di invalido di guerra, facendo traduzioni e scrivendo articoli. Uno scompenso cardiaco si manifestò nel 1968 e si ripeté nel 1970.

    Morì nella sua casa romana nel 1974. Nel suo testamento aveva stabilito che il corpo venisse cremato, che non vi fossero cerimonie cattoliche né annunci. Le sue ceneri vennero consegnate alla guida alpina Eugenio David suo compagno di scalate in giovinezza e gettate in un crepaccio del Monte Rosa come stabilito prima della sua morte.

    [modifica] Sintesi del pensiero di Evola
    Evola fu propugnatore del tradizionalismo, ossia di un modello ideale e sovratemporale di società, attuato storicamente in alcune delle antiche civiltà, caratterizzato in senso aristocratico. Queste antiche società erano suddivise gerarchicamente sulla base della qualità naturale degli individui, di carattere ereditario e genetico dunque, invece che su criteri economici e materiali. In queste società antiche era fondamentale inoltre il senso del sacro, tradotto in simboli e riti ossia la Regalità Divina, la Iniziazione, l’ Azione eroica o la Contemplazione, il Rito e la Fedeltà, la Legge tradizionale, la Casta, l’Impero.

    Questo stato e civiltà ritenuti superiori, basati sulla più elevata sfera metafisica e spirituale invece che sull’ordine fisico e materiale, furono cancellati secondo Evola dalla decadenza attualmente visibile nella civiltà occidentale (secondo lo schema delle quattro età di Esiodo: oro, argento, bronzo e ferro). La distruzione degli antichi valori fu per il filosofo il frutto delle idee illuministiche massoniche espresse nella Rivoluzione Francese e di una visione della realtà basata esclusivamente sull’esperienza corporea, che avrebbe impedito il superamento e la purificazione della natura umana nel divino e la sua liberazione dal divenire contingente.

    Il pensiero di Evola ha un carattere eroico. Ricercando la metafisica comune a tutte le tradizioni antiche, i suoi scritti si sforzano di ritrovare attraverso l’interpretazione dei simboli delle civiltà la presenza di una antica casta guerriera. Questa, secondo il filosofo, doveva essere collocata in cima alla gerarchia sociale, trascurando le caste sacerdotali e la loro supremazia. Il suo pensiero, pur influenzato da quello di Guénon e di Nietzsche, se ne differenzia tuttavia sino all’incompatibilità (specialmente con Nietzsche). Da Guénon derivava la base della dottrina tradizionale e da Nietzsche la difesa dei valori aristocratici e guerrieri e l’ostilità verso il Cristianesimo.

    Dalla Tradizione deriva il differenzialismo, ossia la concezione di una naturale diseguaglianza degli esseri umani ovvero delle loro potenzialità innate, che possono o non possono in seguito essere sviluppate. Ne è conseguenza l’antidemocrazia , accompagnata dalla critica al totalitarismo, anch’esso considerato espressione della società di massa. La società propugnata da Evola era dunque profondamente antidemocratica e basata sulla superiorità per nascita degli individui appartenenti alla casta più alta, gli unici in grado di raggiungere una più elevata spiritualità. Il pensiero del filosofo, in virtù dell’avversione all’ugualitarismo, era profondamente e radicalmente anticomunista: Evola in molte sue opere attacca con disprezzo l’ideologia, gli ideologi comunisti e i loro seguaci, considerandoli “subumani”, in quanto espressione più bassa e animale dell’umanità.

    Così come ci sono differenze innate tra gli individui, ci sarebbero secondo Evola differenze tra le razze. La razza interiore di cui parla il filosofo, è definita come un patrimonio di tendenze e attitudini che a seconda delle influenze ambientali giungono o meno a manifestarsi compiutamente. L’appartenenza ad una razza si individua dunque sulla base delle caratteristiche spirituali, e solo in seguito fisiche, diventandone col tempo queste ultime il segno visibile. Evola criticava una concezione razziale che si basasse esclusivamente sui dati naturali e biologici perché, come scriveva, “la razza esiste sia nel corpo, sia nello spirito”. La concezione spirituale della vita propria della Tradizione, come potenzialità innata ed ereditaria, sarebbe espressione propria dei ceppi umani superiori, identificati con le popolazioni di origine indoeuropea, pur non essendo propria solo di quelle genti: Evola estese la sua ammirazione a tutte le culture tradizionali, specie orientali e mediorientali. Secondo la concezione aristocratica e gerarchica propria dello spirito tradizionale, la razza tuttavia secondo Evola non potrebbe determinare da sola il valore di un individuo, cosa che livellerebbe tutti gli appartenenti ad un popolo con la democratizzazione del sangue, abbattendo le differenze di casta (per il filosofo necessarie), e introducendo un elemento egualitario.
    In quest’ambito si inserisce anche l’antisemitismo di Evola, sfumato nella accezione astratta che caratterizza il suo pensiero. Evola si contrappone alla Ebraicità, intesa come tendenza spirituale antitradizionale, la quale si sarebbe manifestata nella storia nel popolo ebraico, convertendo il suo spirito tradizionale degli inizi in una mentalità anti-tradizionale di tipo sovversivo in seguito a vicende di numerose sconfitte e sventure patite nella storia antica.

    L’importanza attribuita al progresso spirituale in contrapposizione a quello materiale in questa concezione, non impedisce al filosofo di attribuire il carattere di superstizione e irrazionalità al Cristianesimo come religione devozionale, opponendogli invece una conoscenza superiore, con aspetti esoterici (il nocciolo nascosto dalla scorza, concezione influenzata anche dalle tradizioni orientali). Questa conoscenza si raggiungerebbe attraverso un’ascesi che non costituisca tuttavia una mortificazione di sé, ma piuttosto una piena realizzazione dell’Io, secondo la concezione dell’individuo assoluto. Costui non subisce, secondo Evola, i condizionamenti del contingente, ma lo domina e trova autarchicamente in sé il centro di tutto, nel quale è compreso anche il mondo esterno, venendo così a coincidere con il divino.

    Attualmente il complesso pensiero del filosofo è ancora studiato in molte nazioni e diversi autorevoli studiosi individuano nella speculazione evoliana l’utopia di un profeta disperato e disperante. Nelle opere evoliane emerge la disillusione per una civiltà mondiale, ed europea in particolare, che gli appare irrimediabilmente in rovina, non esistendo a suo avviso una categoria adeguata di persone che possa dirigere la società ideale in modo organizzato e gerarchico. Nell’opera Cavalcare la tigre arriva a proporre una soluzione di tipo anarchico: considerando che non esistono capi eroici per i quali sacrificarsi, afferma, tanto vale orientarsi all’individualismo.

    [modifica] Bibliografia
    Cavalcare la tigre
    Esplorazioni e Disamine – vol. I
    Esplorazioni e Disamine – vol. II
    Fenomenologia dell’individuo assoluto
    Gli uomini e le rovine
    Il mistero del Graal
    Il mito del sangue
    Imperialismo pagano
    La dottrina del risveglio
    La tradizione ermetica
    L’arco e la clava
    Lo yoga della potenza
    L’uomo come potenza
    Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo
    Meditazioni delle vette
    Metafisica del sesso
    Rivolta contro il mondo moderno
    Teoria dell’individuo assoluto

    From : Wikipedia

    Commento di Willy Bruschi | 19/12/2006

  5. Anna seguirò il tuo consiglio su Benson
    ciao

    x Beren
    (questa volta l’ho scritto giusto!)
    bentornato
    ciao

    Commento di sarcastycon | 19/12/2006


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