Zibaldino

Entanglement

Entanglement: tra fisica, metafisica e deismo.

           Sono da sempre  indirizzato sulla convinzione che la fisica, per la realtà materiale, la filosofia, con la metafisica, e il deismo, per l’esistenza di Dio e per la coscienza, avessero un substrato condiviso e che, inevitabilmente, alla fine dovessero ritrovare il punto comune da cui erano originate: una soluzione unica per tutti i nostri problemi esistenziali da quelli della realtà materiale a quelli della coscienza. Una singolarità iniziale che, a seguito del big bang, si era dissociata.

        L’aspetto più facilmente esaminabile, più facilmente solo per il fatto che ci sono riscontri sperimentali, era ed è quello prettamente della fisica, che passo dopo passo, da quella classica di Galilei e Newton, a quella relativistica di Einstein e a quella quantistica di  Planck, ha percorso a ritroso la strada verso l’origine. Per la filosofia e la teologia solo discorsi, solo ipotesi non verificabili, brillanti intuizioni, ma foriere di inconcludenti discussioni, nel migliore dei casi, e, nel  peggiore, di dogmi. Sappiamo molto, anche se non tutto, sull’espansione dell’ universo, ma  non conosciamo pressoché niente di come si siano potute propagare la presenza di Dio e della coscienza nell’universo. Quando dico “Dio” intendo un “Quid” non necessariamente identificabile con il concetto classico di divinità religiosa.

        La scoperta di una proprietà di alcune particelle, che pur essendo separate fisicamente nello spazio, si autoinfluenzano, cioè modificando lo status di una anche l’altra istantaneamente si modifica, apre nuove prospettive e nuovi orizzonti.

       La scoperta era sensazionale, come facevano due particelle, in alcuni esperimenti distanziate anche più di 10 km, ma concettualmente situate in qualsiasi parte dell’universo, a rimanere collegate al punto di reagire istantaneamente alle modificazioni apportate su una sola? Perché questo avvenga l’unica condizione è che siano state generate insieme e poi separate.

       Da questo fenomeno è nato il principio di non-località, ossia due particelle, generate contemporaneamente nel solito evento e, in seguito, separate spazialmente, non lo sono per tutte le loro proprietà, ma sono “entangled” tra loro. Entanglement, che potremmo tradurre come intrecciato, è il nome che i fisici danno a questo tipo di fenomeno.

      La conseguenza dell’entanglement è che la realtà non è affatto come pensavamo che fosse, noi conoscevamo solo l’ordine espletato e non quello impletato, per usare il linguaggio del fisico Bhom. Le isole di un arcipelago ci appaiono separate in superficie (ordine espletato), ma nella profondità marina appartengono tutte alla stessa piattaforma sommersa (ordine impletato). Noi vediamo la realtà al di sopra della superficie, ma non cosa ci sia sotto.

      La spiegazione di questo fenomeno  si può capire considerando che le due particelle, ma vale per qualsiasi numero, siano immerse in un campo potenziale la cui caratteristica è l’informazione, ossia ogni elemento appartenente al campo “conosce” la posizione degli altri elementi ed è con essi correlato indipendentemente dalla sua localizzazione. Se consideriamo che, perché ci sia entanglement, occorre che gli elementi siano stati generati insieme e se riteniamo vero che l’universo sia nato con il Big Bang, ne segue che tutto l’universo è entangled.

      Un enorme campo potenziale in cui tutto è correlato e non localizzato, noi compresi, e quella, che  consideriamo la realtà, non è altro che una proiezione visibile di un mondo sommerso. Lo strato più profondo che governerebbe l’universo sarebbe il vuoto quantistico, ossia al di sotto della lunghezza di Planck, in una totale non-località, dove sussiste la base di tutto l’esistente, quello che da Bohm è stato chiamato “prespazio”. Una matrice, atemporale ed aspaziale dove energia e materia si compenetrano in un processo ciclico di collasso ed espanzione.

     Questa in sintesi e semplificata al massimo. la teoria di Bohm, fisico e filosofo statunitense padre della teoria dell’ipotesi olografica, le cui argomentazioni permettono di ricondurre il tutto ad un Uno ed intrecciano in modo affascinante fisica, metafisica e deismo.

Il fascino di un’ipotesi.

     Avendo come  input questa teoria, basata su riscontri fisici sperimentali, non si può non pensare all’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung.

« [..Gli archetipi..] al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei »

    L’inconscio collettivo è un contenitore  universale, cioè la parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. In Esso, sono contenuti gli archetipi, cioè le forme o i simboli, che si riscontano in tutte le culture dell’umanità, e quindi potrebbe essere non la mente razionale individuale, ma la Mente Cosmica.

Ed Einstein:

“….E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po’ delicato si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso.Questa convinzione legata al sentimento profondo della esistenza di una Mente Superiore che si manifesta nel mondo della esperienza, costituisce per me l’idea di Dio; in linguaggio corrente si può chiamarla <<panteismo>>”. (Come io vedo il mondo)

     Interessante questo passo di John Henry Newman (Londra, 1801 – Edgbaston 1890,  teologo, filosofo e cardinale inglese.Dal blog di Anna  http://annavercors.splinder.com/)

“Non c’è vero allargamento dello spirito se non quando vi è la possibilità di considerare una molteplicità di oggetti da un solo punto di vista e come un tutto; di accordare a ciascuno il suo vero posto in un sistema universale, di comprendere il valore rispettivo di ciascuno e di stabilire i suoi rapporti di differenza nei confronti degli altri(…)

L’intelletto che possiede questa illuminazione autentica non considera mai una porzione dell’immenso oggetto del sapere, senza tener presente che essa ne è solo una piccola parte e senza fare i raccordi e stabilire le relazioni che sono necessarie. Esso fa in modo che ogni dato certo conduca a tutti gli altri. Cerca di comunicare ad ogni parte un riflesso del tutto, a tal punto che questo tutto diviene nel pensiero come una forma che si insinua e si inserisce all’interno delle parti che lo costituiscono e dona a ciascuna il suo significato ben definito.”

     Alla luce di quanto su esposto si potrebbe concludere, che nel substrato dell’universo, il campo potenziale, albergano e coincidono tra loro l’energia, la coscienza universale e la Mente Creatrice, ossia il Tutto.

     Capisco che, sia per i cattolici, a causa del latente panteismo, che per  i laicisti  atei , a causa dell’ammissione di una possibile Mente Creatrice, sia una conclusione difficile da metabolizzare, ma a mio parere è  un’ipotesi affascinante.

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23/06/2010 Posted by | Filosofia e Religioni, Scienze | 18 commenti

A proposito del”Motu proprio” di Benedetto XVI

            Sono stato consigliato d’ascoltare una conferenza del  Rev. Nicola Bux (*) sul tema ” La liturgia tra tradizione e innovazione”.  Organizzava la conferenza il comitato pisano S. Pio V.

            Il  tema, interessante anche da  un punto di vista storico politico, oltreché religioso, mi ha incuriosito ed, ancor di più Il riferimento alla liturgia di Pio V.

           Questo papa, non molto  apprezzato da certi ambienti clericali, che ignorano o, ancor peggio, fanno finta di ignorare, che grazie al Suo impegno fu costituita la Lega Santa  che sconfisse i turchi nella famosa battaglia del 1571 a Lepanto, respingendo un pericoloso  assalto islamico  alla nostra Cultura Occidentale. Se per più di  quattrocento anni non  siamo stati islamizzati, lo dobbiamo anche a questo papa.

           Oggi, mi  sembra che un’altra battaglia di Lepanto sia cominciata, ma questa volta la stiamo perdendo, più per colpa nostra che per meriti del nemico.

                          

         

            Il prof. Bux, ha voluto chiarire alcuni aspetti delle intenzioni di Benedetto XVI, nel promulgare il Motu Proprio, non recepite da molti e travisate da certi ambienti anche clericali. Lo ha fatto in modo chiaro ed efficace, che denota la sua lunga esperienza di professore e di teologo ai massimi livelli, non per niente è consultore della Congregazione  per la Dottrina della Fede.

           Non mi addentro in questioni puramente teologiche, più consone agli addetti ai lavori, che a un post di recensione, quale questo  vuol essere.

 

 Mi hanno colpito, queste due puntualizzazioni.

            Il perché il Papa non abbia “imposto” il rito tridentino è al di fuori di ogni polemica, la spiegazione è semplicissima : l’esempio.“Noi Papa diamo l’esempio”.

           In pratica non ha voluto commettere lo stesso errore  di quando, dopo la fine del concilio Vaticano II, il nuovo rito, quello in lingua locale, fu imposto, direi anche con  una certa rudezza.

        (NDR.Questo ve lo posso confermare personalmente, a quel tempo ero già adulto, e notai perfettamente questi atteggiamenti, poco spirituali e poco caritatevoli, presi a prestito da ideologie allora imperanti.)

            La seconda osservazione, sul perché sia stato rivalutato il rito tridentino è ancora più disarmante.

          Quel’è lo scopo della liturgia? Pregare  Dio, ovviamente, e se uno preferisce farlo in latino dov’è il problema? D’altronde, fin da quando S. Pietro e S. Paolo fecero di Roma la sede del cristianesimo, il latino, a quel tempo lingua universale, divenne  la lingua ufficiale della chiesa  e lo è ancora oggi.

            Un osservazione, interessante, che a prima vista può sembrare ininfluente, è quella della posizione del celebrante la Messa rispetto all’altare.

            Nella prima parte della Messa viene divulgata   la parola del Signore  al popolo dei fedeli, per cui è giusto che il sacerdote sia rivolto verso coloro che ascoltano, ma nella seconda parte, (offertorio,consacrazione e comunione) vi è la adorazione di Dio e quindi il celebrante, fedele tra i fedeli,  è più logico che sia rivolto, insieme agli altri, verso la divinità.

            La conclusione che si prospetta sono un Messale latino con front pagina in lingua locale: ed è un giusto compromesso. Il latino è una lingua stabile che non si evolve più, mentre le lingue di uso comune  si modificano continuamente, mutando anche  il significato delle parole; pertanto un aggiornamento periodico si rende necessario.  

            La Messa con rito tridentino è una chance in più per la chiesa, molti fedeli  e soprattutto i giovani guardano ad essa con interesse, riconoscendole un ruolo mistico e di concentrazione sulla preghiera che si è perso con l’avvento del nuovo rito. Quindi il nuovo è accettare la liturgia tradizionale, compenetrandola  con la parte migliore dell’innovazione, il tutto senza stravolgere il significato di liturgia che è, fondamentalmente,  l’adorazione della divinità, da parte dei fedeli.

 

           Mi  è sembrato, per qualche ora, di essere tornato sui banchi del liceo e vi confesso con un certo rimpianto, se aggiungete che il prof. Bux  si è prestato anche a rispondere ad alcune mie domande, ciò non ha fatto  altro che accrescere il piacere di una bella serata di Cultura, che  è scivolata via fino a tarda ora.

 

              Mi scuso per l’eccessiva sintesi dovuta alla necessità di essere brevi, per poter essere letti sul web, e per eventuali imprecisioni dovute a mie carenze teologiche, che alcuni amici del web non mancheranno di farmi notare….

 

(*)NICOLA BUX è nato a Bari nel 1947. Dopo gli studi teologici a Roma e l’ordinazione sacerdotale, ha compiuto ricerche nell’Ecumenical Institute e nello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme; ivi ha insegnato nella Facoltà Teologica di S. Salvatore e a Roma nell’Istituto Liturgico S. Anselmo. Ha soggiornato nei paesi “ortodossi” dell’Europa Orientale e in quelli “islamici” del Vicino Oriente, fondando con Franco Cardini e David Jaeger l’Europe-Near East Centre. A Bari è rettore della chiesa di S. Giuseppe e docente di liturgia comparata nell’Istituto Ecumenico, di cui è vice-preside, e di teologia dei sacramenti nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. È consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi e consulente della rivista teologica internazionale «Communio». È autore di oltre quaranta saggi, tradotti anche in altre lingue, e di una decina di libri.

Dal  sito

 http://www.itacalibri.it/template/listArticoli.asp?scheda=A&azione=RA&IDAutore=23129&LN=IT&IDFolder=144)

24/06/2008 Posted by | Filosofia e Religioni, Varie | , , , , | 13 commenti

Spe salvi ed il marxismo.

Spe salvi.
Ovvero come dare elegantemente il benservito al marxismo.

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     L’enciclica “Spe salvi”  è di un forte spessore filosofico, più la leggo e più scopro che, in ogni suo passo,  ci sono elementi da studiare e su cui riflettere, questo non significa che concordi su tutto, ma sul tema del marxismo si.
    Certamente il punto 20 e 21 non piaceranno ai sedicenti cattolici democratici che, purtroppo, si annidano anche fra gli ecclesiastici, come non piaceranno ai veterocomunisti, ma hanno conquistato la stima di chi, pur essendo laico, disconosce un qualsiasi valore pratico alla filosofia di Marx.
      Le argomentazioni del prof. Ratzinger sono ineccepibili, solo dei miopi o delle persone in malafede, non vedono l’errore fondamentale del marxismo: l’affossamento dell’uomo, cioè proprio di quell’ uomo che a parole vuole redimere.
“…Ma con la sua vittoria (rivoluzione bolscevica,ndr) si è reso evidente anche l’errore fondamentale di Marx. Egli ha indicato con esattezza come realizzare il rovesciamento. Ma non ci ha detto come le cose avrebbero dovuto procedere dopo. Egli supponeva semplicemente che con l’espropriazione della classe dominante,con la caduta del potere politico e con la socializzazione dei mezzi di produzione si sarebbe realizzata la Nuova Gerusalemme. Allora, infatti, sarebbero state annullate tutte le contraddizioni, l’uomo e il mondo avrebbero visto finalmente chiaro in se stessi. Allora tutto avrebbe potuto procedere da sé sulla retta via, perché tutto sarebbe appartenuto a tutti e tutti avrebbero voluto il meglio l’uno per l’altro. Così, dopo la rivoluzione riuscita, Lenin dovette accorgersi che negli scritti del maestro non si trovava nessun’indicazione sul come procedere.”
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“…egli aveva parlato della fase intermedia della dittatura del proletariato come di una necessità che, però, in un secondo tempo da sé si sarebbe dimostrata caduca. Questa « fase intermedia » la conosciamo benissimo e sappiamo anche come si sia poi sviluppata, non portando alla luce il mondo sano, ma lasciando dietro di sé una distruzione desolante. Marx non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo mondo – di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno. Che egli di ciò non dica nulla, è logica conseguenza della sua impostazione. Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Credeva che, una volta messa a posto l’economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo: l’uomo, infatti, non è solo il prodotto di condizioni economiche e non è possibile risanarlo solamente dall’esterno creando condizioni economiche favorevoli.”
E’ questa  un’indiscutibile campana a morto per il marxismo, ma non credo, che quelli, a cui sono  dedicati questi due paragrafi, lo capiranno, il loro è un cervello a circolazione neuronica limitata.

14/01/2008 Posted by | Filosofia e Religioni | , , , , , , | 37 commenti

Riflessioni sull’ateismo

 Dal blog di Anna Vercors riporto questo post che, a mio giudizio, tratta un argomento molto interessante.

Link http://annavercors.splinder.com/post/15361388/Riflessioni+sull%27ateismo

        L’ateismo avrebbe radici estremamente serie: la protesta moralistica contro le ingiustizie del mondo e della storia universale.Che sia così me ne rendo conto personalmente perché ho avuto modo di leggere certe riflessioni di alcuni atei dichiarati.
       Ma la cosa che più mi ha impressionato, in un passaggio appena letto, è che l’ateismo, al pari del teismo,  ha auto dei pensatori estremamente critici, come i rappresentanti della Scuola di Francoforte.

       Non sono una filosofa e non posso avere la preparazione adeguata per controbattere rispetto alle riflessioni  degli studiosi, però mi impressiona questa critica sia all’ateismo che al teismo, che lascia l’uomo nel totale non senso.

       Come si può vivere in un mondo in cui non si ha nemmeno la certezza del fatto che Dio esiste, oppure del fatto che non esiste?

Credo sia una condizione insopportabile.

 

L’ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non può essere l’opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c’è un Dio che crea giustizia, sembra che l’uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia. Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l’umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato nella falsità intrinseca di questa pretesa. Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza. Nessuno e niente risponde per la sofferenza dei secoli. Nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere – sotto qualunque accattivante rivestimento ideologico si presenti – non continui a spadroneggiare nel mondo.

Così i grandi pensatori della scuola di Francoforte, Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, hanno criticato in ugual modo l’ateismo come il teismo. Horkheimer ha radicalmente escluso che possa essere trovato un qualsiasi surrogato immanente per Dio, rifiutando allo stesso tempo però anche l’immagine del Dio buono e giusto. In una radicalizzazione estrema del divieto veterotestamentario delle immagini, egli parla della « nostalgia del totalmente Altro » che rimane inaccessibile – un grido del desiderio rivolto alla storia universale. Anche Adorno si è attenuto decisamente a questa rinuncia ad ogni immagine che, appunto, esclude anche l’« immagine » del Dio che ama. Ma egli ha anche sempre di nuovo sottolineato questa dialettica « negativa » e ha affermato che giustizia, una vera giustizia, richiederebbe un mondo « in cui non solo la sofferenza presente fosse annullata, ma anche revocato ciò che è irrevocabilmente passato ». Questo, però, significherebbe – espresso in simboli positivi e quindi per lui inadeguati – che giustizia non può esservi senza risurrezione dei morti. Una tale prospettiva, tuttavia, comporterebbe « la risurrezione della carne, una cosa che all’idealismo, al regno dello spirito assoluto, è totalmente estranea »

……..

 

I problemi posti sono molteplici,vediamo di commentarne qualcuno.

Semplificando potremmo dire: teismo ed ateismo uguale dogmatismo.

Agnosticismo uguale ricerca critica.

     Quali sono gli attributi che un dio dovrebbe avere?

     La risposta,fra gli altri, certamente comprende: bontà infinita e giustizia infinita.

     Credo che nessuno abbia il coraggio di dire che in questo mondo esistano bontà e giustizia infinite, quindi dire che Dio non esiste, in quanto non dovrebbe permettere il male e l’ingiustizia, potrebbe essere una valida argomentazione.

     Da una visuale cattolica potremmo osservare che Dio ci ha creati dotandoci di libero arbitrio, ci ha messo a disposizione un mondo e ci ha dotati di ratio pertanto, se il male e l’ingiustizia esistono, è essenzialmente colpa dell’uomo.

     Il problema nasce dal voler porre il “sociale” come scopo primo ed ultimo della vita.

      I teisti: ama il prossimo tuo etc.. gli atei:  gli uomini sono tutti uguali e da qui l’utopia marxista.

      I credenti fanno la carità per acquisire meriti al momento del giudizio ,gli atei, specie quelli del filone marxista, con la loro bramosia di un’ eguaglianza inesistente, non fanno altro che prevaricare alcuni ha vantaggio di altri.   

     Il pensiero e la spiritualità, in quanto astratti,  sono  indipendenti dal mondo delle “cose”, quindi anche dal “sociale”.

     Se Dio esiste è un rapporto tra pensiero e spiritualità, comunque  lo scopriremo quando il “settimo angelo suonerà la sua tromba”, se  non suonerà alcuna tromba, la fine del mondo arriverà comunque, tra 5 miliardi di anni circa, quando il sole esplodendo brucerà la terra e con essa anche “il sociale”, ammesso che qualcuno lo predichi ancora.

Sarc.

03/01/2008 Posted by | Filosofia e Religioni | , , , | 20 commenti

“Spe salvi” ultima spes.

        Finalmente un Papa coraggioso,un Papa culturalmente superiore,un Papa che ha le idee chiare da dove proviene l’attuale malessere della Chiesa. Il Concilio Vaticano II, grande errore di Giovanni XXXIII ,commesso per scarsa cultura e grandissimo errore di Paolo VI, che pur avendone il potere, non lo interruppe, salvo poi dire che il fumo di satana era giunto al soglio pontificio: il cancro marxista aveva corrotto molti prelati.

        Oggi la Chiesa e non solo la Chiesa, ma il mondo tutto, paga gli errori del recente passato, l’aver permesso  che ideologie negatrici dell’uomo e della Civiltà avessero voce in capitolo nella sua conduzione.

        Il credente ha bisogno, che la stella cometa che lo guida, mostri di essere una luce forte e splendente,non una flebile fiammella, sulla quale falsi prelati pseudo progressisti soffiano per spengerla.

        Oggi gravi pericoli incombono sulla nostra Civiltà: l’islam e lo sfacelo morale della società.

        Società imbevuta di falso progressismo,di buonismo che sa di vigliaccheria,di disconoscimento dei valori etici universali, di resa incondizionata ad un materialismo tanto insulso quanto autolesionista.

       La Fallaci diceva di essere un’ “atea cristiana”, io dico di essere un “agnostico cristiano”, con queste affermazioni intendiamo riconoscere quello che, negazionisti senza scrupoli, cattolici adulti nel fisico, ma feti come sviluppo cerebrale, non ammettono: le radici cristiane della nostra Civiltà.

      Ci sono personaggi, anche prelati, di molto dubbia moralità, che sono aperti a non meglio precisati valori di accoglienza, di tolleranza e, nello stesso tempo, incongruentemente, nemici della chiesa: sono solo le quinte colonne  dell’islam.

     L’ultima spes è che “tutti gli uomini di buona volontà” indipendentemente dai loro credo, si uniscano per salvaguardare la nostra Civiltà, la nostra Cultura, dalla barbarie dell’islam e dalle metastasi del marxismo.

02/12/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | , , , , , | 18 commenti

Se Dio esistesse: come vorrei che fosse il “mio” Dio?

             A prima vista l’interrogativo sembra insensato, ma se l’ esaminiamo attentamente, vediamo che esso implica, in sé, tutte le domande fondamentali, alle quali nessuno ha potuto dare risposte esaustive e definitive.

       Dio non esiste.     

            E’ l’uomo che ha creato Dio, per dare una spiegazione del mondo, per trovare conforto alla sua insicurezza  e alle sue paure. Questa è la posizione atea,ma è molto riduttiva: elude le domande fondamentali “da dove veniamo?, perché siamo qui?,dove andiamo? e, soprattutto, perché esistiamo?”  

           Questa posizione comporta dover credere,si proprio credere, perché non ci sono prove sicure, che tutto origini da una casualità probabilistica,da uno “scherzo” della meccanica quantistica,una fluttuazione quantica del vuoto.

          Chi ci assicura che la meccanica quantistica sia la verità? Il progredire della scienza è sempre stato un avvicinamento alla verità,un’ approssimazione dunque.

      Dio esiste.

           Questo spiega molte cose, si può rispondere alle domande fondamentali in funzione dell’esistenza di Dio, ma pone altri problemi.

          Bisogna credere nella Sua esistenza,credere perché  non ne abbiamo le prove, poi bisogna rispondere alla domanda: come Dio interagisca, ammesso che interagisca, con l’universo e con “noi”.

         Da qualunque angolazione si affronti il problema e qualunque metodo di analisi – sintesi, scientifico o filosofico, si adopri, non possiamo ragionevolmente dare delle conclusioni finali incontrovertibili: è un percorso escatologico non praticabile. In altre parole bisogna ricorrere a dei postulati.

  Postuliamo l’esistenza di Dio, ne consegue che bisogna credere.

 “Dove” può avvenire l’incontro con Dio ?

         In più di 25 secoli di filosofia ed in  più di 60 secoli di religioni,milioni di parole sono state spese sull’essere e sul non essere, sull’ente, sull’essente, sull’ esistente, monadi, noumeni, cosa in sé,percezione in sé, politeismo,monoteismo,ateismo,panteismo,manicheismo,solo per citare alcuni esempi ed il tutto invano.

         La maggior parte di queste teorie sono in ottimi trattati, scritti da pensatori illustri, disquisizioni sottilissime ed eleganti, ma risultati concreti ed applicabili? Nessuno.

         Parafrasando Einstein, che diceva di non credere che Dio giocasse a dadi con l’universo,  penso, che  si possa dire, che un dio, realmente esistente, non  giochi a “nascondino”con l’uomo, con il suo creato.

    Quali sono le condizioni perché due “persone” si possano

incontrare ed interagire?

         La risposta, presa a prestito dalla matematica, è abbastanza immediata, le due “persone”  devono appartenere allo stesso insieme.

         Dunque Dio e gli uomini devono essere nello stesso “spazio” ed essendo l’infinità, l’attributo più importante di Dio, ne consegue che Dio permeando tutto lo spazio è in ogni uomo.

         Il tutto in accordo con il biblico :”Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza” (Gen 1, 26-28.31a).dove immagine e somiglianza vanno interpretate, come  aspetto spirituale piuttosto che antropomorfico, anche se un’ iconografia secolare, soprattutto greca e cristiana,  rappresenta gli dei e Dio in sembianze  umane.

        Se le cose stessero così, non vi è dubbio che il rapporto Uomo-Dio sarebbe in comunione, ossia un rapporto diretto privo d’ intermediari.

        Una vera e propria religione intellettuale, dove lo spirito assume un ruolo dominante sul mondo cosidetto reale fino a farlo scomparire. In filosofia si potrebbe assimilare ad un  processo di ipostasi, ossia l’unione dei principi divini ed umani che la quidditas divina crea  per emanazione.

       Questo è un Dio che potrebbe rispondere alle mie aspettative,un  Dio che non si intromette nel complesso umano-materialistico, un Dio che privilegia  il cogito, il colloquio con l’ Uomo, che, a sua volta, in questo rapporto non ha bisogno di istanze sociali o di sussidiarietà o comunque materialistiche.

       La materia è transeunte, il fine ultimo è l’identificazione  dello spirito  nello Spirito.

  C’è un particolare,non di poco conto, che mi lascia perplesso :

E’ il postulato da cui ho iniziato: l’esistenza di Dio.  

25/11/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | , , , , , | 18 commenti

Malinconia, Tristezza timore del nulla

      Il nulla dal quale proveniamo è il nulla nel quale ritorneremo, la vita è un’ eccezione la morte la regola. 

     Dal nichilismo la via d’uscita è solo temporanea. Un momento di non pensiero ,un momento di irrazionalità come lo sono gli affetti, l’amore, la sessualità, anche se la riproduzione rientra nel ciclo vita-morte e quindi nel divenire.

      Freud e Schopenhauer dicono : proviamo desiderio sessuale perché dobbiamo riprodurci, dobbiamo riprodurci perché siamo mortali e temporanei.

      Nichilismo, come dicotomia essere non essere e, quindi,anche il divenire, si presenta come verità ineluttabile,ma è solo da attribuirsi a una carenza intellettiva del pensiero dell’uomo, una limitatezza del pensiero,un ridimensionamento dell’Io cartesiano.

      Rimangono spazi infiniti in cui “il pensier mio si annega “, e si arriva finanche al “naufragar m’è dolce in questo mare.” Una sorta di compiacimento della malinconia che ci accompagna. A mio giudizio, Leopardi interpreta meglio di Schopenhauer e di tutti i filosofi esistenzialisti, il nichilismo: io il nulla in un infinito in cui mi perdo.

        Perché la tristezza accompagna l’uomo? Steiner dice: “L’infinità del pensiero è anche un’infinità incompleta”. Il pensiero è capace di formulare le cosiddette “domande ultime”: “Come è nato l’universo? Le nostre vite hanno uno scopo? Esiste Dio?” Il pensiero dell’uomo non è in grado di dare le risposte, da qui la malinconia.

      Persino il Cristo, dimostra tutta la sua dimensione umana, non raziocinante, quando rivolto agli apostoli disse:“l’anima mia è triste sino a morirne:restate qui e vegliate con me”“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice;però,non si faccia come voglio io,ma come vuoi tu”(Matteo 26,38-40)
       La tristezza che Dio permette che ti assalga è come il nulla che voleva ghermire Gesù nell’orto dei getsemani sul monte degli Ulivi.

       Il mio pensiero è in altre direzioni: il mio pensiero è illimitato e soprattutto libero. Libero di abbracciare il microcosmo come il macrocosmo, non c’è spazio per la persistenza della malinconia, essa è un momento transitorio, un momento di rilassamento del cogito, ma non è il nulla.

      Gli assertori del nichilismo affermano che il pensiero raziocinante abbia dei limiti, non sono affatto d’accordo, esso non ha limiti, se non quelli che gli danno gli atei e, per un altro verso, i credenti.

        L’amletico “essere non essere”, non è un passaggio dall’essere al nulla, ma semplicemente una metamorfosi dell’essere: un passaggio da uno stato esistenziale ad un altro stato esistenziale. Si esclude così il relativismo del pensiero debole e l’immutabilità del pensiero forte.

          Non credo al pensiero debole, come non credo al pensiero forte,credo nel pensiero “alto”, nel pensiero al di sopra del nichilismo e del dogmatismo, nulla è precluso : è solo questione di tempo.

  ringrazio Anna Vercors per avermi dato lo spunto per questo post, anche se temo che non sia conforme al suo credo.per farmi perdonare da lei e per la gioia di Marshall propongo un immagine del crocifisso del Brunelleschi.

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26/10/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | , , , , , , , | 17 commenti

Cosa c’è, se c’è, oltre l’Universo?

                   cosmol1

                  Una spiegazione teologica sarebbe la più semplice: il “tutto” è stato creato da Dio che  E’  l’Essere che E’ per antonomasia, al di fuori del tempo e dello spazio in un eterno presente, infinito ed immutabile. L’ essere è, il non-essere non è, scrive Parmenide  negando il nulla, in quanto non essere; quindi esiste solo l’essere infinito ed immutabile.

                   Resta da spiegare il divenire, o quello che ci appare come divenire, ossia lo scorrere del tempo e la trasformazione delle cose, incompatibile con la staticità dell’essere, poiché presuppone un passaggio dall’essere al non essere, come ad esempio la morte.

                    Anche Platone si era posto il problema e, in contrasto con Parmenide, fa un distinguo, infatti le idee nell’ iperuranio  sono immutabili e quindi eterne, mentre il mondo delle cose, semplificando e forzando un po’ un‘ espressione moderna, è un  ologramma sfuocato dell’iperuranio, materializzato dal Demiurgo, che non è un creatore, ma è la forza ordinatrice.

                   Dunque un Dio, essendo immutabile, non potrebbe intervenire nel mondo reale in perpetuo fieri, ma osserviamo che tutte le principali religioni fondano il loro credo sull’ intervento di Dio, sia nella creazione del cosmo che  nella nostra vita di tutti i giorni.

                   Dogmaticamente si ammette che Dio è infinito ed immutabile, ma anche  potentissimo.”Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole,  e più non dimandare” (Dante inf. III e V canto)

                   Non mi piacciono i dogmi e, a rischio di andare all’inferno, io continuo a “dimandare”.

                  Le attuali teorie cosmologiche, che cercano di conciliare la meccanica quantistica e la relatività generale, spiegano l’origine dell’universo come una fluttuazione dallo stato di vuoto.

                  La fluttuazione ha prodotto la singolarità che esplodendo, il Big Bang, porta all’espansione dell’Universo quindi, dopo miliardi di anni, alla nascita del sistema solare.

                    Con la teoria dell’evoluzione si spiega la comparsa della vita e dell’ uomo sulla Terra. Come dire : ex nihilo omnia.Il “tutto “ è nato dal “Nulla” per una casuale fluttuazione del vuoto.

                  Dunque un percorso logico, scientifico e perfettamente ateo.Problema risolto? Assolutamente no.

                        Il Nulla è l’ossessione e l’incubo del pensiero  filosofico, da Aristotele a Plotino ad Agostino, a Cusano ad Hegel, ad Heidegger, a Sartre, a Kierkegaard che scrive: La disperazione è il terrore del vuoto, del non essere altro che niente.”,Leonardo da Vinci: “Infralle cose grandi che fra noi si trovano, l’essere del nulla è grandissima”(codice Atlantico) e Leopardi: “In somma, il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla”.(Zibaldone).

                   Un po’ tutti i filosofi, per un verso o per un altro,si sono posti il problema del nulla.

                    Anche la scienza moderna, continua ad  interrogarsi sull’esistenza e su cosa sia il “nulla”, per due motivi: perché il pensiero scientifico è connesso al pensiero filosofico e perché  per comprendere il mondo fisico è necessario conoscere le proprietà del vuoto.

                 Il vuoto quantistico non è affatto vuoto, infatti per  il principio di indeterminazione di Heisenberg, è un oceano in continua agitazione, in cui avviene che particelle e antiparticelle nascano ed  annichiliscano immediatamente. E’ un vuoto ”mediamente vuoto”, ma non è il “nihil”.

                 Quindi l’universo, non è nato dal “Nulla” ma da qualcosa che esisteva già nel “vuoto” quantistico.

Ma perché “esiste” questo vuoto  ”mediamente vuoto”?

Ubi veritas?

Quaeritur!

08/10/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 24 commenti

Un mondo senza valori e senza idee, che mondo è?

Il pensiero debole di Vattimo : il nichilismo miserabile.

     “C’è un nichilismo debole, debolissimo, miserabile e un nichilismo fortissimo. Se per nichilismo intendiamo una sorta di relativismo assoluto, l’affermazione che il mondo è senza valori e senza idee, allora siamo in un pensiero debole. ….”( Massimo Cacciari)

        L’idea conduttrice del pensiero debole è che non esista la possibilità, da parte del pensiero, di asserire una verità immutabile e definitiva. E’ in sostanza una forma di pensiero malleabile che, invece di scoprire la ratio intrinseca nella realtà e sue metamorfosi, si adegua ad essa ed alla molteplicità delle opinioni interpretative, senza imporne alcuna come universale ed inconfutabile.

       La ragione viene, così, indebolita ossia “depotenziata”. Col pensiero debole, in pratica, si rinuncia alla speculazione filosofica, si annega il proprio “cogito” in un mare di diversità, si perde l’obbiettivo principale ed originario della filosofia: la ricerca del sapere da parte dell’uomo.

        Il pensiero debole guarda verso il basso, è un pensiero che non si eleva, un pensiero limitato, un non-pensiero che subisce passivamente gli eventi e non li comprende e, collocandoli uno accanto all’altro, afferma che sono tutti eguali. Un’ aspirazione velleitaria all’ eguaglianza di chi eguale non è.

L’errore di fondo del pensiero debole è non voler riconoscere che nell’universo ci sia un “quid” che ,pur non immutabile nella forma ,è certamente assoluto ed è il costituente del Tutto : l’energia.

        Non importa se ancora oggi non sappiamo come sia fatto il costituente primo, ma sappiamo che esiste e che è comune a tutto l’universo. Molti scienziati stanno studiando l’argomento e ci sono dell’ipotesi promettenti come la teoria delle stringhe.

        Tutta la storia dell’uomo è un avvicinamento alla verità e sono fiducioso che prima o poi una generazione arriverà in cima alla montagna.

Questo è quello che io chiamo il “pensiero alto”.

21/09/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 10 commenti

Il Bramino e i paria della scienza.

“La ricerca scientifica può diminuire la superstizione incoraggiando il ragionamento e l’esplorazione casuale. E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po’ delicato si trova la convinzione,analoga al sentimento religioso ,che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso.

Questa convinzione legata al sentimento profondo della esistenza di una Mente Superiore che si manifesta nel mondo della esperienza,costituisce per me l’idea di Dio;in linguaggio corrente si può chiamarla <<panteismo>>”.

“…io sostengo che la religione cosmica è l’impulso più potente e più nobile alla ricerca scientifica…..”

”… non è senza ragione che un autore contemporaneo ha detto che nella nostra epoca,votata in generale al materialismo gli scienziati sono i soli uomini profondamente religiosi.”

(Albert Einstein “Come io vedo il mondo”)

(NDR: chi ha tradotto il libro ha qualche problema col congiuntivo)

Il panteismo, cui fa riferimento Einstein, per sua stessa ammissione, è quello spinoziano, permeato da una visione alla Schopenhauer infatti prosegue

“…io credo con Schopenhauer che l’impulso più potente che li spinge(gli uomini) verso l’arte e la scienza è il desiderio di evadere dalla vita d’ogni giorno…..verso il mondo della contemplazione e del giudizio obbiettivo.”

(Albert Einstein “Come io vedo il mondo”)

 

Creare una “Immagine del mondo” con leggi quanto più possibili aderenti alla realtà questo è l’obbiettivo e il compito dello scienziato.

Ho creduto opportuno riportare queste citazioni di Einstein per dimostrare come il vero scienziato,non si chiuda mai la porta alle spalle, con assiomi che altri gabellano per razionalità e che sono invece dei puri e semplici dogmi irrazionali.

Il signor Odifreddi fa dei contorsionismi filologici per dimostrare, quello che tutti sanno,che la Bibbia, presa alla lettera non corrisponde alla realtà odierna, trascurando, penso volutamente, il fatto che faccia riferimento ad episodi di migliaia di anni fa da esplicare a popolazioni pressoché analfabete. La Margherita Hack scruta,o dovrebbe scrutare, l’universo e non si pone la domanda più banale di questo mondo: perché e come è cominciato tutto questo?

Entrambi fanno parte di un’associazione l’UAAR(Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che:

” In generale, l’UAAR rivendica pari diritti per tutte le concezioni del mondo. Al diritto di libertà di religione va dunque sostituito quello di uguali diritti per tutte le concezioni del mondo, quindi anche per quelle non religiose.”

Praticamente vuol essere eguagliata alle altre religioni, non male come coerenza. Sul sito si può ancora leggere:

“Ove permangano prerogative concesse a qualche confessione (citazione nella Costituzione, intesa con lo Stato, insegnamento nella scuola, esposizione del simbolo, contributi regionali, toponomastica locale, e simili), tali prerogative sono rivendicate anche dall’UAAR, proprio per non accettare discriminazioni nei confronti delle concezioni del mondo di carattere non religioso.”

Mi sorge un dubbio non sarà per caso,che tutto questo polverone non miri ad attingere ai contributi regionali, solo per non sentirsi discriminati?

Inoltre si può leggere:

“…completamente indipendente da forze politiche o da gruppi di pressione di qualsiasi genere”

Sarà una combinazione ma i suddetti ”scienziati” professano notoriamente un’ideologia decisamente dogmatica come il marxismo e sono politicamente attivi nei suoi derivati. Una religione atea impermeata di bassa politica.

Tornando al Bramino della scienza :

“Il mio ideale politico è quello democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato,ma l’individuo creatore e sensibile,è insomma la personalità;è questa sola che crea il nobile e il sublime,mentre la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.

(Albert Einstein “Come io vedo il mondo”)

—————

Quelli che mi conoscono sanno che sono agnostico,ma un agnostico vero, non cerco, di certo, contributi pecuniari od altro e sono aperto a tutte le discussioni . Il credere o non credere è un mio problema, equamente diviso tra mente e coscienza, non c’entrano leggi, costituzioni e meno che mai la politica.

Comunque, dovendo scegliere ,non ho il minimo dubbio:Albert Einstein.

I paria della scienza lasciamoli cuocere nel loro brodo.

01/09/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 15 commenti

Al di là del bene e del male.

Questo il titolo di un famoso libro di Nietzsche.

          Al di là del bene ci siamo andati abbondantemente ed è ora di andare al di là del male.

Cos’è oggi il male?

          E’ il ritorno al passato, dare nuovo fiato ad ideologie obsolete, condannate dalla storia, che portano solo a falsi egualitarismi, a false istanze sociali, a false istanze religiose e, soprattutto, a false istanze politiche.

          La racaille che in Francia è nelle banlieues, da noi permea, fin dagli scantinati, tutti i palazzi della politica, del giornalismo e dei media in generale. Tutto in Italia finisce in politica, tutto gira intorno alla politica, decine di migliaia fra deputati e amministratori locali, per lo più incompetenti  e in malafede, sperperano tempo e risorse economiche per cose assolutamente inutili e spesso dannose.

         Oggi è il regno del politicamente corretto, ovvero la sublimazione dell’ipocrisia, dove “grandi” pennivendoli e piccoli politici, si fanno passare per uomini di cultura, per guru in possesso della verità rivelata; quando altro non sono che ammassi antropomorfi di cellule morte, ma assetate di vil denaro.

         Non si è ancora capito, o peggio si fa finta di non capire, che l’ Europa e l’ Italia, in particolare, stanno precipitando verso il punto di non ritorno, oltrepassato il quale non sarà più possibile salvare la nostra Civiltà.

          L’ecpirosi della reificazione marxista, della politica e dell’islam sono i presupposti imprescindibili per la palingenesi dell’unica civiltà possibile: l’occidentale.

        I sofistici distinguo politici, sono sempre inutili ed  oggi sono dannosi più che mai.

        Veniamo da un secolo drammatico per le aberrazioni, di chi illudendo ed illudendosi, ha tentato  di realizzare filosofie utopistiche, che sono costate centinaia di milioni di morti e che, oggi, si tenta di riportare in auge, con l’aggravante di un’altra utopia, altrettanto sanguinaria, l’islam.   

          Guardiamo al passato, per non commettere i soliti errori, ma il futuro dovrà essere ben altra cosa che la riesumazioni di vecchie politiche ampiamente fallite, se vogliamo che un futuro ci sia: per noi e soprattutto per i nostri figli.

          Non è il momento di ulteriori divisioni, forse, riunendo tutti gli uomini di buona volontà, indipendentemente dai credi, possiamo ancora farcela: ma il tempo sta scorrendo inesorabile.

19/05/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 26 commenti

Mala tempora currunt.

        Scrivo questo post cercando di  essere, per quanto mi riesca, il più obbiettivo possibile ed aderente ai testi sacri classici; per chi non mi conosce, aggiungo: che personalmente sono un laico agnostico.

        Non ho la presunzione di dare consigli a chicchessia, mi limiterò a fare delle osservazioni, indirizzate soprattutto ai cattolici quelli veri, a cui stanno a cuore le sorti della Chiesa Romana.

        Chiunque non riconosca  nella storia della Civiltà l’importante ruolo avuto dalla Chiesa, anche se non sempre ben indirizzato, è fuori dalla realtà e si associa a personaggi negazionisti privi di cultura ed ideologicamente paranoici.

       Ciò premesso, inizierei con una critica al Concilio Vaticano II, infatti in esso sono state poste le basi, per quello che oggi viene indicato come anticattolicesimo, ancor prima che anticlericalismo.

        Lo spostamento della dottrina sociale della chiesa verso un’esagerata cultura della carità, quasi fosse l’unica ragione del cristianesimo e, non soltanto una componente, a mio opinabile giudizio, neanche la più importante, ha fatto sì che individui, di pochi scrupoli, sia clericali che politici, abbiano inquinato con  idee, provenienti da dottrine antitetiche e materialiste, il vero spirito della della religione, della Bibbia e deiVangeli.

        Oggi , che sul soglio di Pietro siede un Papa  che cerca di rimettere ordine fra le sue stesse fila e riprendere valori etici, nei quali anche i non credenti possono benissimo riconoscersi, si scatena la reazione conservatrice dei progressisti, clericali e non.

       Si autoproclamano progressisti ma quale progresso?

       Il degrado morale, il degrado culturale, l’ipocrisia:  questo è il loro progresso.

      Vorrei ricordare che ,secondo le scritture, l’amore verso il prossimo è sempre in secondo piano rispetto all’amore verso Dio,1°comandamento, che il Cristo è il figlio di Dio e che siede alla destra del Padre, il che vuol dire,ovviamente, che il Padre è al centro.

      Non mi voglio impelagare in un complesso discorso sulla Trinità, ma i continui riferimenti dello stesso Cristo al “Padre nostro che sei nei cieli”, implicano di per sé  un riconoscimento della prevalenza dell’autorità del Padre: fiat voluntas tua.

      Consideriamo, anche quanto detto dal Cristo morente sulla croce:  “Signore perdona loro che non sanno…”,ma ha anche portato in paradiso uno solo dei ladroni crocifissi con Lui, quello che si era pentito.

      Dio stesso ha combattuto una “guerra” contro il ribelle Lucifero e l’ha precipitato agli inferi e condannato ad aeternum .

      Ho citato questi episodi, ben noti, al fine di trarre alcune conclusioni con le quali spero di far riflettere certi cattolici, oggi dubbiosi, sul da farsi in questo non facile,non solo per loro, momento.

     Ergo, quando giunge l’ora del pericolo, in cui tutto viene messo in discussione, non solo teoricamente ma anche fisicamente, non mi sembra sbagliato mettere da parte il buonismo, l’amore verso certo prossimo e difendersi autorevolmente. Cari cattolici la carità può aspettare per un po’, altrimenti Vi aspetterà per sempre.

      

04/05/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 22 commenti

La difesa della nostra Civiltà: l’ultima speranza.

Osservando la realtà odierna, notiamo che il lento declino della nostra Civiltà, iniziato negli anni 70, ha subito, in questo ultimi anni e nell’ultimo in particolare, una forte accelerazione.

  Le cause sono molteplici, ma una è la “madre“di tutte le cause: la mancanza di valori.

  La prima caduta di valori è il disconoscimento delle nostre origini, della nostra Cultura e del nostra Civiltà.

  Si vuol imporre ad un popolo, alquanto individualista, una subcultura di falsa solidarietà sociale, speculandoci sopra.

  Si vogliono imporre, come riparatrici di chissà quali torti, leggi assolutamente innaturali.

  Si vuole  legalizzare la droga, in nome di non si sa quale libertà, forse quella di autodistruggersi.

  Si vogliono eliminare i valori religiosi e morali  appartenenti alla nostra storia, in nome di un progressismo aleatorio ed ipocrita.

  Si esaltano come eroi i terroristi e si disprezza chi i terroristi combatte.

  Si assolvono o si scarcerano fior di delinquenti, con la scusa di un’improbabile riabilitazione o ravvedimento.

  Quando un popolo non ha più valori, quando la degenerazione dei costumi si diffonde a macchia d’olio nella società, questo popolo è destinato a scomparire.

  Valori estranei, sicuramente rozzi e primitivi, ma vitali, bussano alla porta, prima sommessamente e travestiti da agnelli, poi, con arroganza sempre maggiore, mostrano il loro volto prevaricatore.

   Il fallimento politico a destra e a manca è totale ed è la causa acceleratrice di questo declino e, come in tutte le civiltà prossime ad estinguersi ,prolifica la pseudocultura da “basso impero” :  si vende l’anima per 30 denari.

   L’ultima speranza ,anche per un agnostico e laico quale sono, è il Papa ,questo Papa, che ha mostrato aperture verso i non credenti di buona volontà.

   Aiutiamolo, in primis, a cacciare il fumo di satana da certe curie, anche importanti, e combattiamo, insieme, questa battaglia per la Civiltà, per la nostra stessa vita e per la vita dei nostri figli.

   Se qualcuno quarant’ anni fa mi avesse pronosticato, che oggi avrei scritto queste parole, l’avrei preso per pazzo.   

   Sarò certamente criticato, per questa mia scelta di campo, ma non vedo altra soluzione.                 
                   Qualcuno ha, forse, idee migliori e realistiche da proporre ?   

         

10/03/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 10 commenti

L’etica laica

         Ho letto in questi giorni su vari post ,a proposito dei “dico”, una quantità di commenti  che dimostrano quale sia il livello culturale  ed intellettivo del popolo italiano:  praticamente 0 K° (zero gradi kelvin:lo zero assoluto).

        Persone che rivendicano una totale libertà di costumi ,che  invocano una legge che questi costumi inquadri.

        Persone che parlano di eguaglianza dei diritti (i doveri sono solo uno spiacevole effetto collaterale) vogliono una legge che vada a ledere i  diritti di altri cittadini che ,responsabilmente, si sono  assunti dei doveri verso una famiglia da loro stessi liberamente costituita.

        In contrapposizione alla chiesa cattolica, si invoca la laicità dello stato, come se i doveri morali fossero un’esclusiva dei credenti.

       Queste persone che straparlano di libertà ,ebbene non sanno cosa sia la libertà.

La libertà è il libero arbitrio della coscienza ,del intelletto,quindi, dell’Uomo  di fare scelte.

       Si può scegliere di essere amorali ,immorali o morali ,ma non possiamo farne carico alla società.

       Vi sono dei valori morali oggettivamente incontrovertibili,come  l’adempimento ai doveri liberamente assunti. Si deve essere liberi di scegliere ,ma una volta scelto ci si deve comportare conseguentemente , con responsabilità e coerenza.

      Il voler ricorrere ad aiuti di stato è tipico di quella linea di pensiero, intellettualmente e culturalmente obsoleta, che delega le responsabilità individuali alla comunità.

      E fosse solo questo, si vuole sfruttare, economicamente, la società per trarne vantaggi non dovuti.

     Non occorre essere religiosi o politicamente impegnati. Per essere etici, basta essere “normali”.  

18/02/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 27 commenti

Dal materialismo storico al negazionismo (Parte 2°)

La mistificazione.

Non possiamo dire che improvvisamente si sia passati dal materialismo storico

al negazionismo, ma, usando la mistificazione è stato un processo, inizialmente casuale , poi sempre più sistematico fino al punto di condizionare la vita stessa dei popoli.

La mistificazione,com’ è noto, consiste nel distorcere intenzionalmente la realtà, col fine di ingannare. È molto usata in politica e nell’ambito dei mass media, fino a diventare una prassi e, nel mondo marxista e della sinistra in genere, un sistema.

La predominanza della politica  deve essere salvaguardata ad ogni costo  e quale miglior metodo dissimulare le notizie vere ,ma scomode, inventare notizie assolutamente false

od enfatizzare avvenimenti, di per sé insignificanti, come grandi conquiste popolari ottenute, dopo lunghe  lotte,  contro la tirannide delle altre classi sociali ?

Il castello delle menzogne deve essere difeso ad oltranza, non ci devono essere incrinature o tentennamenti, a costo di usare intimidazioni e ,se non bastasse, la violenza. 

Un sistema organico di falsità, che arriva persino sui libri di scuola dei nostri figli, integrato

e sviluppato da insegnanti venduti alla politica.

Si insegna ai ragazzi,fra le altre sciocchezze, che alle rivoluzioni russa e cinese ha partecipato tutto il popolo di quei paesi e grandi masse di proletari festanti seguivano Lenin e Mao Tse  Tung.

Se andiamo a contare vedremo che  meno del 2%(fonte libretto di rosso di Mao) della popolazione di quei paesi ha partecipato a queste rivoluzioni e molti di questi “rivoluzionari “ non capivano che sarebbero passati dalla padella alla brace.

Le masse non hanno avuto potere decisionale in alcun rivolgimento politico, fatto in nome e per il “bene” del popolo, in realtà ogni rivoluzione proletaria è stata fatta sulla “pelle” del popolo da personaggi esaltati e megalomani.

Tutte le “sovrastrutture” devono concorre alla  mistificazione.

L’arte, in funzione di una rappresentazione politica di parte, e non, come dovrebbe essere, libera espressione dell’artista, del sentimento e della capacità di trasmettere sensazioni ed emozioni.

Vengono esaltati, incensati, incoronati, lautamente sovvenzionati e premiati, come artisti di inestimabile valore, quelli che sono solo scribacchini ,imbrattatele, registi e attori di infimo ordine, purché firmino e sottoscrivano quanto la politica di sinistra impone.

La religione è poi il tallone di Achille di tutto il marxismo. La volontà di abbattere qualsiasi

religione perché facente parte delle classi dominanti, in contrasto con il materialismo storico e, quindi, un intralcio alla realizzazione del comunismo, porta alla contraddizione di aver fondato una religione laica, ma dogmatica, quanto e più, di religioni quale l’islam.

Il dogma del materialismo storico.

Il dogma della dittatura del proletariato che ha come fine ultimo il comunismo.

Dalla negazione di Dio all’adorazione di un uomo, “il culto della personalità” è la bella carriera di un marxista che si professa ateo: non credere  a un dio per credere  in un uomo,quasi sempre un criminale. 

E come tutto ciò che non è scritto nel corano si deve ritenere falso e quindi distruggere,

così, parafrasando, possiamo dire:

tutto ciò che non è scritto nel capitale, si deve distruggere, perché non porta acqua alla causa della dittatura del  proletariato e alle tasche di chi la controlla.

Da qui  la distruzione della Cultura, quella vera, della Civiltà e della stessa esistenza fisica di milioni di persone, in quanto oppositori di una simile aberrazione.

Malgrado il fallimento storico del comunismo e di tutte le ideologie, ad esso collegate,

ci sono, ancora oggi, persone che  propagandano il marxismo, gabellandolo come cultura.

Non sono bastate le centinaia di milioni di morti,non sono bastate le immani sofferenze inflitte a numerosi popoli.

Negare la Storia, negare la Libertà, negare la Vita  questo è il verbo degli odierni sinistri,una subcultura di morte, cerebrale e fisica, che ben si sposa con quella islamica.

Questa “è” l’ideologia della sinistra, questa “è” la sinistra.

04/02/2007 Posted by | Filosofia e Religioni | 4 commenti