Zibaldino

A proposito del”Motu proprio” di Benedetto XVI

            Sono stato consigliato d’ascoltare una conferenza del  Rev. Nicola Bux (*) sul tema ” La liturgia tra tradizione e innovazione”.  Organizzava la conferenza il comitato pisano S. Pio V.

            Il  tema, interessante anche da  un punto di vista storico politico, oltreché religioso, mi ha incuriosito ed, ancor di più Il riferimento alla liturgia di Pio V.

           Questo papa, non molto  apprezzato da certi ambienti clericali, che ignorano o, ancor peggio, fanno finta di ignorare, che grazie al Suo impegno fu costituita la Lega Santa  che sconfisse i turchi nella famosa battaglia del 1571 a Lepanto, respingendo un pericoloso  assalto islamico  alla nostra Cultura Occidentale. Se per più di  quattrocento anni non  siamo stati islamizzati, lo dobbiamo anche a questo papa.

           Oggi, mi  sembra che un’altra battaglia di Lepanto sia cominciata, ma questa volta la stiamo perdendo, più per colpa nostra che per meriti del nemico.

                          

         

            Il prof. Bux, ha voluto chiarire alcuni aspetti delle intenzioni di Benedetto XVI, nel promulgare il Motu Proprio, non recepite da molti e travisate da certi ambienti anche clericali. Lo ha fatto in modo chiaro ed efficace, che denota la sua lunga esperienza di professore e di teologo ai massimi livelli, non per niente è consultore della Congregazione  per la Dottrina della Fede.

           Non mi addentro in questioni puramente teologiche, più consone agli addetti ai lavori, che a un post di recensione, quale questo  vuol essere.

 

 Mi hanno colpito, queste due puntualizzazioni.

            Il perché il Papa non abbia “imposto” il rito tridentino è al di fuori di ogni polemica, la spiegazione è semplicissima : l’esempio.“Noi Papa diamo l’esempio”.

           In pratica non ha voluto commettere lo stesso errore  di quando, dopo la fine del concilio Vaticano II, il nuovo rito, quello in lingua locale, fu imposto, direi anche con  una certa rudezza.

        (NDR.Questo ve lo posso confermare personalmente, a quel tempo ero già adulto, e notai perfettamente questi atteggiamenti, poco spirituali e poco caritatevoli, presi a prestito da ideologie allora imperanti.)

            La seconda osservazione, sul perché sia stato rivalutato il rito tridentino è ancora più disarmante.

          Quel’è lo scopo della liturgia? Pregare  Dio, ovviamente, e se uno preferisce farlo in latino dov’è il problema? D’altronde, fin da quando S. Pietro e S. Paolo fecero di Roma la sede del cristianesimo, il latino, a quel tempo lingua universale, divenne  la lingua ufficiale della chiesa  e lo è ancora oggi.

            Un osservazione, interessante, che a prima vista può sembrare ininfluente, è quella della posizione del celebrante la Messa rispetto all’altare.

            Nella prima parte della Messa viene divulgata   la parola del Signore  al popolo dei fedeli, per cui è giusto che il sacerdote sia rivolto verso coloro che ascoltano, ma nella seconda parte, (offertorio,consacrazione e comunione) vi è la adorazione di Dio e quindi il celebrante, fedele tra i fedeli,  è più logico che sia rivolto, insieme agli altri, verso la divinità.

            La conclusione che si prospetta sono un Messale latino con front pagina in lingua locale: ed è un giusto compromesso. Il latino è una lingua stabile che non si evolve più, mentre le lingue di uso comune  si modificano continuamente, mutando anche  il significato delle parole; pertanto un aggiornamento periodico si rende necessario.  

            La Messa con rito tridentino è una chance in più per la chiesa, molti fedeli  e soprattutto i giovani guardano ad essa con interesse, riconoscendole un ruolo mistico e di concentrazione sulla preghiera che si è perso con l’avvento del nuovo rito. Quindi il nuovo è accettare la liturgia tradizionale, compenetrandola  con la parte migliore dell’innovazione, il tutto senza stravolgere il significato di liturgia che è, fondamentalmente,  l’adorazione della divinità, da parte dei fedeli.

 

           Mi  è sembrato, per qualche ora, di essere tornato sui banchi del liceo e vi confesso con un certo rimpianto, se aggiungete che il prof. Bux  si è prestato anche a rispondere ad alcune mie domande, ciò non ha fatto  altro che accrescere il piacere di una bella serata di Cultura, che  è scivolata via fino a tarda ora.

 

              Mi scuso per l’eccessiva sintesi dovuta alla necessità di essere brevi, per poter essere letti sul web, e per eventuali imprecisioni dovute a mie carenze teologiche, che alcuni amici del web non mancheranno di farmi notare….

 

(*)NICOLA BUX è nato a Bari nel 1947. Dopo gli studi teologici a Roma e l’ordinazione sacerdotale, ha compiuto ricerche nell’Ecumenical Institute e nello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme; ivi ha insegnato nella Facoltà Teologica di S. Salvatore e a Roma nell’Istituto Liturgico S. Anselmo. Ha soggiornato nei paesi “ortodossi” dell’Europa Orientale e in quelli “islamici” del Vicino Oriente, fondando con Franco Cardini e David Jaeger l’Europe-Near East Centre. A Bari è rettore della chiesa di S. Giuseppe e docente di liturgia comparata nell’Istituto Ecumenico, di cui è vice-preside, e di teologia dei sacramenti nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. È consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi e consulente della rivista teologica internazionale «Communio». È autore di oltre quaranta saggi, tradotti anche in altre lingue, e di una decina di libri.

Dal  sito

 http://www.itacalibri.it/template/listArticoli.asp?scheda=A&azione=RA&IDAutore=23129&LN=IT&IDFolder=144)

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24/06/2008 - Posted by | Filosofia e Religioni, Varie | , , , ,

13 commenti »

  1. Grazie di questa spiegazione che mi chiarisce alcuni aspetti cui non avevo pensato.

    Al contrario di te io ho a che fare con gente che non sopporta il latino e non vuole sentire ragioni.

    Naturalmente mi riferisco solo ad alcune persone alle quali mi sono ritrovata a dire: “E tu, rinunceresti al precetto festivo solo perchè la messa è in latino?” e meno male che T. non ha avuto il coraggio di rispondere…

    Commento di Anna | 24/06/2008

  2. Anna
    E’ stata una conferenza che ti avrebbe sicuramente interessata, vi sono altri aspetti che non ho inserito nel post sulla carità e sul significato di certi passaggi liturgici della Messa. Ho omesso le mie domande al prof. e le sue risposte prima alquanto diplomatiche,coram populo,poi, a conferenza finita e praticamente a quattrocchi più dettagliate e più chiare. Ti dirò le sue risposte sono state abbastanza in sintonia con il mio pensiero.
    Le mie domande erano: Cosa avesse voluto dire e a chi si riferisse Paolo VI dicendo:”il fumo di satana è entrato nella casa del signore”.
    la seconda se condivideva il fatto che il latino rappresentasse, oltre alla tradizione anche l’unità della chiesa e dei cattolici.

    Ha fatto molti paralleli con la chiesa ortodossa ed effettivamente,ma questo è un mio giudizio, in fatto di liturgia non sono certo secondi.

    Come vedi,ma questo non lo ammetterà mai esplicitamente,
    il concilio Vaticano II ha portato più fratture che benefici alla chiesa:lo scisma di Lefevre ed un solco maggiore con le chiese ortodosse. A proposito dello scisma di Lefevre pare che si stia ricomponendo e che i suoi successori e i suoi seguaci rientrino nella chiesa romana, se così fosse la fine del cattocomunismo, già in sfaldamento come mi ha assicurato Bux, si avvicina.
    E sarebbe un risultato eccezionale per il Papa, dividere è facile reincollare molto più difficile.
    ciao

    Commento di sarcastycon | 24/06/2008

  3. Grazie di questi dettagli.
    Quanto al fumo di Satana… beh.. io e anche molti miei amici non avevo dubbi. Ma capisco anche la prudenza di chi sa che è facile dividere ma molto più difficile reincollare! 😉

    E poi, per fortuna, il compito del cristiano semplice e senza doveri istituzionale è vivere il suo cristianesimo con fedeltà: questo credo che basti.
    Quando poi si è chiamati a fare qualcosa di più impegnativo, occorre comunque sempre esercitare la prudenza E lì ognuno ha la sua capacità di essere paziente e prudente….
    Penso sempre che non bisogna mai interrompere il filo del dialogo, a meno che dall’altra parte non ci sia l’intransigenza assoluta e la chiusura totale.

    Commento di Anna | 25/06/2008

  4. ho riletto il tuo articolo;molto ponderato e io che conosco il latino apprezzo il tuo pensiero per questo grande papa che ha accolto berlusconi 11 giorni dopo il suo insediamento. (Prodi aspettò 8 mesi).
    Penso che il papa sia l’unico capace di riattaccare al buon senso i cattolici , che per ignoranza hanno sbagliato.
    Inoltre essendo in democrazia “volevo scrivergli ” sulla responsabilità del voto a un onorevole che fa leggi contro la morale cattolica. Ma andiamoci piano, succederebbe una guerra civile…bertoldo che aspettta di andare al lavoro

    Commento di bertoldo | 26/07/2008

  5. Hai ragione, il tema è interessante anche dal punto di vista storico-politico. Con Pio V si costituisce la Lega che batte i musulmani a Lepanto.
    Questo potrebbe spronarci a riconsiderare che le religioni del Libro (a ognuno il suo libro) sono tali quando si rifanno appunto ai rispettivi Libri.
    Fa parte del Corano anche un notevole ‘imperialismo’ da sempre (assente invece dalla Bibbia), e una ‘religio’ di conquista materiale, religio della Terra, della materia, dell’espropriazione (per es. la credenza che il suolo su cui i musulmani pregano rimarrà sempre loro e musulmano anche se appartiene a un altro Stato).

    E storicamente può mostrarci che il diritto Occidentale è basato sul diritto romano, sul Codex Iuris Iustinianei innestato poi con l’umanesimo cristiano, sul diritto naturale, e in part. del concetto che l’uomo con un’anima ha una scintilla divina: dal diritto Occidentale romano innestato poi di cristianesimo deriva l’idea della dignità della Persona, il senso sacro della vita, ma anche i diritti della persona.
    Questo non c’entrerebbe con l’età attuale in cui il buonismo e uno slittamento semantico dei termini fa sì che tutti hanno diritti, anche innaturali, a scapito del bene comune, e nessuno ha più doveri…

    Commento di Josh | 07/11/2008

  6. Il tema della liturgia è sempre stato dibattuto fin dai primi Padri della Chiesa. La liturgia, riassumendo l’essenza viva della fede, il dialogo spirituale con Dio, in rito codificato e ripetibile, svuota il ‘vivo afflato’ della fede? per un verso è possibile.

    Ugualmente la liturgia mantiene in sè tradizioni, segni, simboli carichi di significato, uno dei quali è la concretizzazione storica volta per volta delle manifestazioni divine, e l’uomo per sua struttura psichica ha anche bisogno di simboli.

    Ne possiamo accennare, avendo vissuto entrambi a contatto con realtà religiose duplici: il Cattolicesimo con il Concilio di Trento rafforzò la Liturgia, il simbolismo, l’idea del rito.
    L’evangelismo con la Riforma iniziò a spogliare la Liturgia, fino quasi ad averne un’assenza nel culto attuale.

    Nel Cattolicesimo (e anche nell’Ortodossia Orientale) la Liturgia comunica anche per simboli, Tradizione storica.
    Nell’evangelismo attuale ma fondamentalista l’assenza di liturgia non ha privato il messaggio cristiano della sua efficacia,
    ma nell’evangelismo postliberal molto è stato tolto anche alla fede. Come in una parte del cattolicesimo per es. di certe ‘comunità di base’ attuali i sacerdoti in ‘nu ggins e ‘na majetta’ hanno lasciato indietro sia simboli e icone storiche, oltre comportamenti e valori.

    Commento di Josh | 07/11/2008

  7. B XVI durante il Conc. Vat II era un progressista, in buona fede. Probabilmente dopo aver visto nei decenni cosa ha comportato la svolta del Vat. II, lo ritroviamo ora su posizioni più tradizionali.
    Non ha imposto il rito tridentino per tanti motivi.
    Sulla lingua:
    Per un verso avere tutta la Messa in lingua corrente permette a più persone di accostarsi ai testi sacri con più familiarità, data la scarsa conoscenza del latino.

    La questione storica-originaria del NT può essere annosa, perchè Gesù stesso affermava ‘andate e predicate a tutti i popoli’ ovviamente intendendo di farsi capire da tutti nelle rispettive lingue (che è anche un aspetto dei doni dello SS).
    A me il latino piace, ma se il fine è la salvezza delle anime si avrà necessità di farsi capire da tutti, insomma.

    Sulla questione originaria: Il NT è in greco, non in latino, S. Pietro e S. Paolo parlavano in un greco semplice e umile detto sermo piscatorius. Il Latino ecclesiastico è già più tardo; quello che leggiamo nella Vulgata di S. Girolamo è già linguaggio tardo rispetto a quello dei primi Apostoli.

    Sulla ‘forma’: va detto che nei primi secoli della Chiesa, per es. S. Pietro e S. Paolo non avevano una vera e propria Messa come la intendiamo oggi, ma un culto descritto per es. in 1 Corinzi 11:17 fino a 14:39, e al posto della liturgia’ c’era una scaletta in pratica che comprendeva preghiere, eucarestia/santa cena, e spazio dato all’esercizio dei doni spirituali.
    Il resto, molto differente, con la fissazione della sacramentologia canonica come la vediamo oggi, è di molto successivo e fu oggetto di dibattito anche per i Padri per secoli.

    Per queste differenze storiche tra Chiesa delle origini, Medioevo, e Modernità indubbiamente ci sono tendenze diverse anche all’interno della parte più conservatrice della Ch. Catt. In pratica, nel Cristianesimo delle origini per secoli la liturgia come la vediamo non c’era.

    Commento di Josh | 07/11/2008

  8. Sulla 2nda osservazione: Nel rito tridentino nella parte per la Parola (letture, spiegazione etc) l’officiante è rivolto alle persone, la parte ‘sacramentale’ di offertorio, consacrazione e comunione l’officiante volge le spalle agli astanti come per chiedere a Dio stesso.

    Il rito venne poi cambiato come sappiamo. Una delle motivazioni non fu del tutto peregrina: in questo formalismo vi era l’idea che il sacerdote fosse l’assoluto mediatore del sacro.
    Per la fede cristiana base però l’unico Mediatore è Gesù Cristo per fede,

    cfr. 1 Timoteo 2:5
    “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo”

    Una parte della teologia cattolica vede il sacerdote come alter Christus, cioè come mediatore dell’unico Mediatore. Questo è un passaggio più complesso di quanto appare, perchè implica anche quanta sia l’importanza data ai sacramenti.
    Per il cattolicesimo i Sacramenti sono ‘oggetti’ vivificanti di salvezza in se stessi,
    ma per una parte di teologia, pur sempre osservante i sacramenti sono segni memoriali,
    ma, in soldoni, uno non è salvo per via di un ‘sacramento’ ma se nella concretezza è nato di nuovo spiritualmente e ha Cristo, di fatto, in sè, cioè se il sacramento va a ‘sigillare’ e confermare una situazione di fatto già avvenuta nel cuore della persona.

    La semplificazione che si era avuta nella modernità fu scelta anche per ‘meno formalismo, più verità’, e per limitare un po’ l’idea che l’officiante paresse esageratamente unico ‘mediatore’ del Mediatore Gesù Cristo che in realtà è a un passo da tutti quelli che Lo cercano.

    Per cui la nuova consapevolezza con cui è riletto l’antico anche in Chiesa, restando fedeli al mandato originario è da tenere in considerazione, e sono d’accordo con la tua conclusione.

    Commento di Josh | 07/11/2008

  9. La spiegazione di Bunx sulla posizione dell’officiante,mi ha convinto abbastanza.Il Santissimo era sull’altare centrale e fare l’offertorio e la consacrazione volgendoGli le spalle effettivamente mi sembra,aldilà di ogni considerazione teologica,veramente poco “educato”. Credo che oggi il Santissimo sia “relegato” in un altare secondario od in una cappella laterale,a secondo della planimetria della chiesa e ,anche questa, non mi sembra una bella cosa.
    Si sta parlando di Dio!!!
    E te lo dico da agnostico.

    Storicamente credo che se, SS Pietro e Paolo non avessero fatto di Roma la sede della Chiesa,il cristianesimo sarebbe rimasto una religione secondaria e limitata geograficamente. Il Latino era la lingua ufficiale dell’impero romano ed il greco era parlato solo localmente,quindi penso che il latino abbia avuto grossi meriti nella diffusione del cristianesimo.
    Il messale proprosto in latino con front page in italiano o altra lingua corrente,mi pare un ottima soluzione.
    (a proposito su un mobile nel mio studio ed adagiato su un leggio,ho un messale da altare del 1902 rigorosamente tridetino)
    Sempre dal comitato S. Pio V,sono stato invitato ad assistere alla Messa tridentina, ci sono andato ed è stato come fare un balzo di 50 anni indietro. Avevano preparato per i fedeli,un foglio con la liturgia in latino e front page italiano.
    Ti dirò che anche questo è un modo di fare cultura,
    chi zoppica nella lingua antica,ha cmq la possibilità
    di seguire lo svolgimento della Messa.
    ciao
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 07/11/2008

  10. Vedo che Bux ti ha toccato. Ho voluto stringere tanti aspetti e sono stato un po’ vago. Sono conservatore sì, proprio un appassionato di anticaglie in genere, ma ‘formalista’ no. Mi piace l’essenza delle cose, specie in quelle spirituali.
    In Chiesa ho visto di tutto. Dai preti in jeans ai preconciliari-tridentini che mi sono cercato. Degli uni non mi è piaciuto il sinistrismo, degli altri talvolta ho visto una fissità rituale che a me non ha comunicato molto dell’infinito amore di Dio.

    Credo abbia un’importanza storica e culturale come dici il rito tridentino. A mio avviso la Chiesa non ha perso solo la forma, che per me sarebbe anche relativa (anche se il Modernismo a me non piace, specie nell’etica) ma peggio della perdita della liturgia è la perdita dell’Essenza.
    Trovo gravissima la perdita dell’essenza della mistica cristiana, sulla liturgia chiuderei anche un occhio, non sono così sensibile in quel settore.
    A volte la Chiesa anche sana insiste su dettagli formali, dogmi solo umani, magari poi è in aperta contraddizione con le Scritture, proprio con la Parola di Dio, che per me rimangono le uniche infallibili. Questo trovo sempre sia il guaio peggiore, oltre alla sua perdita di potenza spirituale che tocca i cuori.

    ti cito, per risponderti “Credo che oggi il Santissimo sia “relegato” in un altare secondario od in una cappella laterale,a secondo della planimetria della chiesa e ,anche questa, non mi sembra una bella cosa.
    Si sta parlando di Dio!!!
    E te lo dico da agnostico.”

    Capito l’impressione. Però non si sta parlando propriamente di Dio, ma “solo” di Un Sacramento che Lo simboleggia solo in parte.

    Insomma è la differenza tra Res e Signa. Il signum (il Santissimo Sacramento) forse è stato relegato un po’, ma la Res, Dio vivente non è ‘relegabile’ da nessuno, è onnipresente e onnipotente.
    Quindi non è propriamente ‘dare le spalle a Dio’ perchè Dio è ovunque. Un Dio che si è donato, ma che è vivente sempre, che si è fatto dono a noi in Cristo, di cui l’Eucarestia è simbolo, ma il Suo dono è sempre reale e vigente.
    E’ Sacramento, Simbolo, Memoria, Pegno del Sacrificio di Cristo, già avvenuto una volta per tutte, di cui si riattualizza il ricordo nella Grazia della Messa. Ma dal Sacrificio di Cristo per noi, noi riceviamo Redenzione non solo dall’oggetto-Sacramento, ma da un movimento della fede che in noi deve avvenire, anche a casa, per i fatti nostri, cioè che Cristo sia per noi il Redentore, che ci può salvare e che per i suoi meriti, non per i nostri, possiamo essere salvi perché Lui ha ‘pagato’ al posto nostro, a cui deve seguire una nostra vita santificata.

    Nell’Eucarestia questo Vangelo del donarsi nell’Incarnazione per la nostra Redenzione viene commemorato nel Sacramento.
    E sarebbe bene, diciamo, questo Dio abitasse dentro noi come promesso…ma questo avviene per Spirito Santo, insomma per santità, e non necessariamente per via di sacramentalismo oggettivo. C’è quindi un apriori di fede a monte di tutta la questione.
    Ma appunto la gestione del rito concerne usi motivati, che sullo sfondo rispecchiano una concezione differente della fede di più età della Chiesa e lì si finisce in campo di scelta personale. Il NT era antirituale a dir poco.

    I SS. Pietro e Paolo ci dicono gli Atti degli Apostoli furono inviati a Roma in qualche modo in profezia da Dio, così come furono inviati da altre parti e fondarono chiese in molte città e Roma non aveva alcun primato ‘ecclesiasticamente’ per un bel pezzo. Dio aveva in mente la cristianizzazione d’Europa. Nella prescienza sapeva…
    Poi Roma capitale dell’Impero, il latino, ma anche il 313 d.C. che rende la Chiesa Romana …Imperiale, con pro e contro.

    Bello il tuo Messale. Io sono più pauper: più che altro ho Bibbie, alcune anche un bel po’ distrutte:) Ottima cosa comunque il messale bilingue, fa anche cultura oltre al resto perchè riporta alle radici storiche, quelle che stanno tentando di portarci via.

    Commento di Josh | 07/11/2008

  11. Non sono un teologo e, se sbaglio,riprendimi pure.Se non ricordo male,l’Eucarestia è la transustanziazione,cioè il cambiamento che va oltre la sostanza,trans-substantia del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo.
    Quindi,il tuo considerare poco più di un simbolismo l’eucarestia,mi sembra,non ti offendere,vagamente protestante.Anche se, ad onor del vero i luterani parlano di consustanziazione,cioè la contemporanea presenza del corpo e sangue di Cristo ed il pane ed il vino.
    Altre confessioni, e tu lo sai meglio di me, considerano l’eucarestia un semplice formalismo in ricordo dell’ultima cena o,al più solo una presenza compartecipe della divinità al rito.
    Questo era l’argomento principe delle discussioni tra mia madre e mia nonna……
    Spero di non aver detto troppe stupidaggini…..
    ciao
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 07/11/2008

  12. No, figurati, non hai sbagliato nulla. Non considero l’Eucarestia poco più di un formalismo, le spiegazioni cattoliche sono molte, pur mantenendo la transustanziazione.

    Alcune tendenze in campo cattolico di ‘sacramentologia oggettiva’ sono state esagerate: cioè insistere sul fatto che solo i sacramenti cattolici dati dai sacerdoti cattolici salvino, e non esista salvezza eterna senza “quei” sacramenti impartiti, mi paiono una grossa forzatura rispetto alla semplicità del Vangelo,
    che fa dipendere la salvezza da più aspetti, fede, opere, santità, ma non solo dalla frequenza ad un sacramento: in pratica è Cristo che salva, anche senza sacramento, metti caso uno fosse in un luogo sperduto senza una chiesa Gesù Cristo ti salva lo stesso,
    non ha bisogno del nostro mezzo umano ‘oggettivo’ se pur santificato; ecco perchè s’è fatta strada anche una chiave di lettura più razionale che amplia anche nel Catt. il valore memoriale pur mantenendo la transustanziazione.

    L’Eucarestia comprende la Transustanziazione nel Cattolicesimo (dottrina del 1290 e oltre), prima le posizioni dei Padri erano più varie; il pane e il vino si trasformano in carne e sangue (perciò il Corpo) di Cristo. La T. avviene secondo la Ch. Catt. nel momento della consacrazione e dell’offertorio, insomma poco prima della Comunione.
    Ma il sacrificio salvifico di Gesù è avvenuto una volta per tutte nel 33 d.C., ecco perchè si mantiene l’idea, il simbolo, la memoria del fatto principe della Crocefisione offerta, e il dono a noi nella Resurrezione.

    Non mi offendo se mi dai del protestante, anche se non lo sono:) Comunque non hai scritto nessuna stupidaggine, nemmeno nella tua spiegazione della Consustanziazione luterana, e via via fino solo al valore memoriale e basta.

    L’aspetto memoriale rimane sia nel Catt. con la Transustanziazione (che sarebbe un’attualizzazione) sia nell’Ev. perchè Gesù stesso presenta il sacramento in maniera memoriale.

    Le discussioni di casa tua sono le stesse di casa mia da una vita :))

    Commento di Josh | 07/11/2008

  13. Ero un po’ titubante perchè ero andato a memoria e alla mia età…,cmq devo, ancora una volta, ringraziare il mio Prof.di filosofia del Liceo,tutto ci divideva nella vita,politica e fede su tutto,ma quello che ci univa era la Cultura e lui,come ho scritto in questo blog,me ne ha “inculcata” molta.Un grande e, sopratutto, obbiettivo Demiurgo.
    ciao
    sarc.
    purtroppo quelle discussioni, che quando ero ragazzo mi sembravano noiose,oggi le rimpiango:mio padre,mia madre e mia nonna non sono più.

    Commento di sarcastycon | 07/11/2008


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