Zibaldino

Entanglement

Entanglement: tra fisica, metafisica e deismo.

           Sono da sempre  indirizzato sulla convinzione che la fisica, per la realtà materiale, la filosofia, con la metafisica, e il deismo, per l’esistenza di Dio e per la coscienza, avessero un substrato condiviso e che, inevitabilmente, alla fine dovessero ritrovare il punto comune da cui erano originate: una soluzione unica per tutti i nostri problemi esistenziali da quelli della realtà materiale a quelli della coscienza. Una singolarità iniziale che, a seguito del big bang, si era dissociata.

        L’aspetto più facilmente esaminabile, più facilmente solo per il fatto che ci sono riscontri sperimentali, era ed è quello prettamente della fisica, che passo dopo passo, da quella classica di Galilei e Newton, a quella relativistica di Einstein e a quella quantistica di  Planck, ha percorso a ritroso la strada verso l’origine. Per la filosofia e la teologia solo discorsi, solo ipotesi non verificabili, brillanti intuizioni, ma foriere di inconcludenti discussioni, nel migliore dei casi, e, nel  peggiore, di dogmi. Sappiamo molto, anche se non tutto, sull’espansione dell’ universo, ma  non conosciamo pressoché niente di come si siano potute propagare la presenza di Dio e della coscienza nell’universo. Quando dico “Dio” intendo un “Quid” non necessariamente identificabile con il concetto classico di divinità religiosa.

        La scoperta di una proprietà di alcune particelle, che pur essendo separate fisicamente nello spazio, si autoinfluenzano, cioè modificando lo status di una anche l’altra istantaneamente si modifica, apre nuove prospettive e nuovi orizzonti.

       La scoperta era sensazionale, come facevano due particelle, in alcuni esperimenti distanziate anche più di 10 km, ma concettualmente situate in qualsiasi parte dell’universo, a rimanere collegate al punto di reagire istantaneamente alle modificazioni apportate su una sola? Perché questo avvenga l’unica condizione è che siano state generate insieme e poi separate.

       Da questo fenomeno è nato il principio di non-località, ossia due particelle, generate contemporaneamente nel solito evento e, in seguito, separate spazialmente, non lo sono per tutte le loro proprietà, ma sono “entangled” tra loro. Entanglement, che potremmo tradurre come intrecciato, è il nome che i fisici danno a questo tipo di fenomeno.

      La conseguenza dell’entanglement è che la realtà non è affatto come pensavamo che fosse, noi conoscevamo solo l’ordine espletato e non quello impletato, per usare il linguaggio del fisico Bhom. Le isole di un arcipelago ci appaiono separate in superficie (ordine espletato), ma nella profondità marina appartengono tutte alla stessa piattaforma sommersa (ordine impletato). Noi vediamo la realtà al di sopra della superficie, ma non cosa ci sia sotto.

      La spiegazione di questo fenomeno  si può capire considerando che le due particelle, ma vale per qualsiasi numero, siano immerse in un campo potenziale la cui caratteristica è l’informazione, ossia ogni elemento appartenente al campo “conosce” la posizione degli altri elementi ed è con essi correlato indipendentemente dalla sua localizzazione. Se consideriamo che, perché ci sia entanglement, occorre che gli elementi siano stati generati insieme e se riteniamo vero che l’universo sia nato con il Big Bang, ne segue che tutto l’universo è entangled.

      Un enorme campo potenziale in cui tutto è correlato e non localizzato, noi compresi, e quella, che  consideriamo la realtà, non è altro che una proiezione visibile di un mondo sommerso. Lo strato più profondo che governerebbe l’universo sarebbe il vuoto quantistico, ossia al di sotto della lunghezza di Planck, in una totale non-località, dove sussiste la base di tutto l’esistente, quello che da Bohm è stato chiamato “prespazio”. Una matrice, atemporale ed aspaziale dove energia e materia si compenetrano in un processo ciclico di collasso ed espanzione.

     Questa in sintesi e semplificata al massimo. la teoria di Bohm, fisico e filosofo statunitense padre della teoria dell’ipotesi olografica, le cui argomentazioni permettono di ricondurre il tutto ad un Uno ed intrecciano in modo affascinante fisica, metafisica e deismo.

Il fascino di un’ipotesi.

     Avendo come  input questa teoria, basata su riscontri fisici sperimentali, non si può non pensare all’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung.

« [..Gli archetipi..] al mondo effimero della nostra coscienza essi comunicano una vita psichica sconosciuta, appartenente ad un lontano passato; comunicano lo spirito dei nostri ignoti antenati, il loro modo di pensare e di sentire, il loro modo di sperimentare la vita e il mondo, gli uomini e gli dei »

    L’inconscio collettivo è un contenitore  universale, cioè la parte dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. In Esso, sono contenuti gli archetipi, cioè le forme o i simboli, che si riscontano in tutte le culture dell’umanità, e quindi potrebbe essere non la mente razionale individuale, ma la Mente Cosmica.

Ed Einstein:

“….E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po’ delicato si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso.Questa convinzione legata al sentimento profondo della esistenza di una Mente Superiore che si manifesta nel mondo della esperienza, costituisce per me l’idea di Dio; in linguaggio corrente si può chiamarla <<panteismo>>”. (Come io vedo il mondo)

     Interessante questo passo di John Henry Newman (Londra, 1801 – Edgbaston 1890,  teologo, filosofo e cardinale inglese.Dal blog di Anna  http://annavercors.splinder.com/)

“Non c’è vero allargamento dello spirito se non quando vi è la possibilità di considerare una molteplicità di oggetti da un solo punto di vista e come un tutto; di accordare a ciascuno il suo vero posto in un sistema universale, di comprendere il valore rispettivo di ciascuno e di stabilire i suoi rapporti di differenza nei confronti degli altri(…)

L’intelletto che possiede questa illuminazione autentica non considera mai una porzione dell’immenso oggetto del sapere, senza tener presente che essa ne è solo una piccola parte e senza fare i raccordi e stabilire le relazioni che sono necessarie. Esso fa in modo che ogni dato certo conduca a tutti gli altri. Cerca di comunicare ad ogni parte un riflesso del tutto, a tal punto che questo tutto diviene nel pensiero come una forma che si insinua e si inserisce all’interno delle parti che lo costituiscono e dona a ciascuna il suo significato ben definito.”

     Alla luce di quanto su esposto si potrebbe concludere, che nel substrato dell’universo, il campo potenziale, albergano e coincidono tra loro l’energia, la coscienza universale e la Mente Creatrice, ossia il Tutto.

     Capisco che, sia per i cattolici, a causa del latente panteismo, che per  i laicisti  atei , a causa dell’ammissione di una possibile Mente Creatrice, sia una conclusione difficile da metabolizzare, ma a mio parere è  un’ipotesi affascinante.

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23/06/2010 Posted by | Filosofia e Religioni, Scienze | 18 commenti

LHC (Large hadron collider) ed i misteri dell’universo.

Cosa è accaduto subito dopo il Big Bang?
Come è nato l’Universo?
La primula rossa delle particelle.
        Quest’anno, di importanza storica per la ricerca fisica, avremo, forse delle risposte o, forse, ne sapremo solo un po’ di più, ma le attese e le aspettative degli addetti ai lavori sono molte e gli obbiettivi impegnativi.
        Prossimamente diventerà operativo il Lhc (Large hadron collider), al Cern di Ginevra.
 aerial       E’ l’acceleratore più potente che sia stato costruito fino ad oggi: un anello di collisione per particelle. L’acceleratore  si trova in un tunnel circolare lungo 27 km. a 100 metri di profondità, tra la  Svizzera e la Francia.
        Nel Lhc i protoni collideranno fra loro a energie molto elevate e comunque mai raggiunte con il vecchio modello. Si cercherà di riprodurre un’energia simile a quella dei primissimi secondi dopo il Big Bang (14 miliardi di anni fa,circa) per cercare di capire cosa sia effettivamente accaduto e come si sia formata la materia. Le collisioni tra i protoni ad elevata energia producono  altre particelle, l’obbiettivo è scoprirne di nuove  di cui, a livello teorico, si ipotizza l’esistenza, ma senza, al momento, un riscontro a livello sperimentale.
lhc11        Le nostre conoscenze attuali dello spazio ci dicono che l’universo è composto principalmente di materia ed in minor parte di antimateria, sebbene al momento del Big Bang, esse si siano formate nella stessa quantità.
        Questo non è l’unico mistero nell’universo: una gran parte  della materia, la cosiddetta materia oscura, che si trova in esso, risulta diversa da quella da noi conosciuta e non ancora osservata direttamente nei laboratori.
        Infine non è ancora chiaro il meccanismo (meccanismo di Higgs) responsabile delle diverse masse di tutte le particelle elementari, che si ritiene associato alla cosiddetta particella di Higgs, fino ad ora mai osservata.
        Secondo il modello standard,ossia la teoria ufficiale, questa particella è il vettore di una particolare forza, detta forza del campo di Higgs, che pervade l’intero Universo ed interagisce con le particelle conferendo loro la massa e, pertanto, farebbe parte delle  caratteristiche della materia.
lhc2        Sembra cosa di poco conto e solo per addetti ai lavori, ma non è così, comprendere quale sia l’origine della massa significa, anche, cominciare a comprendere la nostra esistenza, con tutte le dovute conseguenze metafisiche e teologiche.
        La caccia, dunque, è aperta a quella che viene definita la primula rossa delle particelle: il bosone di Higgs. E non è una caccia da poco, il premio, per chi la scopre, è certamente un Nobel.
Le nostre aspettative sono quelle di un altro passo, speriamo gigante, verso la cima della montagna della conoscenza.

11/03/2008 Posted by | Scienze | , , | 29 commenti

Chimere, Centauri ed Arpie il futuro dell’umanità?

Blogs e giornali hanno riportato questa notizia

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In Inghilterra gli embrioni-chimera si faranno.

Lo annuncia trionfalmente il Times, il giornale che con più convinzione ha condotto la campagna per la creazione degli ibridi uomo/animale, ospitando il mese scorso l’appello di 45 scienziati, bioeticisti e politici – tra cui tre premi Nobel – che con toni accorati chiedevano di «non fermare la ricerca».

Non sono andato a ricercare i nomi dei tre premi nobel, ma visti, anche gli attuali premi nobel italiani,le giurie, come spesso è accaduto,non stanno passando un periodo molto felice, nell’assegnazione dell’ambito riconoscimento.

Non mi meraviglio, per quello che scrivono i giornalisti, più le notizie sono eclatanti meglio è. Che siano vere, false, oppure sostengano tesi dubbie,ma di grande impatto con l’opinione pubblica, non ha alcuna importanza tutto serve per farsi pubblicità e vendere più copie del giornale : è la logica dello scoop.

Un discorso analogo vale per i politici.

Gli scienziati, al grido “non fermate la ricerca”, vogliono solo finanziamenti per continuare a vivere,occorre loro, quindi, trovare sempre nuove idee per ottenerli, altrimenti il fallimento scientifico trascinerà con sé carriere e strutture il più delle volte inutili.

Quello che mi lascia perplesso sono i bioeticisti.

Bios (dal greco Βίος) significa Vita

Etos (dal greco έθος) significa Etica ossia “condotta”, “carattere”, “consuetudine” è quella branca della filosofia che studia i fondamenti di ciò che viene vissuto come buono, giusto o moralmente corretto, in contrapposizione a ciò che è male, o è sbagliato.

più propriamente: la parte della filosofia che studia la condotta umana, i moventi che la determinano e le valutazioni morali.

Quindi bioetica dovrebbe significare vita giusta o moralmente corretta.

Edmund Pellegrino, uno dei padri della bioetica, ritiene che si debba ritrovare la radice umanistica della medicina e che tale operazione passi attraverso la riscoperta della tradizione ippocratica.

Ma ci sono “bioeticisti” che sostengono il contrario, che gli studi andranno a vantaggio dell’umanità e che quindi bisogna proseguire nella ricerca.

A mio giudizio, come uso e costume ormai assodato, di una certa pseudocultura, si snatura il significato delle parole. Chiamiano bioetica ciò che con l’etica a poco e niente a che vedere.

La mancanza di onestà intellettuale, al servizio di scopi personali e carrieristici è già di per sé ,antietica.

Si abbia il coraggio di dire effettivamente ,come stiano le cose ,passo dopo passo,col «non fermare la ricerca».

gli ibridi non serviranno solo a scopo scientifico.

Se davvero si riuscirà a produrre gli embrioni-chimera, non ci sarà qualche scienziato che vorrà impiantarli nell’utero di una donna o magari di una mucca? Non sarà inevitabile scavalcare il limite successivo, e andare avanti nella manipolazione della vita umana?

Lo scopo ultimo di queste ricerche è essenzialmente quello di produrre embrioni geneticamente modificati per ottenere ”designer baby”, bambini progettati in provetta, grazie a interventi sul Dna degli embrioni, o addirittura su sperma e ovuli, per renderli non solo più sani ma anche più belli, più intelligenti, più a misura dei desideri dei genitori.

Quindi una razza superiore.

Non è questo un certo tipo di progetto ,già messo in atto 60 anni fa e che si chiamava razza ariana? Con quale logica gli esperimenti, fatti dai nazisti, erano riprovevoli, mentre quelli fatti dalla corona d’Inghilterra, sono leciti ed auspicabili? E per farli accettare all’opinione pubblica vengono sponsorizzati da bioeticisti che sono solo falsi etici.

Ogni ipocrisia va bandita.

La domanda che dobbiamo porci è solo una :”siamo disposti ad accettare tutte le conseguenze di una ricerca senza limiti,oppure no?”

Riporto qui di seguito il giuramento di Ippocrate ,quello che valeva 2500 anni fa oggi non vale più?

Se così è si abbia il coraggio di dirlo,senza nascondersi dietro alla bioetica.

La fama di Ippocrate è dovuta alla sua attività di maestro; fondò una vera propria scuola medica e regolò in maniera precisa le norme di comportamento del medico, raccolte nel suo famoso giuramento in cui, tra l’altro, si introduce il concetto di segreto professionale.

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Tra l’altro si può leggere

Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.

In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

I paragrafi in corsivo provengono da varie pubblicazioni

03/03/2007 Posted by | Scienze | 21 commenti

E’possibile il teletrasporto ?

La questione è molto complessa , ma filosoficamente interessante.
Le vie percorribili, per arrivare ad effettuare il teletrasporto, sono sostanzialmente due .
La 1° smaterializzazione dell’oggetto ed invio di atomi e molecole insieme alle “istruzioni” in un determinato spaziotempo ,dove verrà ricostruito.
La 2° è utilizzare “materiale ” già esistente nel luogo di arrivo per costruire una copia perfetta dell’oggetto da spedire. In pratica spediamo delle “istruzioni”
L’orientamento scientifico attuale è per la seconda che pone subito due quesiti uno tecnico e uno filosofico.
E’ possibile ottenere una copia perfetta ed è legittimo identificarla con l’originale?
Non ci possiamo avvalere della relatività ,in quanto essendo nel microscopico ,ci dobbiamo avvalere della meccanica quantistica. E qui sorgono i problemi, per il principio di indeterminazione di Heisenberg,non è possibile avere misure certe contemporaneamente su tutti gli attributi delle particelle. Quindi le “istruzioni” da inviare potrebbero non essere quelle giuste per ricostruire esattamente l’oggetto.
Tuttavia esperimenti di teletrasporto di un fotone sono stati fatti e con successo,in effetti si è sfruttato le caratteristiche dei fotoni entagled, per ricostruire a distanza lo stesso stato quantico del fotone originario. Tralasciando i dettagli tecnici, e ritornando alle implicazioni filosofiche,possiamo dire che ,ipotizzando di teletrasportare un ‘uomo, con questo sistema, avremo due soggetti con lo stesso stato quantico di tutti i suoi componenti e ,poiché i pensieri ,i ricordi,le emozioni ect,risiedono nelle proprietà atomiche e molecolari dei neuroni,avremo quindi due originali uno nel punto di partenza ed uno nel punto di arrivo, cioè due “me stesso”.
Da un “cogito ergo sum” ad un “cogito ergo sumus”?

21/12/2006 Posted by | Scienze | 4 commenti

Il tempo secondo Salvator Dalì

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L’opera più celebre di Dalì è sicuramente “La persistenza della memoria”; in questa tela sono rappresentati orologi deformi, sciolti, appoggiati sopra degli oggetti, come il ramo di un albero a simboleggiare  una necessaria  ridefinizione del tempo.Salvador Dalí  fu  influenzato dalla fisica relativistica di Einstein e in questa opera , il grande pittore, ha dato la  sua  interpretazione artistica e geniale della nuova teoria. La deformazione delle immagini degli orologi  simboleggia molto bene la deformazione dello spazio-tempo.L’orologio è sicuramente lo strumento razionale per eccellenza ; permette di misurare il tempo e scandisce le nostre esigenze empiriche quotidiane. Deformando l’orologio e trasformandolo in una figura colloidale, la cui forma sembra  adattarsi,ma non completamente, alle superfici su cui viene posta, Dalí  fa riconsiderare all’osservatore  la dimensione del tempo, della memoria, del sogno e del desiderio,  nelle quali il prima e il dopo si confondono e lo scorrere del tempo sembra variare con la percezione soggettiva. Una interpretazione artistica ,filosofica  che presume una comprensione scientifica delle proprietà  dello spazio-tempo relativistico di Einstein. 

 

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Commenti

 commento lasciato da van    il 30 Maggio 2006 alle 6:49
caro Sarc, mi piace moltissimo SD. a differenza degli spennellanti contemporanei, sapeva quello che faceva e lo sapeva fare. e anche molto bene.
ho un paio di dubbi su cosa sia la memoria, e anche il tempo.
sono riuscito a racimolare un po’ di allegri film, tipo le facce della morte e mondo cane: tutto vero, tutte (o quasi…..)cose aliene da me e da te, ma che esistono, hic et nunc.inoltre, considerando le recenti prese di posizione( chiamiamole così…)
degli islamici, abbiamo visto già di peggio e siccome al peggio non c’è limite, è probabile che la serie dei suddetti film debba riprendere la numerazione.
Ci vorrebbe un altro Salvador.
ma la mia domanda, è questa? tu da cartesiano, io da molto meno convinto, cioè conscio del fatto che devo pagare l’affitto al mio Padrone di mente, come possiamo spiegare la presenza, la persistenza, in tutte le genti/individui altri da noi, della mancanza della scintilla che ha dato origine alla civiltà occidentale nella sua forma più umana, ossia tendente al divino, che inequivocabilmenete e incontestabilmente ha origini antichissime, fino ad esplodere in tutta la sua lucentezza nell’Umanesimo e nel Rinascimento?
quale memoria, quale tempo, quale processo quantistico è in atto nella mente, negli atti di chi , per esempio, considera la vita del suo stesso simile alla stregua di quella di un frutto maturo?
non vedo Einstein, da quelle parti.
non lo vedo in africa, in cina, e in troppi altri posti. non lo vedo in chi ha regalato questo cesso di eurabia agli invasori invasati.
vedo memoria e Tempo in una piccola parte di noi libertari, vecchi barbagianni pietrificati nel desiderio di vivere la nostra vita per realizzarla appieno.
e temo che nostro malgrado, dovremo vedere ancora orologi deformati, col tempo bloccato. spero che accada altrove da qui, dove il tempo si è già fermato. o dove forse non è mai esistito.Dalì a qui, quanto tempo occorre?
 commento lasciato da sarcastycon2    il 30 Maggio 2006 alle 9:54
Di Cartesio è il metodo di indagine ,di sintesi e di risoluzioni dei problemi,cioè far funzionare la ragione, che mi piace e che trovo sostanzialmente valido anche oggi. Non dimentichiamo che Cartesio da, o tenta di dare, una dimostrazione dell’esistenza di Dio , molto in linea con i dettami della chiesa dei suoi tempi,forse troppo. Sospetto che fosse per non farsi “bruciare”i suoi libri scientifici. Comunque, ammettere l’esistenza di Dio, seppur confortata da prove razionali,comporta,a mio avviso, ammettere una certa irrazionalità .
Il melange di razionalità e irrazionalità porta a conclusioni diverse, secondo la preponderanza dell’una o dell’altra. Penso che difficilmente ci possa essere, nel singolo uomo, una totalità di una delle due, è più probabile che, in molti uomini, ci sia carenza di tutte e due.
La mancanza di irrazionalità porta al materialismo più deteriore ,privo di sentimenti ,privo della “molla”che fa scattare l’idea “geniale” al di fuori degli schemi.
La mancanza di razionalità porta alla pazzia , alla paranoia.
La mancanza di entrambe porta alla stupidità e, di questo, ne abbiamo miliardi di esempi.
Dalì a qui temo che passi troppo tempo per noi……..link
 commento lasciato da Lisistrata    il 30 Maggio 2006 alle 15:19
Dalì era un grande, anzi un grandissimo geniaccio nell’arte e non si discute, qui ha reso tangibile uno dei suoi capolavori: è riuscito a portare in chiave tridimensionale ciò che è bidimensionale.
Hai detto poco. Ciaooooo
link
 commento lasciato da sarcastycon2     il 30 Maggio 2006 alle 20:11
più che tridimensionale direi quadridensionale 3 coordinate spaziali + 1 temporale
link

 

 

 

 

 

 

16/10/2006 Posted by | Scienze | 15 commenti