Zibaldino

Riflessioni sull’ateismo

 Dal blog di Anna Vercors riporto questo post che, a mio giudizio, tratta un argomento molto interessante.

Link http://annavercors.splinder.com/post/15361388/Riflessioni+sull%27ateismo

        L’ateismo avrebbe radici estremamente serie: la protesta moralistica contro le ingiustizie del mondo e della storia universale.Che sia così me ne rendo conto personalmente perché ho avuto modo di leggere certe riflessioni di alcuni atei dichiarati.
       Ma la cosa che più mi ha impressionato, in un passaggio appena letto, è che l’ateismo, al pari del teismo,  ha auto dei pensatori estremamente critici, come i rappresentanti della Scuola di Francoforte.

       Non sono una filosofa e non posso avere la preparazione adeguata per controbattere rispetto alle riflessioni  degli studiosi, però mi impressiona questa critica sia all’ateismo che al teismo, che lascia l’uomo nel totale non senso.

       Come si può vivere in un mondo in cui non si ha nemmeno la certezza del fatto che Dio esiste, oppure del fatto che non esiste?

Credo sia una condizione insopportabile.

 

L’ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non può essere l’opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c’è un Dio che crea giustizia, sembra che l’uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia. Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l’umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato nella falsità intrinseca di questa pretesa. Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza. Nessuno e niente risponde per la sofferenza dei secoli. Nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere – sotto qualunque accattivante rivestimento ideologico si presenti – non continui a spadroneggiare nel mondo.

Così i grandi pensatori della scuola di Francoforte, Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, hanno criticato in ugual modo l’ateismo come il teismo. Horkheimer ha radicalmente escluso che possa essere trovato un qualsiasi surrogato immanente per Dio, rifiutando allo stesso tempo però anche l’immagine del Dio buono e giusto. In una radicalizzazione estrema del divieto veterotestamentario delle immagini, egli parla della « nostalgia del totalmente Altro » che rimane inaccessibile – un grido del desiderio rivolto alla storia universale. Anche Adorno si è attenuto decisamente a questa rinuncia ad ogni immagine che, appunto, esclude anche l’« immagine » del Dio che ama. Ma egli ha anche sempre di nuovo sottolineato questa dialettica « negativa » e ha affermato che giustizia, una vera giustizia, richiederebbe un mondo « in cui non solo la sofferenza presente fosse annullata, ma anche revocato ciò che è irrevocabilmente passato ». Questo, però, significherebbe – espresso in simboli positivi e quindi per lui inadeguati – che giustizia non può esservi senza risurrezione dei morti. Una tale prospettiva, tuttavia, comporterebbe « la risurrezione della carne, una cosa che all’idealismo, al regno dello spirito assoluto, è totalmente estranea »

……..

 

I problemi posti sono molteplici,vediamo di commentarne qualcuno.

Semplificando potremmo dire: teismo ed ateismo uguale dogmatismo.

Agnosticismo uguale ricerca critica.

     Quali sono gli attributi che un dio dovrebbe avere?

     La risposta,fra gli altri, certamente comprende: bontà infinita e giustizia infinita.

     Credo che nessuno abbia il coraggio di dire che in questo mondo esistano bontà e giustizia infinite, quindi dire che Dio non esiste, in quanto non dovrebbe permettere il male e l’ingiustizia, potrebbe essere una valida argomentazione.

     Da una visuale cattolica potremmo osservare che Dio ci ha creati dotandoci di libero arbitrio, ci ha messo a disposizione un mondo e ci ha dotati di ratio pertanto, se il male e l’ingiustizia esistono, è essenzialmente colpa dell’uomo.

     Il problema nasce dal voler porre il “sociale” come scopo primo ed ultimo della vita.

      I teisti: ama il prossimo tuo etc.. gli atei:  gli uomini sono tutti uguali e da qui l’utopia marxista.

      I credenti fanno la carità per acquisire meriti al momento del giudizio ,gli atei, specie quelli del filone marxista, con la loro bramosia di un’ eguaglianza inesistente, non fanno altro che prevaricare alcuni ha vantaggio di altri.   

     Il pensiero e la spiritualità, in quanto astratti,  sono  indipendenti dal mondo delle “cose”, quindi anche dal “sociale”.

     Se Dio esiste è un rapporto tra pensiero e spiritualità, comunque  lo scopriremo quando il “settimo angelo suonerà la sua tromba”, se  non suonerà alcuna tromba, la fine del mondo arriverà comunque, tra 5 miliardi di anni circa, quando il sole esplodendo brucerà la terra e con essa anche “il sociale”, ammesso che qualcuno lo predichi ancora.

Sarc.

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03/01/2008 - Posted by | Filosofia e Religioni | , , ,

20 commenti »

  1. Mi rendo conto che parlare oggi di Dio, i un mondo in cui il pensiero totale è appannaggio del primo Odifreddi di turno possa essere una specie di ululato alla luna.
    Mi accontento di accennare al fatto che pretendere di parlare di una disciplina (teologia? filosofia?) con un linguaggio, una metodologia, una visione teleologica propria di un’altra è quantomeno pretenzioso.
    Il problema di Dio è IL problema dell’Uomo, dagli albori del Pensiero stesso. Se fosse possibile una “dimostrazione” della sua esistenza molto probabilmente ci si sarebbe già avvicinati di molto ad essa. Ho messo le virgolette, proprio perché l’errore di fondo è secondo me proprio nel termine stesso di dimostrazione, meglio ancora nella sua necessità, intesa come conditio sini qua non di ogni successivo passo in materia. La Religione (non il Cattolicesimo in esclusiva ma ogni Confessione) non pone l’esigenza di una dimostrazione dell’esistenza di un Essere supremo: il contenuto di Fede è la base stessa dell’espressione religiosa. Negare questo significa semplicemente voler parlare di egittologia scrivendo un trattato in caratteri babilonesi: possibile forse, ma certamente assolutamente inutile.

    Commento di epimenide | 03/01/2008

  2. Ciao Epimenide
    sono sostanzialmente d’accordo con te,ma il blog di Anna è
    cattolico e quindi la sua visuale è ,giustamente, quella della chiesa. Abbiamo spesso delle discussioni,sempre interessanti,guardando le cose ognuno dal proprio punto di vista.
    Io penso che la scelta sia fra dogmatismo e agnosticismo,
    Certi delegano: io no.
    Non sono molto d’accordo quando dici che il cristianesimo non pone l’esigenza della dimostrazione dell’esistenza di Dio,ti citerei Sant’Anselmo d’Aosta con la sua prova ontologica,S.Tommaso d’Aquino nella summa,lo stesso Cartesio,anche se poi è diventato, a torto,il riferimento degli atei, etc.

    La mia critica complessiva è al dogmatismo, sia teistico che ateistico,oggi più che mai, perchè si vuol fare a gara
    a chi è più sociale anzichè andare al nocciolo della questione.

    Dio, se esiste,non è certamente un’ entità terrena,ma essenzialmente spirituale, a mio giudizio, negare od affermare la Sua esistenza partendo dallo squallore sociale
    è privo di senso.
    Io non cerco medaglie al merito da far valere in questa od in un’altra vita, non mi interessano. Io vorrei solo “Capire”.

    saluti
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 03/01/2008

  3. bello il tuo comento sarc. sopratutto l’ultima frase… ma come saprai io ”non ho sentimenti”e sono abbastanza pessimista…ma io sono ‘ateo’,perche sono nato con certe “idee” e che il fatto che io credo o no a dio non mi da di certo nulla,ma questo non mi da il diritto di giudicare quelli che ci credono o no.cmq se proprio ci devo riflettere nel corso della storia la chiesa e simbolo piu di potere che spiritualita,adesso ci sono tanti di quelle religioni anche nel senso di credere ”a lucifero” e tanti di quei scienziati che fanno esperimenti che metterebbero a ”ricredere” tanti credenti. che dio esista o no ,credo,che nessuno lo sappia ma la cosa certa e che ci sono persone che ci credono e quella si chiama fede.(se non mi sbaglio)

    Commento di ICE_FIRE | 04/01/2008

  4. Caro Ice_Fire
    Vedo,con piacere,che hai letto molti miei post.
    Non si può dire di essere nati atei,come non si può dire di essere nati credenti.Difficile riassumere in un commento questo argomento,se non l’hai letto e,se lo vuoi fare, leggi questo post
    https://sarcastycon3.wordpress.com/2006/12/28/il-mio-agnosticismo/(lo trovi anche nell’indice)
    è un po’ lungo,ma credo che sia abbastanza esaustivo.

    Essere tendenzialmente pessimisti è una forma di autodifesa rispetto al mondo esterno,essere totalmente pessimisti significa non avere molta fiducia in sè.

    Prova a pensare,come dite voi giovani,”positivo” o, per dirla con Cartesio, “Penso, dunque io sono”,tieni presente che la cosa più importante della “tua” vita è il “tuo” Io.
    Il tuo Io può fare tutto,ma soprattutto deve essere libero di pensare,amare,odiare,credere,non credere in una parola: vivere.

    ciao
    Sarc.

    ps. non fare come mia figlia,più o meno tua coetanea,che confonde,forse mal indirizzata da insegnanti poco “seri”,la chiesa temporale con quello che rappresenta o che dovrebbe rappresentare.
    Dio,se esiste, non è l’Uomo.

    Commento di sarcastycon | 04/01/2008

  5. ciao sarc. ho letto il tuo post e mi sembra al quanto una domanda…forse prima,quando hai una risposta analizala e vedi perche e cosi…e le domande non ti dovrebbero venire perche le risposte ci sono,quasi sempre,basta trovarle anche da solo perche se uno si pone la domanda un altro pone la risposta,perche siamo tutti umani e forse la pensiamo diversamente tutti noi ma siamo sempre umani quindi non credo che a cosa arriva uno non puo arrivare un altro…
    cmq io non ho scelto di “essere pessimista” e che per quanto sembra strano e quello che mi da “felicita” e ho usato la parola “pessimista” perche e il modo in cui
    “noi” definiamo un certo gruppo di gente.
    a proposito della chiesa io “non mi faccio influenzare” da nessuno e da nessuna cosa…tutto quello che so “me lo sono creato da solo”,i miei pensieri e tutto il resto senza sapere che al mondo ci fosse veramente e senza seguire quello che gli altri credono. cmq so che sembra strano…ma che lavoro fai?? e solo una mia “curiosita” e chiedo scusa se ti soo parso troppo invadente.

    Commento di ICE_FIRE | 04/01/2008

  6. Ice_fire
    ti ho inviato una mail all’indirizzo che mi hai lasciato.
    se non l’hai ricevuta,puoi scrivermi tu a sarcastycon@msn.com
    ciao

    Commento di sarcastycon | 04/01/2008

  7. Forse è come dici tu, non ha senso cercare medaglie. Ma capire può essere il punto di arrivo di un processo razionale (cartesiano?) o invece di tipo religioso (credo ut intelligam). Il fatto è che Tommaso e anche Anselmo avevano una visione che non poteva in alcun modo prescindere dall’aspetto rivelato. Lo stesso concetto di ente di cui non è possibile pensarne uno maggiore è incompatibile con una visione che non sia basata su un creatore infinito che è l’origine ontologica dell’essere finito dell’uomo. Tolto questo presupposto si ricade nel circolo vizioso di un pensiero che rincorre costantemente il proprio limite.
    Grazie ancora per la possibilità che offri a noi tutti di poter discutere di qualcosa per cui valga ancora la pena.

    Commento di epimenide | 05/01/2008

  8. x Epimenide
    Certamente,Anselmo e Tommaso non potevano prescindere dall’aspetto rivelato del cristianesimo e,quindi,forse,si può pensare ad un certo vizio di forma nel loro ragionamento. A mio avviso,una certa esigenza di dimostrare,forse a terzi,l’esistenza di Dio l’avevano.
    Quando ho fatto il liceo io,ahimè molti lustri orsono,si studiava,con attenzione, anche nell’ora di religione.
    Ricordo sempre le accese,ma interessanti, discussioni che avevamo con il sacerdote,un ottimo teologo.
    L’esistenza di Dio era certamente uno degli argomenti principe.

    Allora,propendevo per un panteismo, più eracliteo che spinoziano,poi per lungo tempo il buio più assoluto,oggi,
    alla luce della teoria delle stringhe, si può riconsiderare l’ipotesi panteistica.
    Antecedentemente alla teoria delle delle stringhe, Einstein parlava di religione cosmica,vedi il post “Il bramino ed i paria della scienza”.

    Sono io che debbo ringraziare i miei visitatori,c’è sempre qualcosa da imparare da tutti, perchè, per quanto si sappia, niente si sa.
    ciao
    Sarc.

    Commento di sarcastycon | 05/01/2008

  9. Ciao Sarc
    Sono passato da te e poi sul blog della signora Anna.
    Ti copio incollo il mio commento a riguardo:
    Signora Anna, sono passato dal mio carissimo amico Sarcastycon ed ho letto del Suo post.

    Lei dice:
    “Come si può vivere in un mondo in cui non si ha nemmeno la certezza del fatto che Dio esiste, oppure del fatto che non esiste?
    Credo sia una condizione insopportabile.”

    Mi permetto di farLe una domanda: ma Lei è proprio sicura di voler avere di queste certezze? Averle sono molto pericolose, infatti. Mi spiego:
    Se si avesse la certezza dell’esistenza di Dio il nostro libero arbitrio verrebbe ad essere annullato. In buona sostanza io non rubo, ad es. perché sono certo dell’esistenza di Dio oppure perché me lo vieta la mia maturità evolutiva?
    Parimenti, una certezza in senso negativo mi annichilirebbe, non avrebbe senso vivere sapendo che mi aspetta il Nulla.
    Chi Le scrive crede in Dio. E’ un credente senza intermediazione religiosa.
    Però preferisce non avere di queste certezze anzi, la mancanza di queste è, a mio modestissimo avviso, un grande dono di Dio.
    Un saluto.”

    Un salutone.

    Commento di Fort | 07/01/2008

  10. Caro signor Fort, (ma non è meglio che ci diamo del tu!? Mi fai sentire vecchia bacucca! :))) ho risposto nel mio blog e copio la risposta:

    “Se si avesse la certezza dell’esistenza di Dio il nostro libero arbitrio verrebbe ad essere annullato ”

    Il libero arbitrio, o meglio, per me, la libertà è il dono più grande fatto da Dio agli uomini perchè possano essere artefici della propria felicità.

    Per la mia esperienza di ogni giorno mi accorgo che se aderisco, in ogni momento consapevole, al progetto di bene che Dio ha su di me, sono davvero soddisfatta. Molto più che se avessi dato libero sfogo alla mia reattività e istintivita.

    Il problema di chi non conosce il Dio cristiano è che non sa che è un Dio buono e che ci ama e che vuole che siamo felici, tutti. E gradisce la nostra libera collaborazione per rendere il mondo buono.
    Ma la nostra libertà spesso, essendo imperfetta, sceglie il male e così ne paghiamo le conseguenze tutti.

    “Parimenti, una certezza in senso negativo mi annichilirebbe, non avrebbe senso vivere sapendo che mi aspetta il Nulla”

    E’ un po’ difficile sapere come vive chi ha afferma che Dio non esiste: tenterà di apparire spavaldo nelle sue sicurezze, ma lo fa solo perchè vuole autoconvincersi di avere ragione; ma il suo argomentare è spesso così violento e pieno di odio e di livore, oltreché di menzogna (parlo solo di alcune situazioni che conosco) che a me viene il sospetto – se non la certezza – che si tratti di persone profondamente ferite e infelici.

    Posso credere alla sua sincerità quando dice che l’incertezza sull’esistenza di Dio sia un dono; ma per la mia esperienza di tutti i giorni non lo ritengo tale: anzi! per me sarebbe come essere ancora in esilio, in attesa della terra promessa.

    Ecco: io invece non riesco a capire come si possa credere in Dio e vivere nell’incertezza sulla sua esistenza (ho capito bene?). Mi scusi, ma mi pare una contraddizione.

    La ringrazio per il commento e ricambio il saluto

    PS
    Ma perchè darsi del lei? siamo in internet!
    Perciò preferisco salutare con “ciao” più sbarazzino! :)))
    ****
    Ciao Sarc… e così, grazie al tuo amico, sono approdata anch’io qui in questa occasione!

    Commento di violainevercors | 08/01/2008

  11. Grazie Anna e grazie Fort
    per i vs. interventi molto interessanti,ma per
    questa volta faccio il neutrale….
    ciao
    Sarc.

    Commento di sarcastycon | 08/01/2008

  12. Anna, io Credo.
    Ma credere, appunto, è molto diverso che averne la certezza.
    Credere imolica la Fede. Averne la certezza, annulla la Fede: è una constatazione di una Realtà.
    Un saluto.

    Commento di Fort | 12/01/2008

  13. Credere in senso cristiano non è una posizione acritica e fideistica, perchè il cristiano vuole rendersi conto di ciò in cui crede.

    La tua posizione rassomiglia molto a quella di Lutero che traduceva così la famosa frase di San Paolo “Est autem fides sperandarum substanzia rerum, argumentum non apparentium”: “Stare saldi in ciò che si spera, essere convinti di ciò che non si vede”
    Mentre la traduzione giusta (la fede è sostanza delle cose che si sperano e prova di quello che non si vedono) esclude una posizione soggettivistica e volontaristica.
    Comunque la cosa è spiegata molto bene al punto 7 dell’Enciclica “Spe salvi”.

    Se ce la fai approfondisci tutta la questione della “substantia” e dei “bonorum (Hyparchonta)” dei primi punti dell’enciclica in cui si vedono le connessioni tra fede e speranza.

    Commento di violainevercors | 12/01/2008

  14. La discussione si fa ancora più interessante.

    Anna
    direi ,senza offesa ,che la tua posizione sia un po’ debole,credere implica avere una fede e quindi una posizione fideistica,che poi uno si voglia documentare è comprensibile ed auspicabile.Se credere è una percezione in sè,come abbiamo detto più volte,non può che essere una fede ed è il passaggio dal credere alla certezza.

    Fort
    La certezza di una “cosa” non dimostrabile è avere fede,a mio giudizio,pertanto,la certezza, non annulla la fede ma la rafforza.
    Il concetto di substantia comporta un approfondimento,più da post che da breve comm.
    Vedo se mi riesce di farci un post.
    saluti

    Commento di sarcastycon | 12/01/2008

  15. Caro Sarc, se leggi bene l’enciclica, capirai che la fede si basa su una substantia tale per cui uno ha tutti i motivi per essere certo.
    Io per lo meno sono certa della mia fede perchè HO SPERIMENTATO e SPERIMENTO in passato e nel presente che tutte le promesse di Dio nei miei cfr sono state mantenute: Dio non mi ha mai illuso e mai deluso.
    La mia fede è fondata su un passato e un presente di certezza.
    Non credo in Dio e in Gesù Cristo perchè è interessante o perchè accetto acriticamente la dottrina cristiana, ma perchè ne ho fatto già esperienza.
    Infatti la fede e la speranza cristiana – se leggi bene l’enciclica – non sono solo “informative”, ma “performative”, nel senso che operano un cambiamento in chi le accoglie. Se non c’è questo cambiamento non si ha fede, ma solo conoscenza erudita di tutti i principi della dottrina: si può anche essere teologi e non essere cristiani.
    Se poi pensi che Dio stesso si è fatto carne per comunicarci sé stesso, ti rendi conto che se il cristianesimo non è incarnato, se è una mera dottrina filosofica, lascia il tempo che trova ed è inincidente.
    Ma Dio non si è fatto uomo per essere inincidente.

    Commento di violainevercors | 12/01/2008

  16. x Anna
    io comprendo il tuo credere,la tua fede e la tua certezza,
    ma non mi puoi dire che non sia un atteggiamento fideistico e dogmatico. Deve essere così, altrimenti,il cattolicesimo, diventa una religione “fai da te”.Se poi hai dei riscontri nella vita di tutti i giorni,ancor meglio,ma sono conferme a posteriori.

    Per la substantia ci sto “lavorando”….

    Uno dei filosofi che ha elaborato il concetto di substantia è Aristotele, che ce ne da un un concetto individuale ,cioè un nome ad esempio Marcello indica la sostanza.Dunque io col mio nome sono sostanza,invece il concetto di uomo è universale. L’universale non è sostanza.
    E’ un incipit molto lontano nel tempo,ma l’argomento è piuttosto complesso e ,come sempre, molto controverso.
    Vedo se mi riesce di farne una sintesi possibilmente chiara ed articolata….
    ciao a presto
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 12/01/2008

  17. C’è un piccoloparticolare Sarc, ed è che io non parto da Aristotele per capire il concetto di substantia che traduce il greco hypostasis.
    Qui stiamo parlando dell’enciclica del Papa che fin dall’inizio si esprime definendo la speranza cristiana come “speranza affidabile”(non quindi un “io speriamo che me la cavo”!)
    Perchè il cristianesimo o è venuto a portare una novità, anche nel concetto di fede e di speranza oppure è una religione come le altre. Sia detto senza offesa nei cfr delle religioni, ma il cristianesimo più che una religione inventata da uomini è il FATTO di un Dio che ha deciso di venire a condividere la condizione umana. Se uno questo fatto non l’ha realmente incontrato, resterà sempre nell’area delle teorie e non di un annuncio “performativo”, come dice l’enciclica.
    (finalmente il Papa ci aiuta a comprendere meglio il Cristianesimo e ad allargare la ragione, come spesso ci propone!)

    Scusami se continuo a controbattere, ma mi piacerebbe che tu ti attenessi a quello che Benedetto XVI ci vuole comunicare, perchè mi interessa moltissimo sapere come un agnostico capisce l’Enciclica: davvero!

    (Probabilmente nel mio paese faremo un incontro con delle personalità laiche e non credenti su alcuni contenuti di questa Enciclica perchè crediamo che sia prezioso un dialogo su questi argomenti, e cominciare il dialogo con te mi aiuta moltissimo!)

    Commento di violainevercors | 13/01/2008

  18. Anna,
    non ti devi scusare affatto,sai che amo la dialettica….

    volevo arrivare al punto che dici tu,cioè il concetto di Substantia secondo Benedetto XVI,ma dare un occhiata a quello che hanno detto anche s.Tommaso d’Aquino, Lock, Spinoza,Leibniz,Heidegger etc., ed anche alcuni fisici,mi sembra interessante.

    Cmq posso fare il “viaggio” a ritroso….

    Penso che questo Papa,fortunatamente,ci darà molto da riflettere e da discutere.
    Purtroppo dovrà perdere molto tempo ed avrà molte difficoltà
    nella gestione della chiesa,dove “personaggi”del suo entourage,malamente politicizzati,fanno resistenza passiva se non,addirittura ,Gli sono decisamente contro.
    Questo è un peccato mortale,perchè ne soffrirà la Sua parte migliore, che è quella culturale, che, aldilà delle differenze di credo, è senza dubbio molto apprezzabile.

    Vedrò di aiutarti!almeno spero.
    Anche se criticare,in modo intelligente,Ratzinger,su temi religiosi e filosofici,non è facile,anzi tutt’altro che facile.
    ciao
    Sarc.

    Commento di sarcastycon | 13/01/2008

  19. carissimi,
    dopo aver letto il post e meditato sui vostri preziosi commenti, ho preso una decisione: divento ateo.
    a Dio piacendo……

    Commento di Carcass | 13/01/2008

  20. Carcass
    sei sempre sottile…..
    a Dio piacendo eh!

    ciao

    Commento di sarcastycon | 14/01/2008


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