Zibaldino

Malinconia, Tristezza timore del nulla

      Il nulla dal quale proveniamo è il nulla nel quale ritorneremo, la vita è un’ eccezione la morte la regola. 

     Dal nichilismo la via d’uscita è solo temporanea. Un momento di non pensiero ,un momento di irrazionalità come lo sono gli affetti, l’amore, la sessualità, anche se la riproduzione rientra nel ciclo vita-morte e quindi nel divenire.

      Freud e Schopenhauer dicono : proviamo desiderio sessuale perché dobbiamo riprodurci, dobbiamo riprodurci perché siamo mortali e temporanei.

      Nichilismo, come dicotomia essere non essere e, quindi,anche il divenire, si presenta come verità ineluttabile,ma è solo da attribuirsi a una carenza intellettiva del pensiero dell’uomo, una limitatezza del pensiero,un ridimensionamento dell’Io cartesiano.

      Rimangono spazi infiniti in cui “il pensier mio si annega “, e si arriva finanche al “naufragar m’è dolce in questo mare.” Una sorta di compiacimento della malinconia che ci accompagna. A mio giudizio, Leopardi interpreta meglio di Schopenhauer e di tutti i filosofi esistenzialisti, il nichilismo: io il nulla in un infinito in cui mi perdo.

        Perché la tristezza accompagna l’uomo? Steiner dice: “L’infinità del pensiero è anche un’infinità incompleta”. Il pensiero è capace di formulare le cosiddette “domande ultime”: “Come è nato l’universo? Le nostre vite hanno uno scopo? Esiste Dio?” Il pensiero dell’uomo non è in grado di dare le risposte, da qui la malinconia.

      Persino il Cristo, dimostra tutta la sua dimensione umana, non raziocinante, quando rivolto agli apostoli disse:“l’anima mia è triste sino a morirne:restate qui e vegliate con me”“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice;però,non si faccia come voglio io,ma come vuoi tu”(Matteo 26,38-40)
       La tristezza che Dio permette che ti assalga è come il nulla che voleva ghermire Gesù nell’orto dei getsemani sul monte degli Ulivi.

       Il mio pensiero è in altre direzioni: il mio pensiero è illimitato e soprattutto libero. Libero di abbracciare il microcosmo come il macrocosmo, non c’è spazio per la persistenza della malinconia, essa è un momento transitorio, un momento di rilassamento del cogito, ma non è il nulla.

      Gli assertori del nichilismo affermano che il pensiero raziocinante abbia dei limiti, non sono affatto d’accordo, esso non ha limiti, se non quelli che gli danno gli atei e, per un altro verso, i credenti.

        L’amletico “essere non essere”, non è un passaggio dall’essere al nulla, ma semplicemente una metamorfosi dell’essere: un passaggio da uno stato esistenziale ad un altro stato esistenziale. Si esclude così il relativismo del pensiero debole e l’immutabilità del pensiero forte.

          Non credo al pensiero debole, come non credo al pensiero forte,credo nel pensiero “alto”, nel pensiero al di sopra del nichilismo e del dogmatismo, nulla è precluso : è solo questione di tempo.

  ringrazio Anna Vercors per avermi dato lo spunto per questo post, anche se temo che non sia conforme al suo credo.per farmi perdonare da lei e per la gioia di Marshall propongo un immagine del crocifisso del Brunelleschi.

brunelleschirid.JPG

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26/10/2007 - Posted by | Filosofia e Religioni | , , , , , , ,

17 commenti »

  1. Uno dei miei sette Crocefissi, assomiglia a questo. Ma essendo alquanto vecchio (presumo cento anni), si è tutto annerito: metallo e legno. Però dicono di lasciarlo così com’è. Non usare Sidol o varie paste abrasive.
    Poi andrò a vedere dove si trovi questo Brunelleschi. Sicuramente dalle tue parti.
    Andando sui due concetti da te esposti, tristezza e malinconia, ti voglio raccontare la mia esperienza.
    Da circa tre anni, da quando la mia malattia si è conclamata in tutte le sue forme visibili, e non è più nascondibile, non sono più soggetto a quei momenti di grande tristezza e malinconia, che invece avevo nei primi anni della sua manifestazione. Ma, andando oltre con la memoria, agli anni in cui non avevo problemi di salute, ed ero totalmente preso dal materialismo della vita, ricordo che allora sì avevo momenti di grande tristezza e malinconia. Ora non più. Sarà che mi sono messo in pace con me stesso? Sarà che ho vinto certe paure: quelle di invecchiare, quelle del peggio, di altre malattie, quelle di morire? Questi eventi, ora mi fanno meno paura. Mi danno meno apprensioni di un tempo.
    Ma forse sarà anche che ho trovato il modo di “riempire” la vita “per non pensare”?. E’ passata la mezzanotte, e infatti sono ancora qui a leggere e scrivere.

    Meglio staccare. A domani.
    Ciao e Buona notte.

    Commento di Marshall | 26/10/2007

  2. Ti dirò che il nulla che tenta di ghermirci quando siamo in preda alla paura, alla sofferenza, al non senso, mi viene da paragonarlo più che alla malinconia, (che è un sentimento positivo perchè ti richiama al tuo desiderio di infinito) al Nulla eterno senza volto e senza voce.
    Quasi una realtà demoniaca.
    Se volessi usare un linguaggio filosofico direi che il nulla è equivalente al non essere. Mentre l’Essere, l’esistente, di per sé, è il Mistero che io, cristiana, chiamo Dio.

    Grazie della riflessione interessante! come vedi, però, non sono in grado di giudicarla né ho intenzione di farlo.
    Preferisco il confronto… in attesa di capirla meglio! (non sono molto brava in filosofia!)

    Commento di Anna | 27/10/2007

  3. Caro Marshall
    ammiro il tuo coraggio e quella serenità d’animo che dimostri. La pace interiore,certamente, ti aiuta,ma occorre anche una forza spirituale ed intelletiva non comune.
    un abbraccio
    Marcello

    Commento di sarcastycon | 27/10/2007

  4. X Marshall
    Mi raccomando non lucidare il tuo crocifisso!!
    Spolveralo ,se è il caso,ma niente più.
    Gli anni passano per tutti anche per gli oggetti,la patina
    antica dimostra la loro storia,il loro valore,non solo quello venale,ma soprattutto quello affettivo.
    “Dentro” ogni oggetto artistico, c’è la storia di chi l’ha ideato e realizzato,c’è la storia di chi l’ha posseduto ed apprezzato.
    ciao

    ps
    il “Crocefisso ligneo”del Brunelleschi si trova nella cappella Gondi in Santa Maria Novella a Firenze.

    Per quanto riguarda Marina di Pisa è in atto un rifacimento totale della foce, con l’abbattimento di obbrobriosi capannoni abbandonati.Al loro posto verrà costruito,dopo anni di stupide diatribe ambientaliste, un porticciolo turistico,certamente più consono alla località.

    Commento di sarcastycon | 27/10/2007

  5. x Anna
    Il nulla è in teoria il non essere,ma il fatto stesso che se ne parli e gli si attribuisca una qualche “qualità”, anche o soprattutto, negativa,”qualcosa” è.
    La malinconia è l’affiorare dell’irrazionale che è in noi,un momento di cedimento dell’io raziocinante.
    a presto
    ciao
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 27/10/2007

  6. Per me la malinconia è paragonabile alla nostalgia di qualcosa che non abbiamo e che vorremmo.
    Una volta don Giussani andò in Giapponer a far visita ai monaci buddisti del Monte Koya e chiese loro se conoscevano qualche canzone italiana; loro risposero che conoscevano “Torna a Surriento” e che amavano tanto perchè esprimeva la malinconia.
    Ecco questa malinconia per il cristiano è segno di una mancanza che non può colmare ed è la mancanza dell’Essere, è l’impossibilità ontologica di avere l’Essere nella sua totalità, di appartenergli: Se questa “mancanza” diventa preghiera al Mistero che ci dà l’essere, si realizza il culmine della religiosità che è il rapporto con il Mistero.

    Commento di Anna | 27/10/2007

  7. Infatti,
    feci quell’esperimento, di lucidare con Sidol un busto bronzeo di Dante, montato su base in bakelite dura, ma poi me ne ebbi subito a pentire: aveva perso molto del suo fascino antico. Non feci lo stesso errore con un’icona della Madonna, su lamina di rame. E’ diventata tutta nera. E’ appesa alla parete, e quasi non si distinguono più i lineamenti; ma non la tocco.
    Del Crocefisso del Brunelleschi, ho scoperto d’averne una riproduzione perfetta (25 cm d’altezza), ma più recente dell’altro. Non sapevo fosse di quel grande artista.

    Le vicende della foce dell’Arno, e del porticciolo turistico di Marina di Pisa, mi hanno molto incuriosito. Farò delle ricerche, e chissà che non le inserisca in un prossimo post di natura ambientale. Sempre se non lo farai tu, prima di me, visto che hai già tutti gli elementi per scrivere un articolo ponderoso.

    Ciao. E buon lavoro!

    Commento di Marshall | 27/10/2007

  8. x Anna
    dal punto di vista,o meglio dalla “certezza” di don Giussani e tua personale,quanto hai scritto non fa una piega.
    Resta il fatto che per me la malinconia non è la mancanza dell’Essere,piuttosto è una carenza temporanea del mio Io pensante.
    Mentre tu la soluzione la cerchi in Alto ,io la cerco in me stesso.
    ciao
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 27/10/2007

  9. Perchè tutta questa melanconia ?
    Ci sono tante cose belle che strappano almeno un sorriso 🙂
    E poi Leopardi mi è sempre stato sullo stomaco ed è l’autore che con più difficoltà imparavo a memoria essendo mille miglia lontano dai miei sentimenti …

    Commento di Massimo | 27/10/2007

  10. x Massimo
    è vero quello che tu dici,ma l’antitesi essere e non essere
    risale a Parmenide 2500 anni fa.Da allora tutti i filosofi e teologi si sono sbizzarriti a spiegarci cosa sia l’Essere.
    I risultati sono stati piuttosto modesti e contraddittori,una tesi esposta anche qui sopra da Anna, è che la malinconia, o più poeticamente melanconia, è l’incapacità di conoscere ed appartenere, in toto, all’Essere e solo con la preghiera si realizza il superamento di questo stato d’animo e si raggiunge l’apice della religiosità che è il riconoscere l’esistenza di Dio.
    Quindi chi non conosce Dio conosce la malinconia.

    La mia modestissima tesi,forse si avvicina di più alle tue idee, è che la malinconia è solo uno stato temporaneo del mio Io,il superamento di questa stato si ottiene con la ragione.

    Negli ultimi 200 anni si sono affermate scuole di pensiero legate al nichilismo e al relativismo cioè quello che,oggi, viene chiamato “pensiero debole”.
    Il Leopardi è quello che più chiaramente ed in modo poeticamente elevato,esprime questi concetti.
    Se ti è antipatico il Leopardi ,figuriamoci Schopenhauer, Kierkegaard,Sartre etc.
    ciao

    Commento di sarcastycon | 27/10/2007

  11. Scusa l’OT: forse ti interessa questo aspetto della malinconia che ho trovato e proposto nel mio blog: http://annavercors.splinder.com/post/14473205/Nel+canto%2C+la+malinconia+napol
    Buona domenica!

    Commento di Anna | 28/10/2007

  12. Ho letto un brano su Vita e Opere di Filippo Brunelleschi. Penso che non avresti peccato in presunzione, chiamandolo grande o geniale.
    Erigere la cupola di Santa Maria del Fiore, così come l’ha fatto lui, in quel tempo, ha richiesto genilità, acume, ardimento, passione e dedizione.

    Bravo tu, che m’hai dato l’imput per la ricerca.

    Commento di Marshall | 01/11/2007

  13. Bel post.

    Commento di antonio | 03/11/2007

  14. X Marshall
    hai ragione: è stato geniale, ma da noi ci sembra naturale che il duomo di Firenze sia così,tanto da non farci più caso,a volte,purtroppo,si apprezzano più le cose che sono lontane, che i capolavori che abbiamo vicini.
    ciao

    x Antonio
    grazie della visita
    ciao

    Commento di Sarcastycon | 03/11/2007

  15. Gli assertori del nichilismo affermano che il pensiero raziocinante abbia dei limiti, non sono affatto d’accordo, esso non ha limiti, se non quelli che gli danno gli atei e, per un altro verso, i credenti.

    Il nichilismo è proprio il negare i limiti del mondo esterno ad un “pensiero” ipertrofico.
    L’unico modo per superarlo è rendersi conto che la vita va vissuta nel mondo dei fenomeni,oltre che pensata.

    Commento di Kirbmarc | 27/11/2007

  16. SCUSA MA MI HAI APPENA DESCRITTO CON TUTTO QUESTO ALMENO NEL 90% DEL INIZIO. 🙂 (dal ” Il nulla … cogito, ma non è il nulla.” e in altri pezzi.

    Commento di ICE_FIRE | 02/01/2008

  17. Cercando il senso della vita :

    Quanto fatal
    mi e’ stato
    nel mondo
    esser gettato
    senza saper
    ne il perche’
    ne il motivo
    ne lo scopo
    Quanto ancora
    mi pesa questo
    grande macigno
    portator di
    noia e dolor
    dal mio teso
    giovin animo
    retto a stento
    Cercai di fuggir
    cio’ che e’ futil
    fuggevol e inutil
    che fa sol patir
    ritrovai la verita’
    quella speranza
    che al nulla lede
    facendo si che
    in esso non si
    cade ne si cede
    riavendo fede
    Cosa mai vi e’
    di piu’ denso
    il qual possa
    avere senso
    Scrutai cosi
    il vuoto al di
    al di la dell’oblio
    ed ho trovato Dio

    Commento di Willy | 20/05/2008


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