Zibaldino

Marco d’Aviano

Dal blog del mio amico Marshall

Marco d’Aviano: chi era costui? Confesso la mia ignoranza, fino a ieri. Conoscevo quel nome, perchè a Milano, in zona Loreto-Padova, c’è una via a lui intitolata. Ma tutto lì. C’è voluto un imput da parte di Renzo Martinelli, per far si che iniziassi ad interessarmene. Renzo Martinelli è il regista brianzolo di Cesano Maderno, estimatore di Umberto Bossi. Nè dalla Rai, nè da altre reti televisive ne avevo mai sentito parlare prima, eppure, Marco D’Aviano è stato un personaggio di grande importanza per gli assetti dell’Europa moderna; al quale deve molto. Non se ne comprende, pertanto, la trascuratezza e la dimenticanza cui è stato fatto oggetto. Ed è sempre l’ardimentoso regista a ricordarci che Marco D’Aviano è stato, per l’Europa, un personaggio di gran lunga più importante, rispetto a quello che Giovanna d’Arco è stata, e rappresenta per la Francia. Proclamata santa nel 1920 da Papa Benedetto XV, per Marco D’Aviano, al quale, tra l’altro, sono stati attribuiti miracoli ancor lui vivente, c’è voluto invece l’arrivo alla soglia pontificia di un papa straniero, polacco, Papa Giovanni Paolo II, per far si che, a 304 anni dalla sua morte, Marco D’Aviano fosse stato proclamato beato, nel 2003.
L’Europa, oggi, non sarebbe stata la stessa, senza la comparsa sulla scena europea del XVII secolo, di Marco D’Aviano. Le donne europee sarebbero costrette ad abbigliarsi secondo la legge coranica; il Vaticano sarebbe la grande moschea islamica, di importanza superiore a quella che divenne la Basilica di Santa Sofia a Istanbul , perchè Roma sarebbe diventata il centro mondiale dell’islamismo; e tutte le nostre chiese sarebbero ora ridotte a rango di madrase e moschee. Concetti, questi, ricordati da Renzo Martinelli, nel corso del programma televisivo su Rai 2, “Quello che”, di sabato scorso 26 settembre. Era lì per parlare anche del suo film, Barbarossa, di prossima uscita nelle sale, prevista per il 9 ottobre.

E’ stato nel corso di tale programma, che ha anche annunciato la produzione del suo film su Marco D’Aviano, la cui lavorazione inizierà l’anno prossimo, il 2010. L’opera presenterà grandi analogie col film Barbarossa. In quest’ultimo è la minuta popolazione milanese che, coalizzatasi con quella di altre città lombarde, mise in piedi quell’esercito fatto per lo più di contadini e braccianti, tutti volontari, male armati e male equipaggiati, che però, carichi di ardimento e coraggio, sconfissero l’esercito imperiale di Federico Barbarossa. Nel caso della vicenda umana di Marco D’Aviano, emerge la figura di un indomito presbitero, in abito da frate, al secolo Carlo Domenico Cristofori, nato ad Aviano nel 1631 e morto a Vienna nel 1699, che, da solo, accorrendo alle Corti d’Europa, era riuscito a vincere la noncuranza dei potenti nei confronti di Vienna, cinta d’assedio da diversi mesi dall’esercito turco ottomano, accampato fuori le sue mura, aspettando che si arrendesse per fame. Marco D’Aviano riuscì nell’intento di scuotere dal torpore principi e re europei, intenzionati, com’erano, a non fare nessun passo in aiuto di Vienna. Marco D’Aviano fece così coalizzare quegli eserciti, facendo liberare l’Europa dal pericolo di una lunga e tormentosa dominazione ottomana. L’Europa fu salva, e con essa il cristianesimo.

L’odio che gli islamici nutrono nei confronti di europei e occidentali, deriva tutto da quella loro umiliante sconfitta. Nessun’altra ragione, nemmeno quella di ordine religioso: è la tesi di Renzo Martinelli, su tale questione.

Con quella sconfitta, i turchi ottomani, che contavano nel successo su Vienna, per riprendere l’espansione dell’impero ottomano, interrotta da oltre un secolo, dovettero abbandonare ogni ambizione velleitaria. Dopo quella sconfitta, la Turchia Ottomana si trovò impelagata in una crescente e sempre più ingovernabile crisi militare economica e politica. Era così iniziato un periodo, durato oltre due secoli, durante il quale fu costretta ad occuparsi di tutt’altro che non a mire espansionistiche. In seguito, con l’avvento al potere di Mustafa Kemal Ataturk , il padre della Turchia moderna, comparso sulle scene politico-militari all’inizio del ‘900, la Turchia cominciò ad aprirsi alla modernità europea. Con l’avvento di Mustafa Kemal era così iniziato il cammino per quel lento cambiamento di mentalità, che sta tuttora cercando di portare la Turchia verso la modernità, e verso una totale integrazione con l’Europa.

E’ da credere in questo loro proposito di cambiamento?

E’ soprattutto su questa incognita che si scontrano i favorevoli e i contrari all’ingresso della Turchia nella Comunità Europea.

Marshall http://ecopolfinanza.blogspot.com/

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Oggi purtroppo, i nemici li abbiamo in casa e non sono solo gli islamici,ma soprattutto quei cittadini europei che per il loro sporco interesse, vogliono dare loro accoglienza e cittadinanza

Sarc.

 

 

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03/10/2009 - Posted by | storia, Varie

2 commenti »

  1. Sarc.,
    ti ringrazio per aver pubblicato il mio articolo, che, visto sotto altra veste grafica, mi appare ancor più gradevole.
    Sul fatto del tuo disaccordo sulla questione della cittadinanza agli islamici, e a tutti gli extracomunitari in generale (la Turchia fa ancora parte di questi), sono d’accordo col tuo pensiero. A maggior ragione se poi questa la si vuol concedere dopo 5 anni anzichè 10, come è ora. Su quella parte Dei Sepolcri, che ho pubblicato di recente sul mio blog, c’è un pensiro del Foscolo che ben si addice al tuo:”..ma soprattutto quei cittadini europei che per il loro sporco interesse, vogliono dare loro accoglienza e cittadinanza”.
    Sul fatto dell’accoglienza, ci potrei anche stare, purchè vengan qui per lavorare. Ma la cittadinanza?: penso sia una cosa molto seria (per non dire che, invece, “è una cosa molto seria”) che abbia a che fare con l’amor di patria. E qui cascherebbe ogni asino! Perchè penso non possano bastare neanche dieci anni per far nascere e crescere l’amor di patria in un individuo che non abbia radici profonde in quel dato paese (io, per esempio, vivo da trent’anni nel paese che era stato solo di mia moglie, ma io mi ci sento ancora quasi un estraneo; e che siamo comunque in Italia; figurati se venissi dall’estero).
    Questo ragionamento basterebbe a tarpar le ali a qualunque intellettuale pro cittadinanza rapida. Se poi vogliono svendere la nazione e consegnarla in mano a degli estranei, dovrebbero quanto meno fare un referendum in cui per la decisione di concederla siano d’accordo almeno i due terzi dei votanti, lasciando libere di decidere regione per regione, dato che siamo in federalismo.
    Ciao.

    Commento di marshall | 03/10/2009

  2. Marshall
    l’ho pubblicato perchè è un argomento che nello stesso tempo è d’attualità e storico.
    E poi il post mi piaceva….
    L’ immigrazione,soprattutto quella islamica è un grosso problema,dovuto più ai politicanti corrotti che ci circondano,vedi Onu, Ue e i koglionazzi di casa ns.,
    che dagli extracomunitari in quanto tali.

    speriamo bene ma credo che la ns. civiltà volga al declino.
    I sepolcri ci stanno a pennello.
    ciao
    Sarc.

    Commento di sarcastycon | 03/10/2009


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