Zibaldino

Alle foci del Timavo.

La Croce del Sangue

Come uscire dalla storia ed entrare nella leggenda.

Alle foci del Timavo.

          La 1° GM, la grande guerra, fu grande in tutto, grande per il  numero delle nazioni partecipanti, grande per le sofferenze patite da milioni di soldati, nelle alterne vicende di sconfitte e vittorie, e tragicamente grande per il doloroso computo dei caduti. Voglio raccontare un episodio di una battaglia, una cruenta  battaglia, che si combatté  alla fine del maggio 1917,  sul Carso, alle foci del Timavo, nei pressi di  Duino (TS). A questo scontro  prese parte anche Gabriele d’Annunzio che fu partecipe di un episodio altamente drammatico.

               Le foci del Timavo, come  molte altre località italiane, sono un luogo la cui storia si perde nel passato e numerose sono le citazioni di poeti e storici dell’antichità. In questo luogo c’è qualcosa di diverso, che va oltre la realtà,  come in una visione schopenhaueriana  della natura qui si percepisce che le immagini, che i nostri occhi inviano al cervello, sono incomplete, sono solo una rappresentazione parziale. Sotto le tranquille acque, che sgorgano dalle rocce, si avverte un enigma che per molti anni è rimasto tale. Un fiume, uno strano fiume,  Il fiume Timavo.

    Sotto l’apparente innocenza delle foci si nasconde, nelle profondità carsiche, una storia tumultuosa, per più di 40 chilometri il corso ipogeo del  fiume attraversa antri, caverne e abissi profondi.

“Il fiume nasce sul lato sud del monte Nevoso  a circa 42 km a sud-est di Trieste e nella prima parte prende il nome di Timavo superiore. Dopo un percorso di circa 37 km., poco prima di Trieste, sprofonda nelle spettacolari grotte di S. Canziano, a 250 metri di profondità, nell’Abisso di Trebiciano, dove scorre a 329 metri sotto il livello del mare, e nel Pozzo dei Colombi, poco a monte della Chiesa di San Giovanni di Duino. Qui il Timavo, con una voce potente e roboante, fa sentire tutta la sua forza. Gli abissi presentano una panoramica spettacolare sul fiume sotterraneo e sul fascinoso mondo ipogeo del Carso. Una visita alle quattro “finestre” sul Timavo sotterraneo può offrire un punto di vista esclusivo, unico e avvincente sulle peculiarità del territorio carsico.

 boccaprincipale-del-timavo

 

vedute parziali delle foci del Timavo 

foce

          Dopo quaranta chilometri nascosto nelle viscere della terra il Timavo riappare, con tre sorgenti, in tutta la sua tranquilla bellezza, a San Giovanni, nel Comune di Duino-Aurisina, a circa due chilometri dal punto in cui si tuffa nel mare. Alle sue spalle 87 chilometri di viaggio, di cui poco più della metà in superficie.”( rif.geografici http://www.marecarso.it/da_vedere_timavo.htm)

              Si parla dunque di foci del Timavo, ma essendo anche il punto in cui sgorgano le acque, si può dire indifferentemente anche sorgenti, fonti o bocche, come le chiamavano gli antichi inconsci del lungo percorso nel sottosuolo carsico.

       Questo fiume che scompare sotto terra per riapparire dopo un lungo tratto sotterraneo  dette adito a moltissime storie e solo nel 1610, il naturalista e fondatore della geografia storica, Filippo Cluverio (nome italianizzato di Philipp Clüver o Klüver) ipotizzò che fosse un solo fiume, che dopo essersi inabissato riemergeva dividendosi poi in tre bocche per sfociare infine nel mare Adriatico.

           La conformazione idrogeografica  del luogo è cambiata nei secoli,  infatti  il numero delle “bocche”  viene  indicato  in sette dallo storico e geografo romano

 Strabone (nato ad  Amasia, attualmente  Turchia , ca. 64 a.C.-ca. 24 d.C): 

“In fondo al golfo adriatico sorge il Santuario di Diomede. Il Timavo vi ha un porto, un bosco sacro bellissimo e sette bocche, con sette corsi, che confluiscono in un solo fiume largo e profondo, che dopo breve tratto sfocia nel mare”

 

Virgilio scrive di nove bocche 

“Antenor potuit mediis elapsus Achivis

Illyricos penetrare sinus atque intuma tutus

Regna Liburnorum et fontem superare Timavi,

Unde per ora novem vasto cum murmure montis

it mare proruptum et pelago premit arva sonanti.”

 

(Antenore, scampato agli Achei, poté entrare nel golfo illirico, spingersi in modo sicuro nel regno dei Liburni e superare (le sorgenti del) Timavo che simile a un mare impetuoso erompe dalla montagna per nove bocche con alto frastuono e inonda i campi di un acqua risonante.) 

Eneide, I, vv.242-246

 

San Paolino (vescovo d’Aquileia, in età longobarda) nel 799 d.c. scrive anche lui di nove fonti. 

“Timavo, piangi con me in nove rivoli, 

scaturendo da nove fonti, 

piangi sinchè t’inghiotte il mare Adriatico.”

 

Andrea Rapicio vescovo (Trieste1533-1573) scrive di sette gorghi. 

Ecco gli stagni del Timavo; donde

bello a vedersi fresche e cristalline

da sette gorghi fuor sboccano l’acque

(dal poema Histria)

 

Tito Livio e Plinio ci hanno lasciato una testimonianza della località senza però dirci quante fossero queste bocche

 

Tito Livio ( Le storie, XLI, 1, 2) 

“…profectus ab Aquileia consul castra ad Lacum Timavi posuit, imminet mari is lacus. Eodem decem navibus C.Furius duumvir navalis venit.” ( Le storie, XLI, 1, 2)

(…partito da Aquileia, il console pose l’accampamento al Lacus Timavi: questo lago si protende sul mare. Lì giunse con dieci navi il duumviro navale C.Furio.)

 

Plinio  nella sua Storia Naturale parla diffusamente della zona, dell’ amnis Timavus, del castellum nobile vino Pucinum, del Tergestinus sinus, della colonia Tergeste.    Ricorda le Insulae clarae come sede di terme frequentate perché ritenute molto salutari.

           Nota che Livia , moglie di Augusto, attribuiva i suoi 86 anni d’età al vino Pucino, prodotto in piccole quantità

“ nel golfo dell’ Adriatico non lontano dalle sorgenti del Timavo, su un colle sassoso, dove le viti si aprivano al caldo influsso marittimo

 (…gignitur in sinu Hadriatici maris non procul Timavo fonte saxoso colle, maritimo adflatu paucas coquente amphoras.”Naturalis Historia 14, 60)

 

             Questo il contesto storico geografico della località in cui avvenne la battaglia delle foci del Timavo, che vide impegnate le truppe dell’impero austro-ungarico e quelle italiane, tra il 23 e il 30 maggio 1917.

          Il giorno 28 di quel mese accadde l’episodio drammatico in cui rimasero coinvolti l’allora capitano Gabriele d’Annunzio e il maggiore Giovanni Randaccio, comandante di un battaglione dei “Lupi di Toscana”, che, colpito a morte, spirò tra le braccia  del Poeta, il quale ne raccolse i cimeli e, come spiega lui stesso in una lettera, fece collocare il sangue raccolto sulle mostrine in una croce: la Croce del Sangue.

(continua)

 

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13/02/2009 - Posted by | Varie | , , , , ,

12 commenti »

  1. Sarc.,
    e foto mostrano una località bellissima, che praticamente non conoscevo. Il fatto poi, delle bocche del Timavo, e se siano sette o nove, mi era del tutto nuovo. Sono stato una sola volta a Trieste, e di passaggio, perchè volevamo andare a vedere le Grotte di Postumia. Ma rinunciammo perchè si fece tardi. Peccato, perchè poi non ne ebbi più occasione, anche a causa di quello che mi era sopraggiunto, e che tu sai. Per me è stato valido il detto: “chi ha tempo, non aspetti tempo”.
    So che sei un latinista, e sarei curioso di sapere se quelle traduzioni sono tue!
    Mi interessa conoscere la storia dei Lupi di Toscana, legata al 28 maggio. Tale giorno, mi è molto familiare 🙂
    —–
    Hai citato Tergeste, antico nome di Trieste. Leggendo “La Coscienza di Zeno”, mi ero imbattuto nel Tergesteo, del quale sono riuscito a farmi solo una vaga idea di cosa possa essere. Se tu ne hai maggior cognizione, saresti in grado di descrivermelo?
    Sospendo e chiudo.
    Ciao.

    Commento di Marshall | 14/02/2009

  2. Marshall
    non esagerare non sono un latinista, ho solo studiato il latino a scuola,poi ci sono degli autori come Tito Livio Giulio Cesare e se vuoi anche Cicerone che si traducano più facilmente di altri che ,come Plinio e Seneca, sono più ostici,almeno per me non certo per Josh.In questo caso la traduzione di Virgilio l’ho presa dal libro dell’Eneide,ho solo ritoccato qualche dettaglio perché mi sembrava una traduzione troppo libera.Io sono sempre stato per le taduzioni più aderenti possibile al testo originale,poi, se è il caso, uno può aggiungere un suo commento.Secondo me le migliori edizioni dei libri stranieri sono quelle che hanno il front page in lingua originale,perchè bene o male chi traduce interpreta e ci mette del suo snaturando a volte il pensiero dell’autore.E chiaro che se poi è un libro di un autore giapponese o cinese del front page te ne sbatti…..
    Le altre citazioni sono abbastanza intuitive.
    Sono stato a Trieste solo per lavoro e sempre col tempo limitato e non ho potuto visitarla come merita.Non ho sono stato al Tergesteo,che, se non erro è una specie di galleria sul tipo di quella di Milano o di Napoli,che invece conosco.

    se hai pazienza,a breve spero, pubblicherò la seconda parte. Per il 28 maggio(penso,forse, di aver capito cosa ti significhi) sto cercando dei dettagli sugli schieramenti degli eserciti,che non so se mi riuscirà trovare,poi le immagini di alcune “chicche” che invece ho già nell’HD.
    ciao
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 15/02/2009

  3. Sarc.,
    vado un pò fuori tema, ma siccome la cosa mi entusiasma, e parecchio, ne voglio parlare.
    Anche se non lo conosco, e non saprei tradurre nulla (o quasi) dal latino, sono un suo grande estimatore. Negli istituti tecnici non viene insegnato il latino (almeno ai miei tempi); e questa l’ho poi sentita come una grande lacuna perchè quando sento qualcuno declamare bene in latino (rarissimi, purtroppo!), ne resto incantato ad ascoltare. Ad esempio, L’Ave Maria e il Pater Noster, detti in latino sono tuttaltra “musica”, almeno per me.
    Tantè che nella mia libreria ci sono diverse opere bifronte (come dici tu), tra le quali non mancano l’Eneide, le Lettere di Cicerone, Orazio, Giovenale (quando lessi qualcosa, recentemente, mi ricordava vagamente te) e qualcun altro.
    Chiudo la divagazione fuori tema.
    Ciao.

    Commento di Marshall | 15/02/2009

  4. Marshall
    puoi andare ot quando vuoi e poi questo non è molto ot,
    cmq io non ci faccio caso purchè sia un argomento interessante.
    Non so se tu abbia letto il mio post sulla Messa in Latino e come l’abbia commentata, pur essendo agnostico. Non c’è dubbio che ha tutta un’altra sacralità, di quella post Vat2,che poi,dall’italiano, scade ad essere celebrata in dialetto locale……per non parlare della musica,vuoi mettere l’armonium o l’organo con le chitarre……!!!
    Il latino,ho sentito dire, purtroppo,che lo vogliono togliere anche dallo scientifico.
    Si vive bene anche senza latino,ovviamnete, ma lo scientifico è una scuola generalista e togliendo questa materia,scade di tono e non di poco.
    ciao
    sarc.

    Commento di sarcastycon | 16/02/2009

  5. Sarc.,
    hai toccato un altro tasto che mi aggrada. Si, commentai quel tuo pezzo sulla messa in latino e ti dissi pure che mi aveva messo addosso la voglia irrefrenabile di riassistere dal vivo ad una messa. Da quell’ultima domenica di novembre scorso, di cui ho già detto nel mio blog, ho ripreso con fervore la pratica della messa festiva, e sto reimparando i canti liturgici: uno dei motivi che più mi attirano alla messa. Sono pure diventato amico del nuovo parroco, tanto che adesso mi chiede il parere su come ha fatto la predica (soprattutto da quando gli ho detto che avremmo bisogno di tanti Monsignor Maggiolini (l’arcivescovo cosiddetto leghista di Como, morto l’anno scorso). L’amicizia è stata suggellata da quando ho perorato e spinto mia figlia a entrare nel coro della chiesa; e domenica abbiamo voluto facesse la solista. E’ stato un successo, e adesso pare che la chiesa si stia ravvivando sempre di più.
    Insomma, dopo che hai scritto quel pezzo sulla messa in latino, ne son successe di cose. La prossima sarà che mio figlio, vinta la grande timidezza, diventi uno dei tre organisti della chiesa, in modo si possa coprire tutte le messe festive. E quindi, ora son fregato: non posso più mancare.
    “Galeotto fu il post e chi lo scrisse, // quel giorno più non vi mancammo oltre”.

    E poi c’è chi dice che un quasi leghista non possa avere un’anima! Mah…Sarò un’eccezione.

    Ciao. E spero non ti rompano, questo genere di commenti quasi ot.

    Commento di Marshall | 16/02/2009

  6. Marshall
    si mi ricordo il tuo comm.,ma non sapevo che vesse avuto questi sviluppi!!Davvero tuo figlio suona l’organo? beato lui è uno strumento che da i brividi:lo invidio perchè io so solo suonare il campanello di casa…
    ciao
    sarc.
    ps te l’ho già detto ot no problem.

    Commento di sarcastycon | 16/02/2009

  7. Sarc.,
    no, non suona ancora l’organo. Per intanto sta facendo un corso serale di pianoforte (oltre a studiare Fisica della Materia). Ma è già bravo e pronto a prendere in mano l’organo della chiesa. Motivo in più per cui non potrò mancare. Evviva la vita!
    Ciao.

    Commento di Marshall | 17/02/2009

  8. grz x l’aiuto… dovevo fare una ricerca sul timavo di geografia xkè io faccio la 1 media grz x l’aiuto un bacio a tutti!!!!!

    Commento di chiara | 28/09/2009

  9. Ti scritto sul tuo blog
    ciao

    Commento di sarcastycon | 29/09/2009

  10. […] … Il fiume nasce sul lato sud del monte Nevoso  a circa 42 km a sud-est di Trieste e nella prima parte prende il nome di Timavo superiore. Dopo un percorso di circa 37 km., poco prima di Trieste, sprofonda nelle spettacolari grotte di S. Canziano, a 250 metri di profondità, nell’Abisso di Trebiciano, dove scorre a 329 metri sotto il livello del mare, e nel Pozzo dei Colombi, poco a monte della Chiesa di San Giovanni di Duino. Qui il Timavo, con una voce potente e roboante, fa sentire tutta la sua forza. Gli abissi presentano una panoramica spettacolare sul fiume sotterraneo e sul fascinoso mondo ipogeo del Carso. Una visita alle quattro “finestre” sul Timavo sotterraneo può offrire un punto di vista esclusivo, unico e avvincente sulle peculiarità del territorio carsico. Dopo quaranta chilometri nascosto nelle viscere della terra il Timavo riappare, con tre sorgenti, in tutta la sua tranquilla bellezza, a San Giovanni, nel Comune di Duino-Aurisina, a circa due chilometri dal punto in cui si tuffa nel mare. Alle sue spalle 87 chilometri di viaggio, di cui poco più della metà in superficie… [fonte] […]

    Pingback di Alla ricerca del fiume nascosto! | 25/03/2011

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    Commento di porto libero di trieste | 09/06/2012

  12. sono un’insegnante della scuola primaria. era mio desiderio portare i miei alunni di quinta in questo luogo che ricordavo incantato. il 17 febbraio ho fatto una visita, convinta di rivivere la magia, ma ho trovato desolazione e abbandono. Ritengo vergognoso lasciar decadere un paradiso di così tanta pace e bellezza!

    Commento di rita zanon | 26/02/2013


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